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ⓘ Giuseppe Porcheddu



                                     

ⓘ Giuseppe Porcheddu

Giuseppe Porcheddu, meglio noto come Beppe Porcheddu, è stato un illustratore, ceramista e pittore italiano, maestro dellillustrazione e della grafica italiana dagli anni venti agli anni quaranta.

                                     

1. Biografia

Giuseppe Porcheddu, figlio delling. Giovanni Antonio, nasce a Torino, ove il padre ha aperto uno studio professionale per la realizzazione di conglomerati in cemento armato, con la concessione esclusiva in Italia del brevetto Hennebique. Studia inizialmente da autodidatta. Grazie alla prima "Esposizione internazionale di umorismo" in Italia, tenutasi a Rivoli nel 1911, si appassiona a nomi come Arthur Rackham e Edmund Dulac. Giovanissimo, esordisce sul Corriere dei Piccoli e sulla" Domenica dei Fanciulli”.

Dopo gli studi classici, incoraggiato dallo scultore Leonardo Bistolfi, Porcheddu frequenta i corsi di disegno nella facoltà di architettura del Politecnico di Torino. Nel 1916 viene richiamato alle armi per combattere nella prima guerra mondiale col grado di sottotenente degli Alpini. Negli ultimi giorni del conflitto, una ferita in battaglia lo rende claudicante per tutta la vita.

Al ritorno dal fronte, Porcheddu collabora come illustratore per la rivista "Il Pasquino" e, nel 1920, per le riviste "Numero", "La Lettura", "LIllustrazione del Popolo", "Il Secolo XX"; nello stesso anno entra nella sezione artistica delle Edizioni De Agostini, per la quale realizza i disegni della collana "I grandi prosatori", le tavole del romanzo "Angelo di Bontà" di Ippolito Nievo.

A partire dal 1922, Porcheddu inizia la sua attività di disegnatore di bambole, progettista di giocattoli e decoratore di ceramiche che vengono esposti nel 1929 alla mostra della produzione della fabbrica "Lenci", alla Galleria Pesaro di Milano.

Nel 1938 firma la scenografia del film Ettore Fieramosca di Alessandro Blasetti. Nel 1939 Beppe Porcheddu lascia Torino e si trasferisce a Bordighera.

È apprezzato disegnatore di fumetti: crea la serie dei "nanetti" per il" Corriere dei Piccoli” e "Lanello di Burma", da un romanzo di Renato Brunati, per il" Balilla”; collabora con la Mondadori, chiamato da Federico Pedrocchi; questultimo gli affida la sceneggiatura de "Il castello di San Velario" di Eros Belloni, che sarà pubblicato postumo, nel 1948, nella collana degli Albi dOro di Topolino, in due parti. Sempre per" Topolino” realizza anche I viaggi di Gulliver, che non vedrà mai la pubblicazione.

Il suo capolavoro è lillustrazione del "Pinocchio" di Collodi 1942. Per tale impresa Porcheddu utilizza tre soli colori, il rosso mattone, lazzurro carta da zucchero e il bianco biacca, cui aggiunge il nero. Lartista, tuttavia, ha la geniale idea di realizzare i disegni su cartoncini grigio chiaro o beige, dando una precisa valenza cromatica anche allo sfondo libero dal disegno. Nel "Pinocchio", la grafica dellartista compone in ogni singola tavola un impianto che ancor oggi appare straordinariamente moderno.

Antifascista, la sua villa ligure, villa Llo di Mare, è luogo dincontro e di cospirazione di molti antifascisti e, durante la guerra, ospita moglie e figlia di Concetto Marchesi, latinista e partigiano comunista. Nasconde clandestinamente anche due ufficiali britannici, di cui uno diverrà suo genero. Per un breve periodo, è presidente del CLN di Bordighera.

Il 27 dicembre 1947, esce di casa per un viaggio a Roma, dove si deve tenere una mostra dei suoi dipinti, e non si avranno più sue notizie. Da Bordighera aveva spedito unultima lettera alla sorella Ambrogia, ove è scritto: La vita è un continuo tradimento. I più bei sogni. restano sogno. Chissà quando ci rivedremo? ".

Ha illustrato oltre cinquanta volumi; si è cimentato nella cartellonistica, nella pubblicità, nellincisione, nella decorazione di coloratissime scatole di biscotti, di modelli per arredamento, di stoffe originalissime.

