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ⓘ François Villon



François Villon
                                     

ⓘ François Villon

François Villon, nom de plume di François de Montcorbier o François de Loges, o forse François Corbeuil è stato un poeta francese.

Studente dellUniversità di Parigi, laureatosi alla facoltà di Lettere a 21 anni, in un primo tempo condusse al Quartiere latino una vita allegra da studente indisciplinato. Divenuto, come studente di teologia, un chierico di basso rango ricevendo i cosiddetti ordini minori, continuò la sua vita disordinata: per cinque volte fu arrestato per episodi di malavita, fino a essere condannato a morte, ma riuscì sempre a farsi rilasciare. La sua vita, in parte misteriosa, è da sempre oggetto di varie speculazioni, anche originali.

Si sa, da documenti ritenuti dai più attendibili, che a 24 anni uccise un prete in una rissa a causa di una donna, molto probabilmente per autodifesa, e fuggì da Parigi per sottrarsi allarresto e al processo, sotto il falso nome di Michel Mouton. Amnistiato, dovette esiliarsi nuovamente lanno successivo, dopo lo svaligiamento del Collège de Navarre assieme a dei complici. Accolto a Blois alla corte di Carlo dOrléans, il principe poeta, non riuscì a farvi carriera; condusse allora una miserabile vita errante sulle strade. Imprigionato a Meung-sur-Loire, liberato allavvento di Luigi XI, ritornò a Parigi dopo sei anni dassenza. Nuovamente arrestato in una rissa, a cui aveva preso parte marginalmente ma in cui era stato ferito un notaio, venne condannato allimpiccagione come recidivo. Dopo lappello, il Parlamento cassò il giudizio ma lo bandì ed esiliò per dieci anni dalla città. Aveva allora 30-31 o forse 32 anni; a quel punto se ne persero completamente le tracce, non potendosi ricostruire una sua possibile vita ulteriore a causa della totale mancanza di documenti originali che lattestino.

Villon non conobbe una celebrità immediata. Le Lais "Il lascito", poema giovanile, Le Testament "Il testamento", sua opera principale, furono stampati a partire dal 1489, quando Villon avrebbe avuto circa 58 anni, se fosse stato ancora in vita. Trentaquattro edizioni si susseguirono fino alla metà del XVI secolo.

Le uniche fonti contemporanee di cui si dispone circa la sua vita, oltre alle sue opere, sono sei documenti amministrativi relativi ai processi cui fu sottoposto, scoperti da Marcel Schwob a fine Ottocento. È quindi necessario – nellanalizzare la complessa figura di questo poeta – separare i fatti stabiliti con una certa attendibilità dalla "leggenda Villon", che ben presto prese vita, alimentata dallautore medesimo attraverso la sua produzione letteraria e fatta, a seconda delle epoche, di immagini differenti: dal burlone truffatore al poeta maledetto.

La sua opera non è di facile comprensione senza note o commenti. La sua lingua non è sempre accessibile. Le allusioni alla Parigi del suo tempo e la sua arte del doppio senso e dellantifrasi rendono spesso difficili i suoi testi, sebbene lerudizione contemporanea abbia chiarito molte delle sue oscurità. In carcere scrisse le sue opere maggiori.

Nelle parole di Charles Augustin Sainte-Beuve, uno dei maggiori critici letterari del XIX secolo, Villon può essere considerato

La sua opera più conosciuta è La ballata degli impiccati.

Villon ebbe grande notorietà nel XVI secolo, quando le sue opere furono raccolte e pubblicate da Clément Marot. Il famoso verso "Mais où sont les neiges dantan?" "Dove sono le nevi di un tempo?", una tipica domanda retorica da ubi sunt, tratto dalla Ballata delle dame del tempo che fu, è probabilmente uno fra i più tradotti e citati della letteratura.

                                     

1. Biografia

Della vita di Villon, nonostante la voluminosa biografia pubblicata nel 1982 da Jean Favier, non si sa in definitiva molto, eccetto che nacque a Parigi da umile famiglia, probabilmente l8 aprile del 1431; ma la data di nascita è comunque dibattuta 1431 o 1432; quella di morte, poi, è addirittura sconosciuta, poiché dopo i 31 anni non si hanno notizie certe sulla vita del poeta.

                                     

1.1. Biografia La prima giovinezza

Nato nel 1431, sotto loccupazione inglese, orfano di padre, fu affidato dalla madre, povera donna analfabeta e pia – per la quale avrebbe poi scritto una delle sue più famose ballate:

ad un benefattore, mastro Guillaume de Villon del quale avrebbe più tardi assunto il nome, nel 1456, cappellano di Saint-Benoît-le-Bétourné, chiesa sul ciglio della popolosa rue Saint-Jacques, nei pressi del Collège de Sorbonne, nel cuore del quartiere universitario, così chiamata perché il suo coro, mal realizzato, in origine non era orientato a est bensì a ovest. Il suo tutore

era una personalità importante nella comunità di Saint-Benoît. Laureato in Lettere Maitre ès art, baccelliere in diritto, titolare di una delle cappelle e beneficiario dei relativi introiti possedeva varie case, che concedeva in fitto, era anche docente di diritto e rappresentava la comunità come procuratore. Le sue conoscenze e il suo credito aiutarono Villon a tirarsi fuori da "molte agitazioni". Sincaricò della sua istruzione primaria; poi, quando ebbe allincirca ventanni, lo mandò a studiare alla Facoltà di Lettere faculté des Arts di Parigi, affinché accedesse allo status privilegiato di chierico. Allepoca verano quattro facoltà a Parigi: Teologia, Diritto Decret, Medicina e Lettere Arts; questultima serviva da introduzione alle prime tre, dette "superiori". Nel 1449, Villon ottenne il baccalauréat, primo grado della faculté des Arts, e nel 1452, a 21 anni, il secondo grado, la Maîtrise ès arts, che fece di lui un chierico, Dominus Franciscus de Montcorbier è questo il titolo iscritto sul registro dellUniversità portatore di tonsura; può così godere di un beneficio ecclesiastico e accedere alle altre facoltà. Non ci sono notizie certe sulle sue attività tra il 1452 e il 1455. Allepoca lUniversità di Parigi era un vero e proprio Stato con numerosi privilegi i suoi membri potevano essere giudicati solo da un tribunale ecclesiastico. I chierici comprendevano quasi tutta la nazione intellettuale; ma i diplomati, troppo numerosi, vivevano nella miseria e prendevano cattive strade: era anche la classe per eccellenza degli scapestrati e talvolta dei vagabondi. Lepoca in cui Villon studiava era un periodo di grandi turbolenze universitarie, nel contesto di un contrasto tra lUniversità che sostenne prima i borgognoni, poi gli Inglesi e il re Carlo VII di Francia. I disordini studenteschi si moltiplicavano. Ci furono scontri con la polizia, fino a giungere, tra il 1453 e il 1454, alla soppressione pura e semplice dei corsi, dovuta a un lungo sciopero dei docenti. Villon trascurò allora i suoi studi probabilmente studiava teologia, aspirando a un titolo più alto rispetto a quello di maître es-arts per affrontare lavventura. Più tardi avrebbe parlato con rimpianto di questepoca nel suo Testament:

Attorno a Saint-Benoît, tra le famiglie dei canonici imparentati con i borghesi parigini che esercitavano cariche nellamministrazione delle finanze, al Parlamento e allo Châtelet, frequentava chierici di buona famiglia ma scapestrati, più fortunati di lui, coloro che più tardi definì i "gracieus galans"

come Regnier de Montigny, parente di due canonici di Saint-Benoît, e Colin de Cayeux, i quali sarebbero stati in seguito impiccati, o Guy Tabarie, che più tardi avrebbe denunciato il furto al collège de Navarre.

