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ⓘ Giacomo Leopardi



Giacomo Leopardi
                                     

ⓘ Giacomo Leopardi

Il conte Giacomo Leopardi è stato un poeta, filosofo, scrittore, filologo italiano.

È ritenuto il maggior poeta dellOttocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del romanticismo letterario; la profondità della sua riflessione sullesistenza e sulla condizione umana – di ispirazione sensista e materialista – ne fa anche un filosofo di spessore. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca.

Leopardi, intellettuale dalla vastissima cultura, inizialmente sostenitore del classicismo, ispirato alle opere dellantichità greco-romana, ammirata tramite le letture le traduzioni di Mosco, Lucrezio, Epitteto, Luciano ed altri, approdò al Romanticismo dopo la scoperta dei poeti romantici europei, quali Byron, Shelley, Chateaubriand, Foscolo, divenendone un esponente principale, pur non volendo mai definirsi romantico. Le sue posizioni materialiste – derivate principalmente dallIlluminismo – si formarono invece sulla lettura di filosofi come il barone dHolbach, Pietro Verri e Condillac, a cui egli unisce però il proprio pessimismo, originariamente probabile effetto di una grave patologia che lo affliggeva ma sviluppatesi successivamente in un compiuto sistema filosofico e poetico. Morì a 39 anni nel 1837, di edema polmonare o scompenso cardiaco, durante la grande epidemia di colera di Napoli.

Il dibattito sullopera leopardiana a partire dal Novecento, specialmente in relazione al pensiero esistenzialista fra gli anni trenta e cinquanta, ha portato gli esegeti ad approfondire lanalisi filosofica dei contenuti e significati dei suoi testi. Per quanto resi specialmente nelle opere in prosa, essi trovano precise corrispondenze a livello lirico in una linea unitaria di atteggiamento esistenziale. Riflessione filosofica ed empito poetico fanno sì che Leopardi, al pari di Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche e più tardi di Kafka, possa essere visto come un esistenzialista o almeno un precursore dellEsistenzialismo.

                                     

1.1. Biografia Linfanzia

Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati, nello Stato pontificio oggi in provincia di Macerata, nelle Marche, da una delle più nobili famiglie del paese, primo di dieci figli. Quelli che arrivarono alletà adulta furono, oltre a Giacomo, Carlo 1799-1878, Paolina 1800-1869, Luigi 1804-1828 e Pierfrancesco 1813-1851. I genitori erano cugini fra di loro. Il padre, il conte Monaldo, figlio del conte Giacomo e della marchesa Virginia Mosca di Pesaro, era uomo amante degli studi e didee reazionarie; la madre, la marchesa Adelaide Antici, era una donna energica, molto religiosa fino alla superstizione, legata alle convenzioni sociali e ad un concetto profondo di dignità della famiglia, motivo di sofferenza per il giovane Giacomo che non ricevette tutto laffetto di cui sentiva il bisogno.

In conseguenza di alcune speculazioni azzardate fatte dal marito, la marchesa prese in mano un patrimonio familiare fortemente indebitato, riuscendo a rimetterlo in sesto solo grazie a una rigida economia domestica. La rigidità della madre, contrastante con la tenerezza del padre, i sacrifici economici e i pregiudizi nobiliari pesarono sul giovane Giacomo.

Fino al termine dellinfanzia Giacomo crebbe comunque allegro, giocando volentieri con i suoi fratelli, soprattutto con Carlo e Paolina che erano più vicini a lui detà e che amava intrattenere con racconti ricchi di fervida fantasia.

                                     

1.2. Biografia La formazione giovanile

Ricevette la prima educazione, come da tradizione familiare, da due precettori ecclesiastici, il gesuita don Giuseppe Torres fino al 1808 e labate don Sebastiano Sanchini fino al 1812, che influirono sulla sua prima formazione con metodi improntati alla scuola gesuitica. Tali metodi erano incentrati non solo sullo studio del latino, della teologia e della filosofia, ma anche su una formazione scientifica di buon livello contenutistico e metodologico. Nel Museo leopardiano a Recanati è conservato, infatti, il frontespizio di un trattatello sulla chimica, composto insieme al fratello Carlo. I momenti significativi delle sue attività di studio, che si svolgono allinterno del nucleo familiare, sono da rintracciare nei saggi finali, nei componimenti letterari da donare al padre in occasione delle feste natalizie, la stesura di quaderni molto ordinati ed accurati e qualche composizione di carattere religioso da recitare in occasione della riunione della Congregazione dei nobili.

Il ruolo avuto dai precettori non impedì, comunque, al giovane Leopardi di intraprendere un suo personale percorso di studi avvalendosi della biblioteca paterna molto fornita oltre ventimila volumi e di altre biblioteche recanatesi, come quella degli Antici, dei Roberti e probabilmente da quella di Giuseppe Antonio Vogel, esule in Italia in seguito alla Rivoluzione francese e giunto a Recanati tra il 1806 e il 1809 come membro onorario della cattedrale della cittadina. Nel 1809 il giovane Giacomo compone il sonetto intitolato La morte di Ettore che, come lui stesso scrive nell Indice delle produzioni di me Giacomo Leopardi dallanno 1809 in poi, è da considerarsi la sua prima composizione poetica. Da questi anni ha inizio la produzione di tutti quegli scritti chiamati "puerili".

                                     

1.3. Biografia La produzione dei "puerili"

Il corpus delle opere cosiddette "puerili" dimostra come il giovane Leopardi sapesse scrivere in latino fin dalletà di nove-dieci anni e padroneggiare i metodi di versificazione italiana in voga nel Settecento, come la metrica barbara di Fantoni, oltre ad avere una passione per le burle in versi dirette al precettore e ai fratelli.

Nel 1810 iniziò lo studio della filosofia e due anni dopo, come sintesi della sua formazione giovanile, scrisse le Dissertazioni filosofiche che riguardano argomenti di logica, filosofia, morale, fisica teorica e sperimentale. Tra queste è nota la Dissertazione sopra lanima delle bestie. Nel 1812, con la presentazione pubblica del suo saggio di studi che discusse davanti ad esaminatori di vari ordini religiosi ed al vescovo, si può far concludere il periodo della sua prima formazione che è soprattutto di tipo sei-settecentesco ed evidenzia lamore per lerudizione oltre che uno spiccato gusto arcadico.



                                     

1.4. Biografia La formazione personale

Dal 1809 al 1816 Leopardi si immerse totalmente in uno "studio matto e disperatissimo", espressione da lui stesso coniata, che assorbì tutte le sue energie e che recò gravi danni alla sua salute. Apprese perfettamente il latino sebbene si considerasse sempre "poco inclinato a tradurre" da questa lingua in italiano e, senza laiuto di maestri, il greco. Seppure in modo più sommario apprese anche altre lingue: lebraico, il francese, linglese, lo spagnolo e il tedesco nello Zibaldone si trovano inoltre cenni ad altre lingue antiche, come il sanscrito. Nel frattempo, nel 1812 cessa la formazione dellabate Sanchini, il quale ritenne inutile continuare la formazione del giovane che ne sapeva ormai più di lui. Risalgono a questi anni la Storia dellastronomia del 1813, il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi del 1815, diversi discorsi su scrittori classici, alcune traduzioni poetiche, alcuni versi e tre tragedie, mai rappresentate durante la sua vita, La virtù indiana, Pompeo in Egitto e Maria Antonietta rimasta incompiuta.

Per quanto riguarda la compilazione della Storia dellastronomia Leopardi si avvalse di numerose fonti: il testo di base fu sicuramente la Storia dell’astronomia di Bailly, ridotta in compendio dal signor Francesco Milizia, a partire dalle Histoires del celebre astronomo francese Jean Sylvain Bailly. Lopera, pubblicata nel 1791, terminava con la scoperta del pianeta Urano da parte di Herschel. Invece il lavoro di Leopardi presenta ulteriori aggiornamenti, come ad esempio la scoperta di Cerere, Pallade, Giunone e della cometa del 1811.

