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ⓘ Giordano Bruno



Giordano Bruno
                                     

ⓘ Giordano Bruno

Filippo Bruno, noto con il nome di Giordano Bruno, è stato un filosofo, scrittore e frate domenicano italiano vissuto nel XVI secolo.

Il suo pensiero, inquadrabile nel naturalismo rinascimentale, fondeva le più diverse tradizioni filosofiche - materialismo antico, averroismo, copernicanesimo, lullismo, scotismo, neoplatonismo, ermetismo, mnemotecnica, influssi ebraici e cabalistici - ma ruotava intorno a ununica idea: linfinito, inteso come luniverso infinito, effetto di un Dio infinito, fatto di infiniti mondi, da amare infinitamente.

                                     

1.1. Biografia Formazione

Non esistono molti documenti sulla gioventù di Bruno. È lo stesso filosofo, negli interrogatori cui fu sottoposto durante il processo che segnò gli ultimi anni della sua vita, a dare le informazioni sui suoi primi anni. "Io ho nome Giordano della famiglia di Bruni, della città de Nola vicina a Napoli dodeci miglia, nato ed allevato in quella città", e più precisamente nella contrada di san Giovanni del Cesco, ai piedi del monte Cicala, forse unico figlio del militare, l alfiere Giovanni, e di Fraulissa Savolina, nellanno 1548 - "per quanto ho inteso dalli miei". Il Mezzogiorno era allora parte del Regno di Napoli, compreso nella monarchia spagnola: il bambino fu battezzato col nome di Filippo, in onore dellerede al trono di Spagna Filippo II.

La sua casa - che non esiste più - era modesta, ma nel suo De immenso egli ricorda con commossa simpatia lambiente che la circondava, l "amenissimo monte Cicala", le rovine del castello del XII secolo, gli ulivi - forse in parte gli stessi di oggi - e di fronte, il Vesuvio, che egli, pensando che oltre quella montagna non vi fosse più nulla nel mondo, esplorò ragazzetto: ne trarrà linsegnamento di non basarsi "esclusivamente sul giudizio dei sensi", come faceva, a suo dire, il grande Aristotele, imparando soprattutto che, al di là di ogni apparente limite, vi è sempre qualche cosa daltro.

Imparò a leggere e a scrivere da un prete nolano, Giandomenico de Iannello e compì gli studi di grammatica nella scuola di un tale Bartolo di Aloia. Proseguì gli studi superiori, dal 1562 al 1565, nellUniversità di Napoli, che era allora nel cortile del convento di san Domenico, per apprendere lettere, logica e dialettica da "uno che si chiamava il Sarnese" e lezioni private di logica da un agostiniano, fra Teofilo da Vairano.

Il Sarnese, ossia Giovan Vincenzo de Colle, nato a Sarno, era un aristotelico di scuola averroista e a lui si fa risalire la formazione antiumanistica e antifilologica del Bruno, per il quale solo i concetti contano, nessuna importanza avendo la forma e la lingua nella quale sono espressi.

Scarse le notizie sullagostiniano Teofilo da Vairano, del quale Bruno ebbe sempre ammirazione, tanto da farlo protagonista dei suoi dialoghi cosmologici e da confidare al bibliotecario parigino Guillaume Cotin che Teofilo fu "il principale maestro che abbia avuto in filosofia". Per delineare la prima formazione del Bruno, basta aggiungere che, introducendo la spiegazione del nono sigillo nella sua Explicatio triginta sigillorum del 1583, egli scrive di essersi dedicato fin da giovanissimo allo studio dellarte della memoria, influenzato probabilmente dalla lettura del trattato Phoenix seu artificiosa memoria, del 1492, di Pietro Tommai, chiamato anche Pietro Ravennate.

                                     

1.2. Biografia In convento

A "14 anni, o 15 incirca", rinuncia al nome di Filippo, come imposto dalla regola domenicana, assume il nome di Giordano, in onore del Beato Giordano di Sassonia, successore di san Domenico, o forse del frate Giordano Crispo, suo insegnante di metafisica, e prende quindi labito di frate domenicano dal priore del convento di san Domenico Maggiore a Napoli, Ambrogio Pasca: "finito lanno della probatione, fui admesso da lui medesimo alla professione", in realtà fu novizio il 15 giugno 1565 e professo il 16 giugno 1566, a diciotto anni. Valutando retrospettivamente, la scelta dindossare labito domenicano può spiegarsi non già per un interesse alla vita religiosa o agli studi teologici – che mai ebbe, come affermò anche al processo - ma per potersi dedicare ai suoi studi prediletti di filosofia con il vantaggio di godere della condizione di privilegiata sicurezza che lappartenenza a quellOrdine potente certamente gli garantiva.

Che egli non fosse entrato fra i domenicani per tutelare lortodossia della fede cattolica lo rivelò subito lepisodio – narrato dallo stesso Bruno al processo – nel quale fra Giordano, nel convento di san Domenico, buttò via le immagini dei santi in suo possesso, conservando solo il crocefisso e invitando un novizio che leggeva la Historia delle sette allegrezze della Madonna a gettar via quel libro, una modesta operetta devozionale, pubblicata a Firenze nel 1551, perifrasi di versi in latino di Bernardo di Chiaravalle, sostituendolo magari con lo studio della Vita de santi Padri di Domenico Cavalca. Episodio che, pur conosciuto dai superiori, non provocò sanzioni nei suoi confronti, ma che dimostra come il giovane Bruno fosse del tutto estraneo alle tematiche devozionali controriformistiche.

Sembra che intorno al 1569 sia andato a Roma e sia stato presentato a papa Pio V e al cardinale Scipione Rebiba, al quale avrebbe insegnato qualche elemento di quellarte mnemonica che tanta parte avrà nella sua speculazione filosofica. Nel 1570 fu ordinato suddiacono, diacono nel 1571, e presbitero nel 1573, celebrando la sua prima messa nel convento di san Bartolomeo a Campagna, presso Salerno, a quellepoca appartenente ai Grimaldi, principi di Monaco, e nel 1575 si laureò in teologia con due tesi su Tommaso dAquino e su Pietro Lombardo.

Non bisogna pensare che un convento fosse esclusivamente unoasi di pace e di meditazione di spiriti eletti: soltanto dal 1567 al 1570, nei confronti dei frati di san Domenico Maggiore furono emesse diciotto sentenze di condanna per scandali sessuali, furti e perfino omicidi. Non deve pertanto stupire il disprezzo che Bruno ostentò sempre nei confronti dei frati, ai quali rimproverò in particolare la mancanza di cultura; e non solo, ma, secondo unipotesi di Vincenzo Spampanato comunemente accettata in sede critica, nel protagonista della sua commedia Candelaio, Bonifacio, egli assai probabilmente alluse proprio a un suo confratello, un fra Bonifacio da Napoli, definito nella lettera dedicatoria Alla Signora Morgana B. "candelaio in carne ed ossa", ossia sodomita. Tuttavia, la possibilità di formarsi unampia cultura non mancava certo nel convento di san Domenico Maggiore, famoso per la ricchezza della sua biblioteca, anche se, come negli altri conventi, erano vietati i libri di Erasmo da Rotterdam che però Bruno si procurò in parte, leggendoli di nascosto. Lesperienza conventuale di Bruno fu in ogni caso decisiva: vi poté compiere i suoi studi e formare la sua cultura leggendo di tutto, da Aristotele a Tommaso dAquino, da san Gerolamo a san Giovanni Crisostomo, oltre alle opere di Raimondo Lullo, di Marsilio Ficino e di Nicola Cusano.

                                     

1.3. Biografia La negazione della dottrina trinitaria

Nel 1576 la sua indipendenza di pensiero e la sua insofferenza verso losservanza dei dogmi si manifestarono inequivocabilmente. Bruno, discutendo di arianesimo con un frate domenicano, Agostino da Montalcino, ospite nel convento napoletano, sostenne che le opinioni di Ario erano meno perniciose di quel che si riteneva, dichiarando che:

E nel 1592 allinquisitore veneziano espresse il proprio scetticismo sulla Trinità, ammettendo di aver "dubitato circa il nome di persona del Figliolo e del Spirito Santo, non intendendo queste due persone distinte dal Padre" ma considerando il Figlio, neoplatonicamente, lintelletto e lo Spirito, pitagoricamente, lamore del Padre o lanima del mondo, non dunque persone o sostanze distinte, ma manifestazioni divine.