                                     

1.2. Biografia Prime opere e primi misfatti

Il 5 giugno 1455, sera del Corpus Domini, avvenne lepisodio che gli cambiò la vita: Villon uccise un prete in una rissa. Lavvenimento è storicamente provato, grazie alle narrazioni contenute nelle lettere di condono che il poeta ottenne nel gennaio del 1456 le quali tuttavia le riprendono nei termini delle sue suppliche, dunque nella propria versione dei fatti. Seduto con un prete di nome Giles e una donna chiamata Isabeau su una panca in pietra di Saint-Benoît nella rue Saint-Jacques, Villon venne aggredito, per ragioni ignote, da un altro prete, Philippe Sermoise o Chermoye, o Sermaise, che a sua volta era in compagnia di un bretone, il maître ès-Arts Jean le Hardi. Sermoise estrasse per primo la daga che portava sotto il mantello e lo colpì al viso, fendendogli il labbro. Per evitare il furore del prete che lo inseguiva, Villon estrasse a sua volta la daga e la infisse nellinguine del suo aggressore; inoltre, gli lanciò al viso una pietra che teneva in mano. Sermoise rotolò per terra; Villon, sotto il falso nome di Michel Mouton, si recò da un barbiere-chirurgo per farsi medicare le ferite. A causa delle ferite riportate, Sermoise morì il giorno seguente, dopo avergli perdonato. Per timore della giustizia, Villon lasciò Parigi e si nascose per sette mesi. Grazie alle conoscenze di Guillaume de Villon, nel gennaio del 1456 ottenne dalla cancelleria reale delle lettere di condono. In esse si legge che fino a quel momento sera "bien et honorablement gouverné. comme à homme de bonne vie", "comportato bene e onorevolmente. come uomo retto" ; era dunque la prima volta che aveva a che fare con la giustizia. Esistono due versioni di questo condono formale: in una viene chiamato "François des Loges, autrement dit Villon" e nellaltra "François de Montcorbier" ; in entrambe viene tuttavia confermata la sua data di nascita, giacché viene citata la sua età di circa ventisei anni. Villon ritornò a Parigi e riprese possesso della sua stanza al chiostro di Saint-Benoît; tuttavia, a causa del crimine che aveva notoriamente commesso, non poteva riprendere la sua vita privilegiata di insegnante al Collège de Navarre, o comunque ottenere un impiego dignitoso. Pertanto, dovette guadagnarsi la vita cantando nelle taverne.

Villon trascorse lanno 1456 a Parigi fino a circa il giorno di Natale, allorquando lasciò di nuovo la città. Nel primo episodio dei suoi guai con la giustizia, "la femme Isabeau" viene solo citata di passaggio ed è impossibile stabilire quale fosse il suo ruolo nellinnesco della rissa; stavolta, invece, Catherine de Vaucelles, da lui più volte menzionata nelle sue poesie, fu la causa dichiarata di una zuffa nella quale Villon venne bastonato così duramente, da dover fuggire ad Angers, dove viveva un suo zio monaco, per evitare il ridicolo. Il poeta lasciò dunque Parigi per sfuggire a unamante "qui ma esté felonne et dure", come scriveva ne Le Lais "Il Lascito", conosciuto anche come Petit testament "Piccolo testamento", poesia maliziosa e salace di 320 versi 40 ottave, nella quale si congeda dai suoi conoscenti, amici e nemici, facendo a ciascuno un lascito immaginario, ironico, pieno di sottintesi e di equivoci; una serie di doni che di sicuro suscitarono lilarità dei suoi amici parigini, ma il cui sale si è oggi evaporato, malgrado gli sforzi interpretativi degli eruditi.

Oggi sappiamo, grazie alla scoperta fatta alla fine del XIX secolo da Auguste Longnon presso gli Archivi Nazionali di Francia del dossier relativo al furto del Collège de Navarre e del resoconto dellinterrogatorio di Guy Tabarie, che pochi giorni prima della sua partenza Villon e vari altri malfattori, tra cui Colin de Cayeux, si erano introdotti nottetempo nel Collège de Navarre per rubare 500 scudi doro dai forzieri della sacrestia. Il furto venne scoperto solo a marzo e fu aperta uninchiesta senza che gli autori fossero identificati. Ma a giugno Guy Tabarie, complice troppo chiacchierone, fu arrestato su denuncia. Torturato allo Châtelet, denunciò i suoi complici.

I reali motivi della partenza di Villon sarebbero dunque quelli di sfuggire alla giustizia e preparare un nuovo furto ad Angers.

Unaltra ipotesi è stata formulata da André Burger; ipotesi non verificabile, ma che fornisce un buon esempio delle congetture suscitate dalle troppo estese zone dombra nella biografia del poeta. Il poeta non sarebbe dunque stato un ladro di professione; egli avrebbe voluto soltanto procurarsi una certa somma di denaro per poter realizzare uno dei suoi sogni: cercare di entrare a far parte, ad Angers, della corte del re Renato dAngiò, mecenate che sinteressava alle arti e alle belle lettere, e diventare poeta di corte. Avrebbe raccontato ai suoi complici la storia del furto da preparare ad Angers per consolarli, fornendo loro una nuova prospettiva, per distoglierli dal saccheggiare completamente il tesoro del Collège. Il re Renato non lavrebbe accolto bene, secondo uninterpretazione possibile dei versi 1457-1460 del Testament.

Quel che è certo, è che Villon non poté più tornare a Parigi dopo larresto di Tabarie. Fu costretto a condurre una vita errante e miserevole sulle strade. Questo esilio durò sei anni, durante i quali si persero le sue tracce. I nomi dei luoghi citati nel Testament non costituiscono indicazioni certe.



                                     

1.3. Biografia Alla corte di Carlo dOrléans

Un fatto è sicuro: le sue peregrinazioni lo condussero, nel dicembre 1457-gennaio 1458, a Blois, alla corte del duca dOrléans. Carlo dOrléans, nipote di Carlo V, aveva allepoca 63 anni e non era ancora padre del futuro Luigi XII. Era rimasto prigioniero degli Inglesi per venticinque anni, aveva scritto poesie per distrarsi ed era divenuto il primo poeta della sua epoca. Tornato in Francia, fece della sua corte il punto di riferimento di tutti i fini rimatori dellepoca, che da lontano vi si recavano con la certezza di essere bene accolti. Alcuni tomi raccolgono le composizioni del duca, dei suoi cortigiani e dei suoi ospiti. In uno di questi manoscritti si trovano tre ballate di Villon, ritrascritte probabilmente dallautore in persona: la Ballade franco-latine, la Ballade des contradictions e LÉpître à Marie dOrléans, che comprende una poesia composta per celebrare la nascita, il 19 dicembre 1457, della figlia del duca, e unaltra di ringraziamento per essere stato tratto in salvo dalle erranze e dai tormenti di esiliato? dalla prigione?.

La Ballade des contradictions, detta anche du concours de Blois, è la terza di una serie di dieci ballate composte da diversi autori su un tema dato da Carlo dOrléans imponendo il gioco delle contraddizioni: "Je meurs de soif en couste la fontaine" "Muoio di sete presso la fontana". La ballata di Villon tradurrebbe il suo disagio nel ritrovarsi in un ambiente molto diverso da quelli che aveva conosciuto fino a quel momento:

Infine, lultimo contributo di Villon al manoscritto di Carlo dOrléans fu la Ballade franco-latine che riecheggia due poesie bilingui del manoscritto, dialogo tra Carlo stesso e Fredet, uno dei suoi favoriti. La Ballade franco-latine è, come dimostrato da Gert Pinkernell, un attacco in piena regola nei confronti di Fredet. Villon è a sua volta rimproverato da Carlo e da uno dei suoi paggi che, senza nominarlo, lo accusano di menzogna e di arrivismo in due ballate. Molto probabilmente, egli abbandonò la corte di Blois poco dopo questo episodio.

Sempre secondo Pinkernell, nellottobre-novembre 1458 Villon avrebbe tentato invano di riprendere i contatti col suo effimero ex mecenate, approfittando del suo arrivo a Vendôme per assistere al processo per tradimento di suo genero Giovanni II dAlençon. Avrebbe fatto pervenire in quelloccasione a Carlo la Ballade des proverbes e la Ballade des Menus Propos "La ballata delle cose da niente", ma non sarebbe più stato ricevuto a corte.

