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ⓘ Partito Sardo d'Azione



Partito Sardo dAzione
                                     

ⓘ Partito Sardo dAzione

Il Partidu Sardu - Partito Sardo dAzione è un partito politico regionale sardo, fondato nel 1921 da Davide Cova, Camillo Bellieni, Emilio Lussu e altri ex-combattenti della Prima guerra mondiale, provenienti principalmente dalla Brigata Sassari, su un programma autonomista.

Nel secondo dopoguerra ha stretto un patto federativo con il Partito dAzione, sino alla confluenza di questultimo nel Partito Socialista Italiano. Ha poi alternato la partecipazione a coalizioni regionali democristiane con la guida di una maggioranza con il PCI e il PSI 1984-1989, sino a giungere ufficialmente alla scelta indipendentista per la Sardegna nel 1981. Per tali frequenti mutamenti della sua linea politica ha subito numerose e dolorose scissioni.

Dopo aver dato lappoggio, a fine anni novanta, alle liste progressiste e dellUlivo, alle elezioni regionali sarde del 2009 ha siglato unalleanza programmatica con il PdL, lUdC e i Riformatori Sardi, coi quali ha governato la Sardegna fino al 2013. A livello europeo, aderisce da cofondatore allAlleanza Libera Europea, dalla quale è stato sospeso ad agosto 2018 a causa della sua alleanza con la Lega Nord.

                                     

1.1. Storia Le origini: dal movimento dei combattenti alla fondazione del partito

La Sardegna, che aveva partecipato in prima linea alla Prima guerra mondiale con due reggimenti composti per la quasi totalità da sardi, la brigata Sassari, non rimase immune ai fermenti del dopoguerra, rappresentati, a livello nazionale dallAssociazione nazionale combattenti-ANC.

Il 16 marzo 1919, il tenente Camillo Bellieni, mutilato di guerra, insieme al pari grado Arnaldo Satta-Branca, figlio di Pietro, comproprietario del quotidiano di impostazione democratico-repubblicana La Nuova Sardegna, fonda a Sassari il settimanale La Voce dei Combattenti, mentre in agosto nasce, sotto la direzione di Vitale Cao, Il Solco, al quale collabora lingegner Davide Cova.

La federazione sarda dellAssociazione Nazionale Combattenti nasce a Nuoro il 25 maggio 1919 e già esprimeva elementi programmatici intorno alla richiesta per la Sardegna dellautonomia amministrativa subordinata al controllo del governo centrale.

Dal 22 al 27 giugno del 1919, si tiene a Roma il I Congresso nazionale dellANC che approva un suo programma politico, il cosiddetto "programma Zavattaro". Efisio Mameli, professore di chimica allUniversità degli Studi di Sassari, delegato regionale dellassociazione, chiede per la Sardegna autonomia finanziaria, in aggiunta allautonomia amministrativa.

Il 14 settembre 1919, a Macomer, è definita la struttura dellassociazione regionale sarda. In tale occasione, Emilio Lussu, capitano della brigata Sassari, di ideologia repubblicana, propone di unirsi al movimento autonomista, nato nel 1914, con la rivista "Sardegna" fondata da due studenti, Attilio Deffenu, esponente del sindacalismo rivoluzionario, studente di giurisprudenza a Pisa e Davide Cova studente di ingegneria a Milano); successivamente, nel febbraio 1918, fu fondata la rivista Il Popolo Sardo diretta da Davide Cova con Egidio Pilia, Filiberto Farci e Rinaldo Caddeo che affrontava i numerosi problemi della Sardegna. In maggio, inoltre, sotto pseudonimo Yk, Umberto Cao, professore e avvocato, nel cui studio legale, lanno successivo, furono praticanti Emilio Lussu e Pietro Mastino, entrambi avvocati, pubblicava lopuscolo Per lAutonomia!.

Il 16 novembre 1919, lAssociazione Nazionale Combattenti si presenta alle elezioni politiche nazionali come lista del Partito dei combattenti e ottiene il 4.1% e 20 seggi. In Sardegna, Lussu non ha ancora letà prescritta per candidarsi ma sono eletti tre deputati: Mauro Angioni, Pietro Mastino e Paolo Orano, intellettuale vicino alle istanze del sindacalismo rivoluzionario.

Al III Congresso regionale dellANC, tenutosi a Macomer 8-9 agosto 1920, mentre è in corso limpresa fiumana di Gabriele DAnnunzio, è approvata la Carta di Macomer, proposta da Emilio Lussu e Lionello De Lisi, pseudonimo di D. Cova. In essa si richiede, per lItalia, la costituzione in Stato repubblicano con la previsione di una Sardegna assolutamente autonoma e ad esso federata.

Alle elezioni provinciali dellautunno 1920, a Sassari, la lista dei combattenti conquista la maggioranza e Pietro Mastino è eletto Presidente del Consiglio provinciale. Lo sarà per soli sei mesi. Il 16 aprile 1921, nella sala dellex-convento degli Scolopi di Oristano si apre il IV Congresso dei combattenti sardi. Camillo Bellieni preme per il superamento della struttura associativa e la trasformazione del movimento combattentistico regionale in partito politico, proponendo quattro punti programmatici: sovranità popolare, autonomia amministrativa, autonomia doganale, questione sociale.