Per lelaborazione del suo testo, Leopardi fece uso, anche, dell’ Abrégé d’astronomie di Jérôme Lalande presente nella biblioteca di casa Leopardi nell’edizione del 1775, del Dictionnaire de Physique di Aimé-Henri Paulian e delle storie di matematica inserite nel Tacquet e nel Wolff. Inoltre Leopardi adoperò diverse opere generali come la Storia della letteratura italiana di Girolamo Tiraboschi, gli Scrittori d’Italia di Mazzuchelli e varie raccolte biografiche di alcuni ordini religiosi: Wadding per i francescani, Quétif e Échard per i domenicani e così via. Lelenco di questi testi dimostra l’erudizione raggiunta dal giovane Leopardi.

Nella Storia dellastronomia Leopardi lasciò anche trasparire i limiti del suo interesse per la matematica. Nulla, probabilmente sapeva a proposito dei logaritmi ai quali invece il Bailly-Milizia aveva dedicato due pagine illustratrici, e sullargomento si limitò a scrivere che "Enrico Briggs. avendo udita la invenzione de’ logaritmi fatta da Giovanni Neper" aveva pubblicato un’opera al riguardo. Probabilmente infatti Leopardi non studiò mai i logaritmi, così come si arrestò alla geometria cartesiana e al calcolo differenziale.

Iniziò nello stesso periodo anche le prime pubblicazioni e lavorò alle traduzioni dal latino e dal greco, dimostrando sempre di più il suo interesse per lattività filologica. Sono questi anche gli anni dedicati alle traduzioni dal latino e dal greco, corredate di discorsi introduttivi e di note, tra i quali gli Scherzi epigrammatici, tradotti dal greco del 1814 e pubblicati in occasione delle nozze Santacroce-Torre dalla Tipografia Frattini di Recanati nel 1816, la Batracomiomachia nel 1815 e pubblicata su "Lo Spettatore italiano" il 30 novembre 1816, gli idilli di Mosco, il Saggio di traduzioni dellOdissea, la Traduzione del libro secondo dellEneide, il Moretum un poemetto pseudo-virgiliano, e la Titanomachia di Esiodo, pubblicata su "Lo Spettatore italiano" il 1º giugno 1817.

                                     

1.5. Biografia La conversione letteraria: dallerudizione al bello

Tra il 1815 e il 1816 si avverte in Leopardi un forte cambiamento, frutto di una profonda crisi spirituale, che lo porterà ad abbandonare lerudizione per dedicarsi alla poesia. Egli si rivolge, pertanto, ai classici non più come ad arido materiale adatto a considerazioni filologiche, ma come a modelli di poesia da studiare. Seguiranno le letture di autori moderni come Alfieri, Parini, Foscolo e Vincenzo Monti, che serviranno a maturare la sua sensibilità romantica. Ben presto egli legge I dolori del giovane Werther di Goethe, le opere di Chateaubriand, di Byron, di Madame de Stael. In questo modo Leopardi inizia a liberarsi dalleducazione paterna accademica e sterile, a rendersi conto della ristrettezza della cultura recanatese ed a porre le basi per liberarsi dai condizionamenti familiari. Appartengono a questo periodo alcune poesie significative come Le Rimembranze, LAppressamento della morte e l Inno a Nettuno, nonché la celebre e non pubblicata Lettera ai compilatori della Biblioteca Italiana, indirizzata nel luglio 1816 ai redattori della rivista milanese, in risposta alla lettera Sulla maniera e utilità delle traduzioni di Madame de Stael, apparsa sul primo numero, nel gennaio dello stesso anno. Destinato dal padre alla carriera ecclesiastica per la sua fragile salute, rifiuterà di intraprendere questa strada.

                                     

1.6. Biografia La malattia

Nel 1815-1816 Leopardi fu colpito da alcuni seri problemi fisici di tipo reumatico e disagi psicologici che egli attribuì almeno in parte - come la presunta scoliosi - alleccessivo studio, isolamento ed immobilità in posizioni scomode delle lunghe giornate passate nella biblioteca di Monaldo. La malattia esordì con affezione polmonare e febbre e in seguito gli causò la deviazione della spina dorsale da cui la doppia "gobba", con dolore e conseguenti problemi cardiaci, circolatori, gastrointestinali forse colite ulcerosa o malattia di Crohn e respiratori asma e tosse, una crescita stentata, problemi neurologici alle gambe debolezza, parestesia con freddo intenso, alle braccia ed alla vista, disturbi disparati e stanchezza continua; nel 1816 Leopardi era convinto di essere sul punto di morire.

Il marchese Filippo Solari di Loreto scrive poco dopo a Monaldo Leopardi:

Egli stesso si ispira a questi seri problemi di salute, di cui parlerà anche a Pietro Giordani, per la lunga cantica Lappressamento della morte e, anni dopo, per Le ricordanze, in cui ripensa a questo e definisce la sua malattia come un "cieco malor", cioè un male di non chiara origine, che gli fa pensare al suicidio assieme allangusto ambiente:

Lipotesi più accreditata per lungo tempo diffusa già nel XIX secolo e sostenuta da medici di Recanati e da Pietro Citati è che Leopardi soffrisse della malattia di Pott, cioè tubercolosi ossea o spondilite tubercolare, oppure dalla spondilite anchilosante giovanile secondo Erik P. Sganzerla, una sindrome reumatica autoimmune che porta a una progressiva ossificazione dei legamenti vertebrali con deformazione e rigidità del rachide, uniti ad ampi disturbi infiammatori sistemici, oculari e neurologici-compressivi in casi gravi)., unite a problemi nervosi, con la morte dovuta infine al colera di Napoli. Alcune di queste sindromi hanno predisposizione genetica, derivabile dal matrimonio tra consanguinei dei genitori. Tutti i fratelli Leopardi furono deboli di salute, con leccezione di Carlo, forse però sterile, e Paolina, la quale presentava solo una leggera asimmetria del viso. Pietro Citati afferma che avesse anche dei disturbi urinari e di probabile impotenza, e sarebbero stati questi, più che laspetto fisico a cui poteva ovviare essendo un nobile benestante la causa del suo rapporto difficile con le donne e la sessualità.

Nel decennio seguente lapparire dei disturbi, alcuni medici fiorentini, come altri medici consultati in gioventù, a parte la deformità fisica asseriranno - probabilmente in maniera erronea - che numerosi disturbi del Leopardi erano dovuti a neurastenia di origine psicologica sempre in questo periodo comincia a soffrire di crisi depressive che taluni attribuiscono allimpatto psicologico della malattia fisica, come lui stesso a tratti sostenne, anche contro il parere di numerosi dottori.

Secondo il neurologo Sganzerla, propositore della tesi sulla spondilite al posto della tubercolosi, Leopardi non mostrava invece alcun segno di vera depressione psicotica, sfatando il mito sostenuto da Citati e dai lombrosiani come Patrizi e Sergi.

Queste patologie comunque, se non condizionarono il suo pensiero in maniera diretta come ribadito spesso da Leopardi, influenzarono comunque il suo pessimismo filosofico e lo spinsero a indagare le cause della sofferenza umana e il significato della vita da una prospettiva originale, divenendo, come affermato dal critico Sebastiano Timpanaro, "un formidabile strumento conoscitivo".



                                     

1.7. Biografia La conversione filosofica: dal bello al vero

Dopo il primo passo verso il distacco dallambiente giovanile e con la maturazione di una nuova ideologia e sensibilità che lo portò a scoprire il bello in senso non arcaico, ma neoclassico, si annuncia nel 1819 quel passaggio dalla poesia di immaginazione degli antichi alla poesia sentimentale che il poeta definì lunica ricca di riflessioni e convincimenti filosofici.

                                     

1.8. Biografia I mutamenti profondi del 1817 e la "teoria del piacere"

Il 1817 fu per Leopardi, che giunto alle soglie dei diciannove anni aveva avvertito, in tutta la sua intensità, il peso dei suoi mali e della condizione infelice che ne derivava, un anno decisivo che determinò nel suo animo profondi mutamenti. Consapevole ormai del suo desiderio di gloria ed insofferente dellangusto confine in cui, fino a quel momento, era stato costretto a vivere, sentì lurgente desiderio di uscire, in qualche modo, dallambiente recanatese. Gli avvenimenti seguenti incideranno sulla sua vita e sulla sua attività intellettuale in modo determinante.

In questo periodo è anche la prima formulazione della "teoria del piacere", una concezione filosofica postulata da Leopardi nel corso della sua vita. La maggior parte della teorizzazione di tale concezione è contenuta nello Zibaldone, in cui il poeta cerca di esporre in modo organico la sua visione delle passioni umane. Il lavoro di sviluppo del pensiero leopardiano in questi termini avviene dal 12 al 25 luglio 1820.