                                     

1.4. Biografia Dalla decadenza alla leggenda

Lo si ritrova a Meung-sur-Loire, imprigionato durante lestate 1461 nella segreta della prigione del vescovo di Orléans Thibault dAussigny, "la dure prison de Mehun" "la dura prigione di Meung", nutrito

Si ignora cosa avesse commesso probabilmente, un altro furto in una chiesa. Per loccasione, sarebbe stato privato della sua qualità di chierico dal vescovo. Egli chiede aiuto nella Épître à ses amis "Epistola ai suoi amici":

Villon riteneva profondamente ingiusta ed eccessivamente severa la sanzione e la pena inflittagli da Thibault dAussigny; è dalla prigionia di Meung che occorre datare tutte le sue disgrazie. Egli considerò il vescovo responsabile del suo decadimento fisico e morale ne fece loggetto del suo odio nel Testament:

Il 2 ottobre 1461, il nuovo re Luigi XI fece il suo ingresso a Meung-sur-Loire. Come usanza richiedeva, allorché un sovrano faceva il suo primo ingresso in una città si liberavano alcuni prigionieri che non avessero commesso delitti troppo gravi, in segno di gioioso avvenimento. Villon ritrovò la libertà in questa occasione la lettera di remissione non si è conservata. Egli ringraziò il re nella Ballade contre les ennemis de la France "Ballata dei nemici di Francia" e domandò nella Requeste au prince "Richiesta al principe" un aiuto finanziario a un principe di sangue, che potrebbe essere Carlo dOrléans. Egli decise di raggiungere Parigi, stimando che il suo esilio fosse ormai durato abbastanza.

Tornato a Parigi, obbligato a nascondersi giacché la faccenda del furto al Collège de Navarre non era stata dimenticata, probabilmente redasse la Ballade de bon conseil, che lo presentava come delinquente redento, e poi la Ballade de Fortune, che sembra esprimere la sua crescente delusione verso il mondo dei benpensanti che esita a reintegrarlo. E soprattutto, alla fine del 1461, iniziò la sua opera principale, Il Testamento:

La poesia intitolata Il Testamento talvolta Le grand Testament è unopera molto più variegata rispetto al Lais spesso detto il Piccolo Testamento. Comprende 186 stanze di 8 versi 1488 versi totali che costituiscono la parte propriamente narrativa alla quale saggiungono 16 ballate e 3 rondeau 535 versi sia anteriori, sia scritti per la circostanza. Il testamento faceto e satirico, nel quale il nullatenente Villon parla come un uomo ricchissimo e immagina i più comici lasciti alle persone che detesta, comincia solo al verso 793. Una prima parte, spesso chiamata Les Regrets "I rimpianti", esprime un giudizio su sé stesso e sul suo passato: una straziante meditazione sulla vita e sulla morte.

Villon venne nuovamente arrestato il 2 novembre 1462 per un furtarello e imprigionato nella fortezza del Grand Châtelet de Paris distrutta nel 1808, si trovava nel punto dellattuale Place du Châtelet a Parigi. In mancanza di prove, venne allora ripresa la questione del collège de Navarre. La Facoltà di Teologia si oppose alla sua rimessa in libertà e delegò uno dei suoi maestri, Laurens Poutrel, cappellano di Saint-Benoît che dunque conosceva bene Guillaume de Villon per negoziare con il prigioniero. Questi dovette promettere di rimborsare la sua parte del bottino, ossia 120 libbre, nel termine di tre anni documenti rinvenuti da Marcel Schwob. Verosimilmente, egli ritornò allora alla sua stanza nel chiostro di Saint-Benoît.

                                     

1.5. Biografia Condanna a morte, grazia ed esilio definitivo

Questo periodo di libertà fu di breve durata, giacché alla fine di quello stesso mese venne implicato in una rissa di strada nel corso della quale venne ferito con un colpo di daga Maître Ferrebouc, notaio pontificio, che aveva partecipato allinterrogatorio di mastro Guy Tabarie documenti rinvenuti da Auguste Longnon nel processo per il furto al Collegio. Villon e quattro compagni risalivano per la rue Saint-Jacques una sera dopo cena. Uno dei suoi compagni, un chierico litigioso, vedendo una luce dalla persiana dello scrittoio di Ferrebouc i notai erano autorizzati a lavorare la sera malgrado il regolamento del coprifuoco, si fermò alla finestra, insultò gli scrivani che lavoravano e sputò nella stanza. I chierici uscirono nella notte insieme al notaio e ci fu una mischia. Pare che Villon si fosse tenuto in disparte, ma venne ugualmente arrestato lindomani e incarcerato allo Châtelet. Col nuovo re era cambiato anche il personale: il suo vecchio protettore, Robert dEstouteville, non cera più. Visti i suoi precedenti e dato il prestigio di Ferrebouc, la questione era di una gravità estrema. Rimase in prigione dalla fine del novembre 1462 allinizio di gennaio 1463. Destituito ufficialmente dal suo status di chierico, Villon indicato con questo nome nei documenti venne interrogato per strappargli una confessione, sottoposto alla tortura dellacqua, poi condannato a essere "strangolato e impiccato alla forca di Parigi". La Prévôté intendeva stavolta sbarazzarsi del recidivo; Villon presentò appello al Parlamento di Parigi nei confronti della sentenza, che considerava ingiusta, un "imbroglio" "tricherie". Attendendo nella sua cella la decisione della Corte, compose probabilmente la celebre Quartina forse scritta subito dopo la condanna e quel brano da antologia che è La ballata degli impiccati, poesie che sono sempre state fatte risalire a questo momento dominato più dalla paura che dalla speranza giacché di norma il Parlamento confermava le pene della Prévôté. Il prevosto di Parigi che fece condannare Villon era Jacques de Villiers, signore de LIsle-Adam, vicino a Pontoise, da cui lallusione nella breve Quartina a questa cittadina.

Il 5 gennaio 1463, il Parlamento cassò il giudizio reso in prima istanza ma, "con riguardo alla mala vita del detto Villon", lo bandisce per dieci anni dalla città. Villon indirizzò allora al chierico della portineria dello Châtelet incaricato della tenuta del registro delle carcerazioni la gioiosa e ironica Ballade de lappel "Ballata dellappello" e al Parlamento una magniloquente Louenge et requeste à la court "Lode e richiesta alla corte", il suo ultimo testo conosciuto, nel quale egli ringrazia i magistrati e chiede un rinvio di tre giorni "pour moy pourvoir et aux miens à Dieu dire" "Per me provvedere e ai miei cari dire addio".

Villon dovette lasciare Parigi l8 gennaio 1463. A quel punto se ne persero le tracce. "Linfelice che si dichiara più volte compromesso dalla malattia, invecchiato anzitempo a causa delle sofferenze, giunse realmente alla fine? È possibile", scrive Auguste Longnon, "giacché non si può concepire come un poeta di un simile talento sia potuto vivere a lungo senza produrre versi."

Al momento di lasciare questo mondo, scrisse Villon alla fine del Testament:



                                     

1.6. Biografia Ipotesi sulla scomparsa

La più semplice spiegazione è quindi la sua morte poco tempo dopo. Tuttavia non è mai stato ritrovato alcun documento legale o biografico, e nessun certificato di morte o di sepoltura che faccia luce sulla scomparsa nel nulla di Villon. Vi sono state comunque 6-7 ipotesi sulla fine del poeta. Rabelais afferma, senza prove, che il poeta si sarebbe diretto in Inghilterra, poi nel Poitou, dove avrebbe fatto lautore di teatro sotto falso nome, data la sua propensione a usare pseudonimi; egli racconta questa storia facendone uno dei personaggi dei suoi romanzi Pantagruel e Gargantua. Altri affermano che andò in Italia, o morì solo ai margini di una strada, malato e povero.

Anthony Bonner scrisse che il poeta, dopo la partenza da Parigi, era ormai "piegato nella salute e nello spirito" e ipotizzò che "egli potrebbe essere morto su una stuoia di paglia, in qualche povera osteria, o in una cella umida e fredda; o in una rissa con un coquillard in qualche strada buia, o forse, come ha sempre temuto, sul patibolo di qualche cittadina francese. Probabilmente non lo sapremo mai".

