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ⓘ Prova ontologica



                                     

ⓘ Prova ontologica

La prova ontologica è una dimostrazione logica dellesistenza dellEssere. Per traslazione, nella scolastica divenne la dimostrazione a priori dellesistenza di Dio.

Sin dal tempo dei presocratici si ebbero numerosi tentativi e confutazioni di prove ontologiche: pensiamo allEssere di Parmenide, o al discorso di Socrate sugli dèi che gli valse laccusa di empietà. La maggior parte di simili argomenti si basavano sullidentità tra essere e pensare.

                                     

1. Premesse

Parmenide fu il primo a porre la questione ontologica dellessere, sostenendo che il semplice fatto di pensare un qualunque oggetto dimostra per ciò stesso la sua esistenza. Basandosi sulla logica di non-contraddizione, lEssere per lui necessariamente è, e non può non essere.

Secondo Platone, lesistenza della dimensione ontologica è testimoniata dal fatto che le nostre conoscenze del mondo sensibile si basano su forme e modelli matematici che non trovano riscontro in esso, ma risultano da un processo di reminiscenza con cui giungono a risvegliarsi gradualmente nel nostro intelletto, e che egli chiama Idee.

Aristotele, partendo da una prospettiva più empirica, sosteneva che tutto si muove perché qualcosa lo muove: il corpo A è mosso dal corpo B che è mosso a sua volta dal corpo C, e così via. Secondo logica, la catena non può essere infinita, per cui allorigine vi è un Motore immobile: "motore" perché è la meta finale da cui tutto il resto è attratto, "immobile" perché è perfetto in se stesso e non ha bisogno di nientaltro al di fuori di sé.

Con Agostino lEssere diventa il corrispettivo ontologico del Dio cristiano. La sua riflessione nasce dal fatto che non potremmo cercare Dio se non avessimo già in qualche modo la nozione della sua esistenza. Nel dubbio Dio già si rivela, come idea innata e come esigenza fondamentale del pensiero: "Il nostro cuore non ha pace finché non riposi in Te".

                                     

2. La scolastica

Fu tuttavia con la tradizione scolastica, nella persona di Anselmo dAosta, che iniziò la vera ricerca di una prova ontologica. Egli, famoso per il credo ut intelligam del suo Proslogion e con quattro prove ontologiche a posteriori nel suo Monologion, diede il via ad una lunga tradizione, che vide impegnati Cartesio, Gottfried Leibniz, Immanuel Kant, Kurt Gödel.

                                     

2.1. La scolastica Anselmo dAosta

Anselmo dAosta 1033-1109, nel suo Proslogion 3.5 databile al 1077, formula la prima dimostrazione ontologica dellesistenza di Dio sebbene un analogo sia rinvenibile in SantAgostino, De doctrina christiana: ognuno, secondo Anselmo, persino lo stolto che "in cuor suo Dio non esiste", deve convincersi che sia pensabile intellettualmente qualcosa di immensamente grande, di cui non è possibile pensare alcunché di maggiore. Ammettiamo dunque che "ciò di cui non si può pensare il maggiore" esista nel solo intelletto, e non nella realtà; ma se è dunque nel solo intelletto, si può almeno pensare che esista anche nella realtà, il che sarebbe maggiore di quello che per definizione non poteva essere minore di nientaltro, poiché vi aggiungeremmo la fondamentale caratteristica della reale esistenza. Ne seguirebbe quindi una contraddizione: qualcosa sarebbe maggiore del più grande. A questo punto occorre ammettere che solo attribuendogli lesistenza riusciremmo a pensarlo davvero come "il più grande", perché ciò che esiste è di necessità maggiore di quel che può essere semplicemente pensato come privo di consistenza:

La prova di Anselmo è mentalista o a priori, perché può essere compresa da chiunque con il semplice ausilio della propria mente e della propria interiorità; in effetti è da lui esposta per superare le obiezioni empiriche di cui soffriva la sua precedente argomentazione a posteriori dellopera Monologion. Si tratta di un discorso rivolto contro l insipiens, linsipiente dei Salmi che affermava "Dio non esiste" ; lintento di Anselmo mira principalmente a dare prova della coerenza della fede in Dio, e non tanto a dimostrare come la dimensione ideale del pensiero corrisponda alla dimensione effettuale della realtà. Il suo argomento tuttavia sarà chiamato "ontologico", proprio nel senso che deduce o fa derivare effetti ontologici a partire da premesse concettuali.