                                     

1.4. Biografia La fuga da Napoli

Denunciato da frate Agostino al padre provinciale Domenico Vita, costui istituì contro di lui un processo per eresia e, come racconterà Bruno stesso agli inquisitori veneti: "dubitando di non esser messo in preggione, me partii da Napoli ed andai a Roma". Bruno raggiunse Roma nel 1576, ospite del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva, il cui procuratore, Sisto Fabri da Lucca, diverrà pochi anni dopo generale dellOrdine e nel 1581 censurò i Saggi di Montaigne.

Sono anni di gravi disordini: a Roma sembra non farsi altro, scriveva il cronista marchigiano Guido Gualtieri, che "rubare e ammazzare: molti gittati in Tevere, né di popolo solamente, ma i monsignori, i figli di magnati, messi al tormento del fuoco, e nipoti di cardinali erano levati dal mondo" ne incolpava il vecchio e debole papa Gregorio XIII.

Anche Bruno è accusato di aver ammazzato e gettato nel fiume un frate: scrive il bibliotecario Guillaume Cotin, il 7 dicembre 1585, che Bruno fuggì da Roma per "un omicidio commesso da un suo frère, per il quale egli è incolpato e in pericolo di vita, sia per le calunnie dei suoi inquisitori che, ignoranti come sono, non concepiscono la sua filosofia e lo accusano di eresia". Oltre allaccusa di omicidio, Bruno ebbe infatti notizia che nel convento napoletano erano stati trovati, tra i suoi libri, opere di san Giovanni Crisostomo e di san Gerolamo annotate da Erasmo e che si stava istruendo contro di lui un processo per eresia.

Così, nello stesso anno, il 1576, Giordano Bruno abbandona labito domenicano, riassume il nome di Filippo, lascia Roma e fugge in Liguria.



                                     

1.5. Biografia Peregrinazioni in Italia

Nellaprile 1576 Bruno è a Genova e scrive che allora, nella chiesa di Santa Maria di Castello, si adorava come reliquia e si faceva baciare ai fedeli la coda dellasina che portò Gesù a Gerusalemme. Da qui, va poi a Noli oggi in provincia di Savona, allora Repubblica indipendente, dove per quattro o cinque mesi insegna grammatica ai bambini e cosmografia agli adulti.

Nel 1577 è a Savona, poi a Torino, che giudica "deliciosa città" ma, non trovandovi impiego, per via fluviale sindirizza a Venezia, dove alloggia in una locanda nella contrada di Frezzeria, facendovi stampare il suo primo scritto, andato perduto, De segni de tempi, "per metter insieme un pocco de danari per potermi sustentar; la qual opera feci veder prima al reverendo padre maestro Remigio de Fiorenza", domenicano del convento dei Santi Giovanni e Paolo.

Ma a Venezia era in corso unepidemia di peste che aveva fatto decine di migliaia di vittime, anche illustri, come Tiziano, così Bruno va a Padova dove, dietro consiglio di alcuni domenicani, riprende il saio, quindi se ne va a Brescia, dove si ferma nel convento domenicano; qui un monaco, "profeta, gran teologo e poliglotta", sospettato di stregoneria per essersi messo a profetizzare, viene da lui guarito, ritornando a essere - scrive ironicamente Bruno - "il solito asino".

                                     

1.6. Biografia In Savoia e a Ginevra

Da Bergamo, nellestate del 1578, decide di andare in Francia: passa per Milano e Torino, ed entra in Savoia passando linverno nel convento domenicano di Chambéry. Successivamente, sempre nel 1578, è a Ginevra, città dovè presente una numerosa colonia di italiani riformati. Bruno depone nuovamente il saio e si veste di cappa, cappello e spada, aderisce al calvinismo e trova lavoro come correttore di bozze, grazie allinteressamento del marchese napoletano Galeazzo Caracciolo il quale, transfuga dallItalia, nel 1552 vi aveva fondato la comunità evangelica italiana.

Il 20 maggio 1579 siscrive allUniversità come "Filippo Bruno nolano, professore di teologia sacra". In agosto accusa il professore di filosofia Antoine de la Faye di essere un cattivo insegnante e definisce "pedagoghi" i pastori calvinisti. È probabile che Bruno volesse farsi notare, dimostrare leccellenza della sua preparazione filosofica e delle sue capacità didattiche per ottenere un incarico dinsegnante, costante ambizione di tutta la sua vita. Anche la sua adesione al calvinismo era mirata a questo scopo; Bruno fu in realtà indifferente a tutte le confessioni religiose: nella misura in cui ladesione a una religione storica non pregiudicasse le sue convinzioni filosofiche e la libertà di professarle, egli sarebbe stato cattolico in Italia, calvinista in Svizzera, anglicano in Inghilterra e luterano in Germania.



                                     

1.7. Biografia In Francia

Arrestato per diffamazione, viene processato e scomunicato. Il 27 agosto del 1579 è costretto a ritrattare; lascia allora Ginevra e si trasferisce brevemente a Lione per passare a Tolosa, città cattolica, sede di unimportante Università, dove per quasi due anni occupò il posto di lettore, insegnandovi il De anima di Aristotele e componendo un trattato di arte della memoria, rimasto inedito e andato perduto, la Clavis magna, che si rifarebbe all Ars magna del Lullo. A Tolosa conobbe il filosofo scettico portoghese Francisco Sanches, che volle dedicargli il suo libro Quod nihil scitur, chiamandolo "filosofo acutissimo"; ma Bruno non ricambiò la stima, se scrisse di lui di considerare "stupefacente che questo asino si dia il titolo di dottore".

Nel 1581, a causa della guerra di religione fra cattolici e ugonotti, Bruno lascia Tolosa per Parigi, dove tiene un corso di lezioni sugli attributi di Dio secondo san Tommaso dAquino. E in seguito al successo di queste lezioni, come egli stesso racconta agli inquisitori, "acquistai nome tale che il re Enrico terzo mi fece chiamare un giorno, ricercandomi se la memoria che havevo e che professava, era naturale o pur per arte magica; al qual diedi sodisfazione; e con quello che li dissi e feci provare a lui medesmo, conobbe che non era per arte magica ma per scienzia. E doppo questo feci stampar un libro de memoria, sotto titolo De umbris idearum, il qual dedicai a Sua Maestà; e con questa occasione mi feci lettor straordinario e provvisionato".

Appoggiando fattivamente loperato politico di Enrico III di Valois, a Parigi Giordano Bruno sarebbe rimasto poco meno di due anni, occupato nella prestigiosa posizione di lecteur royal. È a Parigi che Bruno dà alle stampe le sue prime opere pervenuteci. Oltre al De compendiosa architectura et complemento artis Lullii, vedono la luce il De umbris idearum Le ombre delle idee e l Ars memoriae Larte della memoria ", in un unico testo, seguiti dal Cantus Circaeus Il canto di Circe e dalla commedia in volgare intitolata Candelaio.

                                     

1.8. Biografia De umbris idearum

Il volume comprende due testi, il De umbris idearum propriamente detto, e l Ars memoriae. Nelle intenzioni dellautore, il volume, di argomento mnemotecnico, è distinto così in una parte di carattere teorico e in una di carattere pratico.

Per Bruno luniverso è un corpo unico, organicamente formato, con un preciso ordine che struttura ogni singola cosa e la connette con tutte le altre. Fondamento di questordine sono le idee, principi eterni e immutabili presenti totalmente e simultaneamente nella mente divina, ma queste idee vengono "ombrate" e si separano nellatto di volerle intendere. Nel cosmo ogni singolo ente è dunque imitazione, immagine, "ombra" della realtà ideale che la regge. Rispecchiando in sé stessa la struttura delluniverso, la mente umana, che ha in sé non le idee ma le ombre delle idee, può raggiungere la vera conoscenza, ossia le idee e il nesso che connette ogni cosa con tutte le altre, al di là della molteplicità degli elementi particolari e del loro mutare nel tempo. Si tratta allora di cercare di ottenere un metodo conoscitivo che colga la complessità del reale, fino alla struttura ideale che sostiene il tutto.