                                     

2. La leggenda Villon

Villon – come altri personaggi del Medioevo: Du Guesclin, Giovanna dArco – entrò ben presto nella leggenda. Alcune fra le sue ballate erano famose alla fine del XV secolo, ma di lui si sa solo ciò che si può apprendere dalla sua opera. Occorre attendere la fine del XIX secolo per avere maggiori informazioni sulla vita del poeta, grazie ad alcuni preziosi documenti ritrovati negli archivi. Restano ancora, tuttavia, importanti zone dombra che danno libero corso allimmaginazione. Di qui, a seconda delle epoche, le differenti immagini che costituiscono la "leggenda Villon".

                                     

2.1. La leggenda Villon Teorie alternative sulla figura

Alcuni commentatori arrivano perfino a dubitare che sia davvero esistito un uomo chiamato François Villon: Jean-Claude Mühlethaler introduce la sua traduzione in francese moderno delle poesie di Villon con lipotesi che "Villon" fosse lo pseudonimo di un dotto giurista bene informato sui pettegolezzi della Parigi a lui contemporanea. Anche Roger Dragonetti avanza unipotesi simile.

                                     

2.2. La leggenda Villon Villon, villonner, villonnerie

Dopo la sua partenza da Parigi nel 1463, Villon scomparve misteriosamente, ma conobbe una celebrità immediata. A partire dal 1489 - avrebbe avuto 59 anni – le sue opere vennero pubblicate da Pierre Levet e una ventina di edizioni successive riprodussero il testo di Levet fino al 1533. Su richiesta di Francesco I, Marot diede allora del "miglior poeta parigino che si trovi" una nuova edizione nella quale egli si sforzò di correggere gli errori delle edizioni precedenti. Le allusioni satiriche dei lasciti erano già divenute inintelligibili ma già limmaginario popolare aveva trasformato Villon, facendone il prototipo del truffatore per eccellenza, gran burlone e gran bevitore, sempre abile a ingannare il borghese per vivere di espedienti. Divenne leroe del Sermon des repues franches de maistre Françoys Villon letteralmente: "Sermone delle mangiate a sbafo di mastro François Villon", una piccola raccolta sullarte di vivere a spese altrui, il cui successo fu considerevole intorno ai primi anni del Cinquecento. Il poeta vi appare come un buffone che vive di imbrogli giornalieri con i suoi compagni. Immagine che Villon sembrava essersi rassegnato a lasciare di sé nel Testament:

Il suo desiderio è stato esaudito, forse al di là delle sue speranze. Il suo nome divenne talmente popolare da entrare nella lingua francese: si diceva villonner per imbrogliare, ingannare, pagare con moneta falsa. Villon, villonner, villonnerie nel senso di truffatore, truffare, truffa figuravano ancora nel dizionario di Antoine Furetière 1702 e nel dizionario etimologico di Gilles Ménage 1694. Questultima opera precisa che "il poeta Villon fu chiamato Villon a causa dei suoi imbrogli: ché il suo nome era François Corbeuil."

François Rabelais, che conosceva bene lopera di Villon, lo considerava, al pari della sua epoca, come un folle che diceva belle parole e giocava bei tiri. Raccontò che Villon, "nei suoi giorni tardi", trovò rifugio a Saint-Maixent-en-Poitou e narrò di un tiro mancino giocato dallincorreggibile cattivo soggetto al frate Tappecoue, sacrestano dei Cordiglieri.



                                     

2.3. La leggenda Villon Il primo "poeta maledetto"

Altre immagini si sarebbero sovrapposte. Nel XIX secolo Villon acquisì lo status di primo "poeta maledetto", ma era ancora una "figura senza carne". A partire dal 1873, grazie alle ricerche intraprese da Auguste Longnon e Marcel Schwob, vennero scoperti i documenti relativi allassassinio di Philippe Sermoise lettere di remissione del 1455, al furto del collège de Navarre inchiesta del 1457-1458 e alla rissa Ferrebouc arresto del Parlamento del 1463. Venne allora messo in risalto, e fino ai giorni nostri sul declassato sociale, sul ladro, sullassassino condannato allimpiccagione, sul coquillard.

Villon era un criminale incallito o divenne assassino solo accidentalmente uccidendo Philippe Sermoise? Fece forse parte dei Coquillards, potente banda di malfattori che imperversò in Borgogna, nello Champagne, nei dintorni di Parigi e di Orléans nel corso degli anni quaranta, cinquanta e sessanta del XV secolo? Essi erano così chiamati perché si facevano passare volentieri per falsi pellegrini di Santiago di Compostela sfoggiando delle conchiglie coquilles sui cappelli. Non si dispone di alcuna prova che attesti la sua appartenenza a questa associazione di malfattori. Li ha forse frequentati vagabondando sulle strade? Conobbe almeno due di loro, Regnier de Montigny, segnalato a Digione nel 1455 come membro dei Coquillards, il quale era probabilmente un amico dinfanzia a Saint-Benoît, e Colin de Cayeux, figlio di un fabbro ferraio, poi divenuto famoso scassinatore, che partecipò al furto del collège de Navarre. Entrambi finirono al Gibet de Montfaucon, luno nel 1457, laltro nel 1460. I Coquillards utilizzavano tra di loro un gergo, svelato dal processo contro di loro a Digione nel 1455. Villon conosceva questo gergo

e lo utilizzò in sei ballate riprodotte nelledizione di Levet 1489 col titolo di Le jargon et jobellin dudit Villon cinque altre vennero ritrovate nel XIX secolo, ma ne è stata contestata lautenticità. Ma "questo gergo era corrente per le strade", scrive Claude Thiry, "come i banditi che le razziavano, e gli erranti, che vivevano di espedienti più o meno onesti, nelle taverne incrociavano i criminali incalliti". Anche Jean Favier ha delle riserve: "La lingua non è un argomento sufficiente per legare il poeta alla teppaglia organizzata" e pone laccento sullavventura verbale: "Ricco di due esperienze, quella del letterato e quella del mascalzone, Villon si diverte con le parole così come dei ragionamenti". Il senso di queste ballate "in gergo" è controverso ed è stato oggetto di numerose congetture. Linterpretazione più sistematica è quella di Pierre Guiraud il quale vi attribuisce tre sensi e tre pubblici sovrapposti Villon si rivolgerebbe: 1 a differenti categorie di Coquillards; 2) a dei bari al gioco delle carte, 3) a degli omosessuali). Linterpretazione più recente è quella di Thierry Martin, che fa del gergo dei Coquillards uno slang gay, quindi di Villon una persona bisessuale oppure omosessuale.

Diverse domande furono argomento fra gli storici:

  • Villon era forse un vero bandito o era solo un marginale, incapace, per la debolezza della sua volontà, di sottrarsi a quellambiente che lo condannava perpetuamente?
  • Cercava solo fondi per avere di che intraprendere una carriera da poeta di corte?
  • Fu lui a non volere che si saccheggiasse la maggior parte del tesoro del collège de Navarre interrogatorio di mastro Guy Tabarie del 22 luglio 1458?

Sono tutte domande alle quali oggi non si sa rispondere e che continuano ad alimentare la leggenda di François Villon.

                                     

3. Lopera letteraria

Villon non ha tanto rinnovato la forma della poesia del suo tempo quanto il modo di trattare i temi poetici ereditati dalla cultura medievale, che egli conosceva perfettamente e che animò con la propria personalità. Così, egli prese in contropiede lideale cortese, rovesciò i valori riconosciuti celebrando gli accattoni destinati alla forca, si concesse volentieri alla descrizione burlesca o alla licenziosità e moltiplicò le innovazioni linguistiche. Tuttavia, la stretta relazione che Villon stabilisce tra gli avvenimenti della sua vita e la sua poesia lo porta parimenti a far sì che la tristezza e il rimpianto dominino i suoi versi. Le Testament 1461–1462, che si presenta come il suo capolavoro, siscrive sulla falsariga del Lais, scritto nel 1456, che talvolta viene anche chiamato le Petit Testament "il Piccolo Testamento". Questo lungo componimento di 2023 versi è contrassegnato dallangoscia per la morte e ricorre, con una singolare ambiguità, a una miscela di riflessioni sul tempo, di derisione amara, dinvettive e di fervore religioso. Questa miscela di toni contribuisce a conferire allopera di Villon una sincerità patetica che la rende unica rispetto a quella dei suoi predecessori.

