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ⓘ Georg Wilhelm Friedrich Hegel



Georg Wilhelm Friedrich Hegel
                                     

ⓘ Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Georg Wilhelm Friedrich Hegel è stato un filosofo tedesco, considerato il rappresentante più significativo dellidealismo tedesco.

Hegel è autore di una delle linee di pensiero più profonde e complesse della tradizione occidentale: la sua riflessione filosofica, sistematica e onnicomprensiva, influenzerà il pensiero di Goethe e contribuirà alla revisione critica della filosofia kantiana. La filosofia hegeliana è stata definita, tra l’altro, come" idealismo assoluto”.

Oltre che dalla filosofia del suo tempo, la formazione intellettuale di Hegel è profondamente influenzata dallo studio della cultura e filosofia greca antica. Autori fondamentali per Hegel sono Eraclito Non cè proposizione di Eraclito che io non abbia accolto nella mia Logica per lopposizione dei contrari, Platone e Aristotele: Platone, ad esempio, con il suo Parmenide fornisce per Hegel lesempio migliore di dialettica; mentre Aristotele con il suo concetto di energeia actus, atto è il principale modello teorico per la nozione di soggetto, e con quello di νοήσεως νόησις noéseos nόesis per lidentità di soggetto e oggetto. Altro autore importante, seppur tipicamente in forma polemica, è Spinoza: per Hegel, infatti, uno dei compiti della filosofia è quello di superare la tesi spinoziana per cui "lAssoluto è sostanza" come avviene anche in Schelling e svilupparla ulteriormente mostrando che "lAssoluto è propriamente anche soggetto". Un altro autore che ha avuto notevole influenza su Hegel è Proclo da cui il grande filosofo tedesco ha ripreso il suo caratteristico modo di procedere logico triadico. Inoltre un grande debito Hegel lo ha anche nei riguardi di Fichte da cui riprende appunto i tre momenti dialettici di tesi, antitesi e sintesi e, in misura inferiore, verso Schelling per quanto concerne la filosofia della natura.

La filosofia di Hegel segna una svolta decisiva allinterno della storia della filosofia: da un lato, molti dei problemi classici della filosofia moderna verranno riformulati e problematizzati diversamente, come il rapporto mente-natura, soggetto-oggetto, epistemologia-ontologia in ambito teoretico o i temi relativi al diritto, alla moralità, allo Stato in ambito pratico e morale; dallaltro, vengono ripensati la dialettica, la distinzione fra eticità a sua volta distinta in Stato, società civile e famiglia e moralità, fra intelletto e ragione, ecc. Inoltre verrà data maggiore importanza a temi tradizionalmente non facenti parte della filosofia a pieno titolo. Filosofia in primis e, in seconda battuta, religione e, infine larte, sono tre momenti dello Spirito assoluto dopo lo Spirito soggettivo e quello oggettivo con leticità che costituisce la sintesi della moralità e del diritto; questultimo è il più astratto.

Con la filosofia lIdea - unità autocosciente di forma e contenuto, il vero in sé e per sé, pensiero razionale assoluto e totalità infinita - si realizza pienamente: il vertice supremo della Logica riprende in ampia misura il" pensiero di pensiero” di Aristotele il logos che pensa eternamente se stesso dopo un percorso molto più complesso e articolato che ha nella libertà romantica il suo autentico compimento.

                                     

1. Biografia

Primogenito di Georg Ludwig, capo della cancelleria del duca del Württemberg Karl Eugen, e di Maria Magdalena Fromm, che avranno altri due figli, Ludwig e Christiane, fu educato in famiglia secondo i principi di una ferma ortodossia politica e religiosa. Fin dalladolescenza apparve, a coloro che lo frequentarono, di temperamento conformista e borghese. Dal 1773 frequentò per cinque anni la scuola elementare; dal 1777 seguì studi umanistici nel Ginnasio di Stoccarda e, privatamente, studi scientifici. Rimasto orfano della madre nel 1784, dal 1785 al 1787 tenne un diario da cui si rilevava il suo interesse per il mondo classico, la Bibbia e autori contemporanei come Goethe, Friedrich Schiller e Gotthold Lessing.

Conseguita la maturità nel 1788, il 27 ottobre di quello stesso anno Hegel siscrive allUniversità di Tubinga, ospite come borsista nel locale seminario, lo Stift, senza apprezzare né la disciplina vigente nel collegio, né i metodi di insegnamento, né la preparazione dei professori. Influenza molto importante ha la frequentazione con il futuro grande poeta Friedrich Hölderlin, di cui diviene intimo amico, e Schelling, con i quali condivide per alcuni anni la camera e celebra gli anniversari della Rivoluzione francese. Studia, in particolare, i classici greci, gli illuministi, Kant e i kantiani; il 27 settembre 1790 conclude il primo biennio di studi, conseguendo il titolo di Magister philosophiae ; il 20 settembre 1793 conclude gli studi ottenendo il titolo di Kandidat ; il giudizio ottenuto in filosofia è lusinghiero: Philosophiae multam operam impendit, ossia "si è impegnato nella filosofia".

Dallottobre del medesimo anno è precettore dei figli del nobile bernese Karl Friedrich von Steiger. Nel luglio 1795 conclude La vita di Gesù scritta secondo unottica moralistico-kantiana e pubblicata da Paul Roques soltanto nel 1906 e una parte dei Frammenti su religione popolare e Cristianesimo, pubblicati nel 1907. Nel 1796 conclude La positività della Religione Cristiana, pubblicata da Herman Nohl nel 1907.

Non ama lambiente clericale e oligarchico di Berna; nel gennaio 1797 si trasferisce a Francoforte, dove Hölderlin gli ha procurato un nuovo posto di precettore. Nel 1798 scrive il saggio Sulle più recenti vicende interne del Württemberg specialmente sul deplorevole stato della magistratura, pubblicato nel 1913, in cui lamenta la crisi interna della sua patria e propone lelezione diretta dei magistrati da parte dei cittadini. Tra la fine del 1796 e linizio del 1797 dà stesura definitiva ad un testo, probabilmente scritto da Hölderlin, che sarà pubblicato nel 1917 da Franz Rosenzweig col titolo Il più antico programma di sistema dell’idealismo tedesco. Il 14 gennaio 1799 muore il padre.

Porta a compimento Lo spirito del Cristianesimo e il suo destino pubblicato da Nohl nel 1907 gradualmente allontanandosi dalla concezione kantiana di una religione nei limiti della sola ragione; nel settembre del 1800 scrive il Frammento di Sistema, in cui, oltre a un abbozzo di dialettica, mostra unoscillazione, nella sua filosofia, fra una conclusione di tipo prettamente filosofico e uno religioso.

