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ⓘ Jerry Essan Masslo



Jerry Essan Masslo
                                     

ⓘ Jerry Essan Masslo

Jerry Essan Masslo è stato un rifugiato sudafricano in Italia, assassinato da una banda di criminali, la cui vicenda personale emozionò profondamente lopinione pubblica e portò ad una riforma della normativa per il riconoscimento dello status di rifugiato.

                                     

1. Vicenda

La morte di Jerry Essan Masslo rappresentò per lItalia la presa datto della necessità di garantire adeguati diritti e doveri agli immigrati, che nel corso degli anni ottanta erano cresciuti considerevolmente di numero fino a seicentomila nel 1990. Poco dopo la sua morte ebbe luogo a Roma la prima manifestazione antirazzista mai organizzata in Italia sino ad allora, con la partecipazione di oltre 200.000 persone, italiani e stranieri. La vicenda del mancato riconoscimento dello status di rifugiato a Jerry Masslo, in quanto non cittadino dellEuropa dellest, portò il governo Andreotti VI a varare, in tempi record, il decreto legge 30 dicembre 1989 n. 416, recante norme urgenti sulla condizione dello straniero, convertito poi nella Legge 28 febbraio 1990 n. 39: la legge Martelli.

La legge Martelli, allarticolo 1, riconobbe agli stranieri extraeuropei sotto mandato dellAlto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, lo status di rifugiato, eliminando la "limitazione geografica" per i richiedenti asilo politico, stabilita in base alla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, ratificata in Italia con la legge 24 luglio 1954 n.722. Furono inoltre riconosciuti e garantiti i diritti dei lavoratori stranieri. La morte di Jerry Essan Masslo segnò linizio duna nuova stagione della convivenza multietnica in Italia.

                                     

2. Dal Sudafrica allItalia

Della vita di Jerry Masslo si possiedono solo poche informazioni, ma che bastano perché la sua vicenda possa essere considerata esemplare anche per comprendere il fenomeno dellimmigrazione e il difficile cammino verso lintegrazione in Italia.

Nacque a Umtata, attualmente Mthatha, Sudafrica, città che tra il 1976 ed il 1994 è stata capitale del Bantustan del Transkei "zona al di là del fiume Kei", da cui provengono molti leader neri del Sudafrica, come Walter Sisulu e Nelson Mandela.

Nonostante le condizioni di povertà in cui visse, una capanna di legno e lamiere, riuscì a portare avanti gli studi, nelle scuole per "soli neri". Il padre, dopo un interrogatorio da parte della polizia, non fece più ritorno a casa e diventò uno dei tanti "Missing" "Scomparsi"; secondo altre fonti, morì durante una manifestazione insieme alla figlia di Masslo, deceduta anchessa colpita da un proiettile vagante sparato dalla polizia, alla tenera età di sette anni.

Da studente politicamente attivo, aveva simpatie per i movimenti di massa per i diritti della popolazione "coloured" come lAfrican National Congress-ANC, lo United Democratic Front-UDF e la Black Consciousness-BC, che avevano deciso di opporsi allapartheid. A seguito del colpo di Stato del 1987, decise di andare via dal Bantustan e dopo aver messo in salvo la moglie e i due bambini nel vicino Zimbabwe, raggiunse Lusaka, nello Zambia, dove vivevano alcuni suoi familiari.

Aiutati da un loro amico marinaio, insieme al fratello, si imbarcarono clandestinamente per lEuropa, in una nave cargo nigeriana, nascosti in una scialuppa di salvataggio con viveri e acqua per il viaggio. Durante il tragitto, a causa di una violenta febbre che colpì suo fratello, fu costretto a scendere dalla nave alla ricerca di farmaci, a Port Harcourt, in Nigeria, acquistati i medicinali però non riuscì più a risalire sul cargo che salpò proseguendo il suo tragitto; in seguito Masslo non ebbe mai più notizie del fratello. Per raggiungere lEuropa fu costretto a vendere gli unici oggetti di valore che aveva, un bracciale e un orologio, ricordo del padre, per poter così comprare un biglietto daereo per Roma-Fiumicino, dove atterrò il 21 marzo del 1988.

Al suo arrivo a Roma, fece immediatamente domanda dasilo politico alle autorità di pubblica sicurezza, le quali, istruite a norma del principio della "limitazione geografica", furono obbligate a notificare un diniego, perché lasilo politico poteva essere richiesto solo dai cittadini dei Paesi dellEst Europa, per cui un cittadino di un paese dellAfrica non poteva avvalersi di questo diritto in Italia; di fronte al diniego opposto dalla Polizia, chiese e ottenne di essere messo in contatto telefonico con la sede italiana di Amnesty International, che dopo avere ascoltato la sua storia lo mise in contatto con lAlto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati UNHCR.