Tale mezzo si fonda sullarte della memoria, il cui compito è di evitare la confusione generata dalla molteplicità delle immagini e di connettere le immagini delle cose con i concetti, rappresentando simbolicamente tutto il reale.

                                     

1.9. Biografia Ars memoriae

Nel pensiero del filosofo, larte della memoria opera nel medesimo mondo delle ombre delle idee, presentandosi come emulatrice della natura. Se dalle idee prendono forma le cose del mondo in quanto le idee contengono le immagini di ogni cosa, e ai nostri sensi le cose si manifestano come ombre di quelle, allora tramite limmaginazione stessa sarà possibile ripercorrere il cammino inverso, risalire cioè dalle ombre alle idee, dalluomo a Dio: larte della memoria non è più un ausilio della retorica, ma un mezzo per ri-creare il mondo. È dunque un processo visionario e non un metodo razionale quello che Bruno propone. A similitudine di ogni altra arte, quella della memoria ha bisogno di sostrati i subiecta, cioè "spazi" dellimmaginazione atti ad accogliere i simboli adatti gli adiecta tramite uno strumento opportuno. Con questi presupposti, lautore costruisce un sistema che associa alle lettere dellalfabeto immagini proprie della mitologia, in modo da rendere possibile la codifica di vocaboli e concetti secondo una particolare successione di immagini. Le lettere possono essere visualizzate su diagrammi circolari, o "ruote mnemoniche", che girando e innestandosi luna dentro laltra, forniscono strumenti via più potenti.

                                     

1.10. Biografia Cantus Circaeus

Lopera, sempre in latino, è composta da due dialoghi. Protagonista del primo è la maga Circe che risentita dal constatare che gli umani si comportino come animali, opera un incantesimo trasformando gli uomini in bestie, mettendo così in luce la loro autentica natura. Nel secondo dialogo Bruno, dando voce a uno dei due protagonisti, Borista, riprende larte della memoria mostrando come memorizzare il dialogo precedente: al testo si fa corrispondere uno scenario che viene via suddiviso in un maggior numero di spazi e i vari oggetti lì contenuti sono le immagini relative ai concetti espressi nello scritto. Il Cantus resta dunque un trattato di mnemotecnica nel quale però il filosofo già lascia intravedere tematiche morali che saranno ampiamente riprese in opere successive, soprattutto nello Spaccio de la bestia trionfante ne De gli eroici furori.

                                     

1.11. Biografia Candelaio

Ancora nel 1582 Bruno pubblica infine il Candelaio, una commedia in cinque atti in cui alla complessità del linguaggio, un italiano popolaresco che inserisce termini in latino, toscano e napoletano, corrisponde leccentricità della trama, fondata su tre storie parallele.

La commedia è ambientata nella Napoli-metropoli del secondo Cinquecento, in posti che il filosofo ben conosceva per avervi soggiornato durante il suo noviziato. Il candelaio Bonifacio, pur sposato con la bella Carubina, corteggia la signora Vittoria ricorrendo a pratiche magiche; lavido alchimista Bartolomeo si ostina a voler trasformare i metalli in oro; il grammatico Manfurio si esprime in un linguaggio incomprensibile. In queste tre storie si inserisce quella del pittore Gioan Bernardo, voce dellautore stesso che con una corte di servi e malfattori si fa beffe di tutti e conquista Carubina.

In questo classico della letteratura italiana, appare un mondo assurdo, violento e corrotto, rappresentato con amara comicità, dove gli eventi si succedono in una trasformazione continua e vivace. La commedia è una feroce condanna della stupidità, dellavarizia e della pedanteria.

Interessante nellopera la descrizione che Bruno fa di sé stesso:



                                     

1.12. Biografia In Inghilterra

Nellaprile 1583 Giordano Bruno lascia Parigi e parte per lInghilterra dove, a Londra, è ospitato dallambasciatore di Francia Michel de Castelnau, che gli affiancherà il letterato di origini italiane Giovanni Florio in quanto Bruno non conosceva linglese, accompagnandolo fino al termine del suo soggiorno inglese. Nelle deposizioni lasciate agli inquisitori veneti egli sorvola sulle motivazioni di questa partenza, riferendosi genericamente ai disordini là in corso per questioni religiose. Sulla partenza restano però aperte altre ipotesi: che Bruno fosse partito in missione segreta per conto di Enrico III; che il clima a Parigi si fosse fatto pericoloso a causa dei suoi insegnamenti. Bisogna aggiungere anche il fatto che davanti agli inquisitori veneziani, qualche anno più avanti, Bruno esprimerà parole di apprezzamento per la regina dInghilterra Elisabetta che egli aveva conosciuto andando spesso a corte con lambasciatore.

Nel mese di giugno Bruno è a Oxford, e nella chiesa di St. Mary sostenne con uno di quei professori una disputa pubblica. Tornato a Londra, vi pubblicò, in un unico testo, l Ars reminiscendi, l Explicatio triginta sigillorum e il Sigillus sigillorum, nel quale testo inserì una lettera indirizzata al vice cancelliere dellUniversità di Oxford, scrivendo che là "troveranno dispostissimo e prontissimo un uomo col quale saggiare la misura delle proprie forze". È una richiesta di poter insegnare nella prestigiosa Università. La proposta viene accolta: nellestate del 1583 Bruno parte per Oxford.

                                     

1.13. Biografia Sigillus sigillorum

Opera considerata di argomento mnemotecnico, il Sigillus, in lingua latina, è una concisa trattazione teorica nella quale il filosofo introduce tematiche decisive nel suo pensiero, quali lunità dei processi cognitivi; lamore come legame universale; lunicità e infinità di una forma universale che si esplica nelle infinite figure della materia, e il "furore" nel senso di slancio verso il divino, argomenti che saranno di lì a poco sviluppati a fondo nei successivi dialoghi italiani. È presentato inoltre in questopera fondamentale un altro dei temi nucleari del pensiero di Bruno: la magia come guida e strumento di conoscenza e azione, argomento che egli amplierà nelle cosiddette opere magiche.

                                     

1.14. Biografia Il ritorno a Londra

A Oxford Giordano Bruno tiene alcune lezioni sulle teorie copernicane, ma il suo soggiorno presso quella città dura ben poco. Dagli studi di Frances Yates si apprende che a Oxford non gradirono quelle novità, come testimoniò venti anni dopo, nel 1604, larcivescovo di Canterbury George Abbot, che fu presente alle lezioni di Bruno:

Le lezioni furono quindi interrotte, ufficialmente per unaccusa di plagio al De vita coelitus comparanda di Marsilio Ficino. Sono anni questi difficili e amari per il filosofo, come traspare dal tono delle introduzioni alle opere immediatamente successive, i dialoghi londinesi: le polemiche accese e i rifiuti sono vissuti da Bruno come una persecuzione, "ingiusti oltraggi", e certo la "fama" che già lo aveva preceduto da Parigi non lo aiutava.

Ritornato a Londra, nonostante il clima avverso, in poco meno di due anni, fra il 1584 e il 1585, Bruno pubblica presso John Charlewood sei opere fra le più importanti della sua produzione: sei opere filosofiche in forma dialogica, i cosiddetti "dialoghi londinesi", o anche "dialoghi italiani", perché tutti in lingua italiana: La cena de le ceneri, De la causa, principio et uno, De linfinito, universo e mondi, Spaccio de la bestia trionfante, Cabala del cavallo pegaseo con laggiuna dellAsino cillenico, De gli eroici furori.

                                     

1.15. Biografia La cena de le ceneri

Lopera, dedicata allambasciatore francese Michel de Castelnau, presso il quale Bruno era ospite, è divisa in cinque dialoghi, i protagonisti sono quattro e fra questi Teofilo può considerarsi il portavoce dellautore. Bruno immagina che il nobile sir Fulke Greville, il giorno delle Ceneri, inviti a cena Teofilo, Bruno stesso, Giovanni Florio, precettore della figlia dellambasciatore, un cavaliere e due accademici luterani di Oxford: i dottori Torquato e Nundinio. Rispondendo alle domande degli altri protagonisti, Teofilo racconta gli eventi che hanno portato allincontro e lo svolgersi della conversazione avvenuta durante la cena, esponendo così le teorie del nolano.