                                     

1.9. Biografia La corrispondenza con Pietro Giordani

Sempre nel 1817 egli scrisse al classicista Pietro Giordani che aveva letto la traduzione leopardiana del II libro dellEneide e, avendo compreso la grandezza del giovane, lo aveva incoraggiato. Ebbero inizio così una fitta corrispondenza ed un rapporto di amicizia che durerà nel tempo. In una delle prime lettere scritte al nuovo amico, datata 30 aprile 1817, il giovane Leopardi sfogherà il suo malessere non con atteggiamento remissivo, ma polemico ed aggressivo:

Egli vuole uscire da quel "centro dellinciviltà e dellignoranza europea" perché sa che al di fuori cè quella vita alla quale egli si è preparato ad inserirsi con impegno e con studio profondo.

Nellestate 1817 fissa le prime osservazioni allinterno di un diario di pensiero che prenderà poi il nome di Zibaldone, in dicembre si innamorerà della cugina, provando per la prima volta il sentimento damore. Pietro Giordani riconosce labilità di scrittura di Leopardi e lo incita a dedicarsi alla scrittura; inoltre lo presenta allambiente del periodico "Biblioteca Italiana" e lo fa partecipare al dibattito culturale tra classicisti e romantici. Leopardi difende la cultura classica e ringrazia Dio di aver incontrato Giordani che reputa lunica persona che riesce a comprenderlo.

                                     

1.10. Biografia Il primo amore

Nel luglio del 1817 il Leopardi iniziò a compilare lo Zibaldone, nel quale registrerà fino al 1832 le sue riflessioni, le note filologiche e gli spunti di opere. Lesse la vita di Alfieri e compilò il sonetto "Letta la vita scritta da esso" che toccava i temi della gloria e della fama. Alla fine del 1817 un altro avvenimento lo colpì profondamente: lincontro, nel dicembre dello stesso anno, con Geltrude Cassi Lazzari, una cugina di Monaldo, che fu ospite presso la famiglia per alcuni giorni e per la quale provò un amore inespresso. Scrisse in questa occasione il "Diario del primo amore" e l"Elegia I" che verrà in seguito inclusa nei "Canti" con il titolo "Il primo amore".

                                     

1.11. Biografia Una presa di posizione anti-romantica

Fra il 1816 e il 1818 la posizione di Leopardi verso il Romanticismo, che stava suscitando in quegli anni forti polemiche ed aveva ispirato la pubblicazione del Conciliatore, va maturando se ne possono avvertire le tracce in numerosi passi dello Zibaldone ed in due saggi, la Lettera ai Sigg. compilatori della "Biblioteca italiana", scritta nel 1816 in risposta a quella di Madama la baronessa di Stael, ed il Discorso di un italiano attorno alla poesia romantica, scritto in risposta alle Osservazioni Di Breme sul Giaurro di Byron. Le due opere mostrano lavversione, sul piano più strettamente concettuale, al Romanticismo. La posizione di Leopardi rimane fondamentalmente montiana e neoclassica. Tuttavia, come si vedrà, quello che professava sulla pagina critica si rivelerà, poi, profondamente diverso dai risultati ottenuti nella poesia dove i temi e lo spirito saranno, invece, perfettamente in sintonia con la mentalità romantica.

Aveva, intanto, scritto le due canzoni ispirate a motivi patriottici AllItalia e Sopra il monumento di Dante che stanno ad attestare il suo spirito liberale e la sua adesione a quel tipo di letteratura di impegno civile che aveva appreso dal Giordani.

Il suo materialismo ateo si pone in contrapposizione al Romanticismo cattolico predominante, dal quale lo separavano notevolmente anche il suo rifiuto di ogni speranza di progresso nella conquista della libertà politica e dellunità nazionale, la sua mancanza di interesse per una visione storicistica del passato e per le esigenze di popolarità e di realismo nei contenuti e nella lingua.



                                     

1.12. Biografia La prima fase dellideologia leopardiana

Nel 1819 si riacutizzarono i problemi agli occhi. Tra il luglio e lagosto progettò la fuga e cercò di procurarsi un passaporto per il Lombardo-Veneto, da un amico di famiglia, il conte Saverio Broglio dAjano, ma il padre lo venne a sapere e il progetto di fuga fallì. Fu nei mesi di depressione che seguirono che il Leopardi elaborò le prime basi della sua filosofia e, riflettendo sulla vanità delle speranze e lineluttabilità del dolore, scoprì la nullità delle cose e del dolore stesso. Iniziò intanto la composizione di quei canti che verranno in seguito pubblicati con il titolo di Idilli e scrisse Linfinito, La sera del dì di festa, Alla luna originariamente, i titoli di queste ultime erano La sera del giorno festivo e La ricordanza, La vita solitaria, Il sogno, Lo spavento notturno. Sono i cosiddetti "primi idilli" o "piccoli idilli". Qui confluirono i rimpianti per la giovinezza perduta e la presa di coscienza dellimpossibilità di essere felici.

                                     

1.13. Biografia Il soggiorno a Roma e il ritorno a Recanati

Nellautunno del 1822 ottenne dai genitori il permesso di recarsi a Roma, dove rimase dal novembre allaprile dellanno successivo, ospite dello zio materno, Carlo Antici. A Leopardi Roma apparve squallida e modesta al confronto con limmagine idealizzata che egli si era figurata studiando i classici. Lo colpirono la corruzione della Curia e lalto numero di prostitute che gli fece abbandonare limmagine idealizzata della donna, come scrive in una lettera al fratello Carlo del 6 dicembre.

Rimase invece entusiasta della tomba di Torquato Tasso, al quale si sentiva accomunato dallinnata infelicità.

Nellambiente culturale romano Leopardi visse isolato e frequentò solamente studiosi stranieri, tra cui i filologi Christian Bunsen poi ministro del regno di Prussia e fondatore dellIstituto di Archeologia a Roma e Barthold Niebuhr; questultimo si interessò per farlo entrare nella carriera dellamministrazione pontificia, ma Leopardi rifiutò. Nellaprile del 1823 Leopardi ritornò a Recanati dopo aver constatato che il mondo al di fuori di esso non era quello sperato. Tornato a Recanati, Leopardi si dedicò alle canzoni di contenuto filosofico o dottrinale e, tra il gennaio e il novembre del 1824, compose buona parte delle Operette morali.

                                     

1.14. Biografia Lontano da Recanati: Milano, Bologna, Firenze, Pisa

Nel 1825 il poeta, invitato dalleditore Antonio Fortunato Stella, si recò a Milano con lincarico di dirigere ledizione completa delle opere di Cicerone ed altre edizioni di classici latini e italiani. A Milano, però, egli non rimase a lungo perché il clima gli era dannoso alla salute e lambiente culturale, troppo polarizzato intorno al Monti, gli recava noia.

Decise, così, di trasferirsi a Bologna dove visse al numero 33 di via Santo Stefano, tranne una breve permanenza a Recanati nellinverno del 1827, sino al giugno di quello stesso anno mantenendosi con lassegno mensile dello Stella e dando lezioni private. Nellambiente bolognese Leopardi conobbe il conte Carlo Pepoli, patriota e letterato, al quale dedicò unepistola in versi intitolata Al conte Carlo Pepoli che lesse il 28 marzo 1826 nellAccademia dei Felsinei. Nellautunno iniziò a compilare, per ordine di Stella, una "Crestomazia", antologia di prosatori italiani dal Trecento al Settecento che venne pubblicata nel 1827 alla quale fece seguito, lanno successivo, una "Crestomazia" poetica. A Bologna conobbe anche la contessa Teresa Carniani Malvezzi, della quale si innamorò senza essere corrisposto. Leopardi frequentò i Malvezzi per quasi un anno, ma poi la donna lo allontanò spinta anche dal marito, mal tollerante del fatto che il poeta si trattenesse con la moglie fino alla mezzanotte. Leopardi si sfoga in una lettera ad un corrispondente, usando parole molto dure verso di lei. Uscivano intanto presso Stella le sue Operette morali. Frequentò anche la casa del medico Giacomo Tommasini e strinse amicizia con la moglie Antonietta, patriota, e la figlia Adelaide coniugata Maestri, sue ammiratrici, con la famiglia Brighenti e la cantante modenese Rosa Simonazzi Padovani.

