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ⓘ Ettore Majorana



Ettore Majorana
                                     

ⓘ Ettore Majorana

Ettore Majorana o in località ignota dopo il 1959) è stato un fisico e accademico italiano. Operò principalmente come teorico della fisica allinterno del gruppo di fisici noto come i "ragazzi di via Panisperna": le sue opere più importanti hanno riguardato la fisica nucleare e la meccanica quantistica relativistica, con particolari applicazioni nella teoria dei neutrini. La sua improvvisa e misteriosa scomparsa suscitò, dalla primavera del 1938, numerose speculazioni riguardo al possibile suicidio o allontanamento volontario, le sue reali motivazioni, a causa anche della sua personalità e fama di geniale fisico teorico.

                                     

1. Biografia

Ettore Majorana, penultimo di cinque fratelli, nacque a Catania, in via Etnea 251, il 5 agosto del 1906 da Fabio Massimo Majorana 1875-1934 e da Dorina Corso 1876-1965. Egli apparteneva ad un’antica e prestigiosa famiglia di giuristi originaria di Militello in Val di Catania, vivace centro feudale del Val di Noto, dove per secoli si distinse nella partecipazione alla vita politica ed economica del territorio.

Il nonno di Ettore, Salvatore Majorana Calatabiano 1825-1897, era stato deputato dalla nona alla tredicesima legislatura nelle file della sinistra storica, due volte ministro dellAgricoltura, Industria e Commercio nel primo e terzo governo Depretis 1876-1879 e senatore del Regno dItalia nel 1879.

Il padre Fabio, ultimo di cinque fratelli, si era laureato a diciannove anni in Ingegneria e quindi in Scienze fisiche e matematiche. Gli altri quattro erano Giuseppe, giurista, accademico e deputato al parlamento nazionale, nato nel 1863; Angelo, statista, nato nel 1865; Quirino, fisico, nato nel 1871; Dante, giurista e accademico nato nel 1874.

Gli altri fratelli di Ettore erano: Rosina; Salvatore, dottore in legge e studioso di filosofia; Luciano, ingegnere civile, specializzato in elettrotecnica che si dedicò anche a progettazioni aeronautiche e alla costruzione di strumenti per lastronomia ottica; Maria. Le sorelle Rosina e Maria erano state educate alla cultura artistica e Maria era diplomata in pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia. Un figlio di Luciano, omonimo di Ettore e nato dopo la sua scomparsa, è fisico sperimentale presso lIstituto Nazionale di Fisica Nucleare dellUniversità di Roma La Sapienza; mentre il figlio di Rosina, Wolfgang Fabio Schultze, già docente di Chirurgia durgenza e Pronto Soccorso presso La Sapienza, ha sempre coltivato un vivace interesse nel campo delle scienze naturali e umanistiche.

Majorana fu un bambino prodigio, rivelando una precoce attitudine verso la matematica e già alletà di cinque anni era in grado di svolgere mentalmente calcoli complicati e sotto la guida del padre si dedicò autonomamente allo studio della fisica, disciplina che sin da piccolo lo affascinava. Ettore terminò le elementari e successivamente il ginnasio, completato in quattro anni, presso il collegio "Massimiliano Massimo" dei Gesuiti a Roma. Majorana possedeva unottima cultura umanistica apprezzava molto il conterraneo Luigi Pirandello nonché un fine senso dellironia, ed era estremamente acuto nelle sue rare ma preziose osservazioni.

Quando anche la famiglia si trasferì a Roma nel 1921, continuò a frequentare listituto Massimo come esterno per il primo e secondo anno del liceo classico. Frequentò il terzo anno presso listituto statale Torquato Tasso, e nella sessione estiva del 1923 conseguì la maturità classica.

Terminati gli studi liceali Ettore si iscrisse alla facoltà dIngegneria. Fra i suoi compagni di corso vi erano il fratello Luciano, Gastone Piqué, Emilio Segrè, Enrico Volterra.

                                     

1.1. Biografia Il passaggio a Fisica

Emilio Segrè, giunto al quarto anno di studi dingegneria, decise di passare a Fisica: a questa scelta, che meditava da tempo, non erano stati estranei gli incontri estate del 1927 con Franco Rasetti ed Enrico Fermi, allora ventiseienne, da poco nominato professore ordinario di fisica teorica allUniversità di Roma, cattedra creata in quel periodo da Orso Mario Corbino; si noti che, della commissione che assegnò la cattedra a Fermi, era membro Quirino Majorana.

