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ⓘ Fenomenologia dello spirito



Fenomenologia dello spirito
                                     

ⓘ Fenomenologia dello spirito

La Fenomenologia dello spirito è unopera filosofica di Hegel, pubblicata per la prima volta nel 1807 dove si descrive il percorso che ogni individuo deve compiere, partendo dalla sua coscienza, per identificare le manifestazioni attraverso le quali lo spirito si innalza dalle forme più semplici di conoscenza a quelle più generali fino al sapere assoluto.

                                     

1. Storia e genesi dellopera

Nel momento in cui Hegel a Jena stava concludendo la stesura della Fenomenologia dello Spirito infuriavano gli scontri tra le truppe napoleoniche e i prussiani. Come lui stesso scrive a Niethammer il 13 ottobre 1806: "Ho visto lImperatore, questanima del mondo, uscire dalla città per andare in ricognizione. È una sensazione meravigliosa vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, si irradia sul mondo e lo domina". In quel momento Napoleone Bonaparte concentra in sé la storia del mondo e in lui batte il cuore pulsante dello Spirito. Ma proprio per i risvolti turbolenti del suo momento storico Hegel é inquieto e si affretta a concludere il suo libro. Sarà solo nellanno successivo che scriverà la prefazione allopera, che sorprendentemente si rivela quasi più densa di contenuto rispetto al corpo principale della Fenomenologia.

                                     

2. Analisi dellopera

Hegel sviluppa il tema della risoluzione del finito nellinfinito nella Fenomenologia dello Spirito intesa come approccio alla filosofia che inizia con lesplorazione dei "fenomeni" che si presentano a noi nellesperienza conscia come mezzo per cogliere lo Spirito Assoluto che è dietro il fenomeno. Nel caso della fenomenologia hegeliana si parla dunque di "fenomenologia dialettica". La fenomenologia, come scienza dellesperienza della coscienza, è la storia romanzata dello Spirito Geist che "attraverso erramenti, contrasti e quindi infelicità e dolore, esce dalla sua individualità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione.", a partire cioè dalla forme più semplici della coscienza individuale, perviene gradualmente, ma progressivamente al sapere assoluto.

Il compito e la funzione della Fenomenologia consistono nel condurre la coscienza naturale e finita al punto di vista della scienza filosofica, ovvero al sapere assoluto absolutes Wissen, ovvero dal conoscere finito al conoscere infinito; detto altrimenti, la Fenomenologia mostra il passaggio dallopposizione ed estraneità del soggetto rispetto alloggettività della coscienza finita, al riconoscimento da parte della coscienza di essere in identità e unità con la realtà.

Il percorso della coscienza esposto nella Fenomenologia intende presentarsi come un movimento dialettico immanente alla coscienza, e non come qualcosa di imposto arbitrariamente dallesterno; in virtù di questa necessità interna la coscienza stessa riconosce, volta per volta, linadeguatezza del proprio punto di vista. La Fenomenologia, dunque, rappresenta lesperienza che la coscienza fa di sé e del proprio oggetto.

                                     

2.1. Analisi dellopera La struttura generale

Larticolazione interna della Fenomenologia è molto complessa, dal momento che Hegel stesso ha fornito due diversi modi per dividere lopera, che si presentano assieme nella versione definitiva. Nello specifico, è possibile articolare lopera come un susseguirsi di figure contrassegnate dal numero romano, che però a gruppi o singolarmente fanno riferimento a momenti, ovvero a dei particolari modi in cui si configura il rapporto della coscienza con il suo oggetto.

I principali momenti dello sviluppo fenomenologico sono, dunque, tre ovvero quelli contrassegnati dalle lettere A, B e C: il primo è quello della coscienza, contraddistinto da una opposizione fra soggetto e oggetto, e dalla convinzione del soggetto che la verità sia fuori del soggetto, nella oggettività; il secondo è quello dellautocoscienza, caratterizzato da una forte fiducia nella soggettività a discapito delloggettività, dalla convinzione che il criterio della verità si trova nellio e non nelle cose; per il terzo, invece, Hegel non ha un nome vero e proprio e si limita a indicare soltanto una somiglianza fra le diverse figure comprese in esso, che consiste nel superamento dellopposizione fra soggetto e oggetto, e dal riconoscimento dellio di essere ogni realtà, posizione che si articola in gradi diversi dalla ragione fino al sapere assoluto.



