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ⓘ Archetipo




Archetipo
                                     

ⓘ Archetipo

La parola archetipo deriva dal greco antico ὰρχέτυπος col significato di immagine: arché, típos ed è stata utilizzata per la prima volta da Filone di Alessandria e, successivamente, da Dionigi di Alicarnasso e Luciano di Samosata. È anche plausibile che derivi da άρχή, col significato di "principio", "inizio".

Il termine viene usato, attualmente, per indicare, in ambito filosofico, la forma preesistente e primitiva di un pensiero ad esempio lidea platonica; in psicologia analitica da Jung ed altri autori, per indicare le idee innate e predeterminate dellinconscio umano; per derivazione in mitologia, le forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dellessere umano e, in narratologia, i metaconcetti di unopera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della narrazione; in linguistica da Jacques Derrida per il concetto di "archiscrittura": la forma ideale della scrittura preesistente nelluomo prima della creazione del linguaggio e da cui si origina questultimo.

Il termine archetipo è inoltre utilizzato in filologia per indicare la copia non conservata di un manoscritto che non coincide con loriginale, alla quale risale tutta la tradizione le copie del manoscritto archetipico.

                                     

1. In psicologia analitica

In psicologia analitica potrebbe essere definito come una forma universale del pensiero dotato di un certo contenuto affettivo per il soggetto, dunque un simbolo, e che potrebbe a sua volta autodefinirsi come una sorta di valore etico-sociale cui il soggetto crede, si appoggia o è condizionato, consciamente o inconsciamente, nellarco della sua esistenza o parte di essa, nella realizzazione dei suoi progetti di vita o semplicemente nel suo modo di essere o comportarsi.

                                     

1.1. In psicologia analitica Carl Gustav Jung

Carl Gustav Jung teorizza che linconscio alla nascita contenga delle impostazioni psichiche innate, quasi sicuramente dovute al tipo di sistema nervoso caratteristico del genere umano, trasmesse in modo ereditario. Tali impostazioni e immagini mentali sono quindi collettive, cioè appartenenti a tutti; Jung chiama questo sistema psichico inconscio collettivo, distinguendolo dall inconscio personale che deriva direttamente dallesperienza personale dellindividuo. La formulazione dellarchetipo è più volte ridefinita, precisata, approfondita da Jung.

Linconscio collettivo, per Jung, è costituito sostanzialmente da schemi di base universali, impersonali, innati, ereditari che lui chiama archetipi. Di questi i più importanti sono: il "Sé" il risultato del processo di formazione dellindividuo, l "ombra" la parte istintiva e irrazionale contenente anche i pensieri repressi dalla coscienza, l "anima" la personalità femminile così come luomo se la rappresenta nel suo inconscio e l "animus" la controparte maschile dellanima nella donna. Particolarmente rilevante è l archetipo femminile che chiama anima o animus nella sua controparte maschile. In sostanza Jung sposta sul piano inconscio alcuni condizionamenti culturali religiosi e artistici e ambientali, comuni a tutti gli individui di un certo gruppo, che Freud riteneva presenti invece nel Super-io della psiche umana.

Da un punto di vista psicodinamico Jung postula, poi, quattro funzioni fondamentali: pensiero, sentimento, sensazione e intuizione. Ciascuna di queste funzioni è variamente dominante in ogni individuo e ogni individuo si rapporta con larchetipo femminile che risiede nel suo inconscio. Questa relazione ha, per Jung, un ruolo nellequilibrio delle funzioni psicodinamiche. Le funzioni meno dominanti in un individuo vengono sommerse nellattività dellinconscio e assumono la forma di funzioni psicodinamiche della sua anima come se questa fosse in qualche misura separata e in grado di intrattenere una certa forma di dialogo interiore.

Larchetipo, conseguentemente, viene a essere un sorta di prototipo universale per le idee attraverso il quale lindividuo interpreta ciò che osserva ed esperimenta. È, per Jung, l immagine primordiale urtümliches Bild dellinconscio collettivo.

Gli archetipi integrandosi con la coscienza, vengono rielaborati continuamente dalle società umane, si manifestano "contemporaneamente anche in veste di fantasie e spesso rivelano la loro presenza solo per mezzo di immagini simboliche", si rafforzano, si indeboliscono e possono anche morire. Lindebolirsi degli archetipi nellepoca moderna ha reso, per Jung, possibile e utile la psicologia. La sopravvivenza degli archetipi, in epoca moderna, è legata anche agli esiti della comunicazione di massa. Un film di successo, un libro, una trasmissione televisiva molto seguita possono giocare un ruolo nel ravvivarli o indebolirli.