Segrè riuscì a convincere anche Majorana a passare a fisica, passaggio avvenuto dopo un incontro con Fermi.

Ecco il resoconto di Amaldi su quellincontro:

Majorana passò a Fisica e cominciò a frequentare lIstituto di Via Panisperna regolarmente fino alla laurea, meno di due anni dopo. Si laureò, con il voto di 110/110 e lode, il 6 luglio 1929, relatore Enrico Fermi, presentando una tesi sulla teoria quantistica dei nuclei radioattivi. Allistituto Ettore trascorreva molto tempo in biblioteca, preferendo il lavoro solitario allo spirito di gruppo che rese celebri i giovani scienziati che attorniavano Fermi. Fu lunico a non lavorare in collaborazione diretta con Fermi, anche in qualità di teorico, pur essendo il solo in grado di interagirvi alla pari.

Un altro aneddoto ricorda il commento sarcastico alla scoperta del neutrone che valse successivamente il premio Nobel per la Fisica a James Chadwick:

In quel periodo effettuò diversi studi, alcuni dei quali confluirono in diversi articoli su argomenti di spettroscopia e su un articolo sulla descrizione di particelle con spin arbitrario. Effettuò anche brevi studi su moltissimi argomenti che spaziavano dalla fisica terrestre allingegneria elettrica, alla termodinamica, allo studio di alcune reazioni nucleari non molto diverse da quelle che sono alla base della bomba atomica. È stato possibile ricostruire in parte il percorso di questi studi in base a una serie di manoscritti, i Quaderni e i Volumetti, custoditi dalla Domus Galilaeana di Pisa e pubblicati nel 2006.

Per il carattere distaccato, critico e scontroso, allo stesso tempo autocritico e modesto gli fu affibbiato il soprannome di" Grande inquisitore” quando anche tutti gli altri giovani fisici dell’Istituto di via Panisperna avevano un soprannome mediato in gran parte dalla gerarchia ecclesiastica, mentre Amaldi, dalle delicate fattezze quasi femminee, era chiamato "Gote rosse", o" Adone”, un titolo di cui non era affatto entusiasta).

                                     

1.2. Biografia Il soggiorno tedesco

Si lasciò comunque convincere ad andare allestero Lipsia e Copenaghen, come anche Enrico Fermi aveva fatto più volte negli anni venti, e gli fu assegnata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche una sovvenzione per tale viaggio che ebbe inizio alla fine di gennaio del 1933 e durò circa sei mesi. Lincontro con Werner Heisenberg fu proficuo, tanto che questi riuscì lì dove Fermi e gli altri avevano fallito a far pubblicare a Majorana Über die Kerntheorie Sulla teoria nucleare, in Zeitschrift für Physik Giornale di Fisica.

Abbiamo alcune sue lettere del periodo tedesco. Il 20 gennaio, in una lettera alla madre scrive:

In una lettera al padre, il 18 febbraio, scrive:

Nel viaggio fatto allestero fu colpito dallorganizzazione tedesca. Ed ecco come illustra nella medesima lettera alla madre la rivoluzione nazista:

Non è dato sapere se i suoi più intimi collaboratori conoscessero le sue impressioni le sue idee sulla Germania nazista: è certo comunque che a Fermi la cui moglie era ebrea tali idee e concezioni non dovessero fare grande piacere e certo pure è vedi in proposito il libro di Recami su Majorana che Segrè ebreo anchegli rimase stizzito da unanaloga sua lettera del 22 maggio 1933, nella quale Majorana scrive:

Ma in unaltra lettera spedita a Giovanni Gentile jr. parla di stupida teoria della razza; e nellultimo suo articolo pubblicato Majorana esprime, sia pure in modo indiretto, unopinione positiva del libero arbitrio, opinione che pare incompatibile con il nazismo.

Successivamente Majorana si recò a Copenaghen, dove conobbe Niels Bohr, la cui frequentazione lo portò a conoscere altri fisici importanti dellepoca, tra i quali Christian Moller e Arthur H. Rosenfeld, e a frequentare George Placzek, che già da qualche tempo conosceva.