                                     

2.2. Analisi dellopera La Coscienza

Il momento da cui inizia la consapevolezza di sé coscienza è rappresentato dallincontro dellindividuo con loggetto. È attraverso il confronto sensibile con gli oggetti che ci rendiamo conto della nostra esistenza. Lincontro con loggetto si sviluppa attraverso tre fasi:

  • certezza sensibile: si è certi che esista loggetto rivelato dai sensi, in un dato luogo e in un certo momento. Cambiando infatti il momento percettivo, delloggetto permangono invariati il questo ovvero loggetto stesso, il qui il luogo in cui esso si trova e l ora il momento in cui i sensi lo rivelano. Nasce però la difficoltà di capire come riportare la certezza sensibile di tale oggetto a tutti gli altri oggetti che si presentano nella loro diversità sensibile.
  • percezione sensibile: in questa fase lattenzione si volge a fare in modo che le diverse proprietà degli oggetti possano essere riportate ad un unico punto di riferimento che permetta di avere una visione unitaria della realtà. La soluzione sembra essere quella di riportare tutta la varietà delle qualità sensibili a un punto fisso di riferimento: il sostrato, la sostanza presente in tutte le cose allo stesso modo. Ma la ricerca travagliata della sostanza ha dimostrato che luomo non riesce a coglierla.
  • intelletto: visto che non siamo in grado di conoscere questo sostrato sul quale ineriscono le qualità dobbiamo pensare che lunità non stia nelloggetto, ma nel soggetto che unifica le sensazioni tramite lintelletto. La consistenza fenomenica della realtà viene superata non ricercandola nella sostanza ma riportandola alla funzione dellintelletto.

A questo punto la coscienza ha interiorizzato loggetto in se stessa ed è diventata coscienza di sé, ovvero autocoscienza che non ha più bisogno di riferirsi agli oggetti per avere coscienza di sé, ha capito che la certezza della propria esistenza è data dalla sua attività intellettuale.

                                     

2.3. Analisi dellopera L Autocoscienza

Lautocoscienza non ha più in Hegel il significato di essere coscienti di sé, che aveva avuto sinora, ma acquista un valore sociale e politico. Lautocoscienza si raggiunge infatti solo se riusciamo a confrontare la nostra particolare esistenza con quella degli altri. Il riconoscimento delle altre autocoscienze non avviene, come si potrebbe pensare e come in effetti Hegel aveva inizialmente sostenuto nella fase giovanile vedi: Pensiero di Hegel, attraverso lamore, bensì attraverso la lotta, lo scontro per cui, addirittura, alcuni individui arrivano a sfidare la morte per potersi affermare su quelli che hanno paura e finiscono per subordinarsi ai primi. È questo il rapporto fenomenologico di "servo-padrone" che si esplica nella dialettica della figura signoria-servitù.

                                     

2.4. Analisi dellopera Il rapporto "signoria e servitù"

Il signore, nel rischiare la propria vita pur di affermare la propria indipendenza, ha raggiunto il suo scopo, e si eleva su quello che è divenuto il suo servo poiché ha preferito la perdita della propria indipendenza pur di avere salva la vita. Anche il servo però diventa importante per il signore poiché dal lavoro di quello dipende il suo stesso mantenimento in vita. Il servo, lavorando, dà al padrone ciò di cui ha bisogno. Il padrone non riesce più a fare a meno del servo. Dunque la subordinazione si rovescia. Il padrone diviene servo poiché è strettamente legato al lavoro del servo, e il servo diviene padrone con la sua attività produttiva del padrone.