                                     

1.1. Biografia Da Jena a Heidelberg

Nel gennaio del 1801 si trasferisce a Jena, in quegli anni capitale della cultura tedesca, ospite di Schelling che insegna nella locale università. Pubblica in luglio la Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling per aprirsi la strada allinsegnamento che ottiene con la dissertazione De Orbitis Planetarum, Conosce a Weimar Schiller e Goethe che in una lettera a Schiller del 27 novembre 1803 sottolinea la goffaggine di Hegel nella conversazione, un difetto che appare anche nellesposizione delle sue lezioni universitarie

Dal 1802 al 1803 con Schelling pubblica il Giornale critico della filosofia e scrive La costituzione della Germania e il Sistema delleticità, pubblicati nel 1893. Inizia nel 1806 una relazione con la sua affittacamere Christiane Charlotte Fischer Burckhardt, dalla quale, il 5 febbraio 1807, ha il figlio Ludwig. Il 13 ottobre lesercito francese entra a Jena; Hegel vede da lontano Napoleone e scrive allamico e collega Friedrich Immanuel Niethammer: limperatore - questanima del mondo - lho visto uscire a cavallo dalla città, in ricognizione; è davvero una sensazione singolare vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, spazia sul mondo e lo domina.". Il suo alloggio viene requisito e va a Bamberga per due mesi; tornato a Jena, pubblica nel marzo 1807 la Fenomenologia dello spirito con la quale, per le critiche che vi sono contenute, si consuma la rottura con Schelling. Il 1º marzo Hegel si trasferisce a Bamberga a dirigere il modesto quotidiano Bamberger Zeitung Gazzetta di Bamberga.

Il 6 dicembre 1808 viene nominato rettore e professore di filosofia all Egidiengymnasium di Norimberga: le sue lezioni saranno pubblicate postume nel 1840 con il titolo di Propedeutica filosofica. Si sposa nel settembre 1811 con la ventenne aristocratica Marie von Tucher, da cui avrà due figli, Karl 1813-1901 e Immanuel 1814-1891. Nelloccasione, scrive allamico Niethammer: "Ho raggiunto il mio ideale terreno, perché con un impiego e una donna si ha tutto in questo mondo".

Dal 1812 al 1816 pubblica la Scienza della logica, dal 1813 è sovrintendente delle scuole elementari di Norimberga, dal 28 ottobre 1816 insegna filosofia allUniversità di Heidelberg. Mostra la sua posizione politica nel 1817 con lo scritto, pubblicato anonimo, Valutazione degli atti a stampa dellassemblea degli stati territoriali del regno del Württemberg negli anni 1815 e 1816, in cui sostiene che in una costituzione quale quella proposta da Federico I del Württemberg, siano riconosciuti i privilegi degli Stände, le corporazioni rappresentate negli Stati generali del regno. Nel giugno pubblica l Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.

                                     

1.2. Biografia A Berlino

Lanno prima del suo arrivo si erano manifestati fortissimi fermenti studenteschi in occasione del tricentenario della riforma protestante: 1517-1817. Proprio alla vigilia della venuta di Hegel a Berlino, i giovani che avevano ricordato il centenario di Lutero, lo avevano collegato con lotte di carattere radicale, democratico, e avevano fra laltro fatto falò di libri degli scrittori reazionari. Il 24 gennaio 1818 è nominato professore di filosofia nellUniversità di Berlino: nella prolusione del 22 ottobre esalta lo Stato prussiano ed entra in polemica con il giurista Friedrich Carl von Savigny e con il filosofo e teologo Friedrich Schleiermacher.

Il 23 marzo 1819, lo studente Carl Ludvig Sand, membro di una Burschenschaft associazione studentesca radicale, uccide a Mannheim il drammaturgo tedesco August von Kotzebue, spia russa. Sorgono forti polemiche fra molti filosofi berlinesi che si scagliano contro la condanna a morte dellassassino. Professori di diritto e di teologia vengono allontanati dalle loro cattedre. Il regime prussiano reagisce con la censura sulle piccole pubblicazioni, estesa nel 1820 su tutte le opere, anche sui grandi volumi, limitando ulteriormente la già scarsa libertà di stampa e dinsegnamento; Hegel, in precedenza sostenitore dellassociazione, la condanna e si affretta a rielaborare i suoi Lineamenti di filosofia del diritto che escono nellottobre del 1820. La dissociazione pubblica non segnò necessariamente un reale cambio di idee del filosofo.

Solo nella seconda metà del 900, vengono pubblicati in Germania gli appunti degli studenti di Hegel, da cui risulta una "doppia personalità": un Hegel "essoterico" che si rivolge al grande pubblico con la "Filosofia del Diritto" le opere sottoposte a censura, e uno "esoterico" che manifesta posizioni decisamente più aperte agli studenti durante i suoi corsi universitari. Oltre al motivo storico della censura, vi è anche ravvisabile la volontà - analogamente ad Aristotele - che la filosofia sia allinterno di un percorso iniziatico, in cui il sistema completo, la verità intera, è mostrata a pochi.

Nel 1822 viaggia nei Paesi Bassi, nel 1824 a Praga e a Vienna; nel 1825 impone al figlio illegittimo Ludwig, che gli ha rubato del denaro, di non portare più il suo cognome. Ludwig assume il cognome della madre, Fischer, e lascia la Germania: arruolato nellesercito olandese, morirà di malaria a Giakarta il 28 agosto 1831, pochi mesi prima del padre. Nel 1827 escono gli Annali per la critica scientifica, rivista dellhegelismo, cui collaborano, tra gli altri, Goethe e i fratelli Wilhelm e Alexander von Humboldt. Ad agosto parte per Parigi, dove è ospite dello storico e filosofo Victor Cousin. Il 18 ottobre, di ritorno a Berlino, incontra Goethe a Weimar; discutono della dialettica ed Hegel dice che essa non è altro che lo spirito di contraddizione insito in tutti gli uomini, disciplinato in regole definite.

Nellottobre 1829 Hegel, rettore delluniversità di Berlino, nella prolusione accademica, celebra laccordo tra la legge dello Stato e la libertà dinsegnamento. Nel 1830 condanna duramente le rivoluzioni liberali in Francia e in Belgio; nellaprile del 1831 esce nella Gazzetta ufficiale dello Stato prussiano lultimo scritto di Hegel, Sul progetto inglese di riforma elettorale, in cui condanna lestensione del suffragio elettorale e si dichiara a favore del riconoscimento degli ordini sociali gli Stände. Muore improvvisamente il 14 novembre, di colera o forse di un tumore allo stomaco e gli vengono tributati funerali straordinari. Il teologo Philipp Marheineke e il critico Friedrich Förster pronunciano i discorsi funebri. Hegel è paragonato da questultimo a un "cedro del Libano" e alla "stella del sistema solare dello spirito del mondo". Jacques DHondt vede in questi paragoni unallusione alla massoneria e ricorda che larticolo "Freimaurerei" "Massoneria" di Der Grosse Brockhaus lo dà come massone, della quale Hegel sarebbe stato membro come Fichte, vicino alla tomba del quale viene sepolto secondo la sua volontà, nel Cimitero di Dorotheenstadt.