Il 17 aprile 1921, con lapprovazione dei quattro punti citati, nasce ufficialmente il Partito Sardo dAzione, di cui Bellieni è eletto "direttore" segretario.

                                     

1.2. Storia Il sardismo e lavvento del fascismo

Alle elezioni politiche del maggio 1921, il Partito Sardo dAzione raccoglie circa 1/3 dei consensi elettorali dellisola, cioè più del doppio dei voti socialisti 12.4% e quasi tre volte quelli del PPI 11.3%. Pietro Mastino e Paolo Orano sono confermati deputati e risultano eletti anche Umberto Cao ed Emilio Lussu.

Lussu interviene per la prima volta nellaula di Montecitorio l8 dicembre 1921, in occasione del dibattito per la raggiunta indipendenza irlandese, precisando che il Partito Sardo dAzione è autonomista e non separatista. La tesi è ribadita da Bellieni, al II Congresso del partito, svoltosi a Oristano nel gennaio 1922, esponendo lipotesi di unItalia riordinata su basi federali con la conquista delle autonomie regionali ".

Si erano intanto formati, anche in Sardegna, i primi fasci italiani di combattimento. Il Partito Nazionale Fascista è ben presto finanziato, a livello locale, dallindustriale minerario Ferruccio Sorcinelli, proprietario dellUnione sarda, in funzione anti-operaia.

Il III Congresso del PSdAz è preceduto dalla sconfitta subita alle nuove elezioni del Consiglio provinciale di Sassari, dovuta allalienazione dei consensi degli ex-combattenti particolarmente sensibili verso la Casa Reale e per le prime adesioni al fascismo. Il Congresso si svolge a Nuoro il 28 e 29 ottobre 1922, contemporaneamente alla Marcia su Roma, con una massiccia presenza della forza pubblica. Secondo la testimonianza di Dino Giacobbe avrebbe prevalso una linea attendista.

Durante le celebrazioni del IV anniversario della vittoria, il 4 novembre 1922, a Cagliari, i fascisti sono espulsi dal corteo e costretti a riparare sotto la protezione della polizia. Lussu subisce unaggressione ed è ferito durante un comizio. Per tale motivo non può presenziare al voto di fiducia al governo Mussolini ma la contrarietà del Partito Sardo dAzione al nuovo governo è espressa per bocca di Umberto Cao. Nel frattempo, la redazione del quotidiano autonomista Il Solco è incendiata e il militante Efisio Melis ucciso. Allo sbarco di duecento camicie nere a Olbia, provenienti da Civitavecchia 1º dicembre 1922, il partito sardo risponde, data la totale inerzia delle forze di polizia, dotandosi di una formazione paramilitare, le camicie grigie.

Per porre fine ai subbugli, Benito Mussolini invia in Sardegna, in qualità di prefetto, il generale Asclepia Gandolfo, decorato di guerra e iscritto al fascismo, con listruzione di proporre al PSdAz la fusione con il Partito Nazionale Fascista. Gandolfo inizia a negoziare con Lussu, totalmente contrario allaccordo, così come Camillo Bellieni e Francesco Fancello, le sezioni sardiste di Nuoro, Alghero, Tempio Pausania e quella di Sassari, che aveva chiesto la convocazione di un congresso per denunciare le lusinghe del PNF. Lussu depone allora lincarico, rassegnando addirittura le dimissioni da deputato ma, nel frattempo, avevano già lasciato il partito per aderire al fascismo, Enrico Endrich e il deputato Paolo Orano.

Il congresso straordinario che si tiene a Macomer ai primi di marzo del 1923 vede fronteggiarsi due mozioni: quella anti-fascista, presentata da Davide Cova Giovanni Battista Puggioni, Lussu, Mastino e quella dei sostenitori della fusione col PNF. La prima, con le elezioni del 1924 passa tra le file del fascismo. Per alcuni e i particolare per Pili cera lambizione di attuare i programmi del sardismo attraverso la copertura fascista, riuscendo a ottenere dal governo lo stanziamento, per la Sardegna, di un miliardo di lire da spendere in opere pubbliche: infatti egli si dà da fare nello studio di innovazioni dellagricoltura e dellallevamento; poi però dopo il 1930 c.a viene meno la sua leadership ventennio. Il 27 settembre 1925 si svolge a Macomer il V Congresso del PSdAz che lo storico Girolamo Sotgiu definì "la manifestazione antifascista più importante che si sia svolta nel paese quellanno". I 250 congressisti confermano la ferma opposizione al fascismo quale "antilibertario, accentratore e protezionista". Allassise sarebbe dovuto intervenire anche il comunista Ruggero Grieco, quale latore di un messaggio di Antonio Gramsci, nel quale si invitava il PSdAz a farsi promotore dellunità tra contadini e operai, ma non gli viene concesso di leggere la comunicazione.

Il 31 ottobre dellanno seguente Emilio Lussu reagisce al tentativo di aggressione da parte di alcuni fascisti, penetrati nella sua abitazione di Cagliari, con luccisione di un giovane squadrista. Contemporaneamente, il fascismo, con lappoggio della monarchia, provvede alla soppressione in Italia di tutti i partiti di opposizione, compreso il Partito Sardo dAzione R.D. n. 1848/26.