Nel giugno dello stesso anno si trasferì a Firenze, dove conobbe il gruppo di letterati appartenenti al circolo Viesseux tra i quali Gino Capponi, Giovanni Battista Niccolini amico e corrispondente di Ugo Foscolo allora esiliato a Londra, Pietro Colletta, Niccolò Tommaseo ed anche il Manzoni, che si trovava a Firenze per rivedere dal punto di vista linguistico i suoi Promessi Sposi. Divenne amico particolarmente del Colletta, ma fu in buoni rapporti anche con Capponi e Manzoni, sebbene questultimo non condividesse le idee di Leopardi. Fu invece conflittuale il rapporto col Tommaseo, cattolico liberale, ma fortemente avverso al razionalismo ed al materialismo, il quale giunse a provare una forte avversione per Leopardi, attaccandolo ripetutamente su vari giornali anche se riconosceva labilità stilistica nella prosa; Tommaseo arrivò a denigrare Leopardi per il suo aspetto fisico. Leopardi risponderà nel 1836 con un epigramma diretto contro Tommaseo, oltre che nellottava strofa della detta Palinodia. Al marchese Gino Capponi 1835.

Nel novembre del 1827 si recò a Pisa, dove rimase fino alla metà del 1828. Qui strinse unaffettuosa amicizia con la giovane cognata del padrone del pensionato, Teresa Lucignani 1807-1897, a cui dedicò una breve lirica rimasta a lungo inedita. Grazie allinverno mite, la sua salute migliorò e Leopardi tornò alla poesia, che taceva dal 1823, e compose la canzonetta in strofe metastasiane Il Risorgimento e il canto A Silvia, inaugurando il periodo creativo detto dei Canti "pisano-recanatesi", chiamati anche "grandi idilli", in cui il poeta si cimenta nella cosiddetta canzone libera o leopardiana, il cui primo sperimentatore era stato Alessandro Guidi, dalla cui lettura ne era venuto a conoscenza.

                                     

1.15. Biografia Il ritorno a Recanati

Il periodo di benessere era finito ed il poeta, colpito nuovamente dalle sofferenze e dallaggravarsi del disturbo agli occhi, fu costretto a sciogliere il contratto con Stella e già durante lestate del 28 si recò a Firenze nella speranza di riuscire a vivere in modo indipendente. Chiese aiuto ad alcuni amici: Tommasini,il più bello, gli propose una cattedra di Mineralogia e Zoologia a Milano, ma il compenso era troppo basso e la materia poco consona alle conoscenze di Leopardi; Bunsen gli offrì la possibilità di una cattedra a Bonn o Berlino, ma il poeta dovette subito declinare linvito, poiché il clima tedesco era troppo rigido e freddo per la sua salute malferma. Leopardi allora progettò di mantenersi con un lavoro qualsiasi, ma le sue condizioni di salute non gli permisero nemmeno questo e fu quindi costretto a ritornare a Recanati, dove rimase fino al 1830. In questi "sedici mesi di notte orribile" Leopardi si dedicò nuovamente alla poesia e scrisse alcune delle sue liriche più importanti, tra cui Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Il passero solitario forse su un abbozzo giovanile e il Canto notturno di un pastore errante dellAsia. Queste poesie, a lungo denominate dai critici "grandi idilli" o anche "secondi idilli", sono ora conosciute, insieme ad A Silvia anche come "canti pisano-recanatesi". In questo periodo linsofferenza per la sua città natale, da lui definita "natio borgo selvaggio", aumenta, proporzionalmente allavversione per i recanatesi gente zotica, vil, che lo ritenevano un intellettuale superbo, tanto che anche i ragazzini del paese, secondo testimonianze postume, cantavano in sua presenza canzoncine denigranti del tipo: "Gobbus esto / fammi un canestro, / fammelo cupo / gobbo fottuto".

                                     

1.16. Biografia A Firenze dal 1830 al 1833

Intanto, nellaprile del 1830, il Colletta, al quale il poeta scriveva della sua vita infelice, gli offrì, grazie ad una sottoscrizione degli "amici di Toscana", lopportunità di tornare a Firenze, dove il 27 dicembre 1831 fu eletto socio dellAccademia della Crusca. Per mantenersi accettò la sottoscrizione e progettò un giornale che avrebbe curato quasi da solo, Lo spettatore fiorentino, ma che non realizzerà a causa della burocrazia e del timore della censura. Nello stesso 1831 a Firenze curò unedizione dei "Canti", partecipò ai convegni dei liberali fiorentini e strinse infine una salda amicizia col giovane esule napoletano Antonio Ranieri, futuro senatore del Regno dItalia, che durerà fino alla morte. Nel 1831, grazie alla fama di personalità liberale, fu eletto deputato dellassemblea del governo provvisorio di Bologna sorto dai moti del 1831, su designazione del Pubblico Consiglio di Recanati, ma non fa in tempo ad accettare la nomina peraltro mai richiesta che gli austriaci restaurano il governo pontificio. I genitori decidono infine di concedergli un modesto assegno mensile che gli permette di sopravvivere; Leopardi accetta ma, reputandolo umiliante, decide di non tornare mai più a Recanati.

Risale sempre a questo periodo la forte passione amorosa per Fanny Targioni Tozzetti, conclusasi in una delusione, che gli ispirò il cosiddetto "ciclo di Aspasia", una raccolta di poesie scritte tra il 1831 e il 1835 che contiene: Il pensiero dominante, Amore e morte, A se stesso, Consalvo e Aspasia. In questa raccolta si manifestò il Leopardi più disilluso e disperato, orfano anche di quella tristezza nostalgica degli Idilli, nella perdita dellultima illusione che gli era rimasta, quella dellamore linganno estremo.

In questo periodo diviene amico anche della contessa Carlotta Lenzoni de Medici, affascinata dalla grandezza intellettuale del poeta e conosciuta nel 1827, ma poi se ne allontanò. Secondo unopinione minoritaria, la donna descritta negativamente come "Aspasia" non era la Targioni Tozzetti, ma proprio la Lenzoni.

Nellautunno del 1831 si recò a Roma con Ranieri per ritornare a Firenze nel 1832 e nel corso di questo anno scrisse i due ultimi dialoghi delle "Operette", Il Dialogo di un venditore dalmanacchi e di un passeggere e il Dialogo di Tristano e di un amico.

                                     

1.17. Biografia Gli anni a Napoli 1833-1837

Quando Ranieri tornò a Napoli, tra i due iniziò una fitta corrispondenza che ha fatto a taluni ritenere che tra Leopardi e Ranieri vi fosse un rapporto amoroso. Pietro Citati però precisa che si sarebbe trattato di un semplice e intenso affetto "platonico" assai diffuso nel XIX secolo, senza traccia di omosessualità, come quello rivolto a suo tempo al Giordani. In una di queste lettere il poeta scrive a Ranieri:

Nel settembre del 1833 Leopardi, dopo aver ottenuto il modesto assegno dalla famiglia, partì per Napoli con Ranieri sperando che il clima mite di quella città potesse giovare alla sua salute. Sugli anni a Napoli, Antonio Ranieri dichiarò:

Pare infatti che la padrona di casa volesse cacciarli, per timore che Leopardi fosse portatore di tubercolosi polmonare infettiva e lui stesso sosteneva, invece, che la donna volesse rubargli oggetti di sua proprietà, mentre Ranieri credeva che soffrisse di paranoie, e non ci faceva caso.