Bruno elogia e difende la teoria dellastronomo polacco Niccolò Copernico 1473 – 1543 contro gli attacchi dei conservatori e contro chi, come il teologo Andrea Osiander, che aveva scritto una prefazione denigratoria al De revolutionibus orbium coelestium, considera solo unipotesi ingegnosa quella dellastronomo. Il mondo di Copernico, però, era ancora finito e delimitato dalla sfera delle stelle fisse. Nella Cena, Bruno non si limita a sostenere il moto della Terra di seguito alla confutazione della cosmologia tolemaica; egli presenta altresì un universo infinito: senza centro né confini. Afferma Teofilo portavoce dellautore riguardo alluniverso: "e sappiamo certo che essendo effetto e principiato da una causa infinita e principio infinito, deve secondo la capacità sua corporale e modo suo essere infinitamente infinito. di sorte che tutto vede come uno, non vede più distinzioni e numeri".

La conoscenza della natura è lo scopo della scienza e quello più alto della nostra vita stessa, che da questa scelta viene trasformata in un "furore eroico" assimiliandoci alla perenne e tormentata "vicissitudine" in cui si esprime il principio che anima tutto luniverso. Il filosofo ci dice che per conoscere veramente loggetto della nostra ricerca Diana ignuda non dobbiamo essere virtuosi virtù come medietà tra gli estremi ma dobbiamo essere pazzi, furiosi, solo così potremmo arrivare a capire loggetto del nostro studio Atteone trasformato in cervo; la ricerca e lessere fuoriosi, non sono una virtù ma un vizio. Il dialogo è inoltre un prosimetro, come La vita nuova di Dante, un insieme di prosa e di poesia distici, sonetti e una canzone finale.

                                     

1.16. Biografia Il ritorno in Francia

Il precedente periodo inglese è da considerarsi il più creativo di Bruno, periodo nel quale ha prodotto il maggior numero di opere fino a quando verso la fine del 1585 lambasciatore Castelnau essendo richiamato in Francia lo induce a imbarcarsi con lui; ma la nave verrà assalita dai pirati, che derubano i passeggeri dogni avere.

A Parigi Bruno abita vicino al Collège de Cambrai, e ogni tanto va a prendere in prestito qualche libro nella biblioteca di Saint-Victor, nella collina di Sainte-Geneviève, il cui bibliotecario, il monaco Guillaume Cotin, ha labitudine di annotare giornalmente quanto avveniva nella biblioteca. Entrato in qualche confidenza col filosofo, da lui sappiamo che Bruno stava per pubblicare unopera, l Arbor philosophorum, che non ci è pervenuta, e che aveva lasciato lItalia per "evitare le calunnie degli inquisitori, che sono ignoranti e che, non concependo la sua filosofia, lo accuserebbero di eresia".

Il monaco annota tra laltro che Bruno era ammiratore di Tommaso dAquino, che disprezzava "le sottigliezze degli scolastici, dei sacramenti e anche delleucaristia, ignote a san Pietro e a san Paolo, i quali non seppero altro che hoc est corpus meum. Dice che i torbidi religiosi sarebbero facilmente tolti di mezzo, se fossero spazzate tali questioni e confida che questa sarà presto la fine della contesa."

Lanno successivo Bruno pubblica, dedicata a Piero Del Bene, abate di Belleville e membro della corte francese, la Figuratio Aristotelici physici auditus, unesposizione della fisica aristotelica. Conosce il salernitano Fabrizio Mordente, che due anni prima aveva pubblicato Il Compasso, illustrazione dellinvenzione di un compasso di nuova concezione e, poiché egli non sa il latino, Bruno, che ha apprezzato la sua invenzione, pubblica i Dialogi duo de Fabricii Mordentis Salernitani prope divina adinventione ad perfectam cosmimetriae praxim, dove elogia linventore ma gli rimprovera di non aver compreso tutta la portata della sua invenzione, che dimostrava limpossibilità di una divisione infinita delle lunghezze. Offeso da questi rilievi, il Mordente protestò violentemente, sicché Bruno finì col replicare con le feroci satire dell Idiota triumphans seu de Mordentio inter geometras Deo dialogus e del Dialogus qui De somnii interpretatione seu Geometrica sylva inscribitur.

Il 28 maggio 1586 fa stampare col nome del discepolo Jean Hennequin lopuscolo antiaristotelico Centum et viginti articuli de natura et mundo adversus peripateticos, partecipando alla successiva pubblica disputa nel Collège de Cambrai, ribadendo le sue critiche alla filosofia aristotelica. Contro tali critiche si levò un giovane avvocato parigino, Raoul Callier, che replicò con violenza chiamando il filosofo Giordano "Bruto". Sembra che lintervento del Callier abbia ricevuto lappoggio di quasi tutti gli intervenuti e che si sia scatenato un putiferio di fronte al quale il filosofo preferì, una volta tanto, allontanarsi, ma le reazioni negative provocate dal suo intervento contro la filosofia aristotelica, allora ancora in grande auge alla Sorbona, unitamente alla crisi politica e religiosa in corso in Francia e alla mancanza di appoggi a corte, lo indussero a lasciare nuovamente il suolo francese.

                                     

1.17. Biografia In Germania

Raggiunta in giugno la Germania, Bruno soggiorna brevemente a Magonza e a Wiesbaden, passando poi a Marburg, nella cui Università risulta immatricolato il 25 luglio 1586 come Theologiae doctor romanensis. Ma non trovando possibilità di insegnamento, probabilmente per le sue posizioni antiaristoteliche, il 20 agosto 1586 simmatricola nellUniversità di Wittenberg come Doctor italicus, insegnandovi per due anni, due anni che il filosofo trascorre in tranquilla operosità.

Nel 1587 pubblica il De lampade combinatoria lulliana, un commento dell Ars magna di Raimondo Lullo e il De progressu et lampade venatoria logicorum, commento ai Topica di Aristotele; altri commenti a opere aristoteliche sono i suoi Libri physicorum Aristotelis explanati, testi pubblicati nel 1891. Pubblica ancora, a Wittenberg, il Camoeracensis Acrotismus, una riedizione di Centum et viginti articuli de natura et mundo adversus peripateticos. Un suo corso privato sulla Retorica sarà invece pubblicato nel 1612 col titolo di Artificium perorandi ; anche le Animadversiones circa lampadem lullianam e la Lampas triginta statuarum verranno pubblicate soltanto nel 1891.

Nel saggio della Yates si fa cenno al fatto che il Mocenigo aveva riferito allInquisizione veneziana lintenzione di Bruno, durante il suo periodo tedesco, di creare una nuova setta. Mentre altri accusatori il Mocenigo negherà questa affermazione sostenevano che egli avrebbe voluto chiamare la nuova setta dei Giordaniti e che essa avrebbe attirato molto i luterani tedeschi. Lautrice inoltre si pone la domanda se in questa setta vi fossero stati dei rapporti con i Rosacroce dato che in Germania emersero allinizio del XVII secolo presso i circoli luterani.

Il nuovo duca Cristiano I, succeduto al padre morto l11 febbraio 1586, decide di rovesciare lindirizzo degli insegnamenti universitari che privilegiavano le dottrine del filosofo calvinista Pietro Ramo a svantaggio delle classiche teorie aristoteliche. Dovette essere questa svolta a spingere Bruno, l8 marzo 1588, a lasciare lUniversità di Wittenberg, non senza la lettura di una Oratio valedictoria, un saluto che è un ringraziamento per lottima accoglienza della quale era stato gratificato:

Ne fu ricambiato dallaffetto degli allievi, come Hieronymus Besler e Valtin Havenkenthal, il quale, nel suo saluto, lo chiama "Essere sublime, oggetto di meraviglia per tutti, dinanzi a cui stupisce la natura stessa, superata dallopera sua, fiore dAusonia, Titano della splendida Nola, decoro e delizia delluno e laltro cielo".