Dopo la sua morte, sulla base degli appunti raccolti dagli studenti, furono pubblicate nel 1832 le Lezioni sulla filosofia della religione le Lezioni sulla storia della filosofia, nel 1837 le Lezioni sulla filosofia della storia, nel 1836 e 1838 le Lezioni sullEstetica.



                                     

2.1. Aspetti generali della filosofia di Hegel La filosofia secondo Hegel

Allinterno del pensiero idealistico Hegel elabora una filosofia autonoma, che a partire dai primi lavori degli anni di insegnamento a Jena mira alla elaborazione di un sistema maturo poiché "soltanto come scienza o come sistema il sapere è effettuale, e può venire presentato soltanto come scienza o come sistema." Infatti la filosofia è essenzialmente sistema". Lesigenza della costruzione di un sistema, come organizzazione ordinata ed universale del sapere, rispondeva nellambiente romantico-idealistico:

  • alla formazione di una cultura "libera" contro linsegnamento ai fini di uneducazione specializzata e "pratica" come quella impartita nelle scuole nelle quali i governi assolutisti preparavano i loro funzionari;
  • infine che l’enciclopedia riguardasse soltanto le scienze, e non anche i "mestieri" come si era fatto, invece, nella Enciclopedia francese di Diderot e D’Alembert.
  • la necessità che questa cultura generale venisse organizzata in unenciclopedia o in un sistema fondato sulla filosofia;
                                     

2.2. Aspetti generali della filosofia di Hegel Ragione come intero e processo teleologico

Sin dagli Scritti teologici giovanili Hegel si oppone energicamente al cosiddetto "principio del nord", a quella separazione tra ideale e reale che era tipica del kantismo e che non lasciava spazio alla conoscenza del Reale, inteso questo come lIntero dal quale la Ragione traeva il suo senso e il suo perché:

"Il vero è lintero"

Per Hegel il presupposto della verità della conoscenza è un monismo assoluto di forme spirituali che si evolvono e si assolutizzano in ununicità diveniente continua, dove il materiale e lo spirituale sono indistinguibili e connessi in un continuo superamento di "momenti" necessari del divenire storico per mezzo di una fenomenologia dove ciò che è posto trova la sua negazione e poi il suo superamento in una nuova figura o appunto "fenomeno". Si tratta di un processo teleologico necessario, che già nel 1807 veniva presentato così:

                                     

2.3. Aspetti generali della filosofia di Hegel La definizione dellAssoluto

È su questa strada speculativa che si determina la nuova definizione dellAssoluto come unione di finito ed infinito ma anche come non-unione, opposizione di finito ed infinito e immanenza dellAssoluto nel mondo.

Hegel critica la pretesa del romanticismo che lAssoluto si possa cogliere in un istante con limmediatezza della passione e del sentimento o tramite larte o la fede in una religione rivelata, se a questi momenti intuitivi non seguano azioni speculative e pratiche. LAssoluto richiede un percorso che partendo da unesperienza immediata e sensibile, solo con la riflessione dialettica, faticosa e razionale, può giungere a unapprensione mediata e intellegibile.

Questa concezione potrebbe sembrare quindi simile alla visione spinoziana dellAssoluto, che coincide con la natura del Deus sive Natura ; ma Spinoza intende una coincidenza statica di sostanza come assoluto con la natura, mentre per Hegel è soggetto spirituale in divenire, ovvero egli afferma che la realtà non è ipostaticamente sostanza, qualcosa dimmutabile, ma soggetto in continuo divenire. Hegel, in proposito, riprende e reinterpreta anche il concetto romantico di Spirito Geist, che è considerato dal filosofo tedesco Ragione che sa se stessa e intende, pertanto, lAssoluto come Spirito Assoluto che è colto intuitivamente dallarte, simbolicamente nella rappresentazione dalla religione e concettualmente dalla filosofia.

Elementi della definizione dellAssoluto hegeliano, secondo alcuni interpreti, sembrano ispirati dal neoplatonismo di Proclo, a proposito della dialettica dello spirito divino.



                                     

2.4. Aspetti generali della filosofia di Hegel Lunità e identità di soggetto e oggetto

Per Hegel, tra essere e pensiero, tra realtà e razionalità vi è assoluta compenetrazione e connessione: essi non sono due ambiti separati e indipendenti luno dallaltro, ma vanno concepiti come due modi in cui il pensiero si dà realtà. Per Hegel non si pone più il problema tipico della filosofia moderna da Cartesio in poi di come sia possibile che il pensiero di un soggetto abbia validità oggettiva; al contrario, per Hegel cè una profonda continuità fra ambito della natura mondo, oggettività etc. e ambito dello spirito io, soggettività etc. Oggettività e soggettività sono identici, in quanto entrambi sono modi di configurarsi del pensiero, del logos. Cè un solo e identico logos che si esprime nella natura e nel soggetto pensante in due modi diversi:

La famosa affermazione di Hegel

va interpretata nel duplice senso che: 1 ciò che è razionale non è qualcosa di esclusivamente soggettivo, di cognitivo, che appartiene a un soggetto umano, ma è qualcosa che costituisce la struttura interna di tutte le cose naturali, e di ogni realtà in generale; e 2 che ciò che è reale non è qualcosa di estraneo e refrattario al pensiero ma che è, al contrario, internamente articolato da una forza attiva che è il pensiero.

Per comprendere appieno il significato di questa tesi hegeliana, è importante tener a mente che la parola tedesca usata da Hegel per indicare "realtà" non è Realität bensì Wirklichkeit: reale non indica, pertanto, il semplice dato di fatto, la contingenza e laccidentale, ma "la realtà effettiva, l’attualità, ossia la consapevolezza di ciò che wirkt, che produce degli effetti". Dunque, non si tratta di giustificare tutto ciò che accade in nome di una ragione universale estrinseca ai fatti, ma di comprendere come tutti i processi reali e tutte le realtà concrete siano caratterizzate da una struttura razionale.

La comprensione di questa unità e identità di soggetto-oggetto rappresenta il punto di approdo della Fenomenologia, la quale ha, come compito, di portare la coscienza naturale dal punto di vista del senso comune e dellintelletto riflettente a quello del pensiero scientifico e filosofico. Lunità di soggetto e oggetto è chiamata da Hegel "lelemento. il fondamento, il terreno della scienza".