Lussu è condannato allesilio nellisola di Lipari, dalla quale, attraverso unazione rocambolesca compiuta insieme a Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti, riesce a fuggire il 27 luglio 1929. Giunto a Parigi, nellagosto del 1929, fonda il movimento antifascista Giustizia e Libertà, insieme a Carlo Rosselli, Gaetano Salvemini, Alberto Tarchiani, Francesco Fausto e Vincenzo Nitti.

Alcuni dirigenti sardisti seguiranno il percorso di Lussu, legandosi a Giustizia e Libertà e allantifascismo europeo. Tra questi Francesco Fancello, Stefano Siglienti e Dino Giacobbe. Questultimo parteciperà alla guerra civile spagnola, al comando della batteria Carlo Rosselli; nella stessa guerra troverà la morte il sardista Giuseppe Zuddas.

Altri continueranno la propria militanza antifascista resistendo alle violenze dello squadrismo. Luigi Battista Puggioni assisterà alla distruzione del proprio studio di avvocato; Giovanni Battista Melis sarà incarcerato nel 1928 a Milano; Camillo Bellieni costretto a unesistenza precaria in giro per lItalia, sotto la stretta sorveglianza della polizia.

                                     

1.3. Storia Il dopoguerra e luscita della componente filosocialista

Il 21 giugno 1943, a guerra in corso, a Bono, si celebra un congresso clandestino del PSdAz. Dopo la liberazione della Sardegna, nel novembre dello stesso anno, esce a Sassari Lineamenti del programma politico del Partito Sardo dAzione, a opera del direttore uscente, Luigi Battista Puggioni. Nellopuscolo sono ribaditi i valori storici e i programmi del partito: autonomia amministrativa e cooperativismo. In breve tempo il partito riesce a costituire 251 sezioni con circa 37.000 iscritti.

Nel frattempo, Emilio Lussu che, dopo lassassinio di Carlo Rosselli aveva assunto la guida di Giustizia e Libertà, era rientrato in Italia dallesilio nellagosto del 1943 e aveva aderito al Partito dAzione, sorto clandestinamente a Roma, nel giugno del 1942, con un programma repubblicano e antifascista ma anche con elementi di socialismo. Lussu si era adoperato affinché tutto il movimento Giustizia e Libertà confluisse nel nuovo partito e, sulla stessa linea era stato seguito da sardisti come Pietro Mastino, Francesco Fancello e Stefano Siglienti o simpatizzanti come Mario Berlinguer, entrati nei quadri del Partito dAzione. I sardisti rimasti per la quasi totalità in Sardegna durante il ventennio, invece, avevano mantenuto un orizzonte politico limitato alla loro isola e, in gran parte, conservatore. Si era costituita anche una fazione indipendentista, in analogia con quanto stava succedendo in Sicilia.

Lussu, dopo lesilio, rientra in Sardegna sbarcando a Cagliari, il 30 giugno 1944, ed è accolto trionfalmente. Un mese più tardi, a Macomer, si svolge il VI Congresso del Partito Sardo dAzione. Francesco Fancello, su indicazione di Lussu, allora assente, propone un patto federativo con il Partito dAzione che è approvato, bloccando sul nascere ogni "deviazione" separatista.

Il 18 gennaio 1945 in Piazza Yenne, a Cagliari, a seguito di alcune voci che invitavano i giovani sardi alla chiamata alle armi per compiti di facchinaggio a fianco degli alleati, il movimento giovanile sardista organizza una manifestazione di protesta che sfocia in disordini e arresti indiscriminati ai quali seguono altri assalti alle caserme e ai commissariati. Buona parte degli oratori e degli arringatori della protesta proviene dal movimento giovanile sardista.

Al congresso del marzo 1945, si contrappongono lala autonomista conservatrice, quella ideologicamente più liberal-democratica Bellieni, quella favorevole a posizioni socialiste e marxiste Lussu e quella indipendentista. Lussu si esprime per il ripudio totale del separatismo e per labbraccio verso posizioni di economia di tipo socialista, in conformità con gli orientamenti che stava imprimendo al Partito dAzione, con il quale il partito sardo era federato; trova, però, laltro capo "storico", Camillo Bellieni, totalmente contrario.

Si riesce, comunque, ad approvare un documento di compromesso fondendo le relazioni di Puggioni, Salvatore Cottoni, Gonario Pinna, Bartolomeo Sotgiu e Luigi Oggiano in cui si concorda per lautonomia dellisola nellambito di una repubblica federale e la riforma agraria. Prima della conclusione del congresso, Lussu, insoddisfatto, presenta un ordine del giorno della sezione di Cagliari di chiara impronta azionista, che viene bocciato dai 2/3 dei delegati, provocando lira del combattente antifascista che abbandona la sala insieme ad altri della sua componente. La direzione uscente è comunque riconfermata e riuscirà a ricucire lo strappo con Lussu, qualche mese più tardi.

Lobiettivo di formulare uno statuto regionale autonomo è avviato con linsediamento della Consulta Nazionale, il 29 aprile 1945 che, a composizione paritetica dei partiti, affiancava il lavoro dellAlto Commissario governativo per la Sardegna. La discussione sullo statuto autonomo ebbe una svolta il 7 maggio 1946 con la proposta di Lussu e Mario Berlinguer di estendere anche alla Sardegna lo Statuto siciliano che garantisce unampia autonomia ma la proposta viene bocciata e i consultori sardisti, contrariamente alle indicazioni della direzione del partito esprimono voto contrario. Lo specifico Statuto speciale per la Regione Sardegna sarà approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 e rappresenta una indubbia vittoria dellautonomismo sardo.