                                     

1.18. Biografia A Praga e a Helmstedt

Nellaprile del 1588 Bruno giunge a Praga, in quegli anni sede del Sacro Romano Impero, città dove rimane sei mesi. Qui pubblica, in unico testo, il De lulliano specierum scrutinio e il De lampade combinatoria Raymundi Lullii, dedicato allambasciatore spagnolo presso la corte imperiale, don Guillem de Santcliment il quale vantava Raimondo Lullo fra i suoi antenati, mentre allimperatore Rodolfo II, mecenate e appassionato di alchimia e astrologia, dedica gli Articuli centum et sexaginta adversus huius tempestatis mathematicos atque philosophos, che trattano di geometria, e nella dedica rileva come per guarire i mali del mondo sia necessaria la tolleranza, sia in campo strettamente religioso – "È questa la religione che io osservo, sia per una convinzione intima sia per la consuetudine vigente nella mia patria e tra la mia gente: una religione che esclude ogni disputa e non fomenta alcuna controversia" – sia in quello filosofico, campo che deve rimanere libero da autorità precostituite e da tradizioni elevate a prescrizioni normative. Quanto a lui, "alle libere are della filosofia cercai riparo dai flutti fortunosi, desiderando la sola compagnia di coloro che comandano non di chiudere gli occhi, ma di aprirli. A me non piace dissimulare la verità che vedo, né ho timore di professarla apertamente"

Ricompensato con trecento talleri dallimperatore, in autunno Bruno, che sperava di essere accolto a corte, decide di lasciare Praga e, dopo una breve tappa a Tubinga, giunge a Helmstedt, nella cui Università, chiamata Academia Julia, si registra il 13 gennaio 1589.

Il 1º luglio 1589, per la morte del fondatore dellAccademia, il duca Julius von Braunschweig, vi legge l Oratio consolatoria, ove presenta sé stesso come forestiero ed esule: "spregiai, abbandonai, perdetti la patria, la casa, la facoltà, gli onori, e ogni altra cosa amabile, appetibile, desiderabile". In Italia "esposto alla gola e alla voracità del lupo romano, qui libero. Lì costretto a culto superstizioso e insanissimo, qui esortato a riti riformati. Lì morto per violenza di tiranni, qui vivo per lamabilità e la giustizia di un ottimo principe". Le Muse dovrebbero essere libere per diritto naturale eppure "sono invece, in Italia e in Spagna, conculcate dai piedi di vili preti, in Francia patiscono per la guerra civile rischi gravissimi, in Belgio sono sballottate da frequenti marosi, e in alcune regioni tedesche languono infelicemente".

Poche settimane dopo viene scomunicato dal sovrintendente della Chiesa luterana della città, il teologo luterano Heinrich Boethius per motivi non noti: Bruno riesce così a collezionare le scomuniche delle maggiori confessioni europee, cattolica, calvinista e luterana. Il 6 ottobre 1586 presenta ricorso al prorettore dellAccademia, Daniel Hoffmann, contro quello che egli definisce un abuso – perché "chi ha deciso qualcosa senza ascoltare laltra parte, anche se lo ha fatto giustamente, non è stato giusto" – e una vendetta privata. Non ricevette però risposta, perché sembra che fosse stato lo stesso Hoffmann a istigare Boethius.

Benché scomunicato, poté tuttavia rimanere ancora a Helmstedt, dove aveva ritrovato Valtin Acidalius Havenkenthal e Hieronymus Besler, già suo allievo a Wittenberg, che gli fa da copista e vedrà ancora brevemente in Italia, a Padova. Bruno compone diverse opere sulla magia, tutte pubblicate postume solo nel 1891: il De magia, le Theses de magia, un compendio del trattato precedente, il De magia mathematica che presenta come fonti la Steganographia di Tritemio, il De occulta philosophia di Agrippa e lo pseudo-Alberto Magno, il De rerum principiis et elementis et causis e la Medicina lulliana, nella quale presume di aver trovato forme di applicazione della magia nella natura.

                                     

1.19. Biografia De magia

"Mago" è un termine che si presta a equivoche interpretazioni, ma che per lautore, come egli stesso chiarisce sin dall ìncipit dellopera, significa innanzitutto sapiente: sapienti come per esempio erano i magi dello zoroastrismo o simili depositari della conoscenza presso altre culture del passato. La magia di cui Bruno si occupa non è pertanto quella associata alla superstizione o alla stregoneria, bensì quella che vuole incrementare il sapere e agire conseguentemente.

Lassunto fondamentale da cui il filosofo parte è lonnipresenza di unentità unica, che egli chiama indifferentemente "spirito divino, cosmico" o "anima del mondo" o anche "senso interiore", identificabile come quel principio universale che dà vita, movimento e vicissitudine a ogni cosa o aggregato nelluniverso. Il mago deve tenere presente che come da Dio, attraverso gradi intermedi, tale spirito si comunica a ogni cosa "animandola", così è altrettanto possibile tendere a Dio dallessere animato: questa ascensione dal particolare a Dio, dal multiforme allUno è una possibile definizione della "magia".

Lo spirito divino, che per la sua unicità e infinità connette ogni cosa a ogni altra, consente parimenti lazione di un corpo su un altro. Bruno chiama "vincula" i singoli nessi fra le cose: "vincolo", "legatura". La magia altro non è che lo studio di questi legami, di questa infinita trama "multidimensionale" che esiste nelluniverso. Nel corso dellopera Bruno distingue e spiega differenti tipi di legami – legami che possono essere utilizzati positivamente o negativamente, distinguendo così il mago dallo stregone. Esempi di legami sono la fede; i riti; i caratteri; i sigilli; le legature che vengono dai sensi, come la vista o ludito; quelle che vengono dalla fantasia, eccetera.

                                     

1.20. Biografia A Francoforte

Alla fine di aprile del 1590 Giordano Bruno lascia Helmstedt e in giugno raggiunge Francoforte in compagnia di Besler, che prosegue verso lItalia per studiare a Padova. Avrebbe voluto alloggiare dallo stampatore Johann Wechel, come richiese il 2 luglio al Senato di Francoforte ma la richiesta è respinta e allora Bruno andò ad abitare nel locale convento dei Carmelitani i quali, per privilegio concesso da Carlo V nel 1531, non erano soggetti alla giurisdizione secolare.

Nel 1591 vedono la luce tre opere, i cosiddetti poemi francofortesi, culmine della ricerca filosofica di Giordano Bruno: il De triplici minimo et mensura ad trium speculativarum scientiarum et multarum activarum artium principia libri V in cui vi sono delle immagini simili alla tabula recta di Tritemio; De monade, numero et figura liber consequens quinque ; il De innumerabilibus, immenso et infigurabili, seu De universo et mundis libri octo.

                                     

1.21. Biografia De minimo

Nei cinque libri del De minimo si distinguono tre tipi di minimo: il minimo fisico, latomo, che è alla base della scienza della fisica; il minimo geometrico, il punto, che è alla base della geometria, e il minimo metafisico, o monade, che è alla base della metafisica. Essere minimo significa essere indivisibile – e dunque Aristotele erra sostenendo la divisibilità allinfinito della materia – perché, se così fosse, non raggiungendo mai la minima quantità di una sostanza, il principio e fondamento di ogni sostanza, non spiegheremmo più la costituzione, mediante aggregazioni di infiniti atomi, di mondi infiniti, in un processo di formazione altrettanto infinito. I composti, infatti, "non rimangono identici neppure per un attimo; ciascuno di essi, per lo scambio vicendevole degli innumerevoli atomi, si muta continuamente e ovunque in tutte le parti".

La materia, come il filosofo aveva già espresso nei dialoghi italiani, è in perenne mutazione, e ciò che dà vita a questo divenire è uno "spirito ordinatore", lanima del mondo, una nelluniverso infinito. Dunque nel divenire eracliteo delluniverso è situato lessere parmenideo, uno ed eterno: materia e anima sono inscindibili, lanima non agisce dallesterno, poiché non cè un esterno della materia. Ne viene che nellatomo, la parte più piccola della materia, anchesso animato dal medesimo spirito, il minimo e il massimo coincidono: è la coesistenza dei contrari: minimo-massimo; atomo-Dio; finito-infinito.

