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ⓘ Nerone



Nerone
                                     

ⓘ Nerone

Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, nato come Lucio Domizio Enobarbo e meglio conosciuto semplicemente come Nerone, è stato il quinto imperatore romano, lultimo appartenente alla dinastia giulio-claudia. Regnò circa quattordici anni dal 54 al 68, anno in cui si suicidò.

Nerone fu un principe molto controverso nella sua epoca; ebbe alcuni innegabili meriti, soprattutto nella prima parte del suo impero, quando governava con la madre Agrippina e con laiuto di Seneca, filosofo stoico, e di Afranio Burro, prefetto del pretorio, ma fu anche responsabile di delitti e atteggiamenti dispotici.

Accusati sommariamente di congiure contro di lui o crimini vari, caddero vittime della repressione la stessa madre, la prima moglie e lo stesso Seneca, costretto a suicidarsi, oltre a vari esponenti della nobiltà romana, e molti cristiani. Per la sua politica assai favorevole al popolo, di cui conquistò i favori con elargizioni e giochi del circo, e il suo disprezzo per il Senato romano, fu - come era già stato per lo zio Caligola - molto inviso alla classe aristocratica tra i quali i suoi principali biografi, Svetonio e Tacito.

Limmagine di tiranno che di lui è stata tramandata venne parzialmente rivista dalla maggioranza degli storici moderni, i quali ritengono che non fosse né pazzo - come lo descrissero alcune fonti - né particolarmente crudele per lepoca, ma che i suoi comportamenti autoritari fossero simili a quelli di altri imperatori non ugualmente giudicati. Negli ultimi anni la paranoia di Nerone si accentuò, ed egli si rinchiuse in se stesso e nei suoi palazzi dedicandosi allarte e alla musica, in pratica lasciando il governo nelle mani del prefetto del pretorio, il sanguinario Tigellino.

Anche se il suo comportamento ebbe certamente eccessi violenti e stravaganze, si può dire che non tutto ciò che gli venne imputato dagli storici contemporanei sia vero: ad esempio fu accusato del grande incendio di Roma, con lobiettivo di ricostruire la città ed edificare la propria maestosa residenza, la Domus Aurea ; di tale fatto tuttavia gli studiosi moderni tendono a discolparlo. Nerone accusò dellincendio i cristiani, che furono arrestati e condannati in massa. Infine, qualche anno dopo, abbandonato anche dai pretoriani e dallesercito, venne deposto dal Senato che riconobbe il generale Galba come nuovo princeps e, dopo un primo tentativo di fuga, alla fine, vistosi perduto, si tolse la vita nei pressi di Roma, nella villa di uno dei suoi liberti.

                                     

1. Le fonti storiografiche

Nerone fu considerato un tiranno e un folle, ma a differenza di imperatori come Commodo e Caligola, non pare verosimile che avesse problemi mentali, né che fosse particolarmente crudele, o perlomeno era assai simile ai predecessori Tiberio e Claudio, molto severi con gli oppositori. Furono Tacito, senatore e nemico di Nerone, Svetonio e gli storici cristiani a rivestirlo della "leggenda nera" che ancora lo accompagna, soprattutto quella che lo vuole folle incendiario. È innegabile che fu responsabile di gravi persecuzioni, ma in maniera simile ad altri governanti. Nella dinastia giulio-claudia erano allordine del giorno gli omicidi fra parenti. Sui delitti di Nerone molto si è detto: spesso si tratta di falsi storici, delitti ed esecuzioni volti a difendere la propria persona da possibili congiure, assassinii voluti da altri in nome suo.

                                     

2. Biografia

Il principato 54-68

Nerone sale al potere nel 54 d.C., a diciassette anni. Il suo principato prende il nome di Principatus Claudius.

Presunta conversione allebraismo

Secondo la tradizione ebraica Nerone fece un viaggio a Gerusalemme e lì si convertì allebraismo. Comunque nessuna fonte antica romana riporta questo fatto.

                                     

2.1. Biografia Origini familiari e anni giovanili 37-48

Nato ad Anzio il 15 dicembre dellanno 37, da Agrippina Minore e Gneo Domizio Enobarbo, il futuro imperatore Nerone era discendente diretto di Augusto e della Gens Giulia, e della famiglia di Tiberio, la Gens Claudia. Il padre apparteneva alla famiglia dei Domizi Enobarbi, una stirpe considerata di "nobiltà plebea", cioè recente, mentre la madre era figlia dellacclamato condottiero Germanico, nipote di Marco Antonio, di Agrippa e di Augusto, nonché sorella dellimperatore Caligola che quindi era suo zio materno.