Alle elezioni per lAssemblea costituente del 1946, il PsdAz riesce a eleggere Emilio Lussu e Pietro Mastino. Entrambi costituiscono un gruppo parlamentare Autonomista insieme ai sette eletti del Partito dAzione e al valdostano Giulio Bordon. Il partito dimostra una buona forza nel cagliaritano, ottiene 1/4 dei consensi nel nuorese, un indebolimento nel sassarese e, soprattutto, nella Gallura 7.5% su scala provinciale. Giovanni Battista Melis sostituisce alla direzione del partito il dimissionario Puggioni che preferisce dedicarsi al giornale Il Solco, diretto, a Sassari, da Bartolomeo Sotgiu.

Il 20 ottobre 1947, si era sciolto il Partito dAzione che, in base alle direttive programmatiche del suo leader Emilio Lussu, era confluito nel Partito Socialista Italiano, per rafforzare il blocco delle sinistre. Le intenzioni di Lussu erano quelle di portare anche il Partito Sardo dAzione nellalveo del socialismo italiano, tramite un patto federativo, ma dichiarò di subordinare questa scelta allesito di un nuovo congresso del partito. Ai sardisti, in vista delle elezioni politiche, è offerta ladesione al Fronte Democratico Popolare nella composizione di liste comuni in funzione anti-democristiana e antiamericana ma il direttorio, riunitosi a Macomer il 18 febbraio 1948, respinge ogni possibilità di accordo coi socialcomunisti. Nelle elezioni del 18 aprile del 1948 il PsdAz, subisce un vistoso arretramento di consensi 10.3% su base regionale e riesce a eleggere soltanto un deputato, Giovanni Battista Melis e un senatore, Luigi Oggiano. Questultimo si iscrive al Gruppo Democratico di Sinistra, insieme a Lussu e Mastino, senatori di diritto in base alla III disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana.

A nemmeno un mese dalle elezioni, il direttorio fissa la data del nuovo congresso, da svolgersi a Cagliari il 3 e il 4 luglio. Un primo atto della battaglia interna è il congresso della sezione cagliaritana che vede il predominio dei lussiani e la sostituzione del presidente della sezione, Pietrino Melis, fratello di Giovanni Battista, con lavvocato "lussiano" Giuseppe Asquer. Le mozioni depositate sono cinque: quella dei lussiani, denominata "mozione socialista autonomista", la "mozione sardista" degli autonomisti, una mozione di matrice terzaforzista a firma di Gonario Pinna, una mozione della federazione giovanile cagliaritana e una presentata da Emilio Fadda, di orientamento conservatore. La prima, che intendeva il PsdAz come partito di classe e inserito nel movimento internazionale della sinistra, fu sottoscritta oltre che da Lussu, da Dino Giacobbe, Giuseppe Asquer, Anton Francesco Branca, Armando Zucca, e si presentava particolarmente forte nella provincia di Cagliari, tradizionale bacino elettorale di Lussu; la seconda rivendicava ladesione ai principi originari del sardismo e propugnava una sostanziale inconciliabilità con i partiti italiani, riceve il sostegno "esterno" di Camillo Bellieni ed è sottoscritta da Pietro Melis, Luigi Oggiano e anche da Pietro Mastino.

Il congresso si svolge nei locali della manifattura tabacchi. La relazione introduttiva del direttore Melis e la presentazione delle mozioni a opera di Armando Zucca e Luigi Oggiano subiscono varie interruzioni. Lussu, vistosi in minoranza, convoca i suoi seguaci e abbandona clamorosamente il congresso. La mozione sardista e quella di Gonario Pinna vengono unificate e si procede agli adempimenti congressuali; Piero Soggiu è eletto nuovo segretario.

Lultimo congresso con la presenza di coloro i quali, 27 anni prima, avevano contribuito alla fondazione del partito, si conclude con una scissione. I lussiani raggiungono il vicino cinema Olimpia e fondano il Partito Sardo dAzione Socialista che, presentatosi col proprio simbolo alle prime elezioni regionali otterrà il 6.6% e tre consiglieri regionali, sinché, nel novembre 1949 confluirà nel Partito Socialista Italiano.



                                     

1.4. Storia Dal centrismo filodemocristiano al federalismo

La scissione dellala di sinistra ha per naturale conseguenza una complessiva svolta a destra del PsdAz che, alle elezioni regionali del 1949, conferma sostanzialmente i risultati delle politiche dellanno precedente. A una perdita di consensi nel cagliaritano, roccaforte dei lussiani, fa da contraltare una ripresa nel sassarese 11% e il 20% dei voti nella roccaforte nuorese. Con il 10.4% complessivamente ottenuto, sono eletti sette consiglieri regionali: Pietro Melis, Anselmo Contu, Piero Soggiu, Peppino Puligheddu, Luigi Satta, Alberto Mario Stangoni e Giangiorgio Casu.