                                     

2.5. Aspetti generali della filosofia di Hegel Pensiero oggettivo

Per esprimere lidentità e unità di soggetto e oggetto, Hegel si serve dellespressione pensiero o pensare oggettivo objektives Denken. Con questa espressione Hegel vuole segnalare due aspetti importanti relativamente alle nozioni di pensiero, concetto, ragione etc.: 1 da un lato, che il pensare non si riduce in tutto e per tutto a unattività del soggetto umano; 2 dallaltro, il fatto che il pensiero costituisce "lintimo del mondo", lessenza interna delle cose. Detto in altri termini, parlare di pensiero oggettivo equivale a dire che nel mondo cè razionalità, che il mondo e la realtà sono qualcosa di intelligibile; pertanto il pensiero è tanto una attività del soggetto umano pensante quanto la struttura delle cose.

"Dire che nel mondo cè intelletto, cè ragione, equivale allespressione pensiero oggettivo. Ma questespressione è scomoda, proprio perché il termine pensiero troppo usualmente viene usato come pertinente soltanto per lo spirito, per la coscienza, e il termine oggettivo, altrettanto, anzitutto soltanto per ciò che non è spirituale".

Se Hegel attribuisce il pensiero al mondo, ciò non significa che voglia attribuire "coscienza alle cose naturali"; infatti, solo luomo, per Hegel, ha coscienza e possiede il pensiero nel senso di attività di coscienza. Il punto importante per Hegel è mostrare come sia una stessa ragione o un medesimo pensiero che si esprime in forme e in gradi di complessità diversi nelle cose naturali e negli esseri spirituali luomo: nelle cose naturali come struttura razionale, anima delle cose; negli esseri spirituali come coscienza e pensiero autocosciente. Se la filosofia è lesposizione sistematica del pensiero o dellAssoluto, in tutte le sue forme e in tutti i suoi gradi logico, naturale e spirituale, se il punto di vista della scienza consiste nel superare lopposizione della coscienza fra un io e un mondo esterno, allora si può dire che:

"pensieri oggettivi designa la verità che deve essere non solo lo scopo, ma l oggetto assoluto della filosofia"

ovvero

"il contenuto della scienza. è il pensare oggettivo".

                                     

2.6. Aspetti generali della filosofia di Hegel La dialettica

Di conseguenza, il pensiero, per Hegel, non è un sistema di determinazioni fisse, come la tavola delle categorie di Kant, ma, in quanto costituisce "la sostanza delle cose esterne. e dello spirituale", è piuttosto un processo, un movimento, una forza. Questo movimento del pensiero è solitamente indicato dagli interpreti con il nome di "dialettica"; Hegel, però, parla più spesso di auto-movimento o più semplicemente di movimento del concetto.

La spiegazione della dialettica in termini di tesi-antitesi-sintesi è fuorviante e falsa. Essa infatti non è autenticamente hegeliana, ma è il risultato delle sistematizzazioni e semplificazioni scolastiche di Hegel. Hegel piuttosto indica tre momenti che contraddistinguono ogni cosa reale e ogni struttura concreta: a il momento intellettivo, b il momento razionale negativo o dialettico e c il momento razionale positivo o speculativo. Nel § 79 dell Enciclopedia Hegel fornisce una formulazione chiara e concisa dei tre momenti di questo processo:

"Lelemento logico quanto alla forma ha tre lati: a) il lato astratto o intellettivo ; b) il lato dialettico o negativamente razionale ; c) il lato speculativo o positivamente razionale.

Questi tre lati non costituiscono tre parti della logica, ma sono momenti di ogni elemento logico-reale, cioè di ogni concetto e di ogni vero in generale. ".

Nella prima Prefazione alla Scienza della logica 1812 Hegel scrive:

"Lintelletto determina e tien ferme le determinazioni. La ragione è negativa e dialettica, perché dissolve in nulla le determinazioni dellintelletto. Essa è positiva, perché genera luniversale e in esso comprende il particolare".

Per spiegare il concetto di dialettica Hegel si serve spesso dellanalogia con lo sviluppo di un organismo vivente:

"parlando di sviluppo ci si riferisce a qualcosa che nella diversità scorge più la contraddizione che non il progressivo sviluppo della verità".

                                     

2.7. Aspetti generali della filosofia di Hegel La critica al metodo come strumento e la dialettica come "vero metodo"

La dialettica non è un metodo, se con metodo si intende uno "strumento. del conoscere" qualcosa che resta esteriore al suo contenuto e si configura come una costruzione soggettiva:

"il metodo è un conoscere che rimane esteriore al contenuto".

Al contrario per Hegel il vero metodo è:

"lo sviluppo immanente del concetto, è il metodo assoluto del conoscere, ed insieme lanima immanente del contenuto stesso"

è il procedimento mediante il quale il pensiero si realizza, mediante cui il concetto diventa oggettivo e reale. Il metodo è lidea stessa: la forma pienamente adeguata al contenuto.

                                     

2.8. Aspetti generali della filosofia di Hegel La nozione di Aufhebung "toglimento"

Una nozione decisiva nello svolgimento dialettico è quella di toglimento Aufhebung. Il toglimento è ciò mediante cui due determinazioni opposte vengono tenute insieme in ununità razionale. Aufheben in tedesco ha il doppio significato di metter via e di conservare; pertanto "togliere" non significa semplicemente eliminare una determinazione in favore di unaltra, ma significa che una determinazione non viene pensata più nella sua indipendenza, assolutezza e immediatezza, ma viene abbassata a momento di un intero. Scrive Hegel:

"Qualcosa è tolto solo in quanto è entrato nella unità col suo opposto. In questa più precisa determinazione di un che di riflesso, esso si può convenientemente chiamare momento".

Si badi, infine, che il togliere non è unattività compiuta da un soggetto, ma è uno sviluppo immanente a ogni determinazione di pensiero: ogni determinazione di pensiero finita si toglie e passa nella sua opposta, per risolversi infine in ununità superiore.



                                     

2.9. Aspetti generali della filosofia di Hegel Intelletto e Ragione

I filosofi idealisti tedeschi riprendono la distinzione kantiana tra intelletto, che opera nel campo della sensibilità e della scienza, e ragione, che si dedica al sapere metafisico e alla trascendenza ma, come fa Hegel, ne capovolgono il valore conoscitivo: lintelletto è quindi unattività conoscitiva che irrigidisce la realtà nella sua struttura dialettica; la ragione invece coglie la connessione esistente tra gli opposti arrivando a una sintesi necessariamente sempre superata da un nuovo processo dialettico in quellincessante divenire che è la vivente realtà.

