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ⓘ Conservatorio di Santa Rosa da Lima



Conservatorio di Santa Rosa da Lima
                                     

ⓘ Conservatorio di Santa Rosa da Lima

Il Conservatorio di Santa Rosa Da Lima, fondato nel 1681, è un ex-monastero domenicano, ora adibito ad albergo di lusso, situato a Conca dei Marini, posto su una rupe a dominare la costa, ed è un monumento di rilevante interesse storico-artistico della provincia di Salerno.

La storia del monastero è strettamente legata a quella della famiglia Pandolfo, che si stanziò a Conca dei Marini nel XV secolo. Oltre a cariche pubbliche, i membri della famiglia vantavano un grande potere economico, molti patronati nelle chiese di Conca, e grandi proprietà fra le quali la fonte termale di Capasso nel comune di Contursi, il suolo che incorpora la Grotta dello Smeraldo e il palazzo munito di una torre sito in Via Torre, abbellito con grandi blocchi di pietra tufacea lungo i bordi della terrazza. Nellarchivio della parrocchia di San Pancrazio martire si conserva un libro sulla storia di questa famiglia, scritto da Natale Pandolfo, secondo il quale il capostipite sarebbe stato Pompeo, un giovane capitano proveniente da Milano che, attratto dal culto di SantAndrea il cui corpo è custodito nel duomo della vicina Amalfi, si stabilì a Conca; Matteo Camera, storico di Amalfi, narra invece che un certo Daniele si trasferì da Pontone di Scala a Conca nel XVI secolo. Il padre della fondatrice del monastero, Vittoria, era Francesco che ricavava grandi guadagni dal commercio marittimo. Francesco si sposò con la marchesa Giovanna Gagliano con la quale ebbe molti figli: Natale, erede degli affari dopo la morte del padre avvenuta nel 1659, Gennaro e Andrea che erano dottori in legge, Pietro, Antonio e Vincenzo, ordinati sacerdoti, Filippo e Vittoria.

I Pandolfo si assunsero lonere di riparare la chiesa abbandonata di Santa Maria di Grado, ceduta dal vescovo Ferdinando DAnna al Comune di Conca nel 1539; decisero anche, con limpulso di Vittoria, divenuta suor Maria Rosa di Gesù, di costruirvi accanto un monastero: il 17 giugno del 1680 fu benedetta la prima pietra.

Molti furono i benefici che il paese ricevette grazie alle monache domenicane di clausura. Grazie alle loro cospicue doti monacali, esse permisero la creazione di un impianto idrico che sopperiva ai bisogni del paese.

Il vescovo di Pozzuoli, Girolamo Dandolfi, natio di Conca dei Marini, donò al convento la reliquia del cranio di San Barnaba apostolo.

Varie notizie sul conservatorio ci sono giunte grazie al Compendio Istorico che scrisse il sacerdote Don Gaetano Amodio, rettore della chiesa di San Pancrazio martire dal 1760 al 1772.

In questo luogo di serenità claustrale nacque la famosa sfogliatella "Santarosa". Le monache non capirono subito la straordinaria invenzione dolciaria che avevano fatto e che sarebbe diventata tipica della tradizione napoletana. Immediatamente la sua bontà fu apprezzata le suore, visto il successo, le diedero il nome della loro protettrice.

A causa della legge del 1866, la casa religiosa fu soppressa le monache che vi abitavano vi rimasero fino alla morte. Lultima suora morì nel 1912 e lasciò tutti i beni al comune. Seguirono dodici anni di incuria finché nel 1924 un albergatore romano, Massimiliano Marcucci, che insieme con il fratello ed un altro socio, gestiva alberghi di lusso come il San Domenico Palace Hotel a Taormina e lhotel de la Ville a Roma acquistò la struttura. Il luogo fu ristrutturato come hotel, ma preservandone laspetto originale; tra gli ospiti noti che vi hanno dimorato, lattore Eduardo De Filippo ne rimase entusiasta, lasciando nel libro degli ospiti la seguente frase:

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Dopo la morte dellultimo proprietario, Pierluigi Caterina, la proprietà è stata acquistata da Bianca Sharma, una ereditiera statunitense, la quale ha riconvertito il conservatorio in un albergo di lusso, inaugurato il 17 maggio 2012. Il progetto di riqualificazione è stato realizzato dallo studio Reardon Smith Architects di Londra, a cui si erano opposte diverse associazioni a difesa del patrimonio ambientale e culturale, tra cui Italia Nostra.