Da notare che non vanno perduti i ruoli originari, ma se ne aggiunge ad entrambi uno nuovo, lopposto. Il passato di servo e padrone non viene eliminato del tutto ma in ognuno è in parte tolto e nello stesso tempo conservato il ruolo originario. È il classico rapporto di Aufheben o Aufhebung "togliere e conservare" che si stabilisce tra i vari momenti dello sviluppo dialettico che nella dialettica del servo sono

  • servizio,
  • lavoro indipendenza.
  • paura della morte,

Inoltre, il lavoro forma, poiché il servo, in ciò che produce, mette tutto se stesso e non solo la sua forza materiale, mentre il padrone si limita ad utilizzare gli oggetti prodotti. Poiché le cose non sono di sua proprietà, il servo riesce a dominare i propri desideri: dunque, attraverso il lavoro, lautocoscienza acquisisce anche la dignità.



                                     

2.5. Analisi dellopera Stoicismo e scetticismo

Il raggiungimento dellindipendenza, ultimo dei tre momenti della dialettica servo-padrone, coincide con lo stoicismo, ossia quella visione del saggio che ritiene di poter fare a meno delle cose e quindi si sente al di sopra della natura raggiungendo così lautosufficienza. Tuttavia, in questo modo lo stoico sillude di eliminare la realtà che continua invece a sussistere e ad influenzare la sua vita.

Chi invece riesce ad ignorare totalmente la realtà è lo scettico. Tuttavia lo scetticismo si contraddice, poiché da un lato lo scettico dubita della realtà e dichiara che tutto è vano e incerto, mentre dallaltro vorrebbe poter sostenere qualcosa di reale e vero. Questa scissione tra luno e il Tutto, tra lindividuo e la totalità del mondo, si ripropone nella figura della coscienza infelice religiosa tra il soggetto e la totalità di Dio.

                                     

2.6. Analisi dellopera La coscienza infelice

La scissione tra la coscienza mutevole dellindividuo e quella immutabile di Dio diventa esplicita in quella spaccatura che luomo avverte fra se stesso e Dio. Questa scissione appare evidente nellebraismo, dove il Dio è visto come un essere totalmente trascendente, padrone della vita e della morte: vi sarebbe dunque un rapporto di signoria-servitù fra Dio e luomo.cfr. Pensiero di Hegel: il periodo di Jena.

In un secondo momento, con il Cristianesimo medioevale, questa scissione sembra sanarsi quando Dio si assimila alluomo incarnandosi.

Tuttavia, nulla viene veramente risolto: Cristo, da un lato, con la propria resurrezione, ritorna ad allontanarsi dalluomo, superando la sua stessa incarnazione e, per altro verso, essendo Cristo vissuto storicamente in tempi anteriori, i molti che gli sono succeduti non hanno potuto assistere al miracolo dellincarnazione di un Dio che ormai è separato dalla storia e lontano dai credenti.

Pertanto la scissione è tuttaltro che risolta, e la coscienza, sentendosi ancora separata dallAssoluto, permane nellinfelicità.

Le manifestazioni dellinfelicità della coscienza delluomo cristiano-medievale sono tre:

  • Le opere di bene, attraverso cui luomo spera di congiungersi con Dio. Tuttavia, egli ritiene che le sue forze le sue opere siano dono di Dio. È unulteriore mortificante riconoscimento della sua dipendenza e separazione da Dio.
  • la devozione, con cui luomo si mortifica ed umilia riconoscendo Tutto in Dio e Niente in sé. Inoltre, la devozione è solo sentimentalismo, sentimento, che per Hegel non porta allinfinito;
  • La mortificazione di sé e del proprio corpo con le pratiche ascetiche. È il punto più basso, il fondo dellinfelicità.

La presa di coscienza del proprio valore, dopo aver toccato il punto più basso con la mortificazione di sé nei confronti della divinità, avviene nel Rinascimento, quando luomo riprende coscienza della propria forza ed inizia il cammino per raggiungere lAssoluto.

                                     

2.7. Analisi dellopera Ragione osservativa

Nel Rinascimento luomo riacquista la ragione che gli indica come sia inutile la ricerca di un Dio trascendente mentre questo è vivo e presente nella natura stessa. Nasce così la pretesa della scienza di conquistare lAssoluto tramite losservazione scientifica della realtà. Ma la descrizione che la scienza fa del mondo non vuol dire impossessarsi del mondo tramite la legge e lesperimento. Ancora una volta la totalità sfugge al potere delluomo.