                                     

2.10. Aspetti generali della filosofia di Hegel Che cosa significa idealismo?

La filosofia hegeliana viene etichettata spesso come una forma radicalizzata di idealismo, nello specifico una radicalizzazione dellidealismo trascendentale di Kant. Secondo questa lettura, Hegel porterebbe avanti il lavoro iniziato da Fichte, il quale aveva radicalizzato Kant eliminando la cosa in sé e riconducendo tutta la realtà allattività e alla posizione di un Io. Si tratta di uninterpretazione sbagliata tanto per la filosofia post-kantiana quanto per la filosofia di Hegel.

"Idealismo" nel periodo della filosofia classica tedesca non significa negare lesistenza delle cose esterne, e affermare come unica cosa esistente il soggetto; in altre parole, lidealismo tedesco ha un significato diametralmente opposto allidealismo di Berkeley.

Per quanto riguarda Hegel - come ha osservato Luca Illetterati - è possibile notare che la sua posizione può essere caratterizzata tanto come un idealismo, quanto come un anti-idealismo, quanto ancora come un realismo. Un anti-idealismo perché Hegel è fortemente critico dellimpostazione trascendentale di Kant e dei post-kantiani, e in generale di ogni forma di soggettivismo, con la quale si cerca di risolvere e ridurre tutta la realtà nella soggettività umana: al contrario, per Hegel è fondamentale salvaguardare lidea che nel mondo ci sia razionalità e ragione indipendentemente dallintervento del soggetto umano; in questultimo senso, dunque, Hegel è un realista cfr. supra, pensiero oggettivo. "Ideale", dunque, non significa come invece per Kant qualcosa che vale soltanto in rapporto a un soggetto; e nemmeno indica un qualcosa che si contrappone a reale. Idealismo, invece, per Hegel indica una caratteristica logica molto generale che si può riscontrare a diversi livelli e indica il fatto che le determinazioni finite non hanno un valore assoluto, ma si risolvono e rimandano sempre ad altro, e hanno vero significato soltanto nellintero. La filosofia di Hegel dunque è idealismo nella misura in cui Hegel sostiene che il vero è lintero e che il finito in generale non è ancora il vero.

Hegel è chiaro su questo punto in un passo della Scienza della logica:

"La proposizione, che il finito è ideale, costituisce lidealismo. Lidealismo della filosofia consiste soltanto in questo, nel non riconoscere il finito come un vero essere. Ogni filosofia è essenzialmente idealismo, o per lo meno ha lidealismo per suo principio, e la questione non è allora se non di sapere fino a che punto cotesto principio vi si trovi effettivamente realizzato. Lopposizione di filosofia idealistica e realistica è quindi priva di significato. Una filosofia che attribuisse allesistere finito, come tale, un vero essere un essere definitivo, assoluto, non meriterebbe il nome di filosofia."

                                     

3. Opere

Dopo la morte di Hegel la prima edizione delle sue opere fu pubblicata da "un gruppo di amici dello scomparso":

  • Werke. Vollständige Ausgabe durch einen Verein von Freunden des Verewigten. 18 volumi. Berlino, 1832–1845.

Questa edizione ignorava completamente i manoscritti inediti giovanili ed iniziava con gli scritti del periodo jenese.

Ledizione comunemente utilizzata è quella in 20 volumi a cura di Eva Moldenhauer e Karl Markus Michel, basata sulla precedente:

  • Werke in 20 Bänden. Auf der Grundlage der Werke von 1832 bis 1845 neu ediert. Suhrkamp, Frankfurt/M. 1969–1971.

Una nuova edizione critica, basata su criteri strettamente filologici, è in corso di pubblicazione:

  • Gesammelte Werke Akademieausgabe; GW. Herausgegeben von der Rheinisch-Westfälischen Akademie der Wissenschaften. Ambrurgo, Meiner, 1968 ss.
                                     

3.1. Opere Scritti giovanili

  • Le orbite dei pianeti, a cura di A. Negri, Laterza, Roma-Bari 1984.
  • Aforismi jenensi Hegels Wastebook 1803-1806, trad. di C. Vittone, Feltrinelli, Milano 1981.
  • Larticolo introduttivo al "Kritisches Journal der Philosophie": Sullessenza della critica filosofica, a cura di S. Baritussio, in "Verifiche", 12, 1983, pp. 101-29.
  • Scritti giovanili, a cura di E. Mirri, Guida, Napoli 2015 traduzione dei prime due volumi delledizione critica delle Gesammelte Werke.
  • Il bisogno di filosofia 1801-1804, a cura di C. Belli e J.M.H. Mascat, Prefazione di P. Valenza e Postfazione di P. Vinci, Milano-Udine, Mimesis, 2014.
  • Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling, in Primi scritti critici, a cura di R. Bodei, Mursia, Milano 1990, pp. 1-120.
  • Primi scritti critici, a c. di R. Bodei, Milano 1971.
  • Hegel?; Hölderlin?, Schelling?, Il più antico programma di sistema dell’idealismo tedesco, a cura di Leonardo Amoroso, Pisa, Ets, 2007
  • La filosofia della natura. Quaderno jenese 1805-1806, a cura di A. Tassi, Guerini, Milano 1994.
  • Credere e sapere, a cura di A. Tassi, Brescia, Morcelliana, 2013.
  • Scritti teologici giovanili, a cura di N. Vaccaro, E. Mirri, Guida, Napoli 1972. traduzione dei Theologischen Jugendschriften pubbblicati da Herman Nohl nel 1907
  • Fede e sapere, in Primi scritti critici, a cura di R. Bodei, Mursia, Milano 1990, pp. 121-261.
  • Rapporto dello scetticismo con la filosofia, a cura di N. Merker, Laterza, Roma-Bari 1984.
  • Logica e metafisica di Jena 1804-05, a cura di F. Chiereghin, traduzione, introduzione e commento di F. Biasutti, L. Bignami, F. Chiereghin, A. Gaiarsa, M. Giacin, F. Longato, F. Menegoni, A. Moretto, G. Perin Rossi, Verifiche, Trento 1982.
  • Eleusis, carteggio. Il poema filosofico del giovane Hegel e il suo epistolario con Hölderlin. Testo tedesco a fronte, a cura di L. Parinetto, Milano-Udine, Mimesis, 2014.
  • Scritti di filosofia del diritto 1802-1803, a cura di A. Negri, Laterza, Bari 1962.
  • I principi di Hegel, a c. di E. De Negri, Firenze 1949.
  • Rapporto dello scetticismo con la filosofia, a cura di R. Pettoello e E. Colombo, Brescia, Morcelliana, 2018.
  • Filosofia dello spirito jenese, a cura di G. Cantillo, Laterza, Roma-Bari 2008 ed. or. 1984.
  • Eticità assoluta e diritto positivo. Le maniere di trattare scientificamente il diritto naturale, a cura di M. Del Vecchio, Franco Angeli, Milano 2003.
  • Scritti politici 1798-1806, a cura di A. Plebe, Laterza, Bari 1961.
  • Vita di Gesù, a cura di A. Negri, Bari, Laterza 1971.
                                     