Nel 1934, qualche mese dopo il rientro dal soggiorno tedesco, muore a Roma il padre Fabio Majorana, cui Ettore pare fosse legatissimo. Nello stesso anno il gruppo di Via Panisperna scopre in laboratorio le proprietà dei neutroni lenti, scoperta che dette lavvio alla realizzazione del primo reattore nucleare sperimentale e della successiva bomba atomica nei Laboratory Nazionali di Los Alamos USA, nellambito del Progetto Manhattan, in piena seconda guerra mondiale.

Per circa tre anni, dal 1934 al 1937, Majorana si chiude in casa a lavorare per ore senza uscire mai, frequentando sempre più saltuariamente lIstituto di Fisica di via Panisperna e studiando in maniera quasi furiosa tanto che i medici arriveranno a diagnosticargli un esaurimento nervoso. Sovente se ne stava a casa, non riceveva alcuno e respingeva la corrispondenza scrivendoci di proprio pugno con forte autoironia si respinge per morte del destinatario. Curava anche poco laspetto fisico e si era lasciato crescere barba e capelli. Ma quello che è certo è che non cessava di studiare: i suoi studi si erano ampliati. Questo è il periodo più oscuro della sua vita: non si sa quale fosse la materia dei suoi studi, anche se qualcosa si può dedurre dalle sue lettere - in particolare da una fitta corrispondenza con lo zio Quirino, noto fisico sperimentale, che stava studiando la fotoconducibilità di lamine metalliche.

Ecco il ritratto che ne dà, in quel periodo, Laura Fermi:

E ancora:

In questo periodo dirà della fisica la frase estremamente sibillina e ambigua, poi variamente interpretata:

Nel 1937 Ettore Majorana accettò, dopo aver rifiutato Cambridge, Yale e Carnegie Foundation, la cattedra di professore di Fisica teorica allUniversità di Napoli per meriti scientifici pare che tale nomina lo ferì nellorgoglio, perché aspirava ad una cattedra a Roma, dove si legò damicizia con Antonio Carrelli, professore di Fisica sperimentale presso lo stesso Istituto di Fisica.

Anche a Napoli Majorana condusse una vita estremamente ritirata, con i suoi malanni che gli davano fastidio e che si ripercuotevano inevitabilmente sul suo carattere e sul suo umore. Il 12 gennaio 1938 Majorana accetta ufficialmente la cattedra di Fisica Teorica presso lUniversità di Napoli, e già il giorno dopo tiene la lezione inaugurale, alla presenza della famiglia.



                                     

1.3. Biografia La misteriosa scomparsa

La sera del 25 marzo 1938, a 31 anni, in un periodo in cui tutto il gruppo di fisici di Via Panisperna si stava disperdendo ognuno con i propri incarichi in Italia o allestero e circa un anno e mezzo prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Ettore Majorana partì da Napoli, ove risiedeva allalbergo "Bologna" in via Depretis 72, con un piroscafo della Tirrenia alla volta di Palermo, ove si fermò un paio di giorni alloggiando al "Grand Hotel Sole": il viaggio gli era stato consigliato dai suoi più stretti amici, che lo avevano invitato a prendersi un periodo di riposo.

Il giorno stesso a Napoli, prima di partire, aveva scritto a Carrelli la seguente missiva:

Ai familiari aveva invece scritto:

Il 26 marzo Carrelli ricevette da Majorana un telegramma in cui gli diceva di non preoccuparsi di quanto scritto nella lettera che gli aveva precedentemente inviato.

Lo stesso giorno fu scritta e spedita anche questa ultima lettera, dopo il viaggio di andata:

Palermo, 26 marzo 1938 - XVI

Ma Majorana non comparve più.

Siniziarono le ricerche. Delle indagini si occupò il capo della polizia Arturo Bocchini, sollecitato da una lettera urgente di Giovanni Gentile. Del caso si interessò lo stesso Mussolini che ricevette una "supplica" della madre di Majorana e una lettera di Enrico Fermi; sulla copertina del fascicolo in questione scrisse: voglio che si trovi. E Bocchini, evidentemente, per alcuni indizi poco incline allipotesi del suicidio, aggiunse di sua mano: i morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire. Fu anche proposta una ricompensa 30 000 lire per chi ne desse notizie, ma non si seppe mai più nulla di lui, almeno non in modo inequivocabile.