                                     

2.8. Analisi dellopera Ragione attiva

Allora dalla ragione osservativa si passa a quella attiva, alla descrizione del mondo si sostituisce lazione sul mondo, la volontà di usarlo e goderne. Ma tale intento fallisce come testimoniano le tre figure della ragione attiva:

  • cavaliere della virtù simboleggiato da Robespierre: lindividuo prenderà come sua guida "la virtù", ossia un agire in grado di procedere oltre limmediatezza del sentimento e delle inclinazioni soggettive. Ma il contrasto tra la virtù, il bene concepito astrattamente, e la realtà del mondo, si concluderà con la sconfitta del cavaliere della virtù ".
  • "il piacere e la necessità": lindividuo deluso dalla scienza e dalla ricerca naturalistica si getta nella vita alla ricerca del proprio godimento. Ma ogni piacere, sebbene soddisfatto, continua a lasciare un retrogusto amaro in bocca accompagnato da un senso di insoddisfazione esempio di questa fase è il "Faust" di Goethe.
  • "legge del cuore e il delirio della presunzione": lindividuo non essendo riuscito a realizzare se stesso attraverso il piacere, tenta presuntuosamente di migliorare il mondo attraverso la volontà generale e cercherà allora di opporsi al corso ostile del mondo appellandosi al sentimento e cercando la felicità degli altri emblema di questa fase è Rousseau; ma la Ragione, in disaccordo con la sfera individuale, fallirà nella sua pretesa di incarnare la Virtù.


                                     

2.9. Analisi dellopera Individualità in sé e per sé

In questa fase sintetica dello sviluppo dialettico della ragione Hegel mostra come lindividualità, pur mirando a raggiungere la propria realizzazione, rimane tuttavia astratta e inadeguata. Per mostrarlo egli si serve ancora delle "figure":

  • La figura della "ragione legislatrice": lautocoscienza avvertendo linganno, cerca in se stessa delle leggi che valgano per tutti. Tuttavia tali leggi che pretendono dessere universali in effetti nascono dalla propria volontà individuale.
  • La prima figura è quella che Hegel denomina "il regno animale dello spirito": agli sforzi e alle ambizioni di una virtù che dovrebbe realizzare il bene di tutti ma che fallisce, succede latteggiamento dellonesta dedizione ai propri compiti particolari. Ma cè un inganno. Lindividuo tende a spacciare la sua opera come il dovere morale stesso, mentre essa esprime soltanto il proprio interesse personale. Non esiste vera morale se non è universale.
  • Infine la figura della "ragione esaminatrice delle leggi": lautocoscienza cerca delle leggi assolutamente valide che simpongano a tutti nessuno escluso. Ma così facendo lindividuo si deve porre al di sopra delle leggi stesse, riducendone quindi la validità e lincondizionatezza.

Con tutte queste figure Hegel vuole dirci che se ci si pone dal punto di vista dellindividuo si è inevitabilmente costretti a non raggiungere mai luniversalità. Questultima si trova soltanto nella fase dello "Spirito".

                                     

2.10. Analisi dellopera Lo Spirito

La ragione, finora presentata da Hegel come facoltà della mente umana, si estende ora nella vita dei popoli, e dunque diventa Spirito. Lo Spirito per Hegel non è lentità trascendente coincidente con il divino, né laspetto psicologico o mentale delluomo ma rappresenta, molto più concretamente, i valori della cultura e delle istituzioni, cioè di tutto ciò che nasce dalle relazioni tra gli uomini nella società e nella storia.

Nella storia dello spirito questo assume nel mondo greco antico la forma dell eticità dove la vita dellindividuo coincide con quella della sua comunità, con quella della polis. Successivamente lo spirito si manifesta nella cultura di cui la massima realizzazione è stata quella dell Illuminismo età nella quale il pensiero va oltre quanto gli presenta la realtà naturale e agendo come intelletto adotta il metodo analitico. Occorre tuttavia stare attenti a non estremizzare luso della ragione che può divenire strumento di violenza e distruzione comè accaduto con il Terrore nella Rivoluzione francese.

