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ⓘ Il Mondo (rivista)



Il Mondo (rivista)
                                     

ⓘ Il Mondo (rivista)

Il Mondo è stato un settimanale politico, culturale ed economico fondato a Roma da Gianni Mazzocchi. È stato pubblicato dal 1949 al 1966, e poi ancora dal 1969 al 2014.

                                     

1.1. "Il Mondo" di Pannunzio La rivista

Il gruppo dei fondatori, costituito da Mario Pannunzio direttore responsabile, Vittorio Gorresio, Ennio Flaiano, Corrado Alvaro, Mino Maccari, Alessandro Corvisieri e Vitaliano Brancati, si era conosciuto al settimanale Omnibus 1937-1939.

Il primo numero del "Mondo" uscì il 19 febbraio 1949, con articoli contro lo stato sociale e Keynes. In economia, il periodico sispirava alle teorie di Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek. La rivista era stampata in rotocalco, con una foliazione di 16 pagine alternativamente, in 12 pagine. Il disegno della testata fu affidato ad Amerigo Bartoli. La prima redazione era composta da Ennio Flaiano caporedattore, Bice Munafò, Nina Ruffini e Alfredo Mezio.

Nato inizialmente come periodico di cultura laica, alternativo ai due grandi blocchi, quello social-comunista e quello democristiano, conservò una linea di totale indipendenza rispetto al potere politico ed economico-finanziario. Culturalmente il settimanale fu debitore del pensiero di Benedetto Croce e Gaetano Salvemini.

Fra i collaboratori ebbe Ernesto Rossi, Enzo Forcella, Alberto Baumann, Antonio Cederna, Giulia Massari, Carlo Laurenzi, Nicolò Carandini, Alberto Moravia, Leonardo Sciascia, Leone Cattani, Mario Ferrara, Roberto Pane, Marco Pannella, Giovanni Spadolini, Eugenio Scalfari, Tommaso Landolfi, Indro Montanelli, Vittorio De Caprariis, Mario Paggi, Panfilo Gentile e Guglielmo Alberti. Anche Luigi Einaudi, con lo pseudonimo Manlio Magini. Tra i collaboratori stranieri la rivista annoverò gli scrittori Thomas Mann e George Orwell. "Il Mondo" ebbe durante tutta la sua esistenza 19 febbraio 1949 - 8 marzo 1966 un unico direttore: Mario Pannunzio.

Nei primi anni la vendita media fu tra le 15 000 le 18 000 copie, con punte di 20 000 unità. Nel 1955 Pannunzio portò il giornale da 12 a 16 pagine. La gestione del settimanale restò in disavanzo. Nel 1956 leditore Mazzocchi decise di riportare "Il Mondo" a 12 pagine. In settembre regalò la testata a una società di cui i principali azionisti erano Nicolò Carandini e Arrigo Olivetti cognato e cugino primo di Adriano.

                                     

1.2. "Il Mondo" di Pannunzio Gli "Amici del Mondo"

Consultando la collezione della rivista è possibile ricavare uno spaccato della vita politica italiana compreso tra il 1949 e il 1966. "Il Mondo" raccoglie e descrive come documenti le tensioni sociali, gli slanci economici, le istanze culturali, gli equilibri politici, gli sviluppi ideologici, le carenze istituzionali, le vicende di cronaca e di costume" di un intero periodo della storia repubblicana. Per descrivere i personaggi che ruotavano attorno al suo "Mondo", Pannunzio coniò questo slogan: Progressisti in politica, conservatori in economia, reazionari nel costume.

Alla data di fondazione del "Mondo" 1949 il gruppo di Pannunzio non apparteneva a nessun partito: gli amici avevano costituito il Movimento liberale italiano, nato lanno precedente. Ne facevano parte anche personalità provenienti dal disciolto Partito dAzione Attorno alla rivista si era dunque formata una sorta di corrente politica. Nel 1951 il gruppo di Pannunzio accettò di rientrare nel Partito Liberale Italiano.

Durante il VII Congresso del PLI, svoltosi a Roma Palacongressi dellEur dal 9 all11 dicembre 1955, gli" Amici del Mondo” diedero inizio allavventura del Partito Radicale. Essi erano variamente composti: ne facevano parte un gruppo di secessionisti del Partito Liberale tra cui Pannunzio, una frangia moderata e una parte più progressista che vedeva tra i suoi militanti Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari. Ernesto Rossi, in un primo momento, si mostrò titubante circa ladesione al partito ma, in occasione della prima costituente – 20 gennaio 1956 - fu egli stesso a cercare di convincere, in ambiente progressista, Giorgio Agosti e Manlio Rossi Doria ad aderire alla nuova iniziativa politica.

Il Partito Radicale si pose come alternativa alle forze politiche dominanti, intendendo la democrazia in senso laico, socialista e riformista. Questa "terza forza" si prefiggeva di sbloccare una situazione politica già imbrigliata - come sosteneva Nicolò Carandini - tra il timore comunista da una parte le istanze clericali dallaltra. Daltra parte il partito decise di rifiutare in parlamento ogni compromesso con le altre forze politiche presenti. Ciò a causa dellostilità che i fondatori avevano sempre nutrito nei confronti dei partiti politici, "mere macchine per fabbricare deputati e senatori". Può essere così spiegata la scarsa risolutezza che caratterizzò i primi anni di vita della nuova formazione politica.