Il professor Vittorio Strazzeri dellUniversità di Palermo asserì di averlo visto a bordo alle prime luci dellalba del 27 marzo mentre il piroscafo sul quale era imbarcato si accingeva ad attraccare a Napoli. Un marinaio asserì di averlo scorto, dopo aver doppiato Capri, non molto prima che il piroscafo attraccasse, e la società Tirrenia, anche se lepisodio non fu mai confermato, asserì che il biglietto di Majorana era tra quelli testimonianti lo sbarco. Anche uninfermiera che lo conosceva sostenne di averlo visto, in questo caso nei primi giorni dellaprile 1938, mentre camminava per strada a Napoli. Ma non fu mai trovata nessuna traccia documentata della sua destinazione le ricerche in mare non diedero alcun esito.

Le indagini furono condotte per circa tre mesi e si estesero a una Residenza dei Gesuiti che si trovava vicino a dove lui abitava, dove pare si fosse rivolto per chiedere una qualche sorta di aiuto, forse come reminiscenza del suo periodo scolastico presso i Gesuiti di Roma. La famiglia seguì anche una pista che sembrava portare al Convento di S. Pasquale di Portici, ma alle domande rivoltegli il padre guardiano rispose: "Perché volete sapere dovè? Limportante è che egli sia felice".

Ci fu una ridda di ipotesi e indizi, ma non si ebbero mai certezze sulla sorte di Majorana: nelle sue lettere egli non parla mai di suicidio, ma solo di scomparsa ed era persona attenta alle parole.

In realtà non si sa se Majorana fosse davvero ripartito da Palermo per Napoli nel viaggio di ritorno come da lui annunciato, se si sia gettato in mare o se abbia voluto far perdere le proprie tracce, cedendo il biglietto ad un altro in attesa di imbarco, depistando tutti con dichiarazioni ambigue, contraddittorie spiazzanti.

Lunica certezza è che già a gennaio del 1938 Majorana aveva chiesto di prelevare dalla banca i suoi soldi, e qualche giorno prima del 25 marzo aveva ritirato 5 stipendi arretrati, che fino a quel momento non si era preoccupato di riscuotere. Il suo passaporto non fu mai trovato.

Il giorno prima di salpare da Napoli verso Palermo nel viaggio di andata dunque non al ritorno da Palermo aveva consegnato alla sua allieva Gilda Senatore una cartella di materiale scientifico: questi documenti furono mostrati dopo vari anni a suo marito, anchegli fisico, che ne parlò con Carrelli che lo riferì al rettore che volle visionarli: dopo di che le carte si persero.

                                     

2. Le ipotesi sulla scomparsa

Le ipotesi che sono state fatte sulla scomparsa volontaria di Ettore Majorana, seguono soprattutto cinque filoni: quello del suicidio, quello monastico, quello tedesco, quello sudamericano e quello siciliano.

                                     

2.1. Le ipotesi sulla scomparsa Ipotesi del suicidio

Lipotesi del suicidio, adombrato, ma non esplicitamente annunciato da Majorana nelle sue ultime lettere, è estremamente dolorosa e per lepoca anche infamante. Le repentine variazioni di intenti anche la partenza e limprovviso ritorno a Napoli dopo solo 2 giorni potrebbero essere state sintomi di una personalità molto turbata e la frase il mare mi ha rifiutato un poetico eufemismo, in un atteggiamento tipico di chi è tormentato da un pensiero autodistruttivo che non ha il coraggio di attuare oppure volutamente ambigua negli intenti nellipotesi di depistaggio. Vi sono infatti alcuni elementi contraddittori, così riassumibili:

  • è alquanto inverosimile che un suicida prelevi in banca una somma equivalente allammontare di alcune mensilità di stipendio poco prima di suicidarsi;
  • secondo talune testimonianze Majorana sarebbe stato avvistato e riconosciuto a Napoli giorni dopo la scomparsa.

