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ⓘ Wahhabismo



Wahhabismo
                                     

ⓘ Wahhabismo

Il wahhabismo è un movimento di riforma religiosa, sviluppatosi in seno alla comunità islamica sunnita hanbalita, fondato nel XVIII secolo da Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb, un arabo della tribù sedentaria dei Banu Tamim.

Definito nelle maniere più diverse - "ortodosso", "ultraconservatore", "austero" - per oltre due secoli il Wahhabismo è stato il credo dominante nella Penisola Arabica e dellattuale Arabia Saudita. Esso costituisce una forma estremamente rigida di Islam, che insiste su uninterpretazione letteralista del Corano. I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano lIslam secondo le modalità da essi indicate siano pagani e nemici dellIslam. I suoi critici affermano però che la rigidità wahhabita ha portato a uninterpretazione rigorosa dellIslam, ricordando come dalla loro linea di pensiero siano scaturiti personaggi come Osama bin Laden e i Tālebān. Lesplosiva crescita del Wahhabismo ha avuto inizio negli anni settanta del XX secolo, con linsorgere di scuole madāris, plurale di madrasa e moschee wahhabite in tutto il mondo islamico, da Islamabad a Culver City California.

D`altra parte, la Conferenza islamica mondiale a Groznyj del 2016 ha dichiarato il salafismo ed il Wahhabismo non sunnite e quindi non hanbalite, nel qual caso queste sarebbero classificate frange kharigite.

                                     

1. Cenni statistici

Nel secondo decennio del XXI secolo, la maggioranza dei wahhabiti si trova in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita.

In Qatar i wahhabiti costituiscono il 46.87% dei fedeli e negli EAU il 44.8%, a fronte dellappena 5.7% degli abitanti del Bahrein e del 2.7% dei cittadini del Kuwait. Le stime sono tuttavia soggette a una qualche variazione, tanto che Michael Izady parla di 5 milioni di wahhabiti nella regione del Golfo Persico a fronte dei 28.5 milioni di sunniti non wahhabiti e degli 89 milioni di sciiti, mentre altre fonti forniscono cifre minori per lo sciismo, senza indicare tuttavia il numero di wahhabiti.

Il 15% dei cittadini sauditi è sciita, come indicato dal sito Saudi Arabias Shia press for rights, dal Council on Foreign Relations e da Vali Nasr.

                                     

2. La storia

Di formazione giuridica e teologica neo-hanbalita, particolarmente influenzato dalla dottrina espressa da Ibn Taymiyya ma del tutto erroneo e fuorviante sarebbe prospettare unequivalenza fra hanbalismo e wahhabismo, Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb si recò da giovane dalla nativa regione del Najd attuale Arabia Saudita a Medina, Basra, Baghdad, in Iran, e al Cairo e, tornato infine nella penisola araba, si stabilì nelloasi di al-ʿUyayna dove entrò in contatto amichevole con lemiro Muhammad b. Saʿūd, fondatore della casa di Āl Saʿūd.

Spostatosi a Dirʿiyya, egli guadagnò alla sua visione del mondo il figlio dellemiro e nel 1744 Ibn ʿAbd al-Wahhāb e Muhammad b. Saʿūd si giurarono fedeltà reciproca, con lintento di realizzare una comune azione per il rinnovamento dei costumi che entrambi giudicavano eccessivamente rilassati.

Lalleanza fra il leader religioso e il signore della città fu la pietra angolare di quello che sarebbe divenuto, molto tempo dopo, il regno saudita. Ma fu anche la ragione della diffidenza che la Wahhābiyya suscitò nellImpero ottomano. Infatti, il sultano di Costantinopoli chiese a Mehmet Ali, governatore dellEgitto, di eliminare i wahhabiti, allorché i Saʿūd si impadronirono nel 1801 della città santa sciita irachena di Kerbelāʾ - in cui aveva trovato la morte nel 680 il nipote di Maometto, al-Husayn b. ʿAlī - e delle città sante di Mecca e Medina 1803-1806., con una serie di pesanti azioni di guerriglia che - senza decisivi risultati - furono contrastate col massimo dellimpegno dai vari chedivè egiziani che avevano la "tutela" dei Luoghi Santi del Hijāz.

