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ⓘ Simone Pianetti



Simone Pianetti
                                     

ⓘ Simone Pianetti

Rapidamente la voce si sparse nel paese ed in tutte le contrade della zona: il centro abitato di San Giovanni Bianco si presentava completamente deserto, con la gente barricata nelle proprie case. Immediatamente i Carabinieri fecero piantonare tutti gli scampati alleccidio e coloro che avevano contenziosi aperti con Pianetti, cominciando le ricerche del fuggiasco sulle impervie cime circostanti. Anche grazie ad una squadra di guardie forestali ed una trentina di carabinieri giunti da Bergamo in rinforzo alle unità locali, nella serata del 14 luglio Pianetti fu avvistato da un gruppo composto da sette militari, con i quali ebbe uno scontro a fuoco, senza conseguenze fisiche per alcuno.

Il 16 luglio 1914 in paese arrivò il senatore Bortolo Belotti, e contemporaneamente fu posta di una taglia di mille lire sulla testa del latitante. Il giorno seguente Pianetti incontrò una donna, Giacomina Giupponi, con la quale barattò la sua pistola in cambio di cibo, proprio mentre nelle zone circostanti si intensificavano le ricerche, con laggiunta di volontari per lo più parenti delle vittime, 170 soldati appartenenti al 78º Reggimento fanteria "Lupi di Toscana" ed altri 40 Carabinieri.

Nonostante ciò Pianetti riuscì a tenere in scacco più di trecento persone poste alla sua caccia, proprio mentre nellopinione pubblica si andavano a creare contrapposte correnti di pensiero. Presto la stampa cominciò a strumentalizzare la vicenda: numerose furono le polemiche tra le testate giornalistiche, in particolar modo tra Il Secolo e LEco di Bergamo. Questultimo difatti accusò il primo di riportare le notizie in ottica anticlericale e di dipingere Pianetti come un liberatore dalloppressione e dallimperversare dei "feudatari" del paese, quali sindaco, medico e parroco.

Così difatti cita il quotidiano nazionale Il Secolo:

Di differenti visioni popolari riferite alleccidio parlano anche organi di stampa locali, preoccupandosi dellapologia del colpevole in corso tra la gente. Sta di fatto che la popolazione cominciava a vedere realmente Pianetti come un piccolo Robin Hood ed un liberatore, tanto che sui muri della zona cominciarono ad apparire scritte a lui inneggianti una su tutti" W Pianetti, ce ne vorrebbe uno in ogni paese”.

Nel frattempo le ricerche non davano nessun risultato, tanto che il 29 luglio 1914 il prefetto di Bergamo, Antonio Molinari, aumentò a 5 000 lire la taglia sulla testa del fuggiasco, senza tuttavia ottenere gli effetti sperati. Il 31 luglio le autorità autorizzarono il figlio Nino Pianetti a recarsi tra i monti al fine di incontrare il padre e convincerlo a costituirsi. Il ragazzo, trovato il genitore, gli consegnò due lettere scritte dalla moglie e dallamico Bortolo Belotti, che gli consigliavano di consegnarsi alle autorità. Per contro, Simone, dopo aver scritto una struggente lettera di risposta alla moglie, disse al figlio "non mi troveranno mai, né vivo, né morto". In effetti quellepisodio, riportato da tutti i quotidiani dellepoca, fu lultima volta di cui si ebbero notizie documentate di Simone Pianetti.

La sua latitanza tra i monti della valle Brembana fu aiutata anche dalla complicità di carbonai e pastori che vivevano a quelle quote: essi lo consideravano una sorta di giustiziere, offrendogli cibo e talvolta un tetto sotto il quale ripararsi. A tal riguardo le cronache dellepoca riportano la condanna ad un anno di reclusione poi ridotta a sei mesi in appello di due mandriani, i fratelli Giorgio e Carlo Manzoni, rei di aver ospitato Pianetti nella loro baita dal 20 luglio al 2 agosto, mentendo ai carabinieri e coprendone la fuga.

Linafferrabilità del fuggiasco, aiutata dagli eventi internazionali che annunciavano larrivo della prima guerra mondiale anche in Italia, favorirono un allentamento della morsa delle ricerche, e ben presto tolsero lattenzione alla vicenda. Nel frattempo la giustizia proseguiva il suo corso: il 25 maggio 1915 presso la Corte d’Assise di Bergamo si concluse il processo a carico di Simone Pianetti, imputato in contumacia. La sentenza di ergastolo fu accompagnata da cinque anni di segregazione cellulare continua, dallinterdizione dai pubblici uffici, dalla perdita della patria potestà e dellautorità maritale, nonché dallinterdizione legale con conseguente annullamento del testamento da lui sottoscritto. Il tutto mentre emettendo un nuovo ordine di cattura nei confronti del condannato.