Nellaprile 1834 Leopardi ricevette visita da August von Platen, che nel suo diario scrisse:

Intanto le Operette morali subirono una nuova censura da parte delle autorità borboniche, a cui seguirà la messa allIndice dei libri proibiti dopo la censura pontificia, a causa delle idee materialiste esposte in alcuni "dialoghi". Leopardi così ne parlava in una lettera a Luigi De Sinner: "La mia filosofia è dispiaciuta ai preti, i quali e qui e in tutto il mondo, sotto un nome o sotto un altro, possono ancora e potranno eternamente tutto". Durante gli anni trascorsi a Napoli si dedicò alla stesura dei Pensieri, che raccolse probabilmente tra il 1831 e il 1835 riprendendo molti appunti già scritti nello Zibaldone, e riprese i Paralipomeni della Batracomiomachia che, iniziati nel 1831, aveva interrotto. A questultima opera lavorò, assistito dal Ranieri, fino agli ultimi giorni di vita. Di questopera incompiuta, in ottave, ampiamente influenzata sia dallo pseudo Omero della Batracomiomachia, che già Leopardi aveva tradotta in gioventù, e di cui continua la trama che dal poema Gli animali parlanti di Giovanni Battista Casti, rimane autografo il solo primo canto. Ranieri affermò sempre che gli altri, di sua mano, furono scritti sotto dettatura del Leopardi. Le ultime ottave sarebbero state dettate da Leopardi morente poco dopo aver terminato lultima poesia, Il tramonto della luna. Qualche dubbio può nascere, se si pensa che Ranieri investì soldi dopo la morte del poeta per farli pubblicare come autentici, con poco successo finanziario. Nel 1836, quando a Napoli scoppiò lepidemia di colera, Leopardi si recò con Ranieri e la sorella di questi, Paolina, nella Villa Ferrigni a Torre del Greco, dove rimase dallestate di quellanno al febbraio del 1837 e dove scrisse La ginestra o il fiore del deserto. Paolina Ranieri assisterà, personalmente e con profondo affetto, Leopardi nei suoi ultimi anni, allaggravamento delle sue condizioni fisiche. Paolina 1817-1878 fu "lunica donna che lo amò, sebbene si trattasse di un amore fraterno".

A Napoli Leopardi lavora incessantemente, nonostante la salute in peggioramento, componendo varie liriche e satire; non segue le raccomandazioni dei medici, e conduce una vita abbastanza sregolata per una persona dalla salute fragile come la sua: dorme di giorno, si alza al pomeriggio e sta sveglio la notte, mangia molti dolci particolarmente sorbetti e gelati, talvolta frequenta la mensa pubblica anche durante il periodo del colera e beve moltissimi caffè.

                                     

1.18. Biografia La morte

In questo luogo egli compose gli ultimi Canti La ginestra o il fiore del deserto il suo testamento poetico, nel quale si coglie linvocazione ad una fraterna solidarietà contro loppressione della natura e Il tramonto della luna compiuto solo poche ore prima di morire. Progettava anche di tornare a Recanati, per vedere il padre, o partire per la Francia. Leopardi aveva infatti intenzione di riconciliarsi umanamente col padre di persona il tono delle lettere a Monaldo diventa molto affettuoso negli ultimi tempi, dal formale e nobiliare "signor padre" e al voi delle lettere giovanili passa allincipit "carissimo papà" e al tu. In questo periodo cominciò ad ignorare le prescrizioni, pensando che non potesse comunque decidere il suo destino. In una lettera al conte Leopardi, una delle ultime di Giacomo, il poeta avverte la morte come imminente e spera che avvenga, non sopportando più i suoi mali. Nel febbraio del 1837 ritornò a Napoli con Ranieri e la sorella, ma le sue condizioni si aggravarono verso maggio, anche se non in modo tale da far sospettare ai medici o a Ranieri il reale stato di salute. Il 14 giugno di quellanno, Leopardi morì improvvisamente, dopo essersi sentito male al termine di un pranzo che abitualmente consumava allinconsueto orario delle 17; quel giorno, aveva mangiato, al mattino, circa un chilo e mezzo di confetti cannellini comprati da Paolina Ranieri in occasione dellonomastico di Antonio e bevuto una cioccolata, poi una minestra calda e una limonata o granita fredda verso sera.

Colpito dal malore poco prima di partire per Villa Ferrigni, come avevano programmato, nonostante lintervento del medico lasma di Leopardi peggiorò e poche ore dopo morì. Secondo la testimonianza di Antonio Ranieri, Leopardi si spense alle ore 21 fra le sue braccia. Le sue ultime parole furono "Addio, Totonno, non veggo più luce". Tre giorni dopo il decesso, Antonio Ranieri pubblicò un necrologio sul giornale Il Progresso.

La morte del poeta è stata analizzata da studiosi di medicina già a partire dallinizio del XX secolo. Molte sono state le ipotesi, dalla più accreditata, pericardite acuta con conseguente scompenso, oppure scompenso cardiorespiratorio dovuto a cuore polmonare e cardiomiopatia, seguite a problemi polmonari e reumatici cronici, a quelle più fantasiose, fino al colera stesso. Nessuna delle tesi alternative, tuttavia, è riuscita a smentire il referto ufficiale, diffuso dallamico Antonio Ranieri: idropisia polmonare "idropisia di cuore" o idropericardio, il che è comunque verosimile, dati i suoi problemi respiratori, dovuti alla deformazione della colonna vertebrale; è anche possibile che ledema fosse una delle conseguenze dei problemi cronici di cui soffriva, e che la causa principale fosse un problema cardiaco, forse accelerata da una forma fulminante di colera che avrebbe ucciso il debilitato Leopardi che notoriamente soffriva di disturbi cronici allapparato gastrointestinale, i quali potevano mascherare la gastroenterite colerosa in poche ore.

                                     

1.19. Biografia La questione della sepoltura

Leopardi era morto alletà di 39 anni, in un periodo in cui il colera stava colpendo la città di Napoli. Grazie ad Antonio Ranieri, che fece interessare della questione il ministro di Polizia, le sue spoglie – questa la versione accettata dalla maggioranza dei biografi – non furono gettate in una fossa comune, come le severe norme igieniche richiedevano a causa dellepidemia, ma inumate nella cripta e poi nellatrio della chiesa di San Vitale Martire oggi Chiesa del Buon Pastore, sulla via di Pozzuoli presso Fuorigrotta. La lapide, spostata poi con la tomba, fu dettata da Pietro Giordani:

In realtà fin dallinizio il racconto di Ranieri era apparso pieno di contraddizioni e molti furono i dubbi che avvolsero quanto egli aveva dichiarato, anche perché le sue versioni furono molte e diverse a seconda dellinterlocutore, facendo sospettare che il corpo del poeta fosse finito nelle fosse comuni del cimitero delle Fontanelle, o in quello dei colerosi o nellattiguo cimitero delle 366 Fosse, destinati in quel periodo ai morti per colera o per altre cause, come attesta il registro delle sepolture della Chiesa SS. Annunziata a Fonseca di Napoli riportante la dicitura "cimitero dei colerosi" e "sepolto id." o addirittura occultate nella casa di vico Pero, e che Ranieri avesse inscenato, per un motivo recondito, un funerale a bara vuota, con la partecipazione dei suoi fratelli, di un chirurgo e di un parroco compiacente.

Comunque, Ranieri continuò ad affermare che le ossa erano nellatrio della chiesa di S. Vitale e che il certificato di inumazione fosse un falso redatto dal parroco su richiesta del Ministro di Polizia, onde aggirare la legge sulle sepolture in tempo di epidemia. Nel 1898 avvenne una prima ricognizione; secondo il senatore Mariotti, smentito da altri, durante i lavori di restauro di alcuni anni prima, un muratore ruppe inavvertitamente la cassa, danneggiata dalla troppa umidità, frantumando le ossa e provocando la perdita di parte dei resti contenuti, forse gettati nellossario comune o addirittura con i calcinacci, mescolando i resti con altre osse

Il 21 luglio 1900, alla presenza dei rappresentanti regi e del comune di Napoli, venne effettuata la ricognizione ufficiale delle spoglie del recanatese e nella cassa in realtà un mobile adattato allo scopo clandestino dai fratelli Ranieri, troppo piccola per contenere lo scheletro di un uomo con doppia gibbosità, vennero rinvenuti soltanto frammenti dossa, una tavola di legno con cui gli operai avevano tentato di riparare il danno alla cassa, una scarpa col tacco e alcuni stracci, mentre nessuna traccia vi era del cranio e del resto dello scheletro, per cui in seguito si arrivò anche a formulare la teoria di una sua trafugazione da parte di studiosi lombrosiani di frenologia amici del Ranieri. Nonostante i dubbi la questione venne ben presto chiusa; secondo lincaricato professor Zuccarelli, era plausibile che quelli fossero parte dei resti di Leopardi. Il medico parla esplicitamente di aver rinvenuto una parte di rachide e di sterno entrambi deviate. Alcuni, pur pensando ad uneffettiva morte per colera, credettero comunque che Ranieri fosse riuscito davvero nellintento di salvare il corpo dalla fossa comune corrompendo, se non il Ministro, perlomeni dei funzionari incaricati. La scarpa ritrovata, o quello che ne rimaneva, venne poi acquistata dal tenore Beniamino Gigli, concittadino di Leopardi, e donata alla città di Recanati.