Di archetipi in psicologia si sono occupati, oltre a Jung, anche Jacques Lacan e James Hillman.

Larchetipo può anche semplicemente essere uninterazione con se stessi, poiché decodificando la nostra interiorità teorizza lessere o il super io come lo definiva Freud.

                                     

1.2. In psicologia analitica Archetipo e multiculturalità

Gli esponenti dellUmanesimo Normativo in sociologia attinsero al lavoro di Jung lidea che gli archetipi mitici possano essere rintracciabili al di là dei confini tra le culture, facendo leva sullaspetto universale inteso come umano del concetto.

Erich Fromm utilizzò questo strumento per dimostrare lesistenza di bisogni umani fondamentali che è possibile definire positivamente e che tramite gli archetipi dimostrano di travalicare ogni differenza culturale.

                                     

2. In mitologia

Gli archetipi formulati da Jung sono stati comparati da diversi autori, in particolare Joseph Campbell, con le strutture dei miti e delle religioni umane, della cultura orale e delle fiabe popolari, riscontrando una certa convergenza di significato fra le espressioni mitiche-religiose delle varie società umane verso alcuni motivi fondamentali che sono, a loro volta, considerabili come degli archetipi. "I principali motivi mitologici dogni tempo e dogni razza sono probabilmente di questo tipo", afferma Jung in Psychologische Typen del 1921.

A questo approccio prevalentemente psicologico nello studio della mitologia tramite gli archetipi si affianca un approccio prevalentemente etnologico risalente a Alfred Radcliffe-Brown in cui, invece, "il clima, la geografia, le strutture sociali come forze modellatrici delle idee, degli ideali delle fantasie e delle emozioni più importanti delle strutture innate e delle capacità della psiche"

                                     

3. In letteratura

Il concetto di archetipo si può incontrare frequentemente in letteratura, nellambito della narratologia. Per esempio larchetipo delleroe è considerato generalmente un concetto chiave nella redazione di una sceneggiatura cinematografica. La corretta costruzione degli archetipi in ambito letterario e cinematografico è alla base della sostenibilità dellimpianto narrativo e in entrambi i casi avviene dopo la stesura preliminare della storia da raccontare: ogni archetipo, statico o dinamico che sia, è il vero narratore, colui che porta il messaggio dellautore al lettore e allo spettatore. Gli archetipi sono i portavoce dellautore, ne trasmettono le finalità narrative, le intenzioni, i presupposti ideologici e il messaggio.

Lespressione archetipo viene usata da Filone di Alessandria riferendosi allimmagine di Dio nelluomo. De opificio mundi, 6 nonché Ireneo Adversus haereses, II. Nel Corpus hermeticum Dio è chiamato la luce archetipica. Dionigi lAeropagita usa lespressione nel De coelesti hierarchia, II, 4 ma anche nel De divinis nominibus, II, 6. Una corrente critica sviluppata a partire dagli studi di Northrop Frye è appunto la critica archetipica, in cui il concetto è utilizzato in senso prevalentemente letterario come struttura ricorrente e universale, ma senza una relazione esplicita con linconscio collettivo nel senso della psicologia del profondo. Un approccio più interessato alla dimensione storica e antropologica degli archetipi letterari, intesi piuttosto nel senso di archetipi degli intrecci, è quello del critico russo E. M. Meletinskij.



                                     

4. In linguistica

Il fenomeno per cui gli archetipi vengono iscritti nellinconscio fu tra gli argomenti usati da Derrida in uno dei saggi fondamentali del Decostruzionismo La scrittura e la differenza qualcuno potrebbe pensare di tradurre differenza rifacendosi alle sue parole per concludere che la scrittura in un senso un po più ampio dellaccezione comune preesiste alla parola. Larchetipo sarebbe un esempio di qualcosa che si scrive nel nostro inconscio prima che venga detto con le caratteristiche di permanenza e differimento temporale della codifica/decodifica che ha la scrittura nel linguaggio comune.

                                     

5. In filologia

Il termine "archetipo" ha unaccezione tecnica nel campo del metodo di Lachmann 1850 in critica testuale: è infatti il più antico esemplare da cui discendono tutti i testimoni posseduti di un testo, distinto dalloriginale. Nello stemma codicum si indica con x oppure ω.

                                     

6. In marketing

Gli archetipi vengono utilizzati nel marketing per comunicare il valore di un brand. La tecnica si chiama Archetypal Branding e si basa sui 12 archetipi junghiani che identificano i 12 atteggiamenti conseguenza delle necessità primordiali delluomo. Questa teoria è stata resa ufficiale e nota nel 2001 da Margaret Mark e Carol Pearson con il libro "The Hero and the Outlaw".