Il partito entra nella giunta a guida democristiana di Luigi Crespellani, nonostante la contrarietà di Bartolomeo Sotgiu e Antonio Bua e, soprattutto di Gonario Pinna e Antonio Simon Mossa, che escono dal partito. Gli assessori sardisti si battono soprattutto sulle questioni riguardanti la riforma agraria le entrate finanziarie. Nel partito, si fa notare una certa vivacità giovanile, in particolar modo ad opera di Marcello Tuveri, Marco Diliberto, Ignazio Delogu, Virgilio Lai, Fernando Pilia e Michelangelo Pira, che diviene direttore de Il Solco.

Dopo il congresso del 1951, che riporta Giovanni Battista Melis alla carica di direttore, il PSdAz esce dalla giunta regionale e, alle elezioni politiche e regionali del 1953 subisce un crollo di consensi 7% e 4 seggi. Il partito rientra temporaneamente in giunta assieme alla DC sino al 1958, quando, alle elezioni politiche stringe una sfortunata alleanza alternativa ai due blocchi con il Movimento Comunità di Adriano Olivetti, con esito negativo.

Nel 1958, la giunta regionale, guidata dal democristiano Efisio Corrias istituisce un apposito assessorato al Piano di Rinascita della Sardegna, in attuazione dellart. 13 dello statuto regionale. I sardisti Pietro Melis e Anselmo Contu entrano in giunta, rispettivamente allIndustria e al Turismo. Sulla scena politica regionale compaiono i nomi di Nino Ruiu, Sebastiano Brusco, Salvatore Sechi e Carlo Sanna. Il partito si colloca su posizioni di centro-sinistra, a suggello di unalleanza col Partito Repubblicano Italiano che consente a Giovanni Battista Melis di essere eletto alla Camera dei deputati alle elezioni politiche del 1963.

Negli anni sessanta fa scalpore il gesto di protesta del sindaco sardista di Ollolai, Michele Columbu, che marcia a piedi verso Sassari, per protestare contro la destinazione verso lindustria chimica del Piano di Rinascita, a scapito del settore agricolo. Rientra nel PSdAz larchitetto algherese Antonio Simon Mossa e, dalle pagine della Nuova Sardegna spesso adoperando lo pseudonimo di Fidel comincia a introdurre tematiche indipendentistiche, come il pericolo di estinzione della lingua sarda, il presunto neocolonialismo dello Stato italiano e il fondamento etnico dellesigenza di autonomia della Sardegna. Nel 1965, Mossa e i suoi più stretti collaboratori conquistano la federazione sassarese, sconfiggendo la componente del consigliere regionale Nino Ruiu. Simon Mossa oltre a smontare il paradigma della Rinascita, innovava profondamente il linguaggio politico e teorico del sardismo.

La linea politica di Mossa, tenacemente ostacolata da esponenti di primo piano come Armando Corona, Peppino Puligheddu e Nino Ruiu, sensibili alla alleanza col PRI di Ugo La Malfa, riesce a guadagnarsi lappoggio di Michele Columbu, Giovanni Battista Melis e Piero Soggiu e, al XVI congresso del febbraio 1968, riesce ad ottenere una modifica dellart. 1 dello statuto del partito, in senso federalistico: "Il Partito Sardo dAzione è la libera associazione di tutti coloro i quali vogliono unirsi allo scopo di costituire una forza politica che abbia come meta lAutonomia Statuale della Sardegna, ben precisata costituzionalmente, nellambito dello Stato Italiano concepito come Repubblica Federale". La componente minoritaria abbandona progressivamente il partito, aderendo al Partito Repubblicano Italiano.

                                     

1.5. Storia Anni settanta: i consensi al minimo storico

Antonio Simon Mossa muore prematuramente nel luglio del 1971, lasciando il partito in mano alla vecchia guardia rappresentata da Melis, Soggiu, Contu e Michele Columbu. I sardisti accettano la proposta di PCI e PSIUP per unalleanza elettorale alle politiche del 1972. Columbu è eletto deputato e si iscrive al gruppo misto comprendente gli autonomisti della Valle dAosta e del Trentino-Alto Adige.

Nel 1974, Columbu subentra a Melis alla segreteria del partito. Pochi mesi dopo, le elezioni regionali rappresentano una disfatta per il Partito Sardo dAzione, nonostante una candidatura carismatica come quella di Michelangelo Pira. I suffragi non superano il 2.5% e lunico sardista eletto al consiglio regionale è lanziano Giovanni Battista Melis.

In quegli anni sorgono alcune realtà definite con il nome di "neosardismo", come il circolo Città-Campagna, fondato a Cagliari da intellettuali come Antonello Satta e Eliseo Spiga, e il movimento Su Populu Sardu, fondato da Mario ed Elisabetta Carboni 1973 al quale aderiscono successivamente Gianfranco Pintore, Angelo Caria, Diego Corraine e Lorenzo Palermo. Nel pieno degli "anni di piombo", la preoccupazione di certi settori per la crescente diffusione delle tematiche indipendentiste fa sorgere uninchiesta da parte del Servizio informazioni difesa SID, sulla presunta esistenza di gruppi di guerriglia separatista orchestrati dal leader Michele Columbu e dai gruppi neosardisti.

Oltre al segretario Columbu, il partito si raccoglie nelle personalità di Carlo Sanna a Cagliari, Italo Ortu a Oristano, Mario Melis a Nuoro e Nino Piretta a Sassari, dove, nel 1975, si eleggono due consiglieri comunali. Lalleanza col PCI è confermata alle elezioni politiche del 1976. Lavvocato Mario Melis, fratello di Giovanni Battista, è eletto al Senato.