Contrariamente agli atomisti, quali ad esempio Democrito e Leucippo, Bruno non ammette lesistenza del vuoto: il cosiddetto vuoto non è che un vocabolo col quale si designa il mezzo che circonda i corpi naturali. Gli atomi hanno un "termine" in questo mezzo, nel senso che essi né si toccano né sono separati. Bruno inoltre distingue fra minimi assoluti e minimi relativi, e così il minimo di un cerchio è un cerchio; il minimo di un quadrato è un quadrato, eccetera.

I matematici dunque errano nella loro astrazione, considerando la divisibilità allinfinito degli enti geometrici. Quella che Bruno espone è, usando con terminologia moderna, una discretizzazione non solo della materia, ma anche della geometria, una geometria discreta. Ciò è necessario onde rispettare laderenza alla realtà fisica della descrizione geometrica, indagine in ultima analsi non separabile da quella metafisica.

                                     

1.22. Biografia De monade

Nel De monade Bruno si richiama alle tradizioni pitagoriche attaccando la teoria aristotelica del motore immobile, principio di ogni movimento: le cose si trasformano per la presenza di principi interni, numerici e geometrici.

                                     

1.23. Biografia De immenso

Negli otto libri del De immenso il filosofo riprende la propria teoria cosmologica, appoggiando la teoria eliocentrica copernicana ma rifiutando lesistenza delle sfere cristalline e degli epicicli, ribadendo la concezione dellinfinità e molteplicità dei mondi. Critica laristotelismo, negando qualunque differenza tra la materia terrestre e celeste, la circolarità del moto planetario e lesistenza delletere.

                                     

1.24. Biografia In Svizzera e di nuovo a Francoforte

Verso febbraio del 1591 Bruno parte per la Svizzera, accogliendo linvito del nobile Hans Heinzel von Tägernstein e del teologo Raphael Egli 1559 – 1622, entrambi appassionati di alchimia. Così Bruno, per quattro o cinque mesi, ospite di Heinzel, insegna filosofia presso Zurigo: le sue lezioni, raccolte da Raphael Egli con il titolo di Summa terminorum metaphysicorum, saranno pubblicate da costui a Zurigo nel 1595 e poi, postume, a Marburg nel 1609, insieme con la Praxis descensus seu applicatio entis, rimasta incompiuta.

La Summa terminorum metaphysicorum, ovvero Somma dei termini metafisici, rappresenta unimportante testimonianza dellattività di Giordano Bruno insegnante. Si tratta di un compendio di 52 termini fra i più frequenti nellopera di Aristotele che Bruno spiega riassumendo. Nella Praxis descensus Prassi del descenso il nolano riprende gli stessi termini con qualche differenza questa volta esposti secondo la propria visione. Il testo consente così di confrontare puntualmente le differenze fra Aristotele e Bruno. La Praxis è divisa in tre parti, con gli stessi termini esposti secondo la divisione triadica Dio, intelletto, anima del mondo. Purtroppo lultima parte manca del tutto e anche la rimanente non è completamente curata.

Bruno infatti ritorna a Francoforte in luglio, sempre nel 1591, per pubblicarvi ancora il De imaginum, signorum et idearum compositione, dedicato a Hans Heinzel. Ed è questa lultima opera la cui pubblicazione fu curata da Bruno stesso. È probabile che il filosofo avesse intenzione di tornare a Zurigo, e ciò spiegherebbe anche perché Raphael Egli abbia atteso fino al 1609 prima di pubblicare quella parte della Praxis che aveva trascritto, ma in ogni caso nella città tedesca gli eventi evolveranno ben diversamente.

Allora come oggi, Francoforte era sede di unimportante fiera del libro, alla quale partecipavano i librai di tutta Europa. Era stato così che due editori, il senese Giambattista Ciotti e il fiammingo Giacomo Brittano, entrambi attivi a Venezia, avevano conosciuto Bruno nel 1590, almeno stando alla successive dichiarazioni di Ciotti stesso al Tribunale dellInquisizione di Venezia. Il patrizio veneto Giovanni Francesco Mocenigo, che conosceva Ciotti e aveva comprato nella sua libreria il De minimo del filosofo nolano, affidò al libraio una sua lettera nella quale invitava Giordano Bruno a Venezia affinché gli insegnasse "li secreti della memoria e li altri che egli professa, come si vede in questo suo libro".

                                     

1.25. Biografia Il ritorno in Italia

Nellambito della biografia di Bruno appare quantomeno strano il fatto che egli dopo anni di peregrinazioni in Europa decidesse di tornare in Italia sapendo quanto il rischio di finire sotto le mani dellinquisizione fosse concreto. La Yates riguardo ciò sostiene che probabilmente Bruno non si considerava anticattolico ma semmai una sorta di riformatore che sperava di avere concrete possibilità di incidere sulla Chiesa. Oppure il senso di pienezza di sé o della sua "missione" da compiere aveva alterato la reale percezione del pericolo a cui poteva andare incontro. Inoltre, il clima politico, ossia lascesa vittoriosa di Enrico di Navarra sulla Lega cattolica sembrava costituire una valida speranza per lattuazione delle sue idee in ambito cattolico.

Nellagosto 1591 Bruno è a Venezia. Che egli sia tornato in Italia spinto dallofferta di Mocenigo non è affatto sicuro, tantè che passeranno diversi mesi prima che egli accetti lospitalità del patrizio. In quel periodo Bruno, quarantatreenne, non era certo un uomo a cui mancavano i mezzi, anzi, egli era considerato "omo universale", pieno di ingegno e ancora nel pieno del suo momento creativo. A Venezia Bruno si trattenne solo pochi giorni per poi recarsi a Padova e incontrare Besler, il suo copista di Helmstedt. Qui tenne per qualche mese lezioni agli studenti tedeschi che frequentavano quella Università e sperò invano di ottenervi la cattedra di matematica, uno dei possibili motivi per cui Bruno tornò in Italia. Compone anche le Praelectiones geometricae, l Ars deformationum, il De vinculis in genere, pubblicati postumi, e il De sigillis Hermetis et Ptolomaei et aliorum, di attribuzione incerta e andato perduto.

A novembre, con il ritorno di Besler in Germania per motivi familiari, Bruno tornò a Venezia e fu solo verso la fine del marzo 1592 che egli si stabilì in casa del patrizio veneziano, che era interessato alle arti della memoria e alle discipline magiche. Il 21 maggio Bruno informò il Mocenigo di voler tornare a Francoforte per stampare delle sue opere: questi pensò che Bruno cercasse un pretesto per abbandonare le lezioni e il giorno dopo lo fece sequestrare in casa dai suoi servitori. Il giorno successivo, il 23 maggio, Mocenigo presentò allInquisizione una denuncia scritta, accusando Bruno di blasfemia, di disprezzare le religioni, di non credere nella Trinità divina e nella transustanziazione, di credere nelleternità del mondo e nellesistenza di mondi infiniti, di praticare arti magiche, di credere nella metempsicosi, di negare la verginità di Maria le punizioni divine.

Quel giorno stesso, la sera del 23 maggio del 1592, Giordano Bruno fu arrestato e tratto nelle carceri dellInquisizione di Venezia, in san Domenico a Castello.

                                     

1.26. Biografia Il processo e la condanna

Naturalmente Bruno sa che la sua vita è in gioco e si difende abilmente dalle accuse dellInquisizione veneziana: nega quanto può, tace, e mente anche, su alcuni punti delicati della sua dottrina, confidando che gli inquisitori non possano essere a conoscenza di tutto quanto egli abbia fatto e scritto, e giustifica le differenze fra le concezioni da lui espresse e i dogmi cattolici con il fatto che un filosofo, ragionando secondo "il lume naturale", può giungere a conclusioni discordanti con le materie di fede, senza dover per questo essere considerato un eretico. A ogni buon conto, dopo aver chiesto perdono per gli "errori" commessi, si dichiara disposto a ritrattare quanto si trovi in contrasto con la dottrina della Chiesa.

LInquisizione romana chiede però la sua estradizione, che viene concessa, dopo qualche esitazione, dal Senato veneziano. Il 27 febbraio 1593 Bruno è rinchiuso nelle carceri romane del Palazzo del SantUffizio. Nuovi testi, per quanto poco affidabili, essendo tutti imputati di vari reati dalla stessa Inquisizione, confermano le accuse ne aggiungono di nuove.

