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ⓘ Mauro De Mauro



Mauro De Mauro
                                     

ⓘ Mauro De Mauro

Mauro De Mauro è stato un giornalista italiano, rapito da Cosa nostra e mai più ritrovato.

Tra le varie ipotesi formulate sulle ragioni della sua sparizione figura anche quella relativa allinchiesta sulla morte, secondo lui dovuta a omicidio e non a incidente, del presidente dellENI Enrico Mattei, una trama che si è intrecciata con altri affaire italiani quali il golpe Borghese.

                                     

1.1. Biografia Ladesione al fascismo

Figlio di un chimico e di uninsegnante di matematica, fu sostenitore del Partito Nazionale Fascista ed allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò volontario. Militò nella Xª Flottiglia MAS di Junio Valerio Borghese; dopo l8 settembre 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Restò legato al principe anche dopo la guerra ed in suo onore chiamò la seconda figlia Junia.

Nel 1943-1944, nella Roma occupata dai tedeschi, fu vice questore di Pubblica Sicurezza sotto il questore Pietro Caruso, informatore del capitano delle SS Erich Priebke e del colonnello Herbert Kappler e collaborò con la Banda Koch, un reparto speciale del Ministero dellInterno della Repubblica Sociale Italiana. Alla fine della guerra fu sul fronte di Trieste a contrastare il IX Corpus sloveno, di nuovo con Borghese, come corrispondente di guerra della Decima, con il grado di sottotenente.

Un suo fratello aviatore morì in guerra, in un incidente aereo occorsogli presso Novara altre fonti dicono Verona, nel 1944. De Mauro in seguito ad un incidente stradale mentre guidava una motocicletta riportò lesioni con esiti permanenti in termini di menomazioni fisiche aveva il naso ricucito ed era claudicante. Sullorigine di queste menomazioni fisiche circolarono però anche altre versioni: secondo alcune sarebbero state causate da un violento pestaggio subito da un gruppo di partigiani, secondo altre a malmenarlo sarebbero stati addirittura alcuni commilitoni fascisti a causa di un presunto tradimento.

Nellestate del 1945 fu arrestato a Milano dagli Alleati e rinchiuso prima a Ghedi poi nel Campo di concentramento di Coltano, dal quale riuscì a fuggire nel settembre successivo; secondo alcune fonti poté evadere approfittando di un momento di confusione generato dalle visite dei parenti dei detenuti, mentre altre glissano sul dettaglio parlando però di "discutibile astuzia".

                                     

1.2. Biografia Il dopoguerra e lassoluzione dallaccusa di crimini di guerra

Anche la moglie Elda, per via della sua militanza filofascista, era braccata dai partigiani nel pavese: in un rapporto del CLN si leggeva il suo nome tra i più pericolosi avversari del movimento partigiano. Dopo levasione da Coltano, assieme alla moglie ed alle figlie Franca e Junia, nate proprio in quel periodo, raggiunse Napoli dove rimase per il biennio 1946-1947 sotto falsa identità.

Nei processi per collaborazionismo, in particolare per presunta partecipazione alla strage delle Fosse Ardeatine, fu prima condannato in contumacia nel 1946, poi assolto, nel 1948, per" insufficienza di prove”, dalla Corte dAssise di Bologna; infine nel 1949 fu prosciolto dalla Cassazione, che confermò lassoluzione, aggiungendo la motivazione di proscioglimento "per non aver commesso i fatti" addebitatigli, cioè con formula piena.

                                     

1.3. Biografia Il giornalismo

Trasferitosi a Palermo con la famiglia suo fratello minore Tullio De Mauro, linguista e in seguito Ministro della pubblica istruzione dopo la seconda guerra mondiale, lavorò presso giornali come Il Tempo di Sicilia, Il Mattino di Sicilia e poi a LOra, rivelandosi un ottimo cronista. Nel 1962 aveva seguito la morte del presidente dellEni Enrico Mattei e nel settembre del 1970 si stava nuovamente occupando del caso, in seguito allincarico ricevuto dal regista Francesco Rosi per il suo film Il caso Mattei, che sarebbe in seguito uscito nel 1972.

De Mauro aveva pubblicato, sempre su LOra, il 23 ed il 24 gennaio 1962 il verbale di polizia, risalente al 1937 e caduto nel dimenticatoio, in cui il medico siciliano Melchiorre Allegra, tenente colonnello medico del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, affiliato alla mafia nel 1916 e pentito mafioso dal 1933, elencava tutta la struttura del vertice mafioso, gli aderenti, le regole, laffiliazione, lorganigramma della società malavitosa. Tommaso Buscetta, davanti ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quindici anni dopo la morte del giornalista, ebbe ad affermare che: ". De Mauro era un cadavere che camminava. Cosa nostra era stata costretta a perdonare il giornalista perché la sua morte avrebbe destato troppi sospetti, ma alla prima occasione utile avrebbe pagato anche per quello scoop. La sentenza di morte era solo stata temporaneamente sospesa".