La seconda parte degli anni settanta registra le difficoltà dellindustria chimica, che rappresenta il perno delleconomia isolana. Gli impianti della SIR - Società Italiana Resine, di cui è proprietario Nino Rovelli, infatti, sono localizzati al nord Porto Torres, al sud Cagliari e al centro Ottana dellisola. Proprio il successo della petrolchimica, fiore allocchiello del Piano di Rinascita, aveva assicurato legemonia politica e culturale della DC e laffermazione dei quadri sindacali dei partiti di sinistra. Il suo declino fu forse la causa della ripresa delle tematiche sardiste, portate avanti dal PsdAz e dai movimenti indipendentisti, che si concentrarono sulla richiesta della zona franca fiscale e sulla tutela della lingua sarda. Nel 1977 si formò un comitato per la raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sul bilinguismo che ebbe successo.

Alle elezioni politiche del 3 giugno 1979, il Partito Sardo dAzione tocca il minimo storico con 17.673 voti alla Camera dei Deputati e 15.766 al Senato. Due settimane dopo, tuttavia, alle elezioni regionali, grazie al patto elettorale con il movimento Su Populu Sardu, sotto lemblema dei Quattro Mori e la scritta "Libertade e Socialismu", si riescono a raccogliere 30.238 voti, pari al 3.3% dei consensi e ad eleggere in Consiglio Carlo Sanna, Mario Melis e Nino Piretta, con un incremento dello 0.8% e di due seggi, rispetto alle precedenti regionali. Con lo scioglimento del movimento Su Populu Sardu, una parte consistente della sua dirigenza, tra i quali Carboni e Pintore, entrano nel PsdAz.

                                     

1.6. Storia La definitiva scelta indipendentista e Mario Melis Presidente

Al rinnovato entusiasmo segue, nel 1980, una serie di successi elettorali nelle comunali di Cagliari, dove sono eletti Michele Columbu anche sindaco per un solo giorno e Bachisio Morittu e a Sassari, dove il partito raddoppia la rappresentanza.

A Porto Torres, tra il 5 e il 6 dicembre 1981 si celebra il XX congresso del Partito Sardo dAzione, che delibera la modifica dellart. 1 dello statuto, inserendo la parola "indipendenza" in luogo di "autonomia statuale", senza più nessun riferimento allo stato italiano. Lo strappo totale con lItalia provoca indignazione e accuse di fomentare un complotto separatista con laiuto della Libia.

Alle elezioni politiche del 1983 Mario Melis è eletto deputato e Giovanni Battista Loi senatore. Lanno successivo Michele Columbu entra nel Parlamento Europeo e alle elezioni regionali il partito consegue il 13.8% e dodici consiglieri. Melis opta per il Consiglio regionale lasciando il seggio di deputato a Giovanni Battista Columbu. Sono eletti anche Giorgio Ladu e Franco Meloni. La maggior parte dei consensi arrivano dalle maggiori città dellisola: a Cagliari e a Sassari il PsdAz, infatti, sfiora il 20%. Sono, quindi, i ceti appartenenti al mondo imprenditoriale e artigianale e a quello delle professioni che guardano con interesse i sardisti, mostrando diffidenza verso le politiche economiche dello Stato italiano.

La presidenza della regione tocca a Mario Melis, che inaugura una giunta di alternativa di sinistra. La presidenza Melis resta in carica per lintero quinquennio con la formazione di tre giunte sorrette da una maggioranza di sinistra PCI e PSI, PSDI e PRI. Alle elezioni comunali e provinciali del 1985 il partito cresce ancora; a Cagliari sono eletti nove consiglieri e a Sassari otto. Alle elezioni politiche del 1987 sono confermati alla Camera Columbu e Loi ed è eletto il segretario Carlo Sanna.

Gli succede Italo Ortu, che deve fronteggiare luscita dal partito di Bachisio Morittu e del cantautore Piero Marras che aderiscono, insieme ad alcuni ex-comunisti, al gruppo "Rinascita e Sardismo" ; altri militanti e dirigenti passano a Sardigna Natzione, costringendo Melis alla ricerca di nuove alleanze. Inoltre non si riesce ad attuare le proposte più care ai sardisti, e cioè listituzione della zona franca e la legge sul bilinguismo, bocciata lultimo giorno della legislatura per il voto contrario degli alleati comunisti.

Alla vigilia delle elezioni regionali del 1989 il leader sassarese Nino Piretta è arrestato con laccusa di concussione e truffa. Il PsdAz ha un calo minimo di voti ma perde due seggi ed è superato dal Partito Socialista Italiano. Ciò permette alla DC di tornare al governo regionale con una maggioranza coerente con quella del quadro nazionale.



                                     

1.7. Storia In giunta regionale con i Progressisti

Il partito si presenta allappuntamento del XXIII congresso 8-9 dicembre 1989 radicato in tutta la Sardegna con centinaia di amministratori e un ceto intellettuale piuttosto attivo, riunito attorno alla testata "Il Solco" che aveva ripreso le pubblicazioni. diretto da Gianfranco Pintore. Carlo Sanna è rieletto segretario. Le amministrative del 1990, tuttavia, si rivelano un insuccesso, soprattutto a Cagliari. Le difficoltà non cessano né durante la segreteria di Efisio Pilleri, espressione dei rinnovatori, né durante quella del subentrante Giorgio Ladu.