Esso si basa in particolare sulla disputatio, cioè la versione scolastica del metodo dialettico socratico. Dovendo dimostrare lesistenza di Dio, ovvero la Perfezione, lente primo, Anselmo non può procedere come in qualsiasi altro caso: deve infatti compiere una dimostrazione a priori cioè che non si basi sui sensi, lunica in grado di dimostrare il fondamento ontologico di ogni cosa. Procede quindi per assurdo: in tal modo può condurre la sua prova senza precedenti assiomi o teoremi, ma semplicemente basandosi sulla ragione e su due princìpi fondamentali: il principio di non contraddizione, che ci permette di distinguere il vero dal falso, secondo il principio aristotelico per cui se non si è coerenti non si dice nulla di significativo; e il principio del terzo escluso, secondo il quale, se ho una soluzione falsa, il suo opposto devessere per forza vero: non ho una terza via di scelta.

Intorno al 1070 il monaco francese Gaunilone 994-1083 contestò questa prova a priori nel suo Liber pro insipiente, con un argomento peraltro presente come appendice al Proslogion di Anselmo, il quale la discute ne risponde. Secondo Gaunilone non ci si può fondare sullesistenza nel pensiero per concludere lesistenza nella realtà sensibile si possono pensare cose impossibili, per cui la definizione di divinità presa da Anselmo o è dedotta da qualcosa daltro dato di rivelazione, quindi non è prova a priori o è completamente arbitraria e quindi si pone il problema della stessa pensabilità della definizione. In altri termini, egli obiettava che "se io penso unisola perfettissima, allora questa esiste anche nella realtà?". Anselmo rispose che non si potevano porre sullo stesso piano Dio e unisola, poiché questa prova è applicabile solo alla perfezione massima, ovvero Dio, "ciò di cui non si può pensare nulla di più grande".

La seconda obiezione di Gaunilone fu la seguente: "ammettendo che la prova di Anselmo sia valida, comè possibile che la mente umana, limitata, riesca ad ospitare il pensiero dellinfinita figura di Dio?". Anselmo rispose che la sua prova definiva Dio soltanto attraverso la teologia negativa, negandogli cioè ogni difetto ed imperfezione, affermando soltanto che Dio è, ma non che cosa Egli è.



                                     

2.2. La scolastica Tommaso dAquino

Mentre Anselmo dAosta procedeva a priori nella sua prova ontologica dellesistenza di Dio, per Tommaso dAquino 1225-1274, invece, il fatto che Dio esista ci è dato anche dalla fede; egli cioè procede sia a priori che a posteriori. Una prova che sia solo a priori, infatti, è valida da un punto di vista assoluto, che è lo stesso di Dio; ma luomo, che vive in una dimensione relativa, ha bisogno di dati di partenza.

Tommaso quindi propone cinque vie, ma evitando di parlare di dimostrazioni: le sue argomentazioni non sono teoremi matematicamente o logicamente dimostrati, ma cammini che permettono di intravedere con la ragione lesistenza di Dio.

Per rendere valide le sue argomentazioni, Tommaso ricorre alle categorie aristoteliche di "potenza" e di "atto", alle nozioni di "essere necessario" e di "essere contingente" desunte da Avicenna, ai gradi di perfezione di stampo platonico e alla presenza di finalità negli esseri privi di conoscenza.

  • Prima via: "Ex motu"
  • Seconda via: "Ex causa"
  • Terza via: "Ex contingentia"
  • Quarta via: "Ex gradu perfectione"
  • Quinta via: "Ex fine"
                                     

3. Cartesio

Cartesio, nella quinta delle Meditazioni Metafisiche, ripropose una prova analoga a quella di Anselmo anche se leggermente differente, utilizzandola come strumento al fine esclusivo di convalidare il suo Cogito ergo sum. Per Dio egli intende "una sostanza infinita, indipendente, sommamente intelligente, sommamente potente", ovvero la "somma di tutte le perfezioni" la cui idea è "innata" nellintelletto ed improducibile da esso stesso al pari dellidea di infinito attuale. Se Dio assomma tutte le perfezioni, contenute in sé come note di un concetto, non può mancare dellesistenza; se non esistesse, sarebbe meno perfetto della perfezione che gli era stata accordata. Pensare un Dio perfettissimo manchevole dellattributo dellesistenza è contraddittorio, dice Cartesio, "come pensare un monte senza valle".

Dopo Cartesio, Spinoza argomenterà che la ragione per cui Dio esiste si trova in Dio stesso prova a priori, mentre luomo, non avendo in sé la propria ragion dessere, esiste per volere di un ente necessario prova a posteriori. A differenza dunque di Cartesio, che si era arenato in un ragionamento circolare Dio gli garantiva la certezza di sé che gli serviva a sua volta per dimostrare Dio, Spinoza pone proprio la prova ontologica, e non il cogito, a fondamento di tutto.