Si arriva infine alla terza forma dello spirito rappresentata dallanima bella che realizza una vera e propria rivoluzione morale poiché è capace di armonizzare il suo comportamento istintivo con i dettami della legge, inserendo il suo agire particolare nellambito delluniversale. Tuttavia nel mantenere la sua purezza originaria lanima bella vive distaccata dal mondo reale.

                                     

2.11. Analisi dellopera La Religione

Nello stadio della Religione lo spirito ritrova se stesso recuperando quelloggettività persa nella trascendenza. Lo spirito recupera la sua unità con lAssoluto, con Dio manifestandosi in tre figure:

  • la religione rivelata, il cristianesimo che è stato capace di superare il suo simbolismo esteriore nei principi teologici della Trinità, della lotta tra il bene e il male, nellincarnazione.
  • la religione naturale dove il divino compare negli elementi naturali come la luce, le piante o gli animali;
  • la religione artistica, quella praticata dallantico popolo greco e romano che rappresentano Dio nelle opere darte;
                                     

2.12. Analisi dellopera Il Sapere assoluto

Il Sapere assoluto come "concetto concreto" è lapprodo della Fenomenologia dello spirito. Il sapere assoluto è ormai libero ab solutus da ogni legame con le rappresentazioni sensibili, che ormai non lo appesantiscono più inficiando la sua purezza: egli ha tolto tutte le figure precedenti, tolte perché finite, ma le ha conservate Aufhebung perché sono tappe verso il sapere assoluto. Io = Io ora vuol dire che il soggetto non è altro che "identità dell’identità e della non-identità" ; il soggetto cioè ingloba in sé l’oggetto e lo conosce completamente senza separarlo da sé. Le esperienze passate non sono state inutili, ma anzi, essenziali, e in ognuna di esse c’erà già il Sapere Assoluto, ma la coscienza finita, nella sua presunzione e nella sua immediatezza, non se n’era accorta. Il percorso della fenomenologia è quindi giunto alla scienza.

                                     

3. Prefazione della Fenomenologia dello spirito

Lopera è preceduta da una lunga Prefazione e da una più breve Introduzione. Nella Prefazione, che in realtà era pensata come prefazione allintero sistema e non esclusivamente alla Fenomenologia, Hegel presenta alcune delle più note formulazioni delle sue posizioni filosofiche: la concezione della verità come intero che comprende fine e attuazione del fine; la nozione di auto-movimento del concetto o dialettica; la critica al metodo in filosofia e al formalismo matematico; la critica alla forma logica del giudizio e la nozione di "proposizione speculativa"; e infine la celebre concezione dellassoluto come soggetto e non semplicemente sostanza le relative critiche a Spinoza, Fichte, Schelling e i romantici.

                                     

3.1. Prefazione della Fenomenologia dello spirito Critica al formalismo matematico

Un aspetto particolare del pensiero hegeliano trattato nella prima parte della Fenomenologia è la critica al formalismo matematico.

"Se lo sviluppo non consiste in altro che la ripetizione della medesima formula, lidea, per sé indubbiamente vera, nel fatto non va al di là del proprio cominciamento;. come Soggetto essa è la pura negatività semplice, ed è, proprio per ciò, la scissione del semplice in due parti o la duplicazione opponente; questa, a sua volta, è la negazione di questa diversità indifferente e della sua opposizione; soltanto questa ricostituentesi eguaglianza e la riflessione entro lesser-altro in sé stesso- non ununità originaria come tale, né ununità immediata come tale è il vero. Il vero è il divenire di sé stesso, il circolo che presuppone e ha allinizio la propria fine come fine, e che solo mediante lattuazione e la propria fine è effettuale".

La sintesi si crea nel tempo - non è ununità originaria che poi si manifesta - e si attua in modo mediato. Un circolo ha la proprietà di avere la fine uguale allinizio della vita di un soggetto/oggetto. Ciò si verifica nel tempo in due modi:

  • la fine e linizio appaiono uguali in momenti diversi, per cui loggetto ha le stesse qualità allinizio e alla fine del suo divenire;
  • linizio e la fine sono solamente nello stesso istante, al termine del mutare delloggetto o soggetto: linizio è la causa che avvia il mutare delloggetto, e non è diversa ed esterna da questo.