Nel 39 sua madre, amante del potere e descritta da molti come spietatamente ambiziosa, fu scoperta coinvolta in una congiura contro il fratello Caligola e venne quindi mandata in esilio nellisola di Pandataria nel mar Tirreno, nellarcipelago pontino. In quegli anni il piccolo Lucio visse con la zia Domizia Lepida, che egli amò più della madre e dalla quale avrebbe imparato lamore per lo spettacolo e per la danza. Lanno seguente il marito di lei Gneo morì e il suo patrimonio venne confiscato da Caligola stesso.

Lucio nel frattempo fu affidato alle cure della zia e alle nutrici Egogle ed Alessandria. Essendo la zia di non elevata condizione economica, in questi primi anni i precettori furono un barbiere ed un ballerino, i quali anchessi aiutarono Lucio a coltivare lamore per le arti e la cultura. Nel 41 Caligola venne assassinato, così Agrippina poté ritornare a Roma ad occuparsi del figlio delletà di quattro anni, attraverso il quale aveva intenzione di attuare la propria opera di rivalsa. Lucio venne affidato a due liberti greci, Aniceto e Berillo, per poi proseguire gli studi con due sapienti dellepoca, Cheremone dAlessandria e Alessandro di Ege, grazie ai quali il giovane allievo sviluppò il proprio filoellenismo.



                                     

2.2. Biografia Il principato 54-68

Nerone sale al potere nel 54 d.C., a diciassette anni. Il suo principato prende il nome di Principatus Claudius.

                                     

2.3. Biografia Matrimoni e condanne

Il primo scandalo del regno di Nerone coincise col suo primo matrimonio, considerato incestuoso, con la cugina di secondo grado Claudia Ottavia, figlia di suo prozio Claudio; Nerone più tardi divorziò da lei quando sinnamorò di Poppea. Questa, descritta come una donna notevolmente bella, sarebbe stata coinvolta, prima del matrimonio con limperatore, in una storia damore con Marco Salvio Otone, amico di Nerone stesso, suo compagno di feste e bagordi, e futuro imperatore. Otone sposò Poppea per ordine di Nerone, ma poi rifiutò che il suo matrimonio fosse solo di facciata e Nerone li fece divorziare.

                                     

2.4. Biografia Congiure e lotte di potere

Nel 59 Poppea fu sospettata daver organizzato lomicidio di Agrippina e di esserne la vera mandante, mentre Otone venne inviato come governatore in Lusitania, lodierno Portogallo. La madre di Nerone era stata condannata a morte e uccisa da sicari, che precedentemente avevano tentato di simulare incidenti e suicidio, a causa delle sue trame: forse intendeva far uccidere il figlio, per poi mettere sul trono un futuro suo marito e diventarne la co-imperatrice; la condanna venne approvata anche da Seneca e da Burro, il quale ne incaricò Aniceto. Questi, alla fine, la fece pugnalare, raccontando poi che lei stessa si era uccisa, dopo la scoperta della sua congiura contro Nerone.

È possibile che determinante fosse stato lodio di Poppea per la futura suocera, che secondo Tacito aveva tentato anche lincesto con Nerone, pur di estrometterla dal potere, e garantirlo a se stessa. Nerone laveva così allontanata dalla corte, e, alla fine aveva approvato anche lomicidio. Dopo un funerale nascosto e una sepoltura in un luogo non completamente noto del corpo di Agrippina, tuttavia, Nerone manifestò rimorso per la morte della madre, approvata a causa della debolezza del suo carattere e dellascendente che Poppea aveva su di lui. Confermò, con una lettera al Senato, "che avevano scoperto, con unarma, il sicario Agermo, uno dei liberti più vicini ad Agrippina, e che lei, per rimorso, come se avesse preparato il delitto, aveva scontato quella colpa". Limperatore fu perseguitato da incubi su Agrippina per molto tempo. Nel 62, infine, Nerone sposò Poppea dopo aver ripudiato Claudia Ottavia per sterilità e averla relegata in Campania. Alcune manifestazioni popolari in favore della prima moglie, convinsero limperatore delle necessità di eliminarla, dopo averla accusata di tradimento, costringendola al suicidio.