                                     

2. Influenze: il filone del deforme e il revival medievale

Porcheddu privilegia gli aspetti più macabri e grotteschi degli artisti a cui si ispira. La caratteristica ricorrente nelle prove giovanili sono i soggetti di natura mitologica e fantastica, concentrandosi in particolare sulle figure di sirene, di sauri, del dio Dioniso, i cui tratti taglienti modellano nasi adunchi ed espressioni maligne, verosimilmente influenzato dal filone del deforme di ascendenza nordica.

Fin dalla sua prima produzione, accanto allattitudine al grottesco, Porcheddu mostra una naturale inclinazione per quello che Massimo Oldoni definisce trinomio perfetto di simboli d’un mondo quello medievale che si è espresso per metafore come nessunaltra civiltà precedente ": la fortezza/abbazia, la foresta e il cavaliere.

Soldati rinchiusi in ricche armature sul dorso di eleganti destrieri costellano la produzione di Porcheddu a partire dalla giovinezza e lungo tutta la sua attività, attraverso i diversi linguaggi in cui essa si esplica. Liconografia di san Giorgio e il drago, che puntualmente appare in disegni per ex libris, inviti e biglietti augurali, è emblema della passione dellautore per il mondo medievale.

                                     

3. Libri illustrati

  • Gian Bistolfi, Un po di destino, Torino, Alberto Giani, 1927;
  • Ugolino Luigi, Guerrino di Castelmaus, Como, Noseda, 1945;
  • Emilio Salgari, Lindiana dei monti neri, Torino, Paravia, 1944;
  • Gian Bistolfi, Racconti così, Milano, Garzanti, 1927;
  • Michel Michele, Ragazzo Celebre, Como, Noseda, 1945;
  • E. Bruno, Passeggiate storiche torinesi, Torino, Frassinelli, 1939;
  • A. Jandolo, Torri del Lazio, Milano, Ceschina, 1941;
  • Emilio Salgari, I ribelli della montagna, Torino, Paravia, 1943;
  • Eva Osta, La storia dei dieci leprottini, Trieste, La Editoriale Libraria, s.d.;
  • Rudolf Erich Raspe, Le avventure del barone di Munchausen, Torino, Paravia, 1934;
  • Arnaldo Cipolla, Il cuore dei continenti, Milano, Mondadori, 1926;
  • Alphonse Daudet, Tartarino di Tarascona, Milano, De Agostini, 1928;
  • Emilio Salgari, I ribelli della montagna, Torino, Paravia, 1941;
  • Ippolito Nievo, Angelo di Bontà, Milano, De Agostini, 1929;
  • Diorama, Il fanciullo che vola, Milano, Vallardi, 1933;
  • Edward Bulwer-Lytton, Gli ultimi giorni di Pompei, Torino, SEI, 1934;
  • E. G. Wells, La sirena, Milano, De Agostini, 1929;
  • Eva Osta, Filastrocca, Torino, Editrice libraria italiana, 1938;
  • Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, Torino, Paravia, 1942;
  • Gustave Flaubert, Le tentazioni di SantAntonio, Torino, Ramella, 1946;
  • Ugo Ghiron, I piccoli canti, poesie per fanciulli, Torino, Paravia, 1921;
  • Giuseppe Zucca, Sentieri sotto le stelle voll. I, II, III, Torino, SEI, 1940-41;
  • Alda Bersanetti, Avventura nella Russia Bolscevica, Torino, SEI, 1942
  • Lev Tolstoj, La felicità domestica, Milano, De Agostini, 1928;
  • Joseph Bédier, Il romanzo di Tristano e Isotta, Milano, De Agostini, 1929;
  • Prosper Mérimée, Colomba, Milano, De Agostini, 1928;
  • Demòn De La Barca, I signori dellinfinito, Torino, Paravia, 1923;
  • Augusto Rostagni, Romanità perenne: antologia latina per la scuola Media, Milano - Verona, Mondadori, 1941;
  • Gigi Raimondo, Le visioni di Accipicchio, Torino, Paravia, 1921;
  • A. Cipolla, Balilla regale, Milano," Est”, 1935;
  • Rosario Magri, La Bella addormentata, Torino, SEI, 1951;
  • G. F. Cooper, Il bravo di Venezia, Torino, SEI, 1948;
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