Alle sollecitazioni da parte dellUNHCR presso il Ministero dellInterno, fu contestato dai funzionari del Viminale che la richiesta non poteva essere accolta in quanto, oltre alla "riserva geografica", erano interessati dagli "accadimenti in Sudafrica una pluralità di suoi connazionali senza però denotare intenti persecutori diretti e personali nei confronti del richiedente". La decisione definitiva e non impugnabile però consentiva il rilascio di Jerry Masslo, dopo due settimane di trattenimento in una cella dellaeroporto di Roma-Fiumicino, in quanto allepoca non era previsto alcun meccanismo coercitivo di accompagnamento alla frontiera. Poteva così rimanere in Italia, ma senzalcuno status giuridico definito.

In seguito, accolto presso una struttura della Comunità di SantEgidio, la "Tenda di Abramo", fece domanda di espatrio per il Canada, indicando nel modulo la volontà di ricongiungersi con la moglie e i figli. Presso la struttura di accoglienza, incominciò ad imparare la lingua italiana e a esercitare dei piccoli lavori occasionali. Nellestate successiva decise di spostarsi a Villa Literno, dove gli era stato riferito da altri immigrati, che ci sarebbe stata la possibilità di lavorare per la raccolta del pomodoro.

                                     

3. La raccolta del pomodoro a Villa Literno

Le condizioni di vita delle migliaia di immigrati, che già da alcuni anni raggiungevano Villa Literno per cercare lavoro nelle campagne, erano durissime. Alla fine degli anni ottanta, il comune campano contava circa 10.000 abitanti e viveva prevalentemente di agricoltura, in cui un ruolo preponderante era svolto dalle attività economiche collegate al controllo del territorio da parte del clan dei casalesi.

I campi di pomodoro finanziati dallAima e dalla CEE richiedevano, durante il periodo della raccolta, un massiccio impiego di forza lavoro bracciantile, non disponibile tra gli italiani alle condizioni economiche dei produttori; per questo motivo la città cominciò a diventare meta degli immigrati, che seguivano la stagionalità dei lavori in agricoltura, spostandosi di volta per volta nelle località dove veniva richiesto il lavoro, attraverso delle vere e proprie catene di richiamo. Durante il periodo della raccolta del pomodoro, la popolazione immigrata raggiungeva anche le quattromila unità.

Jerry Masslo, ogni mattina allalba, insieme a centinaia di immigrati, raggiungeva il quadrivio del paese, ribattezzato dai liternesi la "piazza degli schiavi", dove si attendeva larrivo dei caporali per poi recarsi nei campi a raccogliere il pomodoro. Il lavoro, poteva durare anche quindici ore al giorno e veniva pagato a "cassette" ottocento o mille lire a cassetta, i contenitori da 25 kg di prodotto che dovevano essere riempiti e contati a fine giornata per il calcolo della paga giornaliera. Per poter raggiungere un salario giornaliero di 40.000 Lire era necessario riempire più di quaranta casse.

La notte, insieme ad altri immigrati, Jerry Masslo alloggiava, come gran parte degli immigrati, nei ruderi dei casolari in campagna, dormendo in condizioni precarie, su cartoni, senza luce né servizi igienici. Nellestate del 1988 rimase due mesi a Villa Literno, dopodiché, finita la stagione della raccolta, ritornò a Roma presso la struttura di accoglienza che laveva accolto, la "Tenda di Abramo". Le condizioni lavorative nella capitale non cambiarono per lui e nel frattempo, il visto per il Canada non veniva rilasciato. Lestate successiva fece ritornò a Villa Literno per tornare a lavorare alla raccolta del pomodoro.

La situazione che vi trovò era diversa rispetto allanno precedente, nelle baracche dove dormivano gli immigrati stava maturando la consapevolezza sulle condizioni di sfruttamento alle quali gli immigrati erano costretti a sottostare. Alle riunioni partecipava attivamente anche Jerry Masslo. Gli immigrati si erano appellati al sindacato, ma le resistenze erano forti. Intanto a Villa Literno cominciarono a moltiplicarsi gli episodi dintolleranza nei confronti degli immigrati, essi non potevano più passeggiare liberamente, per timore che venissero malmenati da alcuni ragazzi del paese, dove allepoca, avevano organizzato dei veri e propri "squadroni" che servivano per picchiare gli immigrati o per terrorizzarli e costringerli a stare lontani dalle vie del centro della città.

Per le strade i carabinieri trovarono dei volantini rivolti ai liternesi che venivano incitati alla violenza contro gli immigrati, in cui era scritto: "È aperta la caccia permanente al nero. Data la ferocia di tali bestie e poiché scorrazzano per il territorio in branchi, si consiglia di operare battute di caccia in gruppi di almeno tre uomini". La situazione lavorativa nelle campagne di Villa Literno, incominciò a destare lattenzione dei media italiani, e una telecamera di una troupe del Tg2, che stava intervistando gli immigrati sulle loro condizioni, raccoglierà anche una testimonianza di Jerry Masslo.