Lo stesso anno Burro morì, forse avvelenato per ordine di Nerone secondo Svetonio o di malattia secondo altri storici, e Seneca per un lungo periodo si ritirò a vita privata, a causa dei primi dissapori con Nerone e dellodio del popolo che lo accusava della morte di Agrippina, che era rispettata dalla plebe e dai pretoriani in quanto figlia dellamato Germanico. La carica di prefetto del Pretorio venne assegnata a Tigellino già esiliato da Caligola per adulterio con Agrippina, uomo senza scrupoli, che non era nemmeno cauto come Burro nel nascondere i delitti di Stato.

Tigellino, di umili origini, divenne quindi molto ricco e potente. Contemporaneamente vennero introdotte una serie di leggi sul tradimento, che provocarono lesecuzione di numerose condanne capitali. Nel 63 Nerone e Poppea ebbero una figlia, Claudia Augusta, che tuttavia morì ancora in fasce. Nel 65-66, come scrive Tacito, Poppea, in attesa del secondogenito di Nerone, morì, a Roma oppure nella sua villa di Oplontis, alle falde del Vesuvio, a causa di incidente di gravidanza, e non a causa di un calcio sferratole dal marito come è opinione comune: difatti a quel tempo Poppea era ammalata.

Secondo altri, invece, Nerone lavrebbe ripudiata per sposare Statilia Messalina e Poppea, ritiratasi nella sua villa del Vesuviano, sarebbe morta nel 79 durante leruzione del Vesuvio. Svetonio lo accusa anche di numerosi altri crimini e depravazioni come lo stupro della vestale Rubria, un crimine passibile di pena capitale che molti storici moderni hanno ritenuto invenzioni propagandistiche. Dopo la morte di Poppea, nel 66 Nerone sposò Statilia Messalina, la sua terza e ultima moglie. Lo storico delle Vite dei Cesari attribuisce a Nerone anche alcune relazioni omosessuali.

Secondo Cassio Dione Epitome LXII, 12-13 e altri autori contemporanei, Nerone avrebbe contratto due matrimoni con maschi: il primo, con un liberto di nome Pitagora. Il secondo, con un liberto di nome Sporo, fatto castrare e sposato dopo la morte della moglie Poppea proprio perché straordinariamente somigliante allimperatrice. Il matrimonio sarebbe avvenuto in Grecia e Nerone avrebbe affidato il giovincello alle cure di Calvia Crispinilla, come dama di camera. Secondo i contemporanei, "Pitagora sarebbe stato per lui un marito, Sporo sarebbe stato per lui una moglie". A Nerone sono anche attribuite frequentazioni di prostitute, tra cui Caelia Adriana, donna di cui fu perdutamente innamorato, e feste con grande dispendio di denaro pubblico, derivata dalla tassazione aumentata.



                                     

2.5. Biografia Il grande incendio di Roma

Allo scoppio del grande incendio di Roma del 64, limperatore si trovava ad Anzio, ma raggiunse immediatamente lUrbe per conoscere lentità del pericolo e decidere le contromisure, organizzando in modo efficiente i soccorsi, partecipando in prima persona agli sforzi per spegnere lincendio. Nerone mise sotto accusa i Cristiani residenti a Roma, per evitare dicerie che lo accusassero direttamente.

Dai duecento ai trecento cristiani vennero messi a morte. Tra i cristiani uccisi il 64-65 e il 67 ci furono anche san Pietro e san Paolo: Nerone avrebbe ordinato la decapitazione di Paolo di Tarso e, più tardi o prima, secondo la tradizione cattolica, anche la crocifissione di Pietro.

Per quanto oramai gli studiosi siano abbastanza concordi nel ritenere che il grande incendio di Roma dellanno 64 d.C. non fu causato da Nerone, che anzi si diede molto da fare per prestare soccorso alla popolazione colpita dalla tragedia e che in seguito si occupò personalmente della ricostruzione, la falsa immagine iconografica dellimperatore che suona la lira dal punto più alto del Palatino mentre Roma bruciava è ancora assai radicata nellimmaginario collettivo. Recentemente uno studioso italiano, Dimitri Landeschi, attraverso una accurata ricostruzione storica dei drammatici avvenimenti che si svolsero a Roma negli anni 64 e 65 d.C., ha avanzato lipotesi che ad incendiare Roma non fosse stato Nerone ma, con ogni probabilità, un pugno di fanatici appartenenti alla frangia più estremista della comunità cristiana di Roma, con la complicità morale di taluni ambienti dellaristocrazia senatoria, in mezzo a cui si celavano i veri ispiratori di quella scellerata operazione. Landeschi, nel formulare la sua ipotesi, riprende e sviluppa tesi analoghe avanzate in passato da storici quali Carlo Pascal, Gerhard Baudy e Giuseppe Caiati.