                                     

2. Il rapimento

Il giornalista da qualche mese era stato trasferito dalla redazione "Cronaca" a quella dello "Sport" de LOra, quando venne rapito la sera del 16 settembre del 1970, mentre rientrava nella sua abitazione di Palermo. Il rapimento avvenne un paio di giorni prima della celebrazione delle nozze della figlia Franca. De Mauro fu visto lultima volta dalla figlia Franca mentre parcheggiava lauto davanti alla sua abitazione di via delle Magnolie.

La figlia, nellattesa che il padre raccogliesse le sue vettovaglie dal sedile della macchina, entrò nellandrone per chiamare lascensore, vedendo però che il padre non la raggiungeva uscì nuovamente dal portone e vide suo padre, circondato da due o tre persone, risalire in macchina e ripartire senza voltarsi per salutarla. Ella riuscì a cogliere soltanto la parola "amunì" detta da qualcuno a suo padre poco prima di mettere in moto e ripartire senza lasciare traccia.

La sera successiva lauto venne ritrovata a qualche chilometro di distanza in via Pietro DAsaro, con a bordo piccole vettovaglie che il giornalista aveva acquistato rincasando. Lauto fu ispezionata con cura, il cofano fu aperto dagli artificieri, ma non furono reperiti elementi utili al rintraccio. Furono allestiti posti di blocco e si disposero minuziose ricerche, ma dello scomparso non si seppe più nulla.

Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

                                     

3. Le indagini le piste

Dopo il sequestro, un commercialista di Palermo, Antonino Buttafuoco, entrò nella vicenda con un ruolo che non è mai stato pienamente chiarito, ma che comunque limpido non è mai parso, e per questa sua intromissione nel caso il professionista è stato al centro di indagini e procedimenti. Conosceva direttamente De Mauro e dopo la sua sparizione ne contattò la famiglia e per circa un paio di settimane chiese ai familiari ciò che sapevano in merito alla scomparsa del loro congiunto. Dopo circa una ventina di giorni fu destinatario di un mandato di cattura che fu commentato dal pubblico ministero che laveva emesso con le parole "in questa vicenda cè dentro fino al collo" ; dopo un paio di mesi però il commercialista sarebbe stato scarcerato per mancanza di indizi.

Allarresto si era giunti a causa di indizi che volevano il Buttafuoco legato da un rapporto damicizia allavvocato Vito Guarrasi già in rapporti con Enrico Mattei e non solo, di cui si è ipotizzato un ruolo di "gestione" del caso De Mauro malgrado, secondo il pentito Gaetano Grado fosse "amico di De Mauro e Mauro De Mauro si confidava con lui". Buttafuoco inoltre era strettamente legato al boss mafioso Luciano Leggio e gli fu anche attribuita la paternità di un nastro registrato che fu fatto pervenire al giornale LOra, nel quale si affermava che De Mauro era vivo.

Le indagini sulla sparizione del giornalista furono seguite sia dai carabinieri, secondo i quali sarebbe stato eliminato da Cosa nostra in seguito ad indagini sul traffico di stupefacenti, sia dalla polizia, che ritenne piuttosto che la sua sparizione fosse collegata alle sue ricerche sul caso Mattei laereo caduto era decollato da Catania il 27 ottobre 1962, anche in seguito, il giorno stesso del suo rapimento, alla sparizione dal cassetto del suo ufficio di alcune pagine di appunti e di un nastro registrato con lultimo discorso tenuto da Mattei a Gagliano Castelferrato. Principale investigatore per lArma fu Carlo Alberto dalla Chiesa, per la polizia Boris Giuliano; anni dopo entrambi caddero, in circostanze diverse, per mano della mafia.

Si trovarono invece, nel cassetto della sua scrivania al giornale, degli appunti di De Mauro nei quali il giornalista citava i nomi di Eugenio Cefis successore di Mattei allENI, di Guarrasi, di altri dirigenti dellENI e di alcuni esponenti politici siciliani; secondo il De Sanctis, che ne scrisse nel 1972, questi appunti sarebbero rimasti in qualche modo nellombra per qualche tempo. Nel cassetto fu rinvenuto anche un taccuino in cui era scritto: "Colpo di Stato! Colpo di Stato continuato - uomini anche mediocri ma di rottura - La guerra è un anacronismo", in presumibile riferimento al golpe Borghese.