Giordano Bruno fu forse torturato alla fine di marzo 1597, secondo la decisione della Congregazione presa il 24 marzo, stando allipotesi avanzata da Luigi Firpo e Michele Ciliberto, una circostanza negata invece dallo storico Andrea Del Col. Giordano Bruno non rinnegò i fondamenti della sua filosofia: ribadì linfinità delluniverso, la molteplicità dei mondi, il moto della Terra e la non generazione delle sostanze - "queste non possono essere altro che quel che sono state, né saranno altro che quel che sono, né alla loro grandezza o sostanza saggionge mai, o mancarà ponto alcuno, e solamente accade separatione, e congiuntione, o compositione, o divisione, o translatione da questo luogo a quellaltro". A questo proposito spiega che "il modo e la causa del moto della terra e della immobilità del firmamento sono da me prodotte con le sue raggioni et autorità e non pregiudicano allautorità della divina scrittura". Allobiezione dellinquisitore, che gli contesta che nella Bibbia è scritto che la "Terra stat in aeternum" e il Sole nasce e tramonta, risponde che vediamo il Sole "nascere e tramontare perché la Terra se gira circa il proprio centro" ; alla contestazione che la sua posizione contrasta con "lautorità dei Santi Padri", risponde che quelli "sono meno de filosofi prattichi e meno attenti alle cose della natura".

Il filosofo sostiene che la Terra è dotata di unanima, che le stelle hanno natura angelica, che lanima non è forma del corpo, e come unica concessione, è disposto ad ammettere limmortalità dellanima umana.

Il 12 gennaio 1599 è invitato ad abiurare otto proposizioni eretiche, nelle quali si comprendevano la sua negazione della creazione divina, dellimmortalità dellanima, la sua concezione dellinfinità delluniverso e del movimento della Terra, dotata anche di anima, e di concepire gli astri come angeli. La sua disponibilità ad abiurare, a condizione che le proposizioni siano riconosciute eretiche non da sempre, ma solo ex nunc, è respinta dalla Congregazione dei cardinali inquisitori, tra i quali il Bellarmino. Una successiva applicazione della tortura, proposta dai consultori della Congregazione il 9 settembre 1599, fu invece respinta da papa Clemente VIII. Nellinterrogatorio del 10 settembre Bruno si dice ancora pronto allabiura, ma il 16 cambia idea e infine, dopo che il Tribunale ha ricevuto una denuncia anonima che accusa Bruno di aver avuto fama di ateo in Inghilterra e di aver scritto il suo Spaccio della bestia trionfante direttamente contro il papa, il 21 dicembre rifiuta recisamente ogni abiura, non avendo, dichiara, nulla di cui doversi pentire.

L8 febbraio 1600, al cospetto dei cardinali inquisitori e dei consultori Benedetto Mandina, Francesco Pietrasanta e Pietro Millini, è costretto ad ascoltare in ginocchio la sentenza che lo scaccia dal foro ecclesiastico e lo consegna al braccio secolare. Giordano Bruno; terminata la lettura della sentenza, secondo la testimonianza di Caspar Schoppe, si alza e ai giudici indirizza la storica frase: "Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam" "Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nellascoltarla". Dopo aver rifiutato i conforti religiosi e il crocefisso, il 17 febbraio, con la lingua in giova – serrata da una mordacchia perché non possa parlare – viene condotto in piazza Campo de Fiori, denudato, legato a un palo e arso vivo. Le sue ceneri saranno gettate nel Tevere.

                                     

2. Pensiero

Il Dio di Giordano Bruno è da un lato trascendente, in quanto supera ineffabilmente la natura, ma nello stesso tempo è immanente, in quanto anima del mondo: in questo senso, Dio e Natura sono ununica realtà da amare alla follia, in uninscindibile unità panenteistica di pensiero e materia, in cui dallinfinità di Dio si evince linfinità del cosmo, e quindi la pluralità dei mondi, lunità della sostanza, letica degli "eroici furori". Questi ipostatizza un Dio-Natura sotto le spoglie dellInfinito, essendo linfinitezza la caratteristica fondamentale del divino. Egli fa dire nel dialogo De linfinito, universo e mondi a Filoteo:

Per queste argomentazioni e per le sue convinzioni sulla Sacra Scrittura, sulla Trinità e sul Cristianesimo, Giordano Bruno, già scomunicato, fu incarcerato, giudicato eretico e quindi condannato al rogo dallInquisizione della Chiesa cattolica. Fu arso vivo a piazza Campo de Fiori il 17 febbraio 1600, durante il pontificato di Clemente VIII.

Ma la sua filosofia sopravvisse alla sua morte, portò allabbattimento delle barriere tolemaiche, rivelò un universo molteplice e non centralizzato e aprì la strada alla Rivoluzione scientifica: per il suo pensiero Bruno è quindi ritenuto un precursore di alcune idee della cosmologia moderna, come il multiverso; per la sua morte, è considerato un martire del libero pensiero.

                                     

2.1. Pensiero Giordano Bruno e la Chiesa

A distanza di 400 anni, il 18 febbraio 2000 il papa Giovanni Paolo II, tramite una lettera del segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano inviata a un convegno che si svolse a Napoli, espresse profondo rammarico per la morte atroce di Giordano Bruno, pur non riabilitandone la dottrina: anche se la morte di Giordano Bruno "costituisce oggi per la Chiesa un motivo di profondo rammarico", tuttavia "questo triste episodio della storia cristiana moderna" non consente la riabilitazione dellopera del filosofo nolano arso vivo come eretico, perché "il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana". Daltronde anche nel saggio della Yates viene ribadito più volte la completa adesione di Bruno alla "religione degli egizi" scaturita dal suo sapere ermetico nonché afferma che "la religione egiziana ermetica è lunica religione vera".

                                     

2.2. Pensiero La ricezione della filosofia di Bruno

Malgrado la messa allIndice dei libri di Giordano Bruno decretata il 7 agosto 1603, questi continuarono a essere presenti nelle biblioteche europee, anche se rimasero equivoci e incomprensioni sulle posizioni del filosofo nolano, così come volute mistificazioni sulla sua figura. Già il cattolico Kaspar Schoppe, ex luterano che assistette alla pronuncia della sentenza e al rogo di Bruno, pur non condividendo "lopinione volgare secondo la quale codesto Bruno fu bruciato perché luterano" finisce con laffermare che "Lutero ha insegnato non solo le stesse cose di Bruno, ma altre ancora più assurde e terribili", mentre il frate minimo Marin Mersenne individuò, nel 1624, nella cosmologia bruniana la negazione della libertà di Dio, oltre che del libero arbitrio umano.

Mentre gli astronomi Tycho Brahe e Keplero criticarono lipotesi dellinfinità delluniverso, non presa in considerazione nemmeno da Galileo, il libertino Gabriel Naudé, nella sua Apologie pour tous les grands personnages qui ont testé faussement soupçonnez de magie, del 1653, esaltò in Bruno il libero ricercatore delle leggi della natura.

Pierre Bayle, nel suo Dizionario del 1697, arrivò a dubitare della morte per rogo di Bruno e vide in lui il precursore di Spinoza e di tutti i moderni panteisti, un monista ateo per il quale unica realtà è la natura. Gli rispose il teologo deista John Toland, che conosceva lo Spaccio della bestia trionfante e lodava in Bruno la serietà scientifica e il coraggio dimostrato nellaver eliminato dalla speculazione filosofica ogni riferimento alle religioni positive; segnala lo Spaccio a Leibniz - che tuttavia considera Bruno un mediocre filosofo - e al de La Croze, convinto dellateismo di Bruno. Con questultimo concorda il Budde, mentre Christoph August Heumann ritorna erroneamente a ipotizzare un protestantesimo di Bruno.