Limperatore aprì addirittura i suoi giardini per mettere in salvo la popolazione e si attirò lodio dei patrizi facendo sequestrare imponenti quantitativi di derrate alimentari per sfamarla. Gli storici antichi lo accusano o restano incerti, o criticano comunque il suo comportamento nellaccusare e punire i cristiani, pur essendo questi una setta detestata dallopinione popolare e aristocratica:

In occasione dei lavori di ricostruzione, Nerone dettò nuove e lungimiranti regole edilizie, destinate a frenare gli eccessi della speculazione molto probabilmente furono proprio gli speculatori a causare lincendio, forse alimentando un precedente incendio accidentale e tracciare un nuovo impianto urbanistico, sul quale è tuttora fondata la città. In seguito allincendio egli recuperò una vasta area distrutta, facendo realizzare il faraonico complesso edilizio noto come Domus Aurea, la sua residenza personale sostituendo la Domus Transitoria, che giunse a comprendere il Palatino, le pendici dellEsquilino Oppio e parte del Celio, per unestensione di circa 2.5 km quadrati 250 ettari. Ciò non può essere un possibile movente, in quanto egli avrebbe potuto requisire comunque i terreni necessari e già molti erano in suo possesso.

                                     

2.6. Biografia La congiura di Pisone

Nel 65 venne scoperta la congiura di Pisone così chiamata da Gaio Calpurnio Pisone e i cospiratori, alcuni dei quali, secondo la tesi avanzata in passato dallo storico Giuseppe Caiati e ripresa recentemente da Dimitri Landeschi, avevano avuto una qualche parte anche nellincendio dellanno precedente, vennero costretti al suicidio: il più celebre tra loro era senza dubbio Lucio Anneo Seneca. La stessa sorte toccò anche a Gneo Domizio Corbulone. Le motivazioni che portarono alla congiura furono per lo più rancori personali dei singoli membri verso Nerone, dovuti principalmente ai suoi eccessi o ai suoi atti crudeli, mentre molti personaggi avevano visioni politiche diverse riguardo alle sorti dellimpero anche una restaurazione della repubblica, ma alla fine si accordarono per far eleggere imperatore Pisone stesso.

I congiurati, almeno 41 persone, tra cui senatori, cavalieri, militari e letterati, miravano a uccidere limperatore Nerone. Nel 65 il gruppo si riunì a Baia, nella villa di Pisone, e lì stabilirono che, durante i giochi dedicati a Nerone al Circo Massimo, il console designato Plauzio Laterano si sarebbe dovuto gettare ai piedi dellimperatore da supplice, accoltellandolo durante lazione; gli altri complici sarebbero intervenuti in seguito, in modo che avvenisse unesecuzione plateale, al pari dei grandi spettacoli popolari che lo stesso Nerone era uso organizzare.

Morto lImperatore, Gaio Calpurnio Pisone sarebbe stato proclamato nuovo princeps dalla Guardia pretoriana, grazie allappoggio di Fenio Rufo forse il vero capo della congiura, allora Prefetto del pretorio congiuntamente a Tigellino, del tribuno militare Subrio Flavio e del centurione Sulpicio Aspro. Grazie ad alcune delazioni la congiura fu scoperta e furono attuate dure repressioni.

                                     

2.7. Biografia Viaggio in Grecia: leliminazione del governo provinciale

Nel 67, limperatore viaggiò fra le isole della Grecia, a bordo di una lussuosa galea sulla quale divertiva gli ospiti fra questi anche tutti gli stupefatti notabili delle città visitate, compresa Atene con prestazioni artistiche, mentre a Roma Ninfidio Sabino collega di Tigellino, che aveva preso il posto dei congiurati pisoniani andava procurandosi il consenso di pretoriani e senatori, partecipando anche ai giochi olimpici. Proprio alle Olimpiadi fu protagonista di una vittoria falsata: mentre partecipava alla corsa dei carri venne sbalzato fuori dal cocchio e rimase indietro; tuttavia gli avversari, probabilmente per paura di ripercussioni future, fecero fermare i cavalli per permettere allimperatore di rialzarsi, lasciandogli poi vincere la gara.