                                     

1. Ipotesi

Lunica cosa certa è che il corpo di Simone Pianetti non fu mai trovato: numerose quindi sono le ipotesi riguardo alla sua sorte. La tesi fornita dalla famiglia è quella che il loro congiunto fosse morto tra le cime dei monti Cancervo e Venturosa pochi giorni dopo lincontro con il figlio Nino. Questa versione, perorata dallo stesso figlio, non ha mai convinto gli abitanti della zona e venne probabilmente fornita al fine di far acquietare gli animi e permettere un po di tranquillità ai congiunti.

Tuttavia numerose e contrastanti voci indicano il fuggitivo latitante nel continente americano. A suffragare tale ipotesi sono alcune lettere rinvenute, nonché la testimonianza di Domenica Milesi. La donna, originaria di San Giovanni Bianco, che aveva conosciuto Pianetti per via della comune appartenenza politica, affermò di averlo incontrato presso Ciudad Bolivar, città venezuelana presso la quale era emigrata con il proprio marito. Questa racconta di essere venuta in contatto con il latitante tramite un commerciante siciliano residente a Pittsburgh che, sceso in Venezuela per affari, le comunicò di aver fatto conoscenza con un suo conterraneo, tale Pianetti. La donna chiese allora di potersi mettere in contatto con quella persona: dopo nemmeno un mese Pianetti, secondo la testimonianza della donna, si recò presso di lei. Le consegnò alcune lettere ed un po di soldi da inviare alla propria famiglia in Italia, raccontando di essere riuscito a fuggire, dapprima nascondendosi tra i fasci di legna trasportati da un carretto e successivamente recandosi, mediante gli uffici di una persona molto influente della zona, allufficio visti della Questura di Bergamo che gli fornì un passaporto con false generalità con il quale poté imbarcarsi su una nave diretta nellAmerica del Nord.

Pianetti sarebbe quindi stato aiutato dalle autorità stesse, vista la simpatia che riscuoteva negli strati più bassi della popolazione: la sua cattura infatti avrebbe potuto provocare reazioni incontrollate, nonché aumentarne la fama e la leggenda. Unaltra ipotesi sostiene che Pianetti sia invece emigrato fuggendo dalle Orobie verso la Valtellina, raggiungendo quindi il cantone Grigioni in territorio svizzero.

Qualche decennio più tardi, precisamente nel 1943, alcuni abitanti della zona sostennero di aver incontrato un anziano signore aggirarsi tra i monti Cancervo e Venturosa, poco distante dalla contrada di Cespedosio. Ebbero un rapido scambio di battute, dal quale emerse la vera identità di Simone Pianetti, allora ultraottantenne, che si intrattenne in particolar modo con una coetanea, per poi sparire nuovamente nei boschi circostanti.

La vox populi riporta inoltre che Nino Pianetti, nel frattempo trasferitosi nella città di Milano, confidò a conoscenti che il padre fosse effettivamente emigrato nelle Americhe per poi tornare con falsa identità in Italia, dove trascorrere gli anni della vecchiaia. Il suo ultimo domicilio sarebbe stato presso labitazione milanese del figlio, dove si spense nel 1952.

                                     

2. Pianetti nei media

La figura di Pianetti è tuttora ricordata in gran parte dei paesi della valle Brembana come quella di un vendicatore, sovente indicato come raddrizzatore di torti, una sorta di eroe inafferrabile avverso ai poteri forti: prevale infatti laspetto" romantico” della vicenda, tralasciando il lato tragico e criminale, tantè che la minaccia di" fare come Pianetti” in dialetto bergamasco Fà de Pianetti non lascia indifferenti nemmeno ai giorni nostri.

A dimostrazione dellattualità della figura di Pianetti in quelle zone, è da riportare un incontro svoltosi a Camerata Cornello nel 90º anniversario dalla strage 13 luglio 2004, nel quale i partecipanti riportavano aneddoti, testimonianze e dicerie inerenti alla vicenda, parlandone però con rispetto ed una sorta di timore reverenziale.

La figura è inoltre tornata dattualità anche grazie ad alcune recenti pubblicazioni, alcune romanzate, altre cronografiche, che ripercorrono gli eventi del 13 luglio 1914. Inoltre la figura di Pianetti è ricordata in canzoni di band bergamasche, tra le quali i Folkstone le Cucine SCS.

La storia di Pianetti fu raccontata da Enrico Ruggeri nella puntata dell8 gennaio 2019 della trasmissione Il Falco e il Gabbiano in onda su Radio 24.

Dal 25 marzo 2019 a cura di Andrea Morbio e Riccardo Giacconi la vita le vicende di Simone Pianetti sono raccontate nelle puntate dellaudiodocumentario Il ritorno del vendicatore, per la trasmissione Tre Soldi in onda su Radio3 Rai.

Cronaca di una vendetta. La vera storia di Simone Pianetti di Denis Pianetti edizioni Corponove, è la completa biografia su Simone Pianetti, contenente la cronaca degli avvenimenti di Camerata Cornello e descrivendo accuratamente anche quello che era il quadro sociale, culturale e storico della Valle Brembana e Bergamo agli inizi del secolo scorso. Scritta e realizzata da Denis Pianetti, pronipote di Simone Pianetti, pubblicata a 100 anni dagli avvenimenti sanguinosi di Camerata Cornello.

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