Ancora nel 2011 continuano le indagini a livello giudiziario sulle ipotesi della scomparsa del fisico. Già tra la fine del 2011 e linizio del 2012 appaiono alcune possibili notizie sul caso sul bollettino della Società italiana di fisica. In un articolo su Il Nuovo Saggiatore, Stefano Roncoroni riporta tra laltro alcuni brani del diario del nonno paterno Oliviero Savini Nicci: questi, Consigliere di Stato, ebbe un ruolo importante nei primi giorni della scomparsa di Ettore. Poi una lettera al direttore datata 29 febbraio 2012 firmata da Francesco Guerra e Nadia Robotti, intitolata "La borsa di studio della rivista Missioni: un punto fermo sulla vicenda di Ettore Majorana". In essa gli autori riferiscono tra laltro di una lettera datata 22 settembre 1939 indirizzata da un gesuita, tale Padre Caselli, a Salvatore Majorana, il fratello maggiore di Ettore, che comunica di accettare la donazione della famiglia Majorana per istituire una borsa di studio da intitolare allestinto Ettore. Padre Caselli ringraziando per la cospicua donazione ricevuta appena il giorno prima, scrive:

Secondo gli autori se ne deduce un "punto fermo" nella vicenda: se un gesuita usa il termine" estinto” vuol dire che non ci sono dubbi sulla possibilità che Ettore Majorana sia deceduto entro il settembre 1939. E ciò toglierebbe di mezzo anche lipotesi del suicidio perché non si dedica una borsa di studio religiosa a un suicida. Tale interpretazione ha già ricevuto però qualche critica, osservandosi che potrebbe essersi ingenerato un equivoco tra i termini "scomparso" ed "estinto", o comunque dato definitivamente per morto nel succedersi degli eventi e delle loro più nefaste interpretazioni.

È tuttavia da rilevare che la famiglia di Ettore Majorana, costituita dalla madre e i fratelli, dopo anni di attesa, si sia sempre espressa più o meno apertamente in favore dellipotesi più drammatica, ovvero quella del suicidio, cercando di mantenere il più rispettoso riserbo.



                                     

2.2. Le ipotesi sulla scomparsa Ipotesi monastica

Secondo una seconda ipotesi, sposata soprattutto da Leonardo Sciascia nel suo saggio La scomparsa di Majorana, il caso Majorana si sarebbe trattato di una sorta di "dramma personale", di un "genio immaturo e irrequieto" o comunque diverso, alieno dalla normalità ovvero di un uomo, provato da malanni fisici persistenti colite ulcerosa o gastrite e stanco dopo aver indagato a fondo molteplici campi dello scibile umano, compresa la fisica e la filosofia "la parte e il tutto", abbia deciso di cambiare o rifarsi una vita normale lontano dai riflettori, rinunciando anche allinsegnamento, per via del suo carattere solitario, schivo e poco socievole al limite della misantropia, forsanche conscio e turbato dai possibili esiti della fisica moderna, delle responsabilità etiche dello scienziato e dellimminente conflitto mondiale, depistando le indagini a suo favore, facendosi credere morto e cercando loblio con una sorta di istrionico "colpo di teatro" pirandelliano, parzialmente casuale e parzialmente voluto, come accaduto nel personaggio de Il fu Mattia Pascal.

Infatti secondo i conoscenti universitari più stretti, Majorana stanco, sovraccarico di responsabilità e con il peso della sua stessa fama, sarebbe caduto in uno stato di profonda depressione subito dopo lassegnazione della cattedra a Napoli, da cui la rinuncia allinsegnamento e forse la decisione di scomparire cambiando vita. Sulla questione è tornato nel 1999 lo storico della matematica Umberto Bartocci, con uno studio che discute, oltre a quelle menzionate, lipotesi che Majorana possa essere stato vittima di un piano maturato nellambiente dei fisici da lui frequentato, teso a eliminare un pericoloso rivale di parte avversa in vista dellimminente conflitto mondiale. Le argomentazioni di Bartocci, di tipo logico, psicologico e indiziario, sono state accolte da grande scetticismo per non dire ripugnanza nellambiente dei fisici, ma hanno anche attirato lattenzione di diversi studiosi storici e no.

Lipotesi monastica si riallaccia alla gioventù di Ettore con la sua educazione, dal momento che aveva frequentato lIstituto Massimiliano Massimo dei gesuiti a Roma, e alla sua condizione di credente. Un possibile legame dunque con il passato che si fa vivo ovvero una parte della sua giovinezza. Su questa pista si erano inoltre indirizzate le ricerche della stessa famiglia, la quale scrisse a Papa Pio XII Pacelli, promettendo di non voler affatto interferire sulle scelte eventualmente maturate da Ettore, al solo scopo di sapere dal Vaticano semplicemente se egli fosse vivo: ma nessuna risposta, di nessun segno, venne mai fornita. Questa ipotesi viene ripresa nel libro di Alfredo Ravelli Il dito di Dio, dove Rolando Pelizza racconta di aver conosciuto il "maestro" in un convento e di aver collaborato con lui nella realizzazione di alcuni esperimenti.