Prima di lasciare la Grecia, diede nuovamente prova della sua predilezione per la cultura ellenica, annunciando personalmente - ponendosi al centro dello stadio dIstmia, presso Corinto, prima della celebrazione dei giochi panellenici - la decisione di restituire la libertà alle polis, eliminando il governo provinciale di Roma, un fatto che provocò nuovi malumori dei nobili, soprattutto per la perdita dei tributi:

                                     

2.8. Biografia Politica estera

Nerone era poco interessato alle campagne militari: se ne occupò lo stretto necessario prese parte solo ad una spedizione in Armenia, e non fu mai molto popolare nei ranghi dellesercito. Sotto Nerone, lImperatore Partico Vologese I pose sul trono del regno dArmenia il proprio fratello Tiridate, sul finire del 54. Questo avvenimento convinse Nerone che fosse necessario avviare preparativi di guerra in vista di unimminente campagna.

Domizio Corbulone fu inviato a sedare le continue scaramucce tra le popolazioni locali e sparuti gruppi di romani. In realtà non vi fu una vera guerra fino al 58 d.C. Dopo la conquista di Artaxata nel 58 e della città di Tigranocerta nel 59, pose sul trono dei parti re Tigrane VI, nel 60. Vologese, in preda allira, pretendendo che il trono fosse restituito a suo fratello, mosse guerra ai romani, i quali però riuscirono a prevalere ottenendo nel 66 la sottomissione di Tiridate come re cliente. Si spense così lultimo focolaio di guerra nellImpero e Nerone poté fregiarsi del titolo di Imperator Pacator invitando a Roma il re Tiridate I.

Inaugurò, nel contempo, solenni festeggiamenti per la ricorrenza del trecentesimo anniversario della prima chiusura delle porte del tempio di Giano Gemino 236 a.C. per celebrare la "pace ecumenica" raggiunta, volendo emulare Alessandro Magno, e, ancora, per far dimenticare al popolo il disastroso incendio della città del mese di luglio. Per le ingenti spese sostenute, Nerone attuò riforma del conio ed emise una nuova moneta sulla quale, nel dritto, appare la sua figura con il capo incoronato e laspetto fiero con la scritta: "IMP NERO CAESAR AVG GERM" e, sul rovescio, il tempio di Giano "a porte chiuse" con la scritta: "PACE P R UBIQ PARTA IANVM CLVSIT - S C -" senatus consulto.

Per la prima volta, dunque, a Roma un comandante si fregiò del titolo ufficiale di Imperatore. Il re Tiridate, timoroso del mare, arrivò a Roma dopo un viaggio durato ben otto mesi nellinverno del 65 e nella primavera del 66 furono ripetuti i festeggiamenti alla presenza del popolo e dellesercito. Nerone tolse la tiara dal capo di Tiridate, incoronandolo Re con un diadema e facendolo sedere alla sua destra. Nel corso del suo principato continuò la conquista della Britannia, anche se negli anni 60-61 fu interrotta da una rivolta capeggiata da Budicca, la regina della tribù degli Iceni. Infine, nonostante in patria fosse tollerante con gli ebrei ortodossi, su richiesta della filosemita Poppea inviò Vespasiano, che laveva seguito nel viaggio in Grecia e con cui aveva avuto malumori, e il figlio di questi, Tito, a sedare le prime rivolte ebraiche nazionaliste in Giudea, convinto che solo lui ne avesse le capacità.



                                     

2.9. Biografia Politica sociale e opere pubbliche

Limperatore Claudio fu il primo a far costruire un nuovo porto a circa 4 km o 2.5 miglia a nord di Ostia, detto appunto Portus, su di unarea di circa 70 ettari, dotato di due lunghi moli aggettanti sul mar Tirreno, con unisola artificiale ed un faro. La costruzione di questo faro si attuò con il riempimento di una grossa nave che aveva trasportato dallEgitto un grande obelisco utilizzato per decorare il circo vaticano. Fu portato a termine dal figlio adottivo, Nerone, il quale ne celebrò la fine dei lavori con la monetazione. Nerone diede il nome di Portus Augusti al nuovo porto.