                                     

1. Chiesa di Santa Maria di Grado

La chiesa di Santa Maria di Grado è situata nella parte alta del paese in località "Grado", da cui prende il nome; risalente al IX secolo, fu distrutta da un cataclisma e ricostruita nel secolo successivo. La chiesa è stata ampliata e abbellita in chiave tipicamente tardo barocca nel periodo di massimo splendore delladiacente conservatorio dedicato a Santa Rosa da Lima.

La chiesa è composta da unaula rettangolare, sormontata da una volta a botte lunettata, mentre la zona presbiterale è sormontata da una cupola maiolicata allesterno. Un cancello sormontato da unedicola introduce in uno stretto e lungo sagrato chiuso da un muro costruito nel XVIII secolo per proteggere la clausura. Un piccolo portico, sul quale si trova una stanza dove sono ancora i sedili usati delle domenicane per assistere alle funzioni, precede lingresso. La soglia del portone è stata creata riutilizzando la lapide sepolcrale del reverendo Pietro Coltellino, rettore della chiesa nel XVII secolo.

Lentrata è fiancheggiata da due locali; quello di sinistra era lantico confessionale delle monache, uno spazio angusto con una grata, dove il prete si sedeva affinché le monache invisibili allinterno del conservatorio ricevessero il sacramento della confessione. Laltro è una stanzetta ripostiglio che si trova al piano inferiore della torre campanaria. Al di sopra del portone cè il coro delimitato da un parapetto ligneo sormontato da una grata bombata e dorata.

In ogni lato ci sono tre cappelle: a destra sono dedicate allImmacolata Concezione e a Santa Lucia, alla Pietà e a Santa Rosa; a sinistra alla Madonna del Carmelo, a San Nicola e alla Madonna del Rosario fra un gruppo di santi appartenenti allordine dei domenicani. Anticamente, come dimostrano gli stucchi, ve ne dovevano essere altre due, attigue allentrata e successivamente chiuse e tagliate in altezza dal coro.

I primi quattro altari sono lignei e riprendono i motivi del parapetto del coro; è andato perduto laltare maggiore in legno dorato del presbiterio, sostituito con un altro in marmo nel 1858. Rimasti intatti malgrado i continui rimaneggiamenti i pavimenti dellambiente messi nel 1750 in sostituzione al calpestio in lapillo presente ancora oggi nel conservatorio.

Sulla parete di fondo, a fianco allaltare maggiore si vede a sinistra la porta con una fascia dipinta di grigio che introduce nel corridoio antistante la sacrestia. A destra la finestra del comunichino decorata con motivi floreali, con una doppia grata dorata e con la porticina per la comunione. Questo ambiente era destinato soltanto alle monache e laccesso era dal monastero affinché le suore potessero ricevere la comunione senza essere viste. Dopo che il conservatorio fu alienato, fu aperto un altro varco dal corridoio della sacrestia. Al di sopra delle due aperture citate, si trovano in maniera simmetrica le due gelosie dorate del secondo coro al quale si accede con una scala dal comunichino.

Il campanile è vagamente somigliante a quello del duomo di Amalfi. Sul sagrato ci sono varie aperture attraverso cui si accede in locali che erano adibiti a parlatorio, come dimostrano le grate, e da ingresso alla casa monastica finché il conservatorio non fu alienato dal comune che è rimasto proprietario della chiesa.

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