La Biblioteca Storica della Città di Parigi possiede una collezione di circa 400 opere e lavori del poeta, riunita da Rudolf Sturn, autore di unimportante bibliografia dellautore.

                                     

3.1. Lopera letteraria Un poeta del suo tempo

Nonostante luniversalità delle preoccupazioni di Villon, bisogna ammettere che prima di tutto scrisse per la sua epoca. Le sue poesie si rivolgono talvolta ai gioviali del Quartiere latino, talvolta ai principi suscettibili di prenderlo sotto protezione.

Da un punto di vista formale, egli non pare innovare e prende a suo conto, adattandoli, numerosi generi letterari già vecchi. Tuttavia occorre ricollocare questa osservazione nel suo contesto storico. Il Medioevo è, dal punto di vista intellettuale, un periodo in cui i codici e il simbolismo sono talvolta più importanti del discorso in sé. In letteratura, come in altre arti, le opere devono seguire quegli stereotipi che appartengono alla cultura comune e permettono al lettore di applicare una griglia di lettura abbastanza convenzionale.

Per quanto riguarda i temi affrontati, anche in questo caso Villon è ben lungi dal dare una grande prova di originalità. La morte, la vecchiaia, lingiustizia, lamore impossibile o deluso e perfino i tormenti dellimprigionamento sono tra gli argomenti classici della letteratura medievale.

Per cui, la domanda fatta spesso dai critici è cosa rende differente Villon dai suoi contemporanei.

                                     

3.2. Lopera letteraria Unopera sottesa da una vita eccezionale

In primo luogo, se le tematiche affrontate sono classiche, in pochi le hanno vissute così da vicino e, pur non avendo sempre percorsi facili, la maggior parte degli autori furono abbastanza presto integrati nelle corti di signori, a meno che non fossero essi stessi dei grandi del regno, come, ad esempio, Carlo dOrléans. Villon, invece, bruciò la sua vita in fondo alle taverne, in mezzo a mendicanti, banditi e prostitute. Fu più volte imprigionato e sfiorò davvero la morte.

"Nellanno del trentesimo genetliaco", come spossato da questa vita davventure, dalla prigionia, dalla tortura e dal decadimento, compose il suo Testament. Vi traspare quella vita dissoluta che dà ai suoi testi una profondità e una sincerità toccanti, e ciò tanto più che, coscientemente o no, noi leggiamo Villon col metro della sua storia personale.

Oltre allintensità del suo eloquio, ciò che differenzia radicalmente lopera di Villon da tutta la produzione poetica medievale, è il suo rivendicato carattere autobiografico. Senza dubbio la prima persona è correntemente utilizzata dai suoi contemporanei e predecessori; ma si tratta di un "io" sempre attenuato, velato: il narratore eclissa lautore. Allepoca era molto frequente che il narratore raccontasse un sogno nel corso del quale si svolgeva lazione; è il caso, per esempio, del Roman de la Rose. Questo procedimento diluiva lazione e la vera personalità dellautore nelle brume del sonno e nei deliri onirici, creando una situazione "fantastica" che manteneva a distanza il lettore. In compenso, quando Villon si serve del tema del sogno alla fine del Lais, lo fa deviare dal suo impiego classico per meglio beffarsi del lettore. In effetti, lazione che si suppone onirica è qui la stessa scrittura del testo, pur concreto, che si è appena finito di leggere. In tal modo si crea una mise en abyme e un paradosso che, lungi dal relativizzare l "io", insiste al contrario sulla sincerità e sulla perfetta coscienza di Villon al momento della redazione del Lais. Inoltre, l "io" di Villon è possente e molto concreto. Laddove gli altri ammettono a fior di labbra: "Ho sentito dire che." o "Ho sognato che.", Villon si mostra affermativo: "Dico che." e "Penso che.".

Insomma, senza essere rivoluzionario, Villon riprese per suo conto la tradizione letteraria, se ne appropriò e la pervertì per farne la portavoce della propria personalità e dei suoi stati danimo.

                                     

4. Il nome e la sua pronuncia

Il vero nome del poeta è oggetto di controversia: fra i vari che gli sono stati attribuiti, i più attendibili sono quelli di François de Montcorbier o François des Loges, senza contare il falso nome di "Michel Mouton" che si dice avesse usato per nascondersi presso un barbiere dopo luccisione di Philippe Sermoise. Altri sostengono che il suo cognome fosse Corbeuil. Nella storia della poesia è però rimasto unicamente con il nome di Villon, probabilmente acquisito dal benefattore che lo accolse in casa propria: Guillaume de Villon. Lo storico del XVI secolo Claude Fauchet 1530–1602 sostiene invece che villon sia soltanto un nome comune che significa "imbroglio" o "furfante" ; ma sembra che tale ipotesi sia errata.

Il nome François Villon è pronunciato, in francese moderno.

                                     

5. Influenze

Villon venne pubblicato a stampa per la prima volta nel 1489, in unedizione che venne seguita da parecchie altre. Lultima edizione quasi contemporanea fu quella che Clément Marot realizzò nel 1533. A quellepoca la leggenda villoniana era già ben solida; si affievolì verso la fine del Rinascimento, tanto che Nicolas Boileau, menzionando Villon nel suo Art poétique, sembra conoscerlo solo per sentito dire. Solo nel XVIII secolo ricominciò linteresse per il poeta. Venne riscoperto nellepoca romantica, durante la quale acquisì lo status di primo "poeta maledetto". Da allora la sua fama non è più calata. Ispirò i poeti dellespressionismo tedesco e fu tradotto in numerose lingue, il che gli conferì una reputazione mondiale, tanto le sue preoccupazioni sono universali e trascendono le barriere del tempo e delle culture.

Repues franches, testo che racconta i tiri, spesso osceni, giocati a vari notabili da Villon e dai suoi compagni, contribuendo ad arricchire la "leggenda Villon".

  • Jean Teulé si mette nei panni di Villon nel suo romanzo Io, François Villon.
  • John Erskine scrisse nel 1937 The Brief Hour of François Villon, opera di finzione storica.
  • Leo Perutz, ne Le Judas de Léonard, sispirò a François Villon per uno dei suoi personaggi, Mancino: costui non è morto, ma, amnesico, vive a Milano al tempo di Leonardo da Vinci.
  • Gérald Messadié ha scritto una trilogia di romanzi intitolata "Jeanne de LEstoille". Il personaggio principale, Jeanne, incontra il personaggio romanzato di François Villon. Questa relazione comincia con lo stupro di Jeanne, prosegue con la nascita di un bimbo François e con degli incontri, nel corso dei tre volumi, pervasi da sentimenti contraddittori per Jeanne. Il romanzo ripercorre tutta la vita romanzata, beninteso di François Villon, e il clima dellepoca.
  • Francis Carco scrisse una biografia romanzata di Villon: Le Roman de François Villon nel 1926, e il suo amico Pierre Mac Orlan realizzò la sceneggiatura di un film di André Zwobada intitolato François Villon 1945, nel quale sono narrati gli ultimi giorni di vita del poeta, come li immaginò Mac Orlan.
  • Tristan Tzara volle vedere nel Testament unopera in codice basata interamente su anagrammi.
  • Villon è un personaggio minore del romanzo Lamia The Stress of her Regard, ambientato nel XIX secolo, dello scrittore di fantascienza e fantasy Tim Powers. È associato alla vampiresca lamia che appare nel romanzo.
  • François Rabelais trasformò Villon in un personaggio a tutti gli effetti nei suoi romanzi Pantagruel e Gargantua, nei quali lo dipinse come un comico e immaginò la sua vita dopo il 1462.
  • Lucius Shepard scrisse una novella, intitolata "Le dernier Testament", in Aztechs. Il personaggio principale è colpito dalla maledizione di Villon.
  • Se non fu conosciuto o quasi dai primi romantici, come Chateaubriand o Charles Nodier, a partire dal 1830 ispirò tutti gli autori di questa corrente. È evidentemente il caso di Victor Hugo, Théophile Gautier, Théodore de Banville che imitò Villon rendendogli omaggio nella Ballade de Banville, à son maître, e inoltre Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, Paul Verlaine, ovviamente Gérard de Nerval, Jean Richepin con la sua Chanson des gueux, Marcel Schwob e molti altri.
  • Robert Louis Stevenson fece di François Villon il protagonista di una sua novella: Un tetto per la notte A lodging for the night - A Story of Francis Villon, 1877. In essa, Francis Villon grafia anglicizzata, alla ricerca di un rifugio durante una fredda notte invernale, bussa per caso alla porta di un vecchio nobile. Invitato ad entrare, i due parlano a lungo durante la notte. Villon ammette apertamente di essere un ladro e un furfante, ma sostiene che i valori cavallereschi sostenuti dal vecchio non sono migliori. La storia è contenuta nella raccolta Le nuove Mille e una notte 1882.
  • Ossip Mandelstam, grande lettore di Villon, ha molto meditato sullopera del poeta. I suoi libri spiegano varie poesie e forniscono numerose tracce di lettura.
  • Nella sua opera Vita di uno stolto 或阿呆の一生, Aru Ahō no Isshō, pubblicata nel 1927 dopo il suo suicidio, Ryūnosuke Akutagawa dice di essere stato profondamente ispirato dallopera di Villon. Egli scrive di sentirsi come Villon nellattesa di essere impiccato, incapace di continuare a lottare nella vita.
  • Osamu Dazai, scrittore giapponese del XX secolo, ha scritto un romanzo dal titolo La moglie di Villon, dal quale è anche stato tratto il film omonimo 2009 di Kichitaro Negishi con Ryōko Hirosue. La protagonista del romanzo, ambientato nel Giappone occupato del dopoguerra, è una giovane donna che scopre i comportamenti dissoluti del marito quando si trova a doverne pagare i debiti. Il marito, scrittore privo di talento, rivela così di essere un donnaiolo buono a nulla.
                                     