Fu fatto costruire un arco trionfale in onore dellimperatore Nerone, decretato dal Senato nel 58, in occasione della vittoria contro i Parti, sebbene sia stato effettivamente costruito solo nel 62. Era collocato sulla via di accesso al Campidoglio, ma venne distrutto probabilmente poco dopo, o per la damnatio memoriae o nellincendio del colle del 69. Le raffigurazioni sulle monete lo mostrano ad un solo fornice, con colonne corinzie libere al di sopra di piedistalli sporgenti dalla facciata che sorreggevano statue e una ricca decorazione scultorea.

Nel 64, sotto il suo regno, uno spaventoso incendio quasi rase al suolo lintera città, distruggendo interamente tre delle zone augustee e danneggiandone gravemente sette, lasciandone integre solo quattro. Per favorire unordinata ricostruzione e impedire il diffondersi di nuovi incendi, venne emanato un nuovo piano regolatore, attuato però solo in parte, come riporta Tacito, tramite la realizzazione di strade più larghe, affiancate da portici, senza pareti in comune tra gli edifici, di altezza limitata e con un uso quasi bandito di materiali infiammabili, sostituiti da pietra e mattoni. Approfittando della distruzione Nerone costruì la sua Domus Aurea, che occupò gli spazi compresi tra Celio, Esquilino Oppio e Palatino con unenorme villa, segno tangibile delle mire autocratiche dellimperatore. Le enormi spese per la ricostruzione della città e della dimora imperiale causarono il quasi fallimento dello Stato a cui limperatore cercò di rimediare ricorrendo tra laltro a strumenti spregiudicati quali imporre alle più ricche famiglie romane la redazione di un testamento che nominasse lo Stato quale unico erede del patrimonio familiare e che veniva reso subito esecutivo con il suicidio forzato dei possidenti. "Di Nerone si diceva che, condannando a morte sei individui, fece sua mezza Africa." Altri edifici pubblici neroniani furono il mercato del Celio Macellum Magnum le Terme di Nerone del Campo Marzio, la cui pianta regolare e simmetrica fece da modello per tutti gli edifici termali futuri, inaugurando la tipologia di terme "imperiali". Si ipotizza anche una ricostruzione dopo il grande incendio del 64, contemporaneamente allo spostamento e ingrandimento della casa delle Vestali: il tempio venne infatti rappresentato in monete dellepoca di Nerone e dei successivi imperatori Flavi. E ancora a Nerone si deve:

  • Il canale dal lago Averno a Roma, lungo 160 miglia 237 km, ancora più mastodontico di quello di Corinto assorbì risorse umane e economiche immense e non fu mai completato a causa degli infiniti problemi tecnici e logistici.
  • il taglio dellistmo di Corinto e un canale lungo la costa dallAverno a Roma. La prima opera, già tentata dal tiranno Periandro, dal Re di Macedonia Demetrio I Poliorcete, da Giulio Cesare e da Caligola sembrava non portare fortuna a chi la intraprendeva, tutti morti in modo violento. Gli scavi furono segnati da episodi nefasti e si interruppero con la morte dellideatore.

Furono importanti anche le riforme in favore del popolo, come quella monetaria, e la distribuzione di generi alimentari, le elargizioni di denaro togliendo fondi per lorganizzazione di giochi del circo ai governatori provinciali. Riguardo alla riforma monetaria di Nerone, laureo, secondo quanto afferma Plinio il Vecchio:

fu deprezzato, passando nel tempo, poco a poco, da un peso teorico di 1/40 di libbra epoca di Cesare a 1/45 sotto Nerone, con una svalutazione dell11%. Il denario che, sotto Cesare ed Augusto, aveva un peso teorico di circa 1/84 di libbra, ridotto da Tiberio ad 1/85, fu svalutato da Nerone fino ad 1/96 pari ad una riduzione del peso della lega del 12.5%. Contemporaneamente, oltre alla riduzione del suo peso, vi era anche una riduzione del suo titolo % di argento presente nella lega, che passò dal 97-98% al 93.5% per una riduzione complessiva del solo argento del 16.5% ca.

In sostanza il sistema che si andava così creando sui metalli "nobili" oro e argento, andava a vantaggio di questultimo. Secondo il Mazzarino, Nerone voleva così favorire gli strati sociali medio-bassi come equites e liberti, che insieme al popolo costituivano la sua principale fonte di consenso. Secondo Plinio il Vecchio, invece, il prezzo delloro sarebbe sceso a vantaggio di quello dellargento, grazie alla scoperta di una miniera doro in Dalmazia che produceva ben 18.250 libbre del prezioso metallo allanno, pari a quelle presenti nella Spagna romana.