Lipotesi di un movente legato alleliminazione del presidente dellENI era quella seguita dalla questura, e più volte si sono incrociate le strade giudiziarie dei processi che hanno riguardato il caso Mattei ed il caso De Mauro; è da questultimo che si ricava linformazione che il questore Ferdinando Li Donni aveva ordinato alla Digos di indagare su Vito Guarrasi e sul presidente dellEnte Minerario Siciliano Graziano Verzotto. Verzotto era stato incontrato da De Mauro due giorni prima della scomparsa. Secondo Giuseppe Lo Bianco, autore con Sandra Rizza di un libro in cui lega il caso De Mauro ai casi di Mattei e Pier Paolo Pasolini, il presidente dellEMS avrebbe indicato in Cefis un possibile mandante dellomicidio di Mattei; e Verzotto, suggerisce Lo Bianco, poteva essere ben informato, essendo fra laltro finanziatore di agenzie di stampa che avevano pubblicato il libro Questo è Cefis. Laltra faccia dellonorato presidente, di Giorgio Steimetz, cui aveva attinto Pasolini per il suo Petrolio.

La figura di Guarrasi, che occhieggia qua e là nella vicenda e da più parti viene di tanto in tanto richiamata, è stata pesantemente accostata allipotetico personaggio detto "Signor X", il cui ruolo sarebbe piuttosto legato alla strategia per leliminazione di Mattei e forse anche di De Mauro. Un elemento che consentirebbe secondo Giorgio Galli di identificare il Signor X per Vito Guarrasi consisterebbe in un nastro magnetico sul quale era stato registrato un incontro fra lavvocato e due investigatori della polizia, il dirigente della Squadra Mobile Nino Mendolia e Bruno Contrada allora capo della sezione investigativa della stessa Mobile, poi arrestato il 24 dicembre 1992 e condannato in via definitiva a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa; lincontro avrebbe avuto luogo il 12 ottobre 1970, una settimana prima dellarresto di Buttafuoco, ed il nastro recava sul suo involucro la dicitura "conversazione tra Mendolia e X".

Un altro nastro magnetico assume rilievo nella vicenda: si tratta di un nastro che lo stesso giornalista si era procurato e che avrebbe contenuto registrazioni di alcune fasi della manifestazione cui Enrico Mattei aveva partecipato a Gagliano il giorno prima della sua morte. Secondo i familiari, il giornalista riascoltava quel nastro, datogli da un gaglianese, con metodicità quasi ossessiva, ripetutamente fermandolo per riascoltarne alcuni passaggi. Il nastro non è più stato ritrovato. Ma De Mauro ne aveva trascritto brani e preso appunti, ed uno degli appunti recitava "Primo tempo arrivo ore 15, poi ultimo momento anticipato ore 10 perché notizia Tremelloni": il riferimento era ad un appuntamento imprevisto fra Mattei ed il ministro Roberto Tremelloni, e limportanza del dato consiste nel fatto - di comune accezione presso gli inquirenti - che solo potendo conoscere in anticipo gli spostamenti del presidente dellENI che non faceva mai sapere in anticipo cose del genere si sarebbe potuto sabotargli laereo. Dunque a Gagliano si sapeva di Tremelloni, si sapeva che questo appuntamento aveva costretto Mattei a programmare il volo per il pomeriggio, e così a Gagliano si poteva già desumere che si sarebbe potuto "agire" sullaereo. A queste conclusioni, secondo diversi analisti, poteva essere pervenuto De Mauro lavorando al film di Rosi, ricavando per deduzione quelle informazioni che, come ebbe a confidare a colleghi, avrebbero fatto "tremare lItalia".

In relazione al fatto che il golpe Borghese già nel 1971 fosse stato reso di pubblica nozione dal ministro dellinterno Franco Restivo amico di famiglia dei De Mauro, e che avessero preso subito a circolare voci di un collegamento fra il rapimento del giornalista e liniziativa del principe, Galli comunque sottolineò che la procura di Pavia, nelle indagini sullincidente di Bascapè, mettesse in risalto come il caso De Mauro potesse risultare più opportunamente collegato al golpe Borghese che non al caso Mattei: nel contesto di manovre politiche di rilievo, con campagne politiche in corso per il Quirinale, il caso Mattei era innominabile, mentre il golpe Borghese non recava imbarazzo politico ad alcuno dei contendenti. E lo stesso autore, ricordando che De Mauro aveva investigato sulle ragioni della mancata partenza sullaereo di Mattei, allultimo momento, del presidente della Regione siciliana, Giuseppe DAngelo, "era un giornalista troppo professionale per accogliere notizie nelle bische della mafia".

Più volte si è tentato di trovare il luogo dove si presumeva fosse stato nascosto il corpo di De Mauro, ma nessuna di queste ricerche ha dato esito positivo.