3.2. Opere Fenomenologia dello spirito

  • Sistema della scienza, parte prima: La fenomenologia dello spirito, a cura di G. Garelli, Einaudi, Torino 2008.
  • Fenomenologia dello spirito, trad. di E. De Negri, 2 voll., La Nuova Italia, Firenze 1960.
  • Fenomenologia dello spirito, a cura.di V. Cicero, Bompiani, Milano 2000.
  • Signoria e servitù nella "Fenomenologia dello spirito", a cura di A. Tassi, Brescia, Morcelliana, 2019.
                                     

3.3. Opere Scritti berlinesi

  • Scritti berlinesi. In appendice: Frammento sulla filosofia dello Spirito soggettivo, a cura di M. Del Vecchio, Franco Angeli, Milano 2001.
  • Lineamenti di filosofia del diritto, a cura di F. Messineo, Laterza, Bari 1913; nuova ed. 1954, a cura di A. Plebe, con le note autografe hegeliane.
  • Antigone, a cura di E. Virgili, Milano, AlboVersorio, 2014.
  • Il progetto inglese di riforma elettorale, in Scritti politici 1798-1831, a cura di C. Cesa, Einaudi, Torino 1972.
  • Prefazione alla Filosofia della religione di Hinrichs, a cura di S. Achella, Napoli-Salerno, Orthotes, 2014.
  • Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello stato, a cura di V. Cicero, Bompiani, Milano 2006.
  • Le maniere scientifiche di trattare il diritto naturale. Testo tedesco a fronte, a cura di C. Sabbatini, Milano, Bompiani, 2016.
  • Lineamenti di filosofia del diritto, a cura di G. Marini, Laterza, Roma-Bari 1990.
  • Sistema delleticità, a cura di A. Tassi, Brescia, Morcelliana, 2016.
  • Eticità assoluta e diritto positivo. Le maniere di trattare scientificamente il diritto naturale, a cura di M. Del Vecchio, Milano, Franco Angeli, 2011.
  • Come il senso comune debba comprendere la filosofia, Pisa, ETS, 2017.
  • Due scritti berlinesi su Solger e Humboldt, a cura di G. Pinna, Liguori, Napoli 1990.
  • Il metodo della filosofia. La prefazione alla "Scienza della logica" e alla "Filosofia del diritto", Firenze, Le Lettere, 2012.
  • Lezioni sulla logica 1831, a cura di G. Frilli, Pisa, ETS, 2018.
  • Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, a cura di B. Croce, introduzione di C. Cesa, Laterza, Roma-Bari 2002 ed. or. 1907.
  • Scritti politici 1798-1831, a c. di C. Cesa, Torino 1972.
  • Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, a cura di V. Cicero, Bompiani, Milano 2007 ed. or. 1996.
  • Detti memorabili di un filosofo, Roma, Editori Riuniti, a cura di N. Merker, Roma, Editori Riuniti, 2017.
  • Sul Wallenstein. Tragedia senza dialettica, a cura di F. Valagussa, Milano, AlboVesorio, 2014.
  • Dilthey, Hegel, Giordano Bruno, Agorà & Co. 2018. Nel volume si pubblicano le traduzioni di alcuni testi dedicati a Giordano Bruno composti da Hegel e da Dilthey
  • Prefazione alla "Filosofia della religione" di Hinrichs, a c. di S. Sorrentino, Napoli 1975.
  • Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, con le Aggiunte, 3 voll., a cura di V. Verra, A. Bosi, UTET, Torino 1981-2002.
                                     

3.4. Opere Corsi tenuti ad Heidelberg e Berlino

  • Scritti storici e politici, a cura di D. Losurdo, Roma-Bari, 1997.
  • Introduzione allEnciclopedia 1830, Roma, Studium, 2017.
  • Estetica. Il manoscritto della "Bibliothèque Victor Cousin", a cura di D. Giugliano, Torino, Einaudi, 2017.
  • Lezioni di estetica. Corso del 1823, nella trascrizione di H. G. Hotho, a cura di P. DAngelo, Laterza, Roma-Bari 2007 ed. or. 2000.
  • Lezioni sulla filosofia della religione, 3 voli., a cura di E. Oberti, G. Borruso, Zanichelli, Bologna, 1974 2 volumi.
  • Lezioni sulla logica 1831, a cura di Guido Frilli, Pisa, ETS 2018.
  • Lezioni sulla filosofia dello spirito 1827-1828, a cura di R. Bonito Oliva, Guerini, Milano 2000.
  • Lezioni sulla filosofia della storia, a cura di G. Calogero, C. Fatta, 4 voll., La Nuova Italia, Firenze 1941-63.
  • Lezioni sulla storia della filosofia, tenute a Berlino nel semestre invernale del 1825-1826, tratte dagli appunti di diversi uditori. In appendice i manoscritti delle introduzioni del 1820 e del 1823, a cura di R. Bordoli, Laterza, Roma-Bari 2009.
  • Estetica, a cura di N. Merker, N. Vaccaro, 2 voli., Einaudi, Torino 1976.
  • Lezioni di filosofia del diritto. Secondo il manoscritto di Wannenmann. Heidelberg 1817/1818, a cura di P. Becchi, Istituto Benincasa, Napoli 1993).
  • Filosofia della natura. La lezione del 1819-20, a cura di M. Del Vecchio, Franco Angeli, Milano 2007.
  • Lezioni su Platone 1825-1826. Testo del quaderno di K. G. van Griesheim pubblicato da J L. Vieillard Baron, a cura di G. Orsi, Guerini, Milano 1995.
  • Filosofia della natura. Lezioni del 1823-1824, a cura di M. Del Vecchio, Franco Angeli, Milano 2009.
  • Filosofia della storia universale. Secondo il corso tenuto nel semestre invernale 1822-23. Sulla base degli appunti di K. G. van Griesheim, H. G. Hotho e F. C. H. V van Kehler, a cura di K H. Ilting, K. Brehmer, H. N. Seelmann, introduzione di S. Della Valle, Einaudi, Torino 2001.
  • Lezioni sulla storia della filosofia, 3 voll., a cura di E. Codignola e G. Sanna, La Nuova Italia, Firenze 1973.
  • Lezioni sulla storia della filosofia, a cura di E. Codignola, G. Sanna, 3 voll., La Nuova Italia, Firenze 19733.
  • Lezioni sulle prove dellesistenza di Dio, a cura di A. Tassi, Morcelliana, Brescia 2009.
  • Lezioni di filosofia della religione, a cura di R. Garaventa, S. Achella, 2 voll., Guida, Napoli 2003-08.
  • Lezioni sulla filosofia della storia, a cura di G. Bonacina, L. Sichirollo, Laterza, Roma-Bari 2008 ed. or. 2003.
  • Sul meccanismo, il chimismo, lorganismo e il conoscere, a cura di L. Illetterati, Trento, 1996.
  • Estetica. Testo tedesco a fronte, a cura di F. Valagussa, Milano, Bompiani 2012.
  • Lezioni sulle prove dellesistenza di Dio, a cura di G. Borruso, Laterza, Bari 1970.
                                     