Con lIlluminismo, linteresse e la notorietà di Bruno aumenta: il matematico tedesco Johann Friedrich Weidler conosce il De immenso e lo Spaccio, mentre Jean Sylvain Bailly lo definisce "ardito e inquieto, amante delle novità e schernitore delle tradizioni", ma gli rimprovera la sua irreligiosità. In Italia Giordano Bruno è molto apprezzato da Matteo Barbieri, autore di una Storia dei matematici e filosofi del Regno di Napoli, dove afferma che Bruno "scrisse molte cose sublimi nella Metafisica, e molte vere nella Fisica e nellAstronomia" ne fa un precursore della teoria dellarmonia prestabilita di Leibniz e di tanta parte delle teorie di Cartesio: "Il sistema dei vortici di Cartesio, o quei globuli giranti intorno i loro centri nellaere, e tutto il sistema fisico è di Bruno. Il principio di dubitazione saviamente da Cartesio introdotto nella filosofia a Bruno si deve, e molte altre cose nella filosofia di Cartesio sono di Bruno".

Questa tesi è negata dallabate Niceron, per il quale il razionalista Cartesio nulla può aver preso dal Bruno, irreligioso e ateo come Spinoza, che ha identificato Dio con la natura, è rimasto legato alla filosofia del Rinascimento credendo ancora nella magia e, per quanto ingegnoso, è spesso contorto e oscuro. Johann Jacob Brucker concorda con lincompatibilità di Cartesio con Bruno, che egli considera un filosofo molto complesso, posto tra il monismo spinoziano e il neopitagorismo, la cui concezione delluniverso consisterebbe nella sua creazione per emanazione da ununica fonte infinita, dalla quale la natura creata non cesserebbe di dipendere.

Fu Diderot a scrivere per l Enciclopedia la voce su Bruno, da lui considerato precursore di Leibniz - nellarmonia prestabilita, nella teoria della monade, nella ragione sufficiente - e di Spinoza, il quale, come Bruno, concepisce Dio come essenza infinita nella quale libertà e necessità coincidono: rispetto a Bruno "pochi sarebbero i filosofi paragonabili, se limpeto della sua immaginazione gli avesse permesso di ordinare le proprie idee, unendole in un ordine sistematico, ma egli era nato poeta". Per Diderot, Bruno, che si è sbarazzato della vecchia filosofia aristotelica, è con Leibniz e Spinoza il fondatore della filosofia moderna.

Nel 1789 Jacobi pubblica per la prima volta ampi estratti in tedesco del De la causa, principio et uno di "questo oscuro scrittore", che aveva però saputo dare un "disegno netto e bello del panteismo". Lo spiritualista Jacobi non condivide certo il panteismo ateo di Bruno e Spinoza, di cui ritiene inevitabili le contraddizioni, ma non manca di riconoscerne la grande importanza nella storia della filosofia moderna. Da Jacobi, nel 1802, Schelling trae spunto per il suo dialogo su Bruno, al quale riconosce di aver colto quello che per lui è il fondamento della filosofia: lunità del Tutto, lAssoluto, nel quale successivamente si conoscono le singole cose finite. Hegel conosce Bruno di seconda mano e nelle sue Lezioni presenta la sua filosofia come lattività dello spirito che assume "disordinatamente" tutte le forme, realizzandosi nella natura infinita: "È un gran punto, per cominciare, quello di pensare lunità; laltro punto fu cercare di comprendere luniverso nel suo svolgimento, nel sistema delle sue determinazioni, mostrando come lesteriorità sia segno delle idee".

In Italia, è lhegeliano Bertrando Spaventa a vedere nel Bruno il precursore di Spinoza, anche se il filosofo nolano oscilla nello stabilire un chiaro rapporto fra la natura e Dio, che appare ora identificarsi con la natura e ora mantenersi come principio sovramondano, osservazioni riprese da Francesco Fiorentino, mentre il suo allievo Felice Tocco mostra come Bruno, pur dissolvendo Dio nella natura, non abbia rinunciato a una valutazione positiva della religione, concepita come utile educatrice dei popoli.

Nel primo decennio del Novecento si completa in Italia ledizione di tutte le opere e si accelerano gli studi biografici su Giordano Bruno, con particolare riguardo al processo. Per Giovanni Gentile Bruno, oltre a essere un martire della libertà di pensiero, ha avuto il grande merito di dare unimpronta strettamente razionale, e dunque moderna, alla sua filosofia, trascurando misticismi medievaleggianti e suggestioni magiche. Opinione, questultima, discutibile, come recentemente ha inteso mettere in luce la studiosa inglese Frances Yates, presentando Bruno nelle vesti di un autentico ermetico.

Mentre Nicola Badaloni ha rilevato come lostracismo decretato contro il Bruno abbia contribuito a emarginare lItalia dalle innovative correnti della grande filosofia del Seicento europeo, fra i maggiori e più assidui contributi nella definizione della filosofia bruniana si contano attualmente quelli portati dagli studiosi Giovanni Aquilecchia e Michele Ciliberto.

                                     

3. Intitolazioni

  • Gli sono stati dedicati il cratere lunare Giordano Bruno e due asteroidi della fascia principale, 5148 Giordano e 13223 Cenaceneri.
  • Il letterato Mario Rapisardi gli dedicò unepigrafe
  • Numerose scuole sono state intitolate a Bruno in tutta Italia, in particolare licei classici o scientifici: ad esempio ad Arzano, Albenga, Roma, Torino, Mestre, Budrio e Melzo, mentre a Maddaloni gli sono stati intitolati il Convitto nazionale e il liceo classico cittadino.
  • In Italia sono numerosi i monumenti intitolati a Giordano Bruno, sono presenti: un monumento in piazza Giordano Bruno a Nola, sua città natale, un busto a Montella, un bassorilievo a Monsampolo del Tronto e unepigrafe a Teora. Nel Campo de Fiori di Roma è presente il più importante monumento a Giordano Bruno che è stato eretto esattamente nel luogo in cui il filosofo fu condannato al rogo.
                                     

4.1. Influenza culturale Letteratura

Frances Yates si chiese, nel testo Giordano Bruno e la tradizione ermetica, quanto la figura e il ruolo del mago che Shakespeare presenta con Prospero, ne La tempesta, fosse influenzata dalla formulazione del ruolo del mago attuata da Giordano Bruno. Sempre in Shakespeare, è ormai dai più accettata lidentificazione del personaggio di Berowne in Pene damor perdute con il filosofo italiano, considerando il parzialmente documentato e più che plausibile incontro tra i due durante il suo soggiorno inglese.

Un riferimento molto più esplicito si trova in The Tragical History of Doctor Faustus, del drammaturgo inglese Christopher Marlowe 1564 – 1593: il personaggio Bruno, lantipapa, riassume molte caratteristiche della vicenda del filosofo:

La stessa vicenda del Faust marlowiano richiama alla mente la figura del "furioso" bruniano in De gli eroici furori.

                                     

4.2. Influenza culturale Cinema

  • Giordano Bruno compare anche nel film Galileo del 1968 di Liliana Cavani.
  • La commedia Candelaio di Giordano Bruno è al centro della fiction Il tredicesimo apostolo - Il prescelto trasmessa dal 2012 su Canale 5.
  • Nel film Caravaggio con Alessio Boni cè una scena in cui è mostrato il rogo di Giordano Bruno. Contrariamente alle fonti che parlano di Bruno con "la lingua in giova", il filosofo appare legato al palo mentre poco prima delle fiamme incita la gente a non lasciarsi irretire dai falsi maestri.
  • Il filosofo è protagonista nel film di Giuliano Montaldo Giordano Bruno del 1973 nel quale è stato interpretato da Gian Maria Volonté.
  • Negli anni novanta Rai Uno produce un film documentario curato da Gabriele La Porta su Giordano Bruno; il filosofo è interpretato dallattore Ugo De Vita.
                                     

4.3. Influenza culturale Musica

  • Nel 2011 il rapper Caparezza ha dedicato a lui una mini-storia nel brano "Sono il tuo sogno eretico", presente in Il sogno eretico
  • La metal band californiana Avenged Sevenfold ha dedicato a Giordano Bruno il brano intitolato Roman Sky presente nel nuovo album The Stage uscito il 28 ottobre 2016. Lalbum tratta infatti temi quali lintelligenza artificiale e luniverso.
  • Sono dedicati al filosofo anche il brano Anima Mundi di Massimiliano Larocca e lalbum Numen Lumen del gruppo neofolk Hautville, che ha nelle liriche brani di Giordano Bruno.
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