                                     

3.1. Le indagini le piste Dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, i boss mafiosi Stefano Bontate, Gaetano Badalamenti e Luciano Liggio furono coloro che organizzarono luccisione di De Mauro: "il rapimento di Mauro De Mauro. Era stato "spento" un nostro nemico e si dette per scontato che Stefano Bontate, Gaetano Badalamenti e Luciano Liggio avessero autorizzato lazione".

Un altro collaboratore, Antonino Calderone, dichiarò che la sparizione di De Mauro faceva parte di una serie di azioni eversive attuate da esponenti mafiosi in seguito al fallito Golpe Borghese, in cui si poteva inquadrare anche luccisione del procuratore Pietro Scaglione avvenuta il 5 maggio 1971. Secondo le dichiarazioni del pentito Francesco Di Carlo, De Mauro stava facendo troppe domande sul Golpe Borghese e per questo venne "prelevato" dai mafiosi Emanuele DAgostino, Stefano Giaconia e Bernardo Provenzano, che lo portarono nella tenuta agricola di Stefano Bontate dove lo strangolarono e seppellirono il cadavere nella vallata del fiume Oreto. Secondo le affermazioni del collaboratore Francesco Marino Mannoia, i resti di De Mauro rimasero per alcuni anni sepolti sotto il ponte del fiume Oreto ma in seguito Bontate li fece rimuovere e poi vennero sciolti nellacido.

Nel 2011 il collaboratore Rosario Naimo dichiarò che gli fu raccontato che De Mauro venne portato con una scusa nel fondo agricolo del boss Francesco Madonia e lì strangolato e il suo cadavere buttato in un pozzo.



                                     

3.2. Le indagini le piste Nuove indagini

Nel 2001 la Procura di Palermo riaprì le indagini sulla sparizione di De Mauro in seguito alle dichiarazioni di Francesco Di Carlo.

Il 20 settembre 2007 a Conflenti, in Calabria, viene riesumata una salma – la cui sepoltura risale al 1971 – che si pensava potesse essere quella di De Mauro. Ma nel marzo 2008 lesame del DNA ha smentito lipotesi.

                                     

3.3. Le indagini le piste Processo

Nellaprile del 2006 è iniziato il processo per lomicidio di De Mauro, che vide come unico imputato il boss Salvatore Riina.

Il 22 aprile 2011, nella requisitoria, viene chiesto lergastolo per Riina, oltre allisolamento diurno per tre anni. In data 10 giugno 2011 Totò Riina viene assolto, per "incompletezza della prova" ex art. 530 c.p.p., dalla Corte dAssise di Palermo per lomicidio De Mauro. Oltre un anno dopo, il 7 agosto 2012 viene depositata dalla Corte dAssise la motivazione di quella sentenza di oltre 2 200 pagine, ove si ipotizza che il giornalista venne eliminato "perché si era spinto troppo oltre nella sua ricerca della verità sulle ultime ore di Enrico Mattei".

Il 23 aprile 2013 si è aperto davanti alla corte dassise dappello di Palermo il processo dappello per il quale è stata richiesta la riapertura dellistruttoria dibattimentale e lesame del pentito Francesco Di Carlo in merito alle sue dichiarazioni rese in un libro intervista scritto col giornalista Enrico Bellavia sulle confidenze fattegli dal boss Salvatore Riina durante un summit nel corso del quale si sarebbe deciso il sequestro e lomicidio del giornalista Mauro De Mauro. In data 27 gennaio 2014 la corte dassise dappello di Palermo conferma lassoluzione di primo grado per Riina dallaccusa di essere il mandante del rapimento e dellomicidio di De Mauro.

Il 4 giugno 2015 la Prima Sezione Penale della Cassazione ha confermato lassoluzione di Totó Riina "per non aver commesso il fatto".

                                     

4. Riconoscimenti

Ha vinto la prima edizione del Premiolino nel 1960 per linchiesta sulla delinquenza siciliana.

È uno dei 2 007 giornalisti di tutto il mondo, uccisi per il lavoro che facevano, ricordati nel Journalist Memorial del Newseum di Washington, negli Stati Uniti dAmerica.

Il 14 maggio 2013, nel giardino della memoria di Ciaculli, parco dedicato a tutti i caduti nella lotta contro la mafia, gli è stato dedicato un albero alla presenza del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, della figlia Franca De Mauro, del procuratore della Repubblica di Palermo Francesco Messineo, del presidente della corte dappello di Palermo, del presidente regionale dellOrdine dei giornalisti Riccardo Arena.

Il 20 dicembre 2014 lUNCI e lAmministrazione comunale hanno collocato in viale delle Magnolie davanti al numero 58, quello del palazzo dove abitava, una lapide per ricordare lassassinio del giornalista.

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