3.5. Opere Epistolario

  • Lettere, a cura di P. Manganaro, V. Spada, Laterza, Bari 1972.
  • Epistolario, a cura di P. Manganaro, 2 voll., Guida, Napoli 1983-88.
                                     

3.6. Opere La Fenomenologia dello Spirito

La Fenomenologia dello spirito Phänomenologie des Geistes pubblicata a Bamberga il 1807 rappresenta la prima grande opera di Hegel. Con questa opera si conclude il periodo jenese e viene segnata una svolta decisiva allinterno della filosofia dellautore. Lopera viene presentata come prima parte introduttiva di un "Sistema della scienza", composto poi da logica, filosofia della natura e filosofia dello spirito.

Il compito e la funzione della Fenomenologia consistono nel condurre la coscienza naturale e finita al punto di vista della scienza filosofica, ovvero al sapere assoluto absolutes Wissen, ovvero dal conoscere finito al conoscere infinito; detto altrimenti, la Fenomenologia mostra il passaggio dallopposizione ed estraneità del soggetto rispetto alloggettività della coscienza finita, al riconoscimento da parte della coscienza di essere in identità e unità con la realtà.

Il percorso della coscienza esposto nella Fenomenologia intende presentarsi come un movimento dialettico immanente alla coscienza, e non come qualcosa di imposto arbitrariamente dallesterno; in virtù di questa necessità interna la coscienza stessa riconosce, volta per volta, linadeguatezza del proprio punto di vista. La Fenomenologia, dunque, rappresenta lesperienza che la coscienza fa di sé e del proprio oggetto.

Lopera è preceduta da una lunga Prefazione e da una più breve Introduzione. Nella Prefazione, che in realtà era pensata come prefazione allintero sistema e non esclusivamente alla Fenomenologia, Hegel presenta alcune delle più note formulazioni delle sue posizioni filosofiche: la concezione della verità come intero che comprende fine e attuazione del fine; la nozione di auto-movimento del concetto o dialettica; la critica al metodo in filosofia e al formalismo matematico; la critica alla forma logica del giudizio e la nozione di "proposizione speculativa"; e infine la celebre concezione dellassoluto come soggetto, le relative critiche a Spinoza, Fichte, Schelling e i romantici.

Larticolazione interna è molto complessa, dal momento che Hegel stesso ha fornito due diversi modi per dividere lopera, che si presentano assieme nella versione definitiva. Nello specifico, è possibile articolare lopera come un susseguirsi di figure contrassegnate dal numero romano, che però a gruppi o singolarmente fanno riferimento a momenti o tappe, ovvero a dei particolari modi in cui si configura il rapporto della coscienza con il suo oggetto.

                                     

3.7. Opere Scienza della logica

La Scienza della logica è unopera di Hegel, pubblicata tra il 1812 e il 1816, a cui seguirà una seconda edizione della prima parte pubblicata postuma nel 1831. Lopera costituisce la prima parte di un progetto sistematico "Sistema della scienza", preceduto da unopera introduttiva i.e. la Fenomenologia e che dovrebbe esser seguito da una Filosofia della natura e una Filosofia dello spirito.

La Scienza della logica ha come oggetto il pensiero puro, essa è "la scienza dell idea pura, dellidea nellelemento astratto del pensiero Enc. 1830, § 19.

Lopera è divisa in due parti:

  • Dottrina dellessenza.
  • Dottrina dellessere.
  • Logica oggettiva
  • Dottrina del concetto
  • Logica soggettiva
                                     

3.8. Opere La posizione della Logica nel sistema

Tutta la filosofia secondo Hegel ha come proprio oggetto il "pensiero" inteso nel senso di pensiero oggettivo. Nello specifico la Logica, che costituisce la prima parte della filosofia seguita dalla Filosofia della natura e dalla Filosofia dello spirito ha come proprio oggetto di indagine il pensiero in quanto pensiero puro:

"Nella logica abbiamo a che fare con il pensiero puro, ossia con le determinazioni pure del pensiero. Nella logica i pensieri vengono colti in modo da non avere altro contenuto che quello appartenente al pensiero stesso e prodotto da esso. Così i pensieri sono pensieri puri."

La natura è il pensiero nellelemento dellesteriorità; mentre lo spirito è il pensiero che diventa autocosciente, che si sa come pensiero.

                                     

3.9. Opere La logica speculativa e la critica alle logiche formali e trascendentali

La logica hegeliana è "logica speculativa", logica del concreto, che si oppone tanto alla logica formale quanto alla logica trascendentale di impronta kantiana che, pur essendo una logica non astratta ma che prende in considerazione il contenuto, tuttavia procede secondo un punto di vista unilaterale e limitato che è quello del pensare intellettualistico e soggettivo. Per Kant, infatti, il pensare è lattività dellintelletto, dunque di qualcosa che si arresta a determinazioni finite, a opposizioni assolute fra determinazioni, per cui non è in grado di cogliere lunità di determinazioni opposte e quindi non è in grado di cogliere il concreto. Inoltre per Kant il pensare è soggettivo nel senso che viene considerato esclusivamente come unattività del soggetto umano, finito.

Per Hegel, al contrario, il pensare è un che di oggettivo, qualcosa che non si esaurisce nellattività del soggetto. Il pensare costituisce lanima immanente delle cose: la realtà è identità di pensiero ed essere, e quindi il reale è razionale, nel senso in cui si dice che ci sono leggi nella natura, che cè della ragione nel mondo, che le cose in generale obbediscono a principi e a regole.