Dopo vari tentativi di traslare i presunti resti a Recanati o a Firenze nella basilica di Santa Croce accanto a quelli di grandi italiani del passato, nel 1939 la cassa, per volontà di Benito Mussolini che esaudì una richiesta dellAccademia dItalia, venne con Regio Decreto di Vittorio Emanuele III che ne stabiliva lidentificazione, riesumata e spostata al Parco Vergiliano a Piedigrotta altrimenti detto Parco della tomba di Virgilio nel quartiere Mergellina - il luogo fu dichiarato monumento nazionale - dove tuttora sorge appunto il secondo sepolcro del poeta, eretto quello stesso anno; nei pressi venne traslata anche la lapide originale, mentre parte del monumento venne portata a Recanati. Questa versione è quella sostenuta ufficialmente dal Centro Nazionale Studi Leopardiani.

Nel 2004 venne anche chiesta la riesumazione onde verificare se quei pochi resti fossero davvero di Leopardi tramite lesame del DNA e del mtDNA, comparato con quello degli attuali eredi dei conti Leopardi Vanni Leopardi e la figlia Olimpia, discendenti diretti del fratello minore Pierfrancesco e dei marchesi Antici, ma la richiesta fu respinta, sia dalla Soprintendenza sia dalla famiglia Leopardi tramite la contessa Anna del Pero-Leopardi, vedova del conte Leopardi e madre di Vanni.

La posizione ufficiale della famiglia Leopardi esplicitata dal 1898 in poi e della Fondazione Casa Leopardi da loro presieduta presidente conte Vanni Leopardi è invece che i resti nel parco Vergiliano non siano comunque del poeta e Ranieri abbia mentito, che il corpo si trovi alle Fontanelle e che quindi la riesumazione sia inutile, occorrendo altresì rispettare la tomba-cenotafio lì situata. Un altro membro della famiglia, Pierfrancesco, si è invece detto disponibile nel 2014. Tale esame non è stato finora autorizzato.

                                     

2. Poetica e pensiero

Il pensiero di Leopardi è caratterizzato, attraverso le fasi del suo pessimismo, dallambivalenza tra laspetto lirico-ascetico della sua poetica, che lo spinge a credere nelle "illusioni" e lusinghe della natura, e la razionalità speculativo-teorica presente nelle sue riflessioni filosofiche, che invece considera vane quelle illusioni, negando ad esse qualunque contenuto ontologico.

La contraddizione tra anelito alla vita e disillusione, tra sentimento e ragione, tra "filosofia del sì" e "filosofia del no", era del resto ben presente allo stesso Leopardi, il quale, secondo Karl Vossler, si adoperò costantemente per ricomporle, non rassegnandosi mai allo scetticismo, convinto che la vera filosofia dovesse in ogni caso mantenere i legami con limmaginazione e la poesia. Come ha rilevato De Sanctis:

                                     

3.1. Luoghi leopardiani A Recanati

  • Torre del Passero Solitario: nel cortile del chiostro di SantAgostino è visibile la torre, decapitata da un fulmine e resa celebre dalla poesia Il passero solitario.
  • Piazzetta o Piazzuola del Sabato del Villaggio: sulla quale si affaccia Palazzo Leopardi. Ivi si trova la casa di Silvia e la chiesa di Santa Maria in Montemorello XVI secolo, nel cui fonte battesimale fu battezzato Giacomo Leopardi nel 1798.
  • Colle dellInfinito: è la sommità del Monte Tabor da cui si domina un panorama vastissimo verso le montagne e che ispirò lomonima poesia composta dal poeta a soli 21 anni. Allinterno del parco si trova il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, sede di convegni, seminari, conferenze e manifestazioni culturali.
  • Palazzo Leopardi: è la casa natale del poeta. Tuttora il palazzo è abitato dai discendenti e aperto al pubblico. Esso venne ristrutturato nelle forme attuali dallarchitetto Carlo Orazio Leopardi verso la metà del XVIII secolo. Lambiente più suggestivo è senza dubbio la biblioteca, che custodisce oltre 20.000 volumi, tra cui incunaboli ed antichi volumi, raccolti dal padre del poeta, Monaldo Leopardi.
  • Chiesa di San Leopardo XIX secolo: venne fatta edificare dalla famiglia Leopardi insieme e nei pressi della villa affidando la progettazione allarchitetto Gaetano Koch. La cripta, a cui si accede esternamente, è la tomba gentilizia della famiglia Leopardi.
  • Palazzo Antici-Mattei: casa della madre di Leopardi, Adelaide Antici Mattei, edificio dalle linee semplici ed eleganti con iscrizioni in latino.
  • Chiesa di Santa Maria di Varano XV secolo: costruita nel 1450 per i Minori Osservanti insieme al Convento annesso, dal 1873, cacciati i frati e abbattuti due lati del convento, lorto divenne quello che ancora è il civico cimitero di Recanati. Vi si conserva ancora il pozzo di San Giacomo della Marca ed affreschi nelle lunette del portico. Allinterno è la tomba di famiglia dei Leopardi ove sono sepolti Monaldo e Paolina
                                     

3.2. Luoghi leopardiani Altrove

  • Bologna "ospitalissima", convento di San Francesco piazza Malpighi, primo soggiorno bolognese 17-26 luglio 1825.
  • Ravenna "qui si vive quietissimi", ospite del marchese Antonio Cavalli agosto 1826.
  • Palazzo Antici Mattei Roma, via Michelangelo Caetani, dove fu ospite dal 23 novembre 1822 alla fine daprile 1823.
  • Locanda della Pace, via del Corso, a Bologna 26 aprile-20 giugno 1827.
  • Roma, tomba del Tasso in SantOnofrio al Gianicolo, "uno dei posti più belli della terra, in mezzo agli aranci e ai lecci".
  • casa delleditore Anton Fortunato Stella 1757-1833, vicino al Teatro alla Scala a Milano "veramente insociale" 30 luglio-26 novembre 1825.
  • Spoleto, Albergo della Posta corso Garibaldi, 17 novembre 1822.
  • casa Badini 29 settembre-3 novembre 1826, vicino al teatro del Corso oggi via Santo Stefano, 33 a Bologna "tutto è bello, e niente magnifico".
  • Firenze, "sporchissima e fetidissima città", Locanda della Fonte, nei pressi del mercato del grano e di Palazzo Vecchio 21 giugno 1827 e giorni successivi.
  • Il Lungarno pisano.
  • "Una certa strada deliziosa" da lui battezzata "Via delle Rimembranze", dove va a passeggiare a Pisa lettera a Paolina Leopardi del 25 febbraio 1828.
  • Levane, Camucia e Perugia, novembre 1828, di passaggio.
  • Palazzo Buondelmonti, abitazione di Giovan Pietro Vieusseux, a Firenze.
  • Napoli, piazza Ferdinando; poi Strada nuova di Santa Maria Ognibene casa Cammarota; poi vico Pero tre appartamenti affittati con Ranieri e la sorella di lui Paolina.
  • Roma, via dei Condotti 81 "spendo qui un abisso", con Antonio Ranieri, da ottobre 1831 a marzo 1832.
  • Pisa "una beatitudine", via Fagiuoli casa Soderini, 9 novembre 1827-8 giugno 1828.
  • Villa Ferrigni, detta villa delle Ginestre, a Torre del Greco, alle pendici dello "sterminator Vesevo".
  • casa delle sorelle Busdraghi, via del Fosso oggi via Verdi, Firenze giugno-novembre 1827.
                                     

4.1. Opere Epistolario

Di Giacomo Leopardi ci sono rimaste oltre novecento lettere, composte nellarco di una vita e indirizzate a circa cento destinatari, tra amici e familiari soprattutto al padre e al fratello Carlo. Lintero corpus epistolare di Leopardi è raccolto dall Epistolario, che malgrado le origini si può leggere come unopera autonoma: questa raccolta di prose private, infatti, costituisce un fondamentale documento non solo per seguire le vicende biografiche del poeta, ma anche per comprendere levoluzione del suo pensiero, dei suoi stati danimo e delle sue riflessioni culturali.