Muhammad ʿAlī Pascià nominò suo figlio Ahmad Tūsūn Pascià 1793-1816, di appena 17 anni, generale comandante di quella campagna militare. Essa si mosse dal porto di Suez il 3 settembre 1811 e simpadronì facilmente del porto arabo di Yanbuʿ in quellanno stesso e di Medina nel 1812) e della Mecca nel 1813.

La campagna militare ebbe quindi pieno successo, ma i seguaci dellĀl Saʿūd, dopo la partenza degli egiziani, riuscirono a ricostituire uno Stato fortemente caratterizzato dalla religione islamica, così come essi la interpretavano.

Una seconda spedizione si mosse tra il 1813 e il 1815. Durante questa campagna, Muhammad ʿAlī Pascià compì il pellegrinaggio Hajj e supervisionò le operazioni militari condotte dal figlio Tūsūn. Il terzo imam saudita, Saʿūd b. ʿAbd al-ʿAzīz b. Muhammad fu ucciso sotto le mura di Tāʾif nel dicembre 1814 e il potere passò nelle mani dello zio ʿAbd Allāh, dal momento che nessuno dei dodici figli di Saʿūd b. ʿAbd al-ʿAzīz si trovava nelle condizioni di età di succedere al padre. I wahhabiti non poterono resistere alloffensiva egiziana e furono sconfitti a Kulakh il 10 gennaio 1815. Il quarto imam ʿAbd Allāh b. Saʿūd depose le armi e dovette accettare un trattato umiliante, ma riuscì a conservare il Najd e la sua capitale di Dirʿiyya.

Una terza spedizione egiziana fu inviata in Arabia nel 1816, comandata da Ibrāhīm Pascià, altro figlio forse adottivo del chedivè. Dopo una campagna assai difficile, lesercito egiziano distrusse la capitale Dirʿiyya il 3 settembre 1818, catturò limam Sulaymān, nipote di Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb, che fu fucilato, e ʿAbd Allāh b. Saʿūd, che fu inviato al sultano ottomano Mahmud II; questi lo fece decapitare ed espose il suo cadavere sulla piazza pubblica a Istanbul, ma certi membri della famiglia di Saʿūd riuscirono a fuggire verso altre regioni della penisola arabica.

Limam Turki ibn ʿAbd Allāh b. Saʿūd riuscì a dar vita nel 1824 al secondo Stato wahhabita, con Riad per capitale. La famiglia rivale degli Āl Rashīd approfittò delle lotte intestine in seno allĀl Saʿūd per mettere fine a questo secondo Stato e impadronirsi del potere a Riyad, questa volta con laiuto dei turchi ottomani nel 1892. LImpero britannico, che sperava di vedere luscita dellImpero ottomano dallArabia, strumentalizzò il wahhabismo ai suoi fini geopolitici. Garantì un forte appoggio a questo movimento nella sua opera di conquista della regione araba e aiutò il Wahhabismo ad espandersi colà. Nel 1902, ʿAbd al-ʿAzīz b. ʿAbd al-Rahmān b. Faysal Āl Saʿūd, dellantica famiglia regnante rifugiatasi in Kuwait, riconquistò Riyad, poi lintero Najd tra il 1902 e il 1912, prima di mettere le mani sul Hijaz e di prendere il controllo della Mecca il 14 ottobre 1924, di Medina il 5 dicembre dello stesso anno, di Jedda il 23 dicembre 1925 per dar finalmente vita al regno del Hijāz il 29 agosto 1926 e quello del Najd nel maggio del 1927, che egli infine riunì il 22 settembre 1932 nel terzo Stato saudita: il regno dellArabia Saudita.

Il nuovo Stato adottò il Wahhabismo come dottrina ufficiale, giustificando agli occhi del mondo islamico la sua legittimità con il possesso e il controllo dei due più importanti luoghi santi dellIslam: La Mecca e Medina. Ma la sua influenza non sarebbe stata così duratura se il suo sottosuolo non avesse mostrato una straordinaria ricchezza di idrocarburi.