                                     

3.10. Opere Logica speculativa e vecchia metafisica

La logica speculativa per Hegel non deve soltanto superare i limiti delle logiche formali e trascendentali, ma anche quelli della metafisica. La posizione di Hegel sulla metafisica pur essendo ambivalente di critica e ammirazione ad un tempo, è tutto sommato chiara: Hegel infatti sostiene che una delle colpe di Kant è stata quella di avere privato il popolo tedesco della metafisica, ma "un popolo civile senza metafisica simile a un tempio riccamente ornato, ma privo di santuario" ; con ciò, però, non si deve pensare che loperazione di Hegel sia un ritorno ingenuo alla metafisica dogmatica pre-critica; Hegel è ben consapevole dei limiti e difetti della metafisica come è evidente nel § dedicato alla metafisica classica nelle Considerazioni del pensiero sulloggettività, in Enc. 1830. Dunque, quando Hegel scrive che

intende dire che la Logica costituisce lo sviluppo e linveramento di quello che un tempo si chiamava metafisica, per cui

Hegel, come Kant sia pure in modo diverso, è critico nei confronti della metafisica. Per Hegel, infatti, la metafisica presenta due grandi difetti: 1 tratta i suoi oggetti con categorie del pensare finito tipiche dellintelletto, arrestandosi alle opposizioni fra determinazioni di pensiero; 2 è compromessa con forme rappresentative come Dio, lanima etc. e non concettuali, e dunque non possiede ancora il punto di vista della logica, che deve avere a che fare esclusivamente con determinazioni di pensiero.

                                     

4. Fortuna di Hegel

Nonostante abbia goduto di ampio consenso per quasi tutto lOttocento, Hegel e la sua filosofia sono stati oggetto di numerose critiche.

Nellambito dellidealismo tedesco, Schelling sarà un severo critico di Hegel. Egli, infatti, rintracciava nella filosofia hegeliana una grave impostura di fondo: dal fatto che una realtà sia razionalmente pensabile, infatti, Hegel concludeva che questa debba necessariamente esistere. Per Schelling è assurdo: il pensiero può stabilire soltanto le condizioni negative o necessarie ma non sufficienti perché qualcosa esista; la realtà effettiva, invece, non può essere creata, determinata dal pensiero logico, perché nasce da una volontà libera e irriducibile alla mera necessità razionale. Le condizioni positive che rendono possibile lesistenza scaturiscono da un atto incondizionato e assoluto che, in quanto tale, è al di sopra di ogni spiegazione dialettica, mentre Hegel intendeva fare dellAssoluto proprio il risultato di una mediazione logica, che giungerebbe a consapevolezza di sé solo a conclusione del processo dialettico. Secondo Schelling è in particolare nella Natura, regno della caduta, che la filosofia hegeliana mostra tutti i suoi limiti, incapace comè di cogliere laspetto volontario e non necessario del passaggio alla realtà. Il presunto estraniarsi dellIdea nell "Altro-da-sé" infatti avviene sempre allinterno del processo iniziale, in una maniera automatica che non rende ragione della caducità e della disgregazione a cui la Natura spesso è assoggettata.

Hegel inoltre sarà uno dei principali bersagli polemici delle filosofie dellesistenza e delle filosofie irrazionalistiche del secondo ottocento. Arthur Schopenhauer, tra questi, definì Hegel "un ciarlatano di mente ottusa, insipido, nauseabondo, illetterato, che raggiunse il colmo dellaudacia scarabocchiando e scodellando i più pazzi e mistificati non-sensi". Schopenhauer sostenne che, se si volesse istupidire un giovane, basterebbe fargli leggere le opere di Hegel per renderlo inetto a pensare; critica menzionata ironicamente da De Sanctis nel suo saggio Schopenhauer e Leopardi. Alla rappresentazione hegeliana di un mondo retto dalla razionalità e da una finalità interna, Schopenhauer contrappone, infatti, quella di una realtà dominata da un cieco impulso irrazionale e da una pura volontà senza scopo.

Anche Friedrich Nietzsche, che per molti versi eredita la lezione di Schopenhauer, critica duramente la filosofia hegeliana.

Per Kierkegaard, invece, la filosofia di Hegel propone un illusorio superamento delle contraddizioni della realtà, che, invece, si presentano irrisolubili nellesistenza concreta: allastratta logica dialettica dell et et, egli propone quella drammatica e concreta dell aut aut.

Di diverso tenore le critiche di Karl Marx e Ludwig Feuerbach, i quali rimproveravano a Hegel il suo ideologismo, il fatto che questi facesse discendere la realtà dallidea, mentre secondo loro sarebbe la base materiale, economica e storica, a generare quella teoria che poi, a sua volta, tornerà a modificare la prassi. Nonostante ciò, Marx fondava il suo materialismo storico sulla dialettica hegeliana, mirando appunto a prelevarne il nocciolo razionale nascosto nel "guscio mistico".

Più recentemente Karl Popper ha definito Hegel un "profeta del totalitarismo" per la sua concezione della storia in cui prevale la dimensione assoluta dello Stato. Popper respingeva anche lidea che la dialettica hegeliana avesse un valore reale e ontologico, essendo palesemente contraria al principio di non-contraddizione. Popper contestava il fatto che le contraddizioni possano essere accolte e accettate come un dato di fatto, mentre in realtà dovrebbero servire a testimoniare lincoerenza di una teoria e a falsificarla. Hegel invece, sostenendo che la realtà è intimamente contraddittoria, si è sottratto ad ogni logica e quindi, con fare disonesto, al rischio stesso di poter essere confutato. In proposito, Popper si è rifatto a Kant e alla differenza che questi poneva tra "opposizione logica" e "opposizione reale". Esempi di opposizione reale erano per Kant il salire e il cadere, il sorgere e il tramontare, il debito e il credito: in tutti questi casi, ciò che chiamiamo negativo è nella realtà un positivo anchesso, perché non esistono oggetti "negativi" di per sé. Se esistono non possono venir equiparati a un non-essere; la negazione può essere solo logica. Lopposizione che su un piano astratto assume come estremi A e non-A, sul piano reale ha come estremi A e B, cioè opposti che sono entrambi positivi, reali. Hegel invece, secondo Popper, ha attribuito alla realtà le caratteristiche della logica astratta, in maniera assurda, trasferendo le contraddizioni logiche dal pensare allessere e sostenendo, come poi avrebbe fatto Marx, l"oggettività" del negativo.

Tra i critici minori del pensiero di Hegel si possono annoverare infine anche coloro che lamentano la complessità formale dei suoi scritti come Alexandre Koyré secondo cui il linguaggio di Hegel sarebbe "incomprensibile" e "intraducibile" con il ricorso anche a giochi di parole non sempre centrati come il famoso "aufheben". Theodor Haering è convinto che sia ". un segreto di Pulcinella che nessun interprete di Hegel sia in grado di spiegare, parola per parola, una sola pagina dei suoi scritti.". Il filosofo Massimo Baldini in alcune sue pubblicazioni sul linguaggio filosofico, annovera Hegel fra i filosofi più criptici e oscuri insieme a Fichte e a Schelling.

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