                                     

4.2. Opere Gli interventi nel dibattito classico-romantico

Nel 1816 il giovane Leopardi prese parte allacceso dibattito culturale innescato dalla pubblicazione del saggio Sulla maniera e utilità delle traduzioni di Madame de Stael: questa polemica vide schierarsi da una parte i difensori del classicismo, quali Pietro Giordani, e dallaltra i sostenitori della nuova poetica romantica.

Leopardi, amico del Giordani, si allineò alle tesi classiciste, mettendo per iscritto il proprio pensiero nella Lettera ai compositori della Biblioteca italiana 1816 e nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, rimasti entrambi inediti sino al 1906. Nella prima Leopardi, pur riconoscendo la bontà dellintervento dellautrice ginevrina, assume una posizione contraria alle istanze della lettera, nella quale si invitava il popolo italiano ad aprirsi alle nuove letterature europee. Secondo il poeta di Recanati, infatti, si tratta di un "vanissimo consiglio", essendo la letteratura italiana quella più vicina alle uniche letterature universalmente valide, ovvero quella greca e quella latina. Nel Discorso, invece, Leopardi approfondì la sua riflessione poetica in merito al dibattito, introducendo temi che poi diverranno centrali della poesia leopardiana, come lopposizione tra i concetti di "natura" e "civilizzazione".

                                     

4.3. Opere Zibaldone

Lo Zibaldone di pensieri è una raccolta di 4526 pagine autografe compilate dal luglio 1817 al dicembre 1832, nelle quali Leopardi depositò ragionamenti e brevi scritti sugli argomenti più vari. Inizialmente lopera non era dotata dellorganicità di un testo letterario, essendo semplicemente il frutto di una scrittura immediata, di getto: Leopardi iniziò a datare i singoli testi solo a partire dal 1820, così da orientarsi agevolmente nel mare magnum di appunti da lui definiti un "immenso scartafaccio", arrivando perfino a stilare due indici nel 1824 e nel 1827.

                                     

4.4. Opere Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi deglitaliani

Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi deglitaliani, composto a Recanati tra la primavera e l’estate del 1824 e rimasto inedito fino al 1906, è un breve trattato filosofico dove Leopardi analizza le peculiarità che contraddistinguono la società italiana, le compara con il carattere, la mentalità e la moralità delle altre nazioni dEuropa. Alla fine dellopera Leopardi giunge allamara conclusione che lItalia, dilaniata da un esasperato individualismo, è troppo poco civile per godere dei benefici del progresso come in Francia, Germania ed Inghilterra, ma troppo civile per godere dei benefici dello "stato di natura", come accadeva nelle nazioni meno sviluppate, quali Portogallo, Spagna e Russia.

                                     

4.5. Opere Operette morali

Le Operette morali, per usare le parole dello stesso poeta, sono un "libro di sogni poetici, d’invenzioni e di capricci malinconici": è ancora Leopardi a descrivere la propria opera in una lettera del 1826 indirizzata alleditore Stella, sottolineando "quel tuono ironico che regna in esse" e specificando che Timandro ed Eleandro sono "una specie di prefazione, ed un’apologia dell’opera contro i filosofi moderni".

Le Operette, oggi considerate la più alta espressione del pensiero leopardiano, racchiudono lessenza del pessimismo del poeta, trattando argomenti quali la condizione esistenziale delluomo, la tristezza, la gloria, la morte e lindifferenza della Natura.

                                     

4.6. Opere I Canti

I Canti, considerati il capolavoro di Leopardi, racchiudono trentaquattro liriche composte da Leopardi tra il 1817 e il 1836. Tra i componimenti poetici inclusi nei Canti ricordiamo Sopra il monumento di Dante, l Ultimo canto di Saffo, Il passero solitario, La sera del dì di festa, Alla luna, A Silvia, il Canto notturno di un pastore errante dellAsia, Il sabato del villaggio, La ginestra e infine Linfinito, uno dei testi più rappresentativi della poetica leopardiana.

                                     

4.7. Opere Le ultime opere

Durante gli anni napoletani Leopardi scrisse due opere, i Paralipomeni della Batracomiomachia e I nuovi credenti. Il primo è un poemetto in ottave con protagonisti animali: "Paralipomeni", infatti, significa "continuazione" mentre "Batracomiomachia" è "battaglia dei topi e delle rane", ovvero unopera pseudoomerica che Leopardi aveva tradotto in gioventù. Dietro la finzione comica Leopardi qui stigmatizza il fallimento dei moti rivoluzionari napoletani del 1820-21: i topi infatti, simboleggiano i liberali, generosi ma velleitari, mentre le rane sono i conservatori papalini, che non esitano a chiamare a sé i granchi-austriaci, feroci e stupidi.

I nuovi credenti, invece, sono un capitolo satirico in terza rima composto nel 1835 dove Leopardi esprime una spietata satira contro gli esponenti dello spiritualismo napoletano, dei quali condanna la religiosità di facciata e lo sciocco ottimismo.

                                     

5. Parole dautore

A Giacomo Leopardi si devono numerosi neologismi divenuti patrimonio diffuso perlomeno in un linguaggio colto e sorvegliato, come "erompere", "fratricida", "improbo", "incombere", risalenti al 1824. Al suo tempo, questa vena creativa di Leopardi non fu apprezzata e fu oggetto degli strali di un atteggiamento purista che opponeva resistenze alladozione, e allaccoglimento nei lessici, di neologismi duso forgiati in epoca successiva all "aureo Trecento".

In un caso, un frutto della sua creatività, "procombere", gli guadagnò accuse postume mossegli da Niccolò Tommaseo, coautore del Dizionario della lingua italiana.

                                     

6. Poesia e musica

  • Coro di morti, versi di G. Leopardi dal Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, Operette morali, musica di Goffredo Petrassi, per coro e strumenti, 1940-1941
  • A sé stesso, romanza, versi di Giacomo Leopardi, musica di Francesco Paolo Frontini, Milano, Edizioni Ricordi, 1885.
  • Tre liriche di Goffredo Petrassi, per baritono e pianoforte, testi di Leopardi, Foscolo e Montale, 1944.
                                     

7. Leopardi nellimmaginario collettivo

Il fatto che lopera di Leopardi sia stata e sia ogni anno oggetto dello studio di migliaia di studenti ha determinato come per Dante che molte locuzioni delle sue opere siano divenute duso corrente. Fra le principali:

  • che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai. in: Canto notturno di un pastore errante dellAsia, 1829-1930;
  • la donzelletta vien dalla campagna. in: Il sabato del villaggio, 1829;
  • godi, fanciullo mio; stato soave. in: Il sabato del villaggio, 1829;
  • natio borgo selvaggio. in: Le ricordanze, 1829;
  • .e naufragar mè dolce in questo mare in: Linfinito, 1818-1819.
  • studio matto e disperatissimo. in: lettera a Pietro Giordani del 2 marzo 1818 e Zibaldone di pensieri;
  • passata è la tempesta. in: La quiete dopo la tempesta, 1829;
                                     

7.1. Leopardi nellimmaginario collettivo Leopardi nellarte figurativa

Tra il 1994 e il 1998 il pittore e scultore maceratese Valeriano Trubbiani realizzò una serie di 12 pirografie sul tema Viaggi e transiti, dedicata ai viaggi del poeta nelle varie città della penisola: Recanati 2, Macerata 2, Roma, Bologna, Pisa, Firenze, Milano, Napoli 3.

Tali opere sono esposte nel CART - Centro permanente per la Documentazione dellArte Contemporanea di Falconara Marittima, che conserva anche altre opere di Trubbiani dedicate a Leopardi:

  • 10 disegni originali realizzati dal 1971 al 1987 sul tema "Leopardi figurativo",
  • uninstallazione scultorea sulla Batracomiomachia "battaglia dei topi e delle rane" ispirata ai Paralipomeni della Batracomiomachia leopardiani 1931 - 1937.
  • una scultura del 1990 in rame, bronzo e argento con il Poeta pensoso in osservazione di un gregge di pecore,
  • 8 incisioni a colori,

Lispirazione prodotta in Trubbiani dallopera leopardiana è raccontata dallartista nel breve documentario Le Marche di Leopardi ", patrocinato dalla Regione Marche.