Alle elezioni politiche del 1992, limprenditore di Porto Torres Giancarlo Acciaro è eletto alla Camera e, al Senato, il cardiochirurgo Valentino Martelli. Pochi giorni dopo linsediamento, tuttavia, Martelli lascia il gruppo autonomista per il Partito Liberale. Il segretario Giorgio Ladu, strenuo sostenitore della candidatura, si dimette. Gli succede Italo Ortu.

Alle elezioni del 1994, il PsdAz si presenta allinterno di un cartello regionale denominato "Alleanza Federalista", comprendente anche socialisti e partiti laici, senza alcun risultato positivo. La sconfitta induce Ortu alle dimissioni. Nellaprile è eletto segretario lex-parlamentare Giancarlo Acciaro che, pochi giorni dopo è arrestato per corruzione; verrà pienamente assolto dieci anni più tardi ma, nel frattempo, la segreteria è affidata a Cecilia Contu, figlia di Anselmo ed ex-presidente della Provincia di Cagliari.

La Contu guida il partito allappuntamento delle elezioni regionali dello stesso anno. Con la candidatura a presidente dellinsegnante di Santa Teresa Gallura, Pasqualina Crobu, il PsdAz riesce a eleggere quattro rappresentanti ed entra nelle giunte progressiste di Federico Palomba con gli assessori Giacomo Sanna, sassarese ed Efisio Serrenti, cagliaritano. Si approvano importanti quali la legge sulla tutela della lingua sarda n. 27 del 1998, la legge di riforma delle province e la bandiera regionale.

Per le elezioni politiche italiane del 1996, il nuovo segretario Lorenzo Palermo sigla un accordo con LUlivo che consente di eleggere al Senato Franco Meloni. Lanno successivo, tuttavia, i sardisti abbandonano il governo regionale, per contrasti col presidente Federico Palomba. Il PsdAz si trova a un bivio: o la ricucitura col centrosinistra o una difficoltosa alleanza con il centrodestra per la presenza di Alleanza Nazionale).

                                     

1.8. Storia Dal cartello indipendentista allalleanza con il centro-destra

Alle elezioni regionali del 1999 i sardisti scelgono di correre da soli candidando alla presidenza il loro leader Franco Meloni. L8.3% di voti su base regionale è accompagnato dal dimezzamento delle preferenze nei listini provinciali che determina la perdita di un consigliere. Il partito si spacca sullopportunità di fornire un appoggio esterno al centrodestra per formare una giunta di maggioranza: mentre Efisio Serrenti accetta, in cambio della Presidenza del Consiglio Regionale, Giacomo Sanna e il nuorese Pasqualino Manca votano contro. Serrenti, con Cecilia Contu e Mario Carboni, messi in minoranza, escono dal partito e contribuiscono alla formazione del nuovo soggetto politico Fortza Paris. Lanno successivo il candidato sindaco di Sassari, Leonardo Marras, è sconfitto da Gianvittorio Campus del centrodestra. Giacomo Sanna è eletto alla segreteria.

I contrasti col centrosinistra portano il PsdAz a elaborare unalleanza con tutti i soggetti indipendentisti sardi, presentando, alle politiche del 2001 il cartello elettorale Sardigna Natzione ma con modesti risultati. Alle regionali del 2004 il partito si oppone alla candidatura di centrosinistra del fondatore di Tiscali Renato Soru, presentandosi alla guida del polo indipendentista sotto linsegna "Sardigna Libera" ma, nuovamente, con scarso successo. Il segretario Giacomo Sanna manca lelezione e sono eletti due soli consiglieri, Beniamino Scarpa e Giuseppe Atzeri. Sanna si presenta in un collegio lombardo sotto le insegne della Lega Nord alle politiche del 2006 e, nel dicembre dello stesso anno, lascia la carica di segretario. È eletto presidente nazionale e gli succede alla segreteria Efisio Trincas.

Trincas prende contatti col centrodestra e, alle elezioni regionali del 2009, il PSdAz si presenta in collegamento con il candidato di centrodestra Ugo Cappellacci ma la minoranza di sinistra esce dal partito e si schiera, con la lista "Rossomori", nella coalizione di centrosinistra del presidente uscente Soru.

La scelta di Trincas, tuttavia, ha successo. Ugo Cappellacci è eletto presidente e il Partito Sardo dAzione rientra in giunta dopo quindici anni di opposizione, conseguendo il 4.3% dei suffragi e lelezione di cinque consiglieri regionali. Il sindaco di Dorgali Angelo Carta, è assessore, prima ai Lavori Pubblici e poi Trasporti, dove gli succede, qualche anno più tardi, il cagliaritano Christian Solinas. Di difficile decifrazione il risultato delle elezioni provinciali del 2010: a un aumento generale di consensi il 6.5% su scala regionale, corrisponde la conquista della sola amministrazione provinciale di Oristano, con lesclusione del partito da tutte le amministrazioni comunali dei centri capoluogo.