                                     

3. Il pensiero

Agli inizi la Wahhābiyya era soltanto uno dei tanti tentativi di ritorno alla pretesa purezza e al rigore delle origini dellIslam. Linsegnamento del suo iniziatore era fondato sullunicità di Dio tawhīd, sullosservanza rigorosa del Corano e sulla severa condanna di alcune secolari consuetudini religiose visita ai sepolcri di personaggi famosi, per esempio che furono giudicate dai wahhabiti come contrarie al credo islamico e potenzialmente produttive di superstizione e didolatria.

Rigorosamente ostile a ogni interpretazione personale raʾy dei giurisperiti musulmani, il wahhabismo come ogni movimento neo-hanbalita guarda con sospetto anche le pratiche del sufismo ed è a favore di una lettura essoterica della sharīʿa, seguendo la dottrina del "bi-lā kayfa".

Il wahhabismo è stato accusato di costituire "una fonte di terrorismo globale", e di aver provocato disunione nella comunità islamica, bollando i musulmani non wahhabiti la maggioranza schiacciante dei sunniti e gli sciiti di apostasia takfīr, aprendo così la strada per il loro "versamento di sangue".

Il wahhabismo è stato criticato per la distruzione di siti storici, santuari e mausolei, e altre costruzioni islamiche e non islamiche e dei loro manufatti. I "confini" di ciò che compone il wahhabismo sono stati definiti "difficili da individuare", ma nelluso contemporaneo, i termini wahhabita e salafita sono spesso usati in modo intercambiabile e considerati come movimenti con radici diverse che si sono tuttavia fuse dal 1960 in poi. Il wahhabismo è stato definito anche come "un particolare orientamento allinterno del Salafismo", o una branca saudita ultraconservatrice del Salafismo.

Benché fortemente mediatizzato, il pensiero wahhabita resta fortemente minoritario e differisce o addirittura si contrappone alla maggior parte delle altre dottrine islamiche: esso mira particolarmente a una pratica religiosa puramente ritualista, basata su un taqlid e un Ijtihad fortemente orientati in senso letteralistico, e che pone in secondo piano alcuni aspetti della giurisprudenza islamica, così come essa è venuta stratificandosi da secoli. I wahhabiti respingono tutte le altre correnti dellIslam che non seguano scrupolosamente e acriticamente i loro dogmi, biasimandole come eretiche. Gli sciiti e i sufi non sono considerati dal wahhabismo veri "credenti".

Grazie allalleanza sancita dal vincolo matrimoniale con Ibn ʿAbd al-Wahhāb, la monarchia saudita si è sempre sentita chiamata a proporre un regime di tipo tradizionale quanto ad assetti politici interni e a costumi rigida separazione dei sessi. Per questo essa non ha mai sentito alcun bisogno di adottare una Costituzione che ne potesse limitare e controllare i poteri assoluti né di avviare un reale processo di codificazione giuridica. Gli stessi organismi politici rappresentativi non sono espressi da apposite elezioni cui concorra una qualche varietà di partiti ma dalla benevola scelta discrezionale operata nella società dalla famiglia saudita che, in politica estera, ha mantenuto peraltro un costante orientamento filo-occidentale.

Il richiamo ai valori islamici più restii ad accogliere il prodotto delle complesse e raffinate elaborazioni proposte nei secoli dal pensiero non-hanbalita e gli orientamenti politici filo-statunitensi affermatisi nel regno dopo la seconda guerra mondiale sono diventati, specie dopo la guerra dei sei giorni, oggetto di profonda riflessione, discussione e persino di contestazione allinterno del regno.

Forte rimane linfluenza del wahhabismo sui movimenti militanti contemporanei arabi e islamici che si propongono di disegnare nuovi equilibri geo-strategici planetari in funzione delleccellenza del modello islamico, ma problematico rimane un giudizio non di parte sulla sua positività o negatività, anche se il pensiero hanbalita sembra possedere almeno in teoria alcuni validi strumenti metodologici per affrontare positivamente, con larma dialettica dell ijtihād, lo spinoso e finora non compiutamente risolto problema del rapporto fra modernità e Islam.

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