                                     

4. Lassassinio di Jerry Masslo

Quasi al termine della stagione di raccolta nei campi, la sera del 24 agosto 1989, Jerry Masslo si era ritirato nel capannone di via Gallinelle, dove dormiva con altri 28 immigrati. Alcune persone, con i volti coperti, fecero irruzione con armi e spranghe chiedendo che venissero consegnati loro tutti i soldi che avevano addosso. Per gli immigrati, che non avevano altro sistema che conservare tra i loro indumenti tutto il denaro che guadagnavano, significava dover consegnare agli assalitori tutto ciò che avevano guadagnato in due mesi e oltre di lavoro.

Alcuni consegnarono subito il denaro, altri si rifiutarono. Al diniego degli immigrati di consegnare i soldi, uno dei ladri colpì alla testa, con il calcio della pistola, un sudanese di 29 anni, Bol Yansen; a causa di questo gesto da parte dei malviventi, la situazione cominciò a degenerare e uno dei rapinatori sparò tre colpi di pistola calibro 7.65 che colpirono Masslo e un altro suo connazionale. Nel trambusto successivo alla sparatoria, gli assalitori fuggirono via, per timore della reazione di massa da parte degli immigrati. Kirago Antony Yrugo, cittadino keniota, riuscì a sopravvivere; per Jerry Masslo non ci fu nulla da fare, morì prima dellintervento dei medici.

La Cgil per Jerry Masslo chiese i funerali di Stato, che si tennero il 28 agosto alla presenza del Vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis e di altre rappresentanze delle istituzioni. Ai funerali accorsero le televisioni di tutta Italia per riprendere levento, il Tg2 si collegò in diretta, e trasmise nella consueta rubrica Nonsolonero, per intera, lintervista rilasciata da Jerry Masslo:

                                     

5. Le reazioni alla morte di Jerry Essan Masslo e gli sviluppi successivi

La morte di Jerry Masslo ebbe un grande risalto mediatico.

Il Tg3 nazionale aprì con la notizia: "Squadrone della morte a Villa Literno spara sui lavoratori di colore". Nei giorni successivi intervennero sulla vicenda, lONU, il Papa Giovanni Paolo II, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e tutto il mondo politico italiano, il sindacato e lassociazionismo. Il 20 settembre 1989 a Villa Literno si tenne il primo sciopero degli immigrati contro il caporalato al servizio della camorra e fu un evento di portata storica per lItalia.

Il 7 ottobre 1989 a Roma si svolse la prima grande manifestazione nazionale contro il razzismo, con alla testa uno striscione che ricordava il profugo politico sudafricano. In quella stagione si formerà la prima generazione di antirazzisti in Italia. Lallora Presidente della Camera, Nilde Iotti, incontrò una delegazione di immigrati a Villa Literno. Nel febbraio del 1990 entra in vigore la legge Martelli, primo discusso tentativo di affrontare i temi dellimmigrazione in un Paese che scopriva di essere diventato non più terra demigrazione ma luogo dove migliaia di stranieri, che allepoca avevano superato abbondantemente il mezzo milione di presenze, decidevano di trasferirsi per migliorare le proprie condizioni di vita.

Nellestate del 1990 venne realizzato a Villa Literno, il "Villaggio della Solidarietà", una grande tendopoli dotata di servizi per gli immigrati, fu intitolata a Jerry Masslo e allestita grazie al solo impegno volontario di giovani provenienti da tutta Italia. Nel corso dei primi anni novanta presero corpo le prime forme di accoglienza per immigrati e per lintegrazione scolastica dei loro figli.

Negli anni successivi, nonostante il clamore mediatico e la nascita di alcune associazioni, tra queste una fondata da medici intitolata a Jerry Masslo, la condizione dei migranti nelle campagne di Villa Literno non ricevette adeguate misure di sostegno per lorganizzazione di servizi per lassistenza e integrazione. Lassenza di strutture di accoglienza, obbligò i migranti a organizzarsi in un insediamento intorno a un grosso casolare diroccato, che arrivò ad ospitare numerose centinaia di persone. Le difficili condizioni igienico sanitarie fecero diventare famoso linsediamento con il nome di Ghetto di Villa Literno.

I clan della camorra, infastiditi dalla eccessiva attenzione mediatica che le campagne di Villa Literno continuavano a riscuotere, nel settembre del 1994 reagirono causando il rogo del Ghetto, nonostante vi fosse, nei mesi antecedenti, lintenzione della prefettura di Caserta di individuare una soluzione alternativa, con un progetto da oltre un miliardo di lire, di cui avrebbe dovuto farsi carico lamministrazione di Casal di Principe.

Monsignor Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta definì lincendio del Ghetto di Villa Literno, un "incendio di Stato".

Nel novembre 2011, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di SantEgidio, fece visita alla tomba di Masslo come primo atto pubblico della sua esperienza come ministro per la Cooperazione internazionale e lIntegrazione.

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