5.1. Influenze A teatro

  • Un testo teatrale del 1960 dellautore ceco Jan Werich, intitolato Balada z hadru "Ballata degli stracci" è ispirato allopera di Villon e adatta alcune sue poesie come testi di canzoni.
  • La vita di Villon ispirò la rappresentazione in quattro atti If I were King del drammaturgo e membro del Parlamento MP irlandese Justin Huntly McCarthy, messa in scena nel 1901 a Broadway. In essa, lautore immagina un Villon abile spadaccino che entra in competizione intellettuale con Luigi XI; la storia culmina con Villon che trova lamore alla corte di Luigi e salva Parigi dal Duca di Borgogna quando Luigi lo nomina Conestabile di Francia per una settimana. Sebbene sia in larga parte unopera di finzione non ci sono prove che Villon re Luigi si siano mai incontrati, essa fu un duraturo successo per lattore Sir George Alexander e fu rappresentata ininterrottamente nei successivi decenni. Da essa vennero poi tratti due film omonimi, rispettivamente nel 1920 e nel 1938.
  • The Quick and the Dead Quick 1961, di Henry Livings, è unopera teatrale storica non convenzionale su François Villon.
  • Bertolt Brecht, ne Lopera da tre soldi, inserì vari testi che sono traduzioni o parafrasi di poesie di Villon. In particolare, un numero musicale è ispirato La ballata degli impiccati ; si tratta di Grabschrift "Iscrizione tombale", inserito nel terzo atto.
  • Daniela Fischerová nel 1979 ha scritto un testo teatrale in ceco, incentrato sul processo di Villon, dal titolo Hodina mezi psem a vlkem letteralmente "Lora tra il cane e il lupo", tradotto in lingua inglese come Dog and Wolf.
  • Baal fu la prima opera teatrale di Bertolt Brecht, scritta fra il 1918 e il 1919. Il personaggio principale, Baal, è ispirato alla figura di François Villon.
  • Loperetta The Vagabond King 1925, di Rudolf Friml, è ispirata al testo teatrale di McCarthy. In essa, però, a differenza di quanto avveniva nel testo del 1901, Villon viene nominato re per ventiquattrore e in questo lasso di tempo deve risolvere tutti i problemi politici di Luigi XI. Anche questopera è stata trasposta in film per due volte, nel 1930 e nel 1956.
                                     

5.2. Influenze Al cinema

  • Un vagabondo alla corte di Francia If I were King, di J. Gordon Edwards 1920, film muto ispirato al testo teatrale omonimo di McCarthy. Vi recitano William Farnum nel ruolo di Villon e Fritz Leiber in quello di re Luigi;
  • Nelle prime scene del film La foresta pietrificata 1936, il personaggio impersonato da Bette Davis sta leggendo una raccolta di poesie di Villon. In seguito legge alcuni versi della Ballata per uno sposo corrispondente alla Ballade pour Robert dEstouteville al personaggio impersonato da Leslie Howard, e nella scena finale cita nuovamente la Ballata per uno sposo.
  • Si Paris nous était conté, di Sacha Guitry 1956, nel quale François Villon è interpretato da Pierre Vaneck.
  • Il re vagabondo The Vagabond King, di Michael Curtiz, film musicale, anchesso basato sulloperetta di Friml, con Oreste Kirkop e Kathryn Grayson;
  • The Oubliette, di Charles Giblyn 1914, ispirato alla vita di Villon, con Murdock MacQuarrie nel ruolo di Villon;
  • Se io fossi re The Vagabond King, di Ludwig Berger 1930, tratto dalloperetta di Friml, con Dennis King e Jeanette MacDonald;
  • The Higher Law, di Charles Giblyn 1914, seguito del precedente;
  • François Villon, di André Zwoboda, sceneggiatura di Pierre Mac Orlan 1945;
  • Il poeta vagabondo The Beloved Rogue di Alan Crosland, 1927, con John Barrymore nei panni di Villon e Conrad Veidt in quelli di re Luigi. Il film non è ufficialmente basato sul testo di McCarthy, ma sispira ugualmente alle informazioni di fantasia sui rapporti tra Villon e Luigi XI;
  • Un vagabondo alla corte di Francia If I were King, di Frank Lloyd 1938, film sonoro tratto ancora una volta dal testo teatrale di McCarthy. Vi recitano Ronald Colman nel ruolo di Villon e Basil Rathbone in quello di re Luigi;
                                     

5.3. Influenze In televisione

  • Errol Flynn ha interpretato Villon in un breve episodio televisivo allinterno di "Screen Directors Playhouse" dal titolo The Sword of Villon, diretto da George Waggner 1956.
  • Je, François Villon, voleur, assassin, poète., fiction drammatica, 2009, 90 min., sceneggiatura e regia di Serge Meynard, con Francis Renaud nel ruolo di François Villon e Philippe Nahon in quello di Guillaume de Villon, dal romanzo di Jean Teulé.
                                     