                                     

2.10. Biografia Presunta conversione allebraismo

Secondo la tradizione ebraica Nerone fece un viaggio a Gerusalemme e lì si convertì allebraismo. Comunque nessuna fonte antica romana riporta questo fatto.

                                     

2.11. Biografia Caduta, morte e sepoltura

Nel frattempo, Gaio Giulio Vindice, governatore della Gallia Lugdunense, si ribellò dopo il ritorno dellimperatore a Roma, e questo spinse Nerone ad una nuova ondata repressiva: fra gli altri ordinò il suicidio al generale Servio Sulpicio Galba, allora governatore nelle province ispaniche: questi, privo di alternative e non intenzionato ad eseguire lordine, col sostegno del suo esercito, dichiarò la sua fedeltà al Senato ed al popolo romano, non riconoscendo più lautorità di Nerone.

Si ribellò quindi anche Lucio Clodio Macero, comandante della III legione Augusta in Africa, bloccando la fornitura di grano per la città di Roma. Nimfidio corruppe i pretoriani, che si ribellarono a loro volta a Nerone, con la promessa di somme di denaro da parte di Galba. Infine il Senato lo depose ufficialmente e Nerone fuggì dal suo palazzo dove era rimasto solo e senza protezione, e si suicidò il 9 giugno 68, nella villa suburbana del liberto Faonte, pugnalandosi alla gola con laiuto del suo segretario Epafrodito. Prima di morire, secondo Svetonio, pronunciò la frase "Qualis artifex pereo!" "Quale artista muore con me!".

Il senato decretò per lui la damnatio memoriae ma permise comunque le esequie private, alla presenza di pochi fedelissimi rimasti, tra i quali lex amante e concubina Claudia Atte, liberta della famiglia dellimperatore, le sue due nutrici Egloge e Alessandria. Il corpo di Nerone fu cremato, avvolto nelle coperte bianche intessute doro da lui usate alle ultime Calende di gennaio, le sue ceneri deposte in unurna di porfido sormontata da un altare di marmo lunense, nel mausoleo della famiglia paterna. Il luogo di sepoltura era il Sepolcro dei Domizi lungo la via Flaminia, sotto lattuale basilica di Santa Maria del Popolo, ai piedi del colle Pincio.

Nel XII secolo, Papa Pasquale II 1099 – 1118, superstizioso e suggestionato dai corvi che volteggiavano sul noce vicino al sepolcro, convinto di vedere in Nerone l’Anticristo descritto dalle profezie, ne fece disperdere le ceneri; in seguito, davanti alle proteste dei romani, fece diffondere la notizia di aver fatto trasferire i resti all’interno di un sarcofago lungo la Via Cassia in una zona che, da allora, prese il nome di" Tomba di Nerone”.

La plebe, favorita da Nerone, rimase in balia dellaristocrazia fondiaria, dei ricchi finanzieri e dei militari, al punto che molti cittadini indigenti sperarono che Nerone non fosse morto e fosse fuggito lontano da Roma: nacquero delle leggende sul suo prossimo ritorno come difensore del popolo e dei poveri ad esempio anche limperatore Otone fu acclamato come Nerone redivivo.

Ecco le parole di Svetonio, che pure gli era ostile, sulla morte di Nerone:

Con la sua morte terminò la dinastia giulio-claudia.

                                     

2.12. Biografia Successione

Non essendoci più discendenti di Cesare, Augusto e Tiberio, né parenti stretti di Nerone, si accese la lotta per la successione. Il Senato, con lappoggio dei pretoriani, nominò Galba, lanziano generale che aveva guidato la rivolta, come nuovo imperatore. Lanno successivo fu però deposto e ucciso in una congiura militare, che portò al potere Otone, ex marito di Poppea e amico dellimperatore defunto, che tentò ulteriormente di accreditarsi come il vero erede di Nerone cercando di sposare lultima moglie di questi, Statilia Messalina, la quale rifiutò, e richiamando al palazzo imperiale numerosi cortigiani e collaboratori del precedente imperatore. Otone si suicidò dopo la sconfitta militare subita da parte del generale Vitellio, un altro pretendente. Limperatore Vitellio, infine, venne sconfitto e ucciso dalle truppe di Vespasiano, generale delle Province orientali, che divenne principe e iniziò una nuova dinastia, i Flavii.

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