Gli "Amici del Mondo" e il Partito Radicale condividevano, ad un primo sguardo, un orizzonte comune di problematiche, percorsi e obiettivi politico-sociali. Le istanze di maggior vicinanza erano ravvisabili, in primo luogo, nella necessità di abrogare talune leggi fasciste ancora presenti allinterno dellordinamento italiano e, successivamente, la realizzazione delle Comunità europee, lapprovazione di leggi antitrust, la difesa di una cultura e di un pensiero laico soprattutto allinterno della scuola statale, "labolizione della miseria", lurgenza di normare gli ambiti relativi al divorzio e al riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio. Nel Taccuino. Il resto è silenzio, apparso nel dicembre 1955 sul "Mondo", circa la comunione dintenti tra uomini di salda cultura liberale – come Rossi, Riccardo Bauer, Aldo Garosci - e i" nuovi radicali”- Bruno Villabruna, Mario Pannunzio, Nicolò Carandini, Franco Libonati…–, fu scritto: "Accomunati dal vincolo fraterno delle amare esperienze non rassegnati, non perplessi, si accingono a costituire una nuova larga formazione politica che sispiri ad una concezione moderna e civile del liberalismo, a quella concezione che Benedetto Croce ebbe a definire ad una parola radicale In questo campo, i padroni del vapore non troveranno certo mercenari e staffieri pronti a vender le idee per un assegno mensile".

Nonostante il Partito radicale mostrasse caratteristiche che senza dubbio erano perfettamente aderenti al pensiero di Ernesto Rossi, leconomista iniziò a porre una certa distanza tra sé e gli "Amici del Mondo". Con il passare degli anni i rapporti tra Rossi e Pannunzio divennero "molto freddi". La rottura del forte sodalizio tra Rossi e Pannunzio, che si era cementato nel corso della loro reciproca collaborazione al "Mondo", avvenne nel 1962. In quellanno scoppiò una diatriba allinterno del partito fra gli alternativisti, che intendevano costituire la" sinistra radicale” e i filo-lamalfiani.

Il gruppo degli" Amici del Mondo” si lacerò e vide scindersi dal suo interno personalità quali Pannunzio, Carandini e Cattani. A provocare la rottura definiva tra Rossi e Pannunzio fu in particolare il" caso Piccardi”. Lo storico Renzo De Felice aveva scoperto nel corso delle sue ricerche sul razzismo in Italia, che nel 1939 Leopoldo Piccardi 1899-1974, in qualità di Consigliere di stato, aveva partecipato ad un convegno giuridico italo-tedesco destinato ad essere il luogo dellelaborazione teorica delle leggi razziali. Mentre Pannunzio e altri" Amici del Mondo” condannarono irrevocabilmente Leopoldo Piccardi, Rossi che aveva sulle spalle anni di collaborazione con" lamico del Mondo”, gli fu solidale, insieme a Ferruccio Parri. Dopo la rottura col "Mondo", Parri e Rossi avviarono un sodalizio intellettuale che li vide collaborare sulle colonne del settimanale LAstrolabio.

Gianfranco Spadaccia nel suo ritratto dedicato ad Ernesto Rossi" radicale” ricorda: "Noi, con la guida e la tenace ostinazione di Marco Pannella, invece raccogliemmo leredità organizzativa e politica del Partito Radicale ridotto ormai a poche decine di iscritti ma avemmo linsperato sostegno di Elio Vittorini, che accettò di divenire presidente del Consiglio nazionale. Anche con Ernesto ci fu dunque una separazione organizzativa. Il suo scetticismo nei confronti dello strumento-partito fu rafforzato dalle vicende traumatiche che il P.R. aveva subito. Non vi fu mai invece separazione personale e dissenso politico".

                                     

2. "Il Mondo" di Rizzoli

Nel 1969 Gianni Mazzocchi rileva la testata ne affida la direzione ad Arrigo Benedetti 1969-1972, storico amico di Pannunzio. La numerazione viene riagganciata agli ultimi numeri del Mondo di Pannunzio: il primo numero riporta lindicazione "Anno XXI". Due anni dopo Mazzocchi cede la proprietà alla Rizzoli Editore.

Nel 1976, sotto la direzione di Paolo Panerai, il periodico passa da settimanale di attualità a rivista specializzata in economia. Il Mondo si apre da allora con un editoriale, una rubrica che tratta tematiche politiche Il cerchio e la botte e una rubrica denominata Geobusinnes che affronta tematiche economiche internazionali. Segue la sezione Primo piano, con le novità o inchieste di rilievo, e continua con le sezioni qui riportate: Mercati, Imprese, Hi-tech, Professioni, Il meglio su moda e tendenze e Dossier. Panerai porta le vendite da 11mila copie a 75-89mila. Dopo la direzione di Giulio Anselmi, che non altera la formula, nel 1987 il nuovo direttore Michele Tito fa del Mondo un giornale di tendenza. Durante la direzione di Redento Mori 1988-1995 fu caporedattore il mantovano Guido Vigna.

La rivista è stata chiusa nel febbraio 2014.



                                     

2.1. "Il Mondo" di Rizzoli Direttori

  • Renato Ghiotto, condirettore
  • Arrigo Benedetti 1969-1972
  • Michele Tito 1987-1988,
  • Renato Ghiotto 1973-1974,
  • Mario Pendinelli 1975,
  • Antonio Ghirelli 1975 - marzo 1976,
  • Gianni Gambarotta 1999-2006,
  • Enrico Romagna-Manoja 2006-2014
  • Paolo Panerai marzo 1976 - 1986,
  • Giulio Anselmi 1986-1987,
  • Guido Gentili febbraio 1996 - 1999
  • Redento Mori 1988 - dicembre 1995 - A fine dicembre il periodico sospende le pubblicazioni
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