Egli, secondo Sciascia, infine si sarebbe rinchiuso nella Certosa di Serra San Bruno in Calabria, per sfuggire a tutto e a tutti, dal momento che non sopportava la vita sociale. Molti hanno sostenuto come veritiera questa ipotesi, ma essa fu sempre negata dai monaci dellordine certosino, anche se fu, in seguito, papa Giovanni Paolo II in persona ad avvalorarla quando, il 5 ottobre 1984, andò in visita alla Certosa e in un discorso menzionò la passata presenza di personaggi illustri ospitati tra le sue mura, tra cui il fisico scomparso.

Secondo Stefano Roncoroni figlio di una cugina di Ettore Majorana, sin da giovane appassionato studioso del caso, Ettore Majorana fu infatti ritrovato da suo fratello maggiore, Salvatore, nel marzo del 1938 in un vallone del catanzarese, ma avendo deciso di sparire nessuno riuscì a convincerlo a tornare sui suoi passi, e sarebbe poi morto nel 1939. I Majorana prendendone atto avrebbero deciso di non collaborare alle indagini e di non rivelare dove si trovasse il fisico e tacere sulla sua fine. Tra le motivazioni addette dallo stesso Roncoroni cè una malattia organica grave e molto più diffusa a quel tempo forse tubercolosi che un vicino convento era in grado di curare, una profonda crisi mistica o personale/esistenziale favorita forse dalla sindrome di Asperger oppure la presunta omosessualità di Majorana, a quel tempo molto meno tollerata di ora, e conseguenti dissidi familiari.

Secondo il Prof. Elio Tartaglione, assistente per molti anni di Antonio Carrelli: "Un giorno, dopo la lezione, Carrelli mi condusse nel convento di San Gregorio Armeno, e mi rivelò, indicandomi una finestra, che in una di quelle celle Majorana praticava gli esercizi spirituali", dichiarazioni riportate su Repubblica il 7 Luglio 2006. Il Prof. Bruno Preziosi, collega di Tartaglione, che ne raccolse le confidenze, aggiunse che nelloccasione lassistente chiese al Carrelli "Ma allora è ancora vivo?" ottenendo la risposta "Ritorniamo allistituto che abbiamo da fare". Di seguito, riferisce sempre il Prof. Bruno Preziosi, Tartaglione descrisse in una lettera gli accadimenti al Rettore delluniversità di Napoli Fulvio Tessitore, il quale interrogò lallora Arcivescovo Giordano, suo amico personale, ricevendone però la risposta "la domanda è irricevibile".

                                     

2.3. Le ipotesi sulla scomparsa Ipotesi tedesca

Lipotesi tedesca suppone che egli sia tornato o forse anche rapito in Germania per mettere le sue conoscenze le sue intuizioni a disposizione del Terzo Reich, e che dopo la seconda guerra mondiale sia emigrato in Argentina come molti altri esponenti del regime nazista, come testimonierebbe, secondo i fautori di questa ipotesi, una foto del dopoguerra in cui compare un volto con le fattezze simili a quelle di Majorana. Per qualcuno invece questa "bizzarra" ipotesi sarebbe solo una "bufala". In tale ambito non manca nemmeno lipotesi dellassassinio da parte di qualche servizio segreto per motivi politici.

                                     

2.4. Le ipotesi sulla scomparsa Ipotesi argentina

Lipotesi argentina si fonda su tracce, reperite da Erasmo Recami, di una sua presenza a Buenos Aires, specie intorno agli anni sessanta, forse emulo di molti altri emigranti italiani del primo e secondo dopoguerra: la madre di Tullio Magliotti riferì di aver sentito parlare di lui dal figlio; la moglie di Carlos Rivera raccontò di un presumibile avvistamento del Majorana allHotel Continental; un ex ispettore di polizia riconobbe in unimmagine di Majorana litaliano che incontrò a Buenos Aires in quegli anni.

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