5.4. Influenze Nella musica

  • Il gruppo francese La Tordue sispira alla Ballade de bonne doctrine a ceux de mauvaise vie nella canzone Les Grands Bras riprendendone il ritornello "Tout aux tavernes et aux filles".
  • Il gruppo francese Eiffel riprende nella canzone Mort jappelle contenuta nellalbum À tout moment 2009, il testo di Villon apparso nel Testament.
  • Il cantautore tedesco Wolf Biermann ha scritti una ballata su Villon, Ballade auf den Dichter François Villon nel 1968, contenuta nel disco Chauseestrasse 131.
  • Renaud gli rende omaggio nella canzone Mon bistrot préféré "En évoquant Villon / Qui rôde près du bar et des mauvais garçons".
  • Bob Dylan, grande estimatore della poesia, lo cita fra le sue fonti dispirazione.
  • Fabrizio De André, soprattutto allinizio della carriera, sulle orme di Brassens, spessò si ispirò a Villon: in particolare lalbum Tutti morimmo a stento 1968 è ispirato alle atmosfere villoniane, e una canzone è intitolata La ballata degli impiccati.
  • Nel 1978, Daniel Balavoine cita Villon nella sua canzone Le Français est une langue qui résonne in questo verso: "Moi qui mcrois bon Français je sens que je déconne, / De mes mots censurés que Villon me pardonne."
  • Anche Serge Reggiani ha cantato La ballata degli impiccati, facendo emergere con la sua voce la dimensione aspra e pregnante del testo.
  • I Corvus Corax, gruppo tedesco di musica medievale, ha messo in musica la ballade de Mercy nellalbum Seikilos.
  • Richard Desjardins sè ispirato allopera di Villon, in particolare alla Ballata degli impiccati per la canzone Lomer À la Frenchie Villon, apparsa nellalbum Boom 1998.
  • Nel 1997 il compositore Arthur Oldham scrisse Le Testament de Villon per solisti, coro e orchestra.
  • I Weepers Circus si sono ispirati alla Ballata delle cose da niente per la canzone Ô Prince.
  • Félix Leclerc ha musicato alcuni estratti del Lais.
  • Georges Brassens fu un grande ammiratore di Villon e un appassionato del tardo Medioevo. A essi fa allusione nella sua canzone Le Moyenâgeux "Pardonnez-moi Prince si je / Suis foutrement moyenâgeux". Riprese anche la poesia di Paul Fort, Lenterrement de Verlaine, nel quale questultimo definisce François de Montcorbier "il primo usignolo di Francia". Egli mise in musica anche la Ballade des dames du temps jadis.
  • Lopera di Ezra Pound Le Testament de Villon utilizza nel suo libretto brani del Testament per dimostrare i radicali cambiamenti che la penna di Villon introdusse nel rapporto tra parole e musica, cambiamenti che Pound credeva avessero profondamente influenzato la poesia inglese. Lopera fu dapprima composta dal poeta a Londra nel 1920-1921, con laiuto della pianista Agnes Bedford. Fu sottoposta a molte revisioni per meglio annotare le correlazioni ritmiche tra parole e musica. Queste revisioni comprendevano una versione per concerto per la Salle Pleyel di Parigi nel 1926, una colonna sonora ritmicamente complicata rivista da George Antheil nel 1923, una versione ibrida di queste colonne sonore per una trasmissione della BBC nel 1931, e una versione finale totalmente rivista da Pound nel 1933. La versione del 1923 di Pound e Antheil debuttò nel 1971 con la San Francisco Opera Western Opera Theater, diretta e registrata da Robert Hughes Fantasy Records, con Phillip Booth nel ruolo di Villon. Parti di questo LP sono state ripubblicate nellaudio CD Ego scriptor cantilenae, The music of Ezra Pound della Other Minds. Lopera fu pubblicata per la prima volta nel marzo del 2008.
  • Nel 1910 Claude Debussy compose le Trois Ballades de François Villon, per voce e pianoforte.
  • Francesco Guccini, nella canzone Addio dallalbum Stagioni 1999 fa alcuni riferimenti a Villon, descrivendosi come "chierico vagante, bandito di strada," la professione ufficiale di Villon e la sua "fama" e cita quasi direttamente lincipit de Le Lais quasi tutte allinizio, recitato, del pezzo.
  • Il gruppo heavy metal Peste Noire ha trasformato in canzone Ballade contre les ennemis de la France col titolo Ballade cuntre les anemis de la France nellalbum Ballade cuntre lo Anemi francor 2009.
  • Il cantante russo di origini georgiane Bulat Šalvovič Okudžava cantava una canzone intitolata "La preghiera di François Villon" in russo "Молитва Франсуа Вийона".
  • Il gruppo rock francese Little Nemo ha trasformato in canzone La ballata degli impiccati nellalbum Past and Future.
  • Léo Ferré ha effettuato una messa in musica molto originale della La ballata degli impiccati, rinominata Frères humains, lamour na pas dâge. La canzone è contenuta nellalbum La violence et lennui 1980.
  • Anche Monique Morelli cantò François Villon, su musica di Lino Léonardi.
                                     

5.5. Influenze Altro

  • Nel 1960, lartista greco Nonda dedicò un intero one man art show a François Villon con laiuto di André Malraux. Si svolse sotto gli archi del Pont Neuf di Parigi ed era dominata da una gigantesca tela di dieci metri dal titolo Hommage à Villon che ritraeva il poeta durante un banchetto con le sue concubine.
  • Il disegnatore italiano Luigi Critone sta realizzando per leditore francese Delcourt Je, François Villon, adattamento a fumetti del romanzo di Jean Teulé. Il primo volume della serie è stato pubblicato nel novembre del 2011.
  • Il calamaio di Villon è un artefatto che compare nella serie televisiva di fantascienza Warehouse 13. Linchiostro contenuto nel calamaio, versato su una superficie solida, crea un buco nero attraverso cui possono passare gli oggetti; si tratta quindi di una specie di buco portatile.
  • Nel gioco di ruolo Vampiri: la masquerade, della White Wolf, il principe di Parigi, che dirige i vampiri, è François Villon.
  • Nel 1887, Rodin scolpì La Belle Heaulmière, ispirata al personaggio creato da Villon.
                                     

6. Attraverso Parigi

La Parigi di Villon

Racchiusa da mura che delimitano uno spazio che corrisponde ai primi sei arrondissement municipali attuali, Parigi era a quel tempo abitata da più di centomila abitanti. Città universitaria per eccellenza, con la Sorbona, essa ospitava sulla riva sinistra della Senna quasi un centinaio di collegi e accoglieva circa cinquemila studenti.

La fontana Maubuée

Cantata da Villon nel suo Testament, questa fontana esiste ancora al numero 129 della Rue Saint-Martin, allangolo con la rue de Venise. Proprio di fronte al Centro Georges Pompidou si può ammirare il suo tubo di piombo e la sua pietra decorata di spighe e di corni dellabbondanza.

                                     

7. Fonti storiche

Nessuna delle fonti qui sotto elencate contiene la produzione integrale delle poesie oggi attribuite a Villon. Inoltre, i documenti differiscono leggermente su alcuni versi, il che obbligò gli editori, sin dalla prima edizione critica di Clément Marot, a un lungo lavoro di compilazione, di comparazione e di attribuzione delle poesie ancora in corso ai nostri giorni. Clément Marot già scriveva, nel prologo della sua edizione del 1533:

                                     

7.1. Fonti storiche Manoscritti

  • Parigi, Bibliothèque Nationale, ms. fr. 20041, detto "manoscritto Coislin" dal nome di un precedente proprietario, posteriore al 1464: Versioni incomplete del Lais e del Testament, quattro poesie sparse.
  • Parigi, Bibliothèque de lArsenal, ms. fr. 3523, fine del XV secolo: Versioni incomplete del Lais e del Testament, La ballade de Fortune.
  • Berlino, Biblioteca di Stato, Gabinetto delle Stampe, ms. 78 B 17, detto "Canzoniere di Rohan", 1475 circa: tre poesie del Testament e due poesie sparse.
  • Parigi, Bibliothèque nationale de France, ms. fr. 25458, manoscritto di Carlo dOrléans, autografo 1458: Ballade des contradictions, Ballade franco-latine.
  • Stoccolma, Biblioteca Reale, ms. V.u.22, detto "manoscritto Fauchet" dal nome di un precedente proprietario, posteriore al 1477: Versioni incomplete del Lais e del Testament, sei poesie sparse e cinque ballades en jargon.
  • Parigi, Bibliothèque Nationale, ms. fr. 1661, posteriore al 1464: Versione incompleta del Lais.
                                     

7.2. Fonti storiche A stampa

  • François Villon, Le grant testament villon et le petit. Son codicile. Le iargon et ses ballades, Pierre Levet, Parigi, 1489, presunta editio princeps: Versioni incomplete del Lais e del Testament, cinque poesie sparse e sei ballades en jargon ;
  • Antologia, Le Jardin de Plaisance et Fleur de rethoricque, Antoine Vérard, Parigi, 1501: Ballate del Testament e sei poesie sparse.
                                     

8.1. Opere e bibliografia Lista cronologica delle opere di Villon

Questa lista vuol essere esaustiva; tuttavia, essa viene regolarmente messa in discussione, giacché lattribuzione di questa o quella poesia viene messa in discussione o, al contrario, essa viene talvolta arricchita di "nuove" opere. Ciò nonostante, al momento essa sembra accettata dalla maggior parte degli specialisti di Villon.