È una causa finale, per cui fin dallinizio il mutare delloggetto è finalizzato a ciò che sarà alla fine, la fine è il fine. Linizio è una causa finale, che si realizza solo al termine della sua vita, quando anche leffetto desiderato si manifesta.

Loggetto è vero solo se:

  • è divenuto secondo un percorso unico e necessario, assumendo una sequenza inevitabile di tappe, figure, determinazioni.
  • è alla fine della sua vita;

Perciò, quanto più loggetto diviene tanto più è vero, mentre si avvicina al grado massimo di verità, nel momento di sintesi, quando cessa di mutare. Parlando della verità matematica, affermerà che le conclusioni di un teorema sono vere, ma non sono la verità delloggetto, perché la dimostrazione non identifica loggetto il cui divenire si attua nella dimostrazione della proposizione.

                                     

3.2. Prefazione della Fenomenologia dello spirito Lautocausazione

Quando la fine è uguale allinizio, la causa coincide con leffetto e si parla di autocausazione. Lautocausazione può realizzarsi nei due modi detti prima, parlando del circolo.

Lautocausazione non è in Hegel un effetto che in un istante successivo diviene causa, e attiva un ripetersi allinfinito dello stesso divenire effetto insieme a causa materiale o formale. Lautocasauzione è da intendersi nel secondo modo, un effetto e causa finale che sono nello stesso istante, nel momento di sintesi, al termine della vita delloggetto. Loggetto è vero o pienamente vero alla fine della sua vita, nello stesso istante in cui è vera la causa finale, che perciò è una proprietà delloggetto.

                                     

3.3. Prefazione della Fenomenologia dello spirito Critica al fondazionalismo filosofico

Anche a queste parole, è riconducibile la critica che Hegel muove più avanti al fondazionalismo filosofico. Hegel critica labitudine di quei pensatori che cercano il fondamento delle proprie affermazioni oltre largomento che stanno trattando, in particolare, quando tentano di mettere alcune verità a fondamento di tutte le altre contenute nella filosofia, oppure quando cercano di porre alcuni principi veri alla base della dimostrazione dellesistenza di Dio.

La mancata esposizione del movimento dialettico delle proposizioni è causa dellincomprensibilità di molti scritti filosofici al grande pubblico e della necessità di rileggerli più volte per capirli, perché una volta la frase assume il significato del soggetto, unaltra del suo predicato o accidente.

"La dimostrazione usuale si vale di fondamenti che abbisognano ancora di una fondazione, e così allinfinito. Peraltro una tale ricerca del fondamento e della condizione appartiene a quel dimostrare da cui differisce il movimento dialettico; appartiene alla conoscenza esteriore. Il movimento dialettico ha un contenuto che è già in tutto e per tutto soggetto". Poco più avanti:

"vero è lintero. Ma lintiero è soltanto lessenza che si completa mediante il suo sviluppo. DellAssoluto si deve dire che esso è essenzialmente Resultato, che solo alla fine è ciò che è in verità".

Intero non è solo lAssoluto, ma la totalità delloggetto che si sta considerando, come nellesempio sui teoremi di geometria in cui Hegel parla di molteplici intieri.

La verità si consegue soltanto quando i concetti particolari sono considerati non più nella loro astratta separazione, ma come momenti e articolazioni della totalità cioè dellintera struttura dialettica di cui fanno parte questa tesi è contenuta nella prefazione alla "Fenomenologia dello spirito".

Tali considerazioni spiegano ad esempio perché Hegel non cercò di dare una dimostrazione dellesistenza di Dio, ma in "Vita di Gesù" e altri scritti si occupò del fatto storico, di seguire il movimento dialettico così come si era manifestato. Nella Prefazione afferma che lamore è laspetto principale di Dio, e che sarebbe stato inconcepibile senza il dolore terreno. La morte di Gesù, è intesa come il momento del negativo, e un passaggio inevitabile, per quello positivo di sintesi, con lascensione e il ritorno al Padre, e lavverarsi dellultima profezia. In quanto uomo, Gesù doveva inevitabilmente morire, ma la morte di Dio è una contraddizione dialettica che può esistere soltanto auf-heben togliere-conservare, tolta ed insieme restando.

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