                                     

7.2. Leopardi nellimmaginario collettivo Leopardi nella musica pop italiana

Leopardi è citato nella Canzone per Piero di Francesco Guccini e in Stai bene lì di Renato Zero; i suoi versi sono citati anche nei titoli di Canto notturno di un pastore errante dellaria e Il cielo capovolto ultimo canto di Saffo, entrambe di Roberto Vecchioni.

Giorgio Gaber, nella canzone Benvenuto il luogo dove ", contenuto nellalbum Gaber del 1984, dedicata allItalia, parla della penisola come il luogo dove i poeti sono nati tutti a Recanati ".

                                     

7.3. Leopardi nellimmaginario collettivo Opere cinematografiche su Leopardi

  • Il giovane favoloso 2014, film di Mario Martone. Leopardi è interpretato da Elio Germano. Vari brani del film sono presenti nel programma televisivo" Leopardi, il rivoluzionario di Giancarlo Mancini, puntata della rubrica Il tempo e la storia ";
  • Pisa, donne e Leopardi 2012, mediometraggio di Roberto Merlino. Leopardi è interpretato da Orazio Cioffi;
  • Le Marche di Leopardi ", breve documentario diretto da Alessandro Scilitani, patrocinato dalla Regione Marche.
  • Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggiere 1954, cortometraggio di Ermanno Olmi;
                                     

7.4. Leopardi nellimmaginario collettivo Video in rete su Leopardi

  • Larte di essere fragili - come Leopardi può salvarti la vita ", intervista allo scrittore Alessandro DAvenia sul suo omonimo libro e spettacolo teatrale 2016.
  • Un Leopardi inedito raccontato da Novella Bellucci e Franco DIntino nella puntata di Visionari del 15 giugno 2015, programma televisivo condotto da Corrado Augias su Rai 3;
  • Leopardi, il rivoluzionario di Giancarlo Mancini, puntata della rubrica televisiva Il tempo e la storia con Massimo Bernardini e lo storico Lucio Villari;
  • Ecco il vero Colle dellInfinito descritto da Giacomo Leopardi ": Francesco Guzzini del Centro Studi Leopardiani mostra litinerario che il Poeta compiva per recarsi dalla propria abitazione al punto di osservazione del paesaggio che gli ispirò Linfinito ;
  • Marche, le scoprirai allinfinito ", spot turistico della Regione Marche con il noto attore statunitense Dustin Hoffman che tenta di recitare in italiano Linfinito. Regia di Giampiero Solari;
  • Giacomo Leopardi e l`importanza di Recanati ", per Rai Storia, vita e opere di Giacomo Leopardi nel commento del critico teatrale Guido Davico Bonino. L’attore Umberto Ceriani legge: Linfinito, La sera del dì di festa, Alla luna, La vita solitaria ;
  • A casa di Giacomo Leopardi ", intervista di Pippo Baudo alla contessa Olimpia Leopardi allinterno del Palazzo Leopardi di Recanati;

Inoltre, sono pubblicate in rete numerose letture/interpretazioni dei principali canti leopardiani da parte dei più importanti attori italiani. Fra questi si possono ascoltare:

  • Vittorio Gassman: Linfinito, A Silvia, La sera del dì di festa, Amore e Morte, La quiete dopo la tempesta, A se stesso ;
  • Giorgio Albertazzi: Linfinito ;
  • Carmelo Bene: Linfinito, Passero solitario, La ginestra o Il fiore del deserto, Alla luna, La sera del dì di festa, Il sabato del villaggio, Le ricordanze, Canto notturno di un pastore errante dellAsia, Inno ad Arimane, Amore e Morte ;
  • Elio Germano, nel film Il giovane favoloso di Mario Martone: Linfinito, parte de La ginestra o Il fiore del deserto, la prima parte de La sera del dì di festa, un brano di Amore e Morte, lultima parte di Aspasia.
  • Arnoldo Foà: Linfinito, Passero solitario, A Silvia, Il sabato del villaggio, La sera del dì di festa, Canto notturno di un pastore errante dellAsia, Le ricordanze, La ginestra o Il fiore del deserto, Il tramonto della luna, AllItalia, Alla luna ;
  • Alberto Lupo: Ultimo canto di Saffo ;
  • Nando Gazzolo: Linfinito ;
  • Gabriele Lavia: Linfinito, Lavia dice Leopardi ;
                                     

7.5. Leopardi nellimmaginario collettivo Leopardi "testimonial" della Regione Marche

La Regione Marche, dopo aver più volte utilizzato limmagine del poeta recanatese per la promozione turistica del proprio territorio ed anche della propria offerta enologica, nel 2009 commissionò una discussa campagna pubblicitaria attraverso un video, per la regia di Giampiero Solari, trasmesso sui principali canali televisivi italiani ed anche esteri, con protagonista il noto attore statunitense Dustin Hoffman, già conoscitore delle Marche per aver interpretatato nel 1972 ad Ascoli Piceno il film di Pietro Germi Alfredo, Alfredo ", assiema ad una giovane Stefania Sandrelli.

Questa la descrizione della sceneggiatura dello spot per la promozione della stagione turistica 2010:

Nello spot Hoffman tenta di recitare i versi dellInfinito in un italiano "condito" dal suo marcato accento californiano. Un accento tanto forte e straniante da suscitare numerose critiche alloperato della Regione. Tra queste, quella di Mina, che nella sua rubrica sulle pagine de La Stampa del 3 gennaio 2010, ebbe a scrivere:

Al contrario, loperazione promozionale fu elogiata da Giorgio De Rienzo, linguista e critico letterario, da Francesco Sabatini e Francesco Erspamer, rispettivamente presidente onorario e presidente emerito dell’Accademia della Crusca; questultimo commentò lo spot con queste parole: "Sprovincializza la lingua italiana".

Comunque sia, lo scopo perseguito fu raggiunto: anche grazie alle polemiche, la versione non definitiva del video della Regione Marche, inserito su YouTube, totalizzò quasi 21.200 visualizzazioni in tutto il mondo solo nella prima settimana.

Visto il successo del 2010, Dustin Hoffman fu confermato per la campagna promozionale della stagione turistica 2011. Niente più lettura dei versi leopardiani, ma, come sottolineò Aldo Grasso sul Corriere della Sera ", nella nuova edizione "il volto del testimonial diventa più importante dell’oggetto da reclamizzare. Attraverso gli scatti di Bryan Adams, si snoda un racconto tutto personale: i cinque sensi di Dustin Hoffman dichiarano infinito amore per le suggestioni concrete che la regione riesce a offrire: la gastronomia, l’arte, la musica, i vini e i paesaggi".

Nella campagna promozionale del 2012 Dustin Hoffman fu sostituito dallattore marchigiano Neri Marcorè.

Continuò comunque lutilizzo a scopi promozionali dellimmagine di Leopardi: sullonda del successo del film Un giovane favoloso ", diretto dal registra Mario Martone e interpretato dallattore Elio Germano, la Regione mise in campo una serie di iniziative per promuovere la visione del film e di conseguenza del territorio marchigiano che ne aveva ospitato le location, tra cui un "movie-tour", consentito gratuitamente a tutti gli spettatori muniti del biglietto del cinema fino al 31 Dicembre 2014.

Nel 2015 la Regione ha patrocinato la realizzazione di un breve documentario, Le Marche di Leopardi ", diretto da Alessandro Scilitani, nel quale lassessore alla cultura dellepoca tratteggiava il riepilogo delle iniziative regionali per valorizzare la figura del poeta recanatese. Seguono una breve biografia di Leopardi, con le immagini di Recanati, e gli interventi di vari operatori culturali marchigiani che, rifacendosi a veri o presunti collegamenti con la vita ed il pensiero del Poeta, introducono ad altri importanti personaggi nati o presenti nella Regione, il tutto "condito" dalle musiche di musicisti marchigiani e da squarci paesaggistici di varie località della regione.

                                     

8. Il Centro Nazionale di Studi Leopardiani

Il 1 luglio 1937, nel primo centenario della morte del poeta, fu istituito a Recanati il Centro Nazionale di Studi Leopardiani.

Esso ha come scopo la promozione di ricerche e studi su Giacomo Leopardi in campo storico, biografico, critico, linguistico, filologico, artistico, filosofico.

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