Le opere sono qui presentate e datate secondo la cronologia stabilita da Gert Pinkernell. Alcune non sono datate con precisione, e quelle incluse da Villon nel Testament sono qui posizionate sotto questultimo anche se possono essere anteriori. I titoli sono quelli attribuiti nelle Poésies complètes, curate e commentate da Claude Thiry per ledizione Le Livre de Poche.

  • Le Lais Il piccolo testamento, 1457, Parigi
  • Ballade des seigneurs du temps jadis
  • Épître à ses amis estate 1461, Meung-sur-Loire
  • Ballade à samie
  • Belle leçon aux enfants perdus
  • Ballade de la Grosse Margot
  • Lay ou rondeau
  • Épître à Marie dOrléans, inizio 1458, Blois
  • Ballade des dames du temps jadis
  • Ballade des langues ennuieuses
  • Ballade pour Robert dEstouteville
  • Rondeau ou bergeronnette
  • Ballade franco-latine inizio 1458, Blois
  • Ballade des femmes de Paris
  • Ballade des proverbes ottobre-novembre 1458, Vendôme?
  • Débat du cuer et du corps de Villon estate 1461, Meung-sur-Loire
  • Ballade des contradictions inizio 1458, Blois
  • Épitaphe
  • Le Testament Il grande testamento, 1461. Include
  • Les Contredits de Franc Gontier
  • Double ballade sur le mesme propos
  • Ballade des Menus Propos ottobre-novembre 1458, Vendôme?
  • Ballade de conclusion
  • Ballade des contre vérités 1455?–1456?, Parigi
  • Ballade de la Belle Heaulmière aux filles de joie
  • Ballade pour Jean Cotart
  • Ballade en vieux langage françois
  • Ballade de bonne doctrine
  • Rondeau
  • Requeste au prince fine 1461, Meung-sur-Loire
  • Ballade pour prier Nostre Dame
  • Double ballade inizio 1458, Blois
  • Les regrets de la belle Heaulmiere
  • Ballade contre les ennemis de la France fine 1461, Meung-sur-Loire
  • Question au clerc du guichet gennaio 1463, Parigi
  • Quartina fine 1462, Parigi
  • Ballades en jargon 1462, Parigi
  • La ballata degli impiccati Lépitaphe Villon fine 1462, Parigi
  • Louanges à la cour gennaio 1463, Parigi
  • Ballade de Fortune 1462, Parigi
  • Ballade de bon conseil 1462, Parigi
                                     

8.2. Opere e bibliografia Temi

I temi più ricorrenti nelle poesie di Villon sono:

  • l ubi sunt ;
  • la danza macabra danse macabre.
  • il memento mori ;
  • il carpe diem ;
                                     

8.3. Opere e bibliografia Le edizioni moderne di Villon

Villon ha fama di essere un autore impervio, per vari motivi. Il primo è la barriera della lingua: il francese medio non è agevole da comprendere per il lettore moderno, sia sul piano sintattico che lessicale. Tuttavia è da notare che le regole grammaticali del francese avevano già cominciato a stabilizzarsi nel XV secolo, escludendo progressivamente i residui più fuorvianti della lingua romanza, in particolare le declinazioni. Davanti a questa difficoltà, gli editori francesi scelgono talvolta di apporre, a fianco del testo originale, una trascrizione in francese moderno, talaltra di annotare il testo originale; questa ultima soluzione presenta la caratteristica di "costringere" il lettore a immergersi nella ricca e poetica lingua di Villon.

La seconda difficoltà risiede nella contestualizzazione: giacché personaggi e situazioni evocate sono spesso sconosciute al lettore moderno, la qualità delle note sarà determinante, sebbene gli specialisti di Villon non abbiano ancora svelato tutti i suoi misteri. Allo stato attuale delle conoscenze, non si può che rassegnarsi ad ammettere che alcuni rari aspetti dellopera ancora ci sfuggono; per fortuna, queste lacune non impediscono di apprezzare le qualità comiche e linventiva della lingua di Villon.

  • Lais, Testament, Poésies diverses, cura e traduzione di Jean-Claude Mühlethaler, seguito da Ballades en jargon, cura e traduzione di Éric Hicks, edizione bilingue francese-francese medievale, Parigi, Champion, 2004.
  • Jean Rychner e Albert Henry, Le Testament Villon, I, Texte, II, Commentaire, Ginevra, Droz, 1974; Le Lais villon et les poèmes variés, I, Texte, II, Commentaire, Ginevra, Droz, 1977; Index des mots. Index des noms propres. Index analytique., Ginevra, Droz, 1985. Si tratta dellattuale edizione di riferimento. Si basa in gran parte sul manoscritto Coislin.
  • Poésies complètes, edizione presentata, stabilita e annotata da Pierre Michel, comprendente le prefazioni di Clément Marot e di Théophile Gautier, 1972, Le Livre de Poche, collana "Le livre de poche classique", ISBN 2-253-01670-5. Edizione completissima, eccellente per le sue note filologiche e per le sue note esplicative, alle quali sono riservate tutte le pagine dispari del libro.
  • Ballades en jargon y compris celles du ms de Stockholm, a cura di André Lanly, Parigi, Champion, 1971.
  • Poésies complètes, a cura di Claude Thiry, 1991, Le Livre de Poche, collana "Lettres gothiques", ISBN 2-253-05702-9. Questa edizione è basata sulledizione Rychner-Henry, integrando gli apporti di Gert Pinkernell.
                                     

8.4. Opere e bibliografia Studi critici

  • Dernières recherches sur Villon., Parigi, 2008.
  • Nouvelles recherches sur Villon., Parigi, 1980.
  • Jean Dufournet
  • André Burger, Lexique complet de la langue de Villon, Ginevra, Droz, 1974.
  • AA. VV., a cura di Jean Dérens, Jean Dufournet e M. Freeman, Villon hier et aujourdhui. Actes du Colloque pour le cinq-centième anniversaire de limpression du Testament de Villon, Parigi, Bibliothèque historique de la ville de Paris, 1993.
  • Pierre Champion, François Villon. Sa vie et son temps, Parigi, Champion, 1913 ristampa 1984.
  • Recherches sur le Testament de François Villon, Parigi, 1971-1973, 2 vol.
  • Gert Pinkernell
  • Jean Favier, François Villon, Parigi, Fayard, 1982.
  • François Villon et Charles dOrléans, daprès les Poésies diverses de Villon, Heidelberg, Universitätsverlag C. Winter, 1992.
  • François Villon: biographie critique et autres études, Heidelberg, Universitätsverlag C. Winter, 2002.
  • François Villon: Ballades en argot homosexuel, a cura di Thierry Martin, Mille et une nuits, 1998 edizione bilingue delle Ballades en jargon con glossario.
  • Florence Richter, Ces fabuleux voyous. Crimes et procès de Villon, Sade, Verlaine, Genet, prefazione di François Ost, Parigi, Éditions Hermann, 2010.
  • François Villon: Poèmes homosexuels, a cura di Thierry Martin, Question de Genre/GKC, 2000.
  • Italo Siciliano, François Villon et les thèmes poétiques du Moyen Âge, Parigi, Colin, 1934.
  • Martin Weiss, Polysémie et jeux de mots chez François Villon. Une analyse linguistique. Vienne, Autriche, 2014 e-book.
                                     

8.5. Opere e bibliografia Edizioni italiane

  • Le lais ou le petit testament. Il Lascito o il Piccolo testamento, traduzione di G.A. Brunelli, illustrazioni di L. Cacucciolo, Schena Editrice, 2010.
  • Poesie, Prefazione di Fabrizio De André, Traduzione, Introduzione e cura di Luigi De Nardis, Collana UEF.I Classici, Milano, Feltrinelli, 1996.
  • Opere, Prefazione di Mario Luzi, Introduzione di Emma Stojkovic Mazzariol, trad. con testo a fronte di Attilio Carminati ed E. S. Mazzariol, Collana I Meridiani, Milano, Mondadori, 1971; Nuova edizione rivista e accresciuta, I Meridiani, Mondadori, 2000.
  • Il testamento e altre poesie, traduzione di Antonio Garibaldi, A cura di Aurelio Principato, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2015.
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