Alle elezioni regionali del 2014 lalleanza con la coalizione di centro-destra, guidata sempre da Cappellacci, è confermata. La sconfitta della coalizione e la riduzione del numero dei consiglieri da 80 a 60 determina il restringimento della rappresentanza a soli tre consiglieri, pur avendo il partito aumentato i consensi al 4.67%. La fase post-elettorale vede emergere diverse tensioni tra le componenti, riguardo alla segreteria di Giovanni Colli, che si dimette nel luglio 2014. Nel marzo 2015 il consiglio nazionale del partito elegge nuovo segretario Giovanni Columbu, figlio di Michele. Il congresso dellautunno dello stesso anno vede laffermazione della componente guidata dal consigliere cagliaritano Christian Solinas, che nel novembre viene eletto segretario, il più giovane a ricoprire questa carica dal secondo dopoguerra.

                                     

1.9. Storia Lalleanza con la Lega

Alle elezioni politiche del 2018 il Partito Sardo dAzione stringe un accordo con la Lega per linserimento dei suoi candidati nelle liste elettorali leghiste. Christian Solinas viene così eletto senatore nella circoscrizione Sardegna. Il 23 novembre di quell’anno il leader leghista Matteo Salvini presenta il 34esimo congresso del PSd’Az a Cagliari insieme a Solinas in vista delle regionali di febbraio. Lalleanza viene contestata dalle correnti più progressiste del PSdAz, che viene sospeso dallAlleanza Libera Europea.

                                     

1.10. Storia Elezioni regionali del 2019

Alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna del 24 febbraio 2019 il PSd’Az presenta il proprio segretario Christian Solinas come candidato alla presidenza della Regione, in allenza con il centro-destra. Lo schieramento risulta vincente con il 47.81% dei voti e Solinas viene eletto presidente; il partito con il 9.9% ottiene 7 seggi ed è risultata la seconda forza della coalizione dietro alla Lega.

                                     

2. Congressi

  • XXXII Congresso Nazionale - Cagliari, 13-14 ottobre 2012;
  • VIII Congresso Nazionale - Cagliari, 12-13 aprile 1947;
  • XXXIII Congresso Nazionale - Arborea OR, 24-25 ottobre 2015;
  • XXVI Congresso Nazionale - Baia di Chia CA, 11-12 marzo 1995;
  • IX Congresso Nazionale - Cagliari, 3-4 luglio 1948;
  • XXII Congresso Nazionale - Cagliari, 28 febbraio-2 marzo 1986;
  • VI Congresso Nazionale - Macomer, 29-30 luglio 1944;
  • I Congresso Nazionale - Oristano, 16-17 aprile 1921;
  • XIV Congresso Nazionale -
  • XXV Congresso Nazionale - Oristano, 13-14 marzo 1993;
  • XVII Congresso Nazionale - Cagliari, 15-16 febbraio 1974;
  • III Congresso Nazionale - Nuoro, 28-29 ottobre 1922;
  • V Congresso Nazionale - Macomer, 27 novembre 1925;
  • XII Congresso Nazionale - Cagliari, 6-7 aprile 1957;
  • XXIX Congresso Nazionale - Arborea OR, 13-14 novembre 2004;
  • XI Congresso Nazionale - Oristano, 7-8 novembre 1953;
  • XIX Congresso Nazionale - Oristano, 2-3 febbraio 1979;
  • II Congresso Nazionale - Oristano, 29 gennaio 1922;
  • XIII Congresso Nazionale - Cagliari, 25 settembre 1960;
  • X Congresso Nazionale - Oristano, 18-19 marzo 1951;
  • XXXI Congresso Nazionale - Arborea OR, 14-15 novembre 2009;
  • XXVII Congresso Nazionale - Alghero, 6-8 giugno 1997;
  • XXI Congresso Nazionale - Carbonia, 5-6 maggio 1984;
  • XX Congresso Nazionale - Porto Torres, 5-6 dicembre 1981;
  • XVI Congresso Nazionale - Cagliari, 24-25 febbraio 1968;
  • XV Congresso Nazionale -
  • VII Congresso Nazionale - Oristano, 17-18 marzo 1945;
  • XXIV Congresso Nazionale - Macomer, 8 dicembre 1992;
  • XXX Congresso Nazionale - Arborea OR, 1-2 dicembre 2006;
  • XVIII Congresso Nazionale - Oristano, 13 giugno 1976;
  • XXIII Congresso Nazionale - Villasimius CA, 8-9 dicembre 1989;
  • IV Congresso Nazionale - Macomer, 4 marzo 1923;
  • XXXIV Congresso Nazionale - Cagliari, 23-24-25 novembre 2018
  • XXVIII Congresso Nazionale - Sassari, 2-3 luglio 2000;


                                     

3. Segretari

Dal 1921 al 1974 la denominazione della massima carica politica del Partito fu Direttore Regionale ; dal 1974 al 1981 Segretario Politico ; dal 1981 in poi Segretario Nazionale. Nel novembre 1957 Pietro Mastino venne eletto Presidente di un Comitato Esecutivo per la riorganizzazione del Partito. Dopo le dimissioni di Antonio Delitala, i poteri passarono al Presidente del Partito Franco Meloni fino allelezione del nuovo segretario Giacomo Sanna nel luglio del 2000. Nel luglio del 2014 Giovanni Colli si dimise, le funzioni furono prese dal Presidente del Partito Giacomo Sanna, fino al marzo 2015 quando venne eletto Giovanni Columbu.

Elenco dei Segretari:

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