Anche per Leibniz quella di Cartesio era una forma di arroganza, che riduceva lesistenza di Dio a una conseguenza della propria personale coscienza di esistere. Per Leibiniz, invece, non basta che Dio sia una possibilità del proprio pensiero, ma occorre dimostrare che la Sua possibilità è necessaria a priori, come condizione dellesistenza di ogni altra monade. Poiché Dio rappresenta la possibilità stessa che qualcosa esista, la Sua esistenza non può essere una semplice eventualità priva di consistenza. Una tale possibilità deve potersi fondare su unesistenza effettiva già in atto, perché senza di questa nientaltro esisterebbe. Dio, pertanto, è aristotelicamente latto puro a cui tutto anela, perché in Lui la possibilità di essere giunge a coincidere con la necessità.

                                     

4. Kant

Kant ha cercato di dimostrare linconsistenza di una prova ontologica basata su questi presupposti, occupandosene nella Dialettica trascendentale, dove distingue tre generi di prove: ontologica, cosmologica e fisico-teologica.

  • La prova cosmologica cerca di partire da un dato reale per risalire, di causa in causa, al Principio primo da cui tutto dipende. In tal modo però si ricade nellargomento ontologico, da lui già confutato, identificando la Causa prima con lEssere divino, quando invece la categoria di causalità si può applicare legittimamente solo allambito dei fenomeni sensibili.
  • La prova fisico-teologica infine presuppone, sulla base della concezione induttivista newtoniana, che esista un artefice delluniverso responsabile dellordine logico vigente al suo interno. Ma questordine può essere studiato solo nei suoi aspetti intrinseci, senza nulla poter dire su un Ordinatore esterno, per ammettere il quale si dovrebbe ricorrere ancora una volta alla prova ontologica. Dio perciò è soltanto un ideale regolativo, non costitutivo, a cui la ragione, nel suo anelito ad un sapere totalizzante, assegna erroneamente un contenuto conoscitivo.
  • La prova ontologica presume, secondo Kant, di poter pervenire dalla semplice idea di qualcosa alla sua esistenza reale, prescindendo dal dato di esperienza. Egli immagina in proposito, in maniera piuttosto ironica, di avere in tasca cento talleri e di pensarne cento: quelli che lui pensa dovrebbero essere meno di quelli che ha in tasca, poiché ciò che è pensato è meno perfetto di ciò che è esistente. Ma pur continuando a pensarne cento, non per questo ne avrebbe di più in tasca. E quindi è per lui impossibile una prova di questo genere.

Il criticismo di Kant partiva in effetti dal presupposto che lessere non fosse una qualità autonoma, ma soltanto una copula, un attributo assegnato dallio ad ogni giudizio sintetico riguardante esclusivamente lesperienza empirica. Questa concezione fu criticata da alcuni suoi contemporanei, i quali fecero notare che quella di Kant era uninstabile teoria della conoscenza, basata su un soggettivismo arbitrario, che impediva, ad esempio, di usare il concetto di essere nel suo valore ontologico, snaturandolo e restringendolo allambito dei fenomeni sensibili. Per Fichte, che pure mantiene unimpostazione critico-trascendentale, era illogico ammettere come faceva Kant che lintuizione intellettuale, ossia lo strumento filosofico per eccellenza con cui poter dedurre lessere dallidea, non avesse valore. Così anche per Schelling lEssere non è un semplice attributo, ma ha invece una sua propria realtà ontologica, costitutiva del pensiero stesso dellio; questultimo infatti si dà un oggetto per esercitare la propria attività, perché altrimenti non potrebbe esistere un pensiero senza contenuto. Non lessere come apparenza fenomenica, ma lessere come risultato reale di una tale attività inconscia rappresenta il limite e al contempo la condizione stessa del criticismo, che diventa così idealismo trascendentale.

Su queste basi lultimo Schelling riformulò la prova dellesistenza di Dio, per lui conoscibile logicamente solo per viam negationis, tramite cioè una conoscenza puramente logica che serve però alla ragione ad aprirsi al sapere positivo e rivelato della fede.

Hegel fu poi il più critico di tutti nei confronti di Kant, contestandogli di anteporre la critica della conoscenza alla conoscenza stessa, creando una distinzione fasulla tra il conoscere loggetto e i modi del conoscere:

Nellambito della neoscolastica agli inizi del Novecento, il teologo Alberto Grammatico, contestando le confutazioni kantiane, riaffermò infine la validità della dimostrazione tomista, da lui giudicata espressione di un "realismo metafisico" in opposizione alle "varie avventure del pensiero contemporaneo germogliato dal nominalismo".



                                     

5. Gödel

In seguito, anche Gödel concepì lEssere come una proprietà necessaria e costitutiva in sé e per sé, da porre a fondamento del pensiero logico e dellordine matematico delluniverso; da qui la sua ontologischer Beweis, ossia la dimostrazione dellesistenza di Dio, che parte da cinque assiomi e si avvale di un rigoroso teorema logico-formale. La chiave dellargomentazione gödeliana, che è un raffinamento della dimostrazione di Leibniz, sta nella definizione di Dio come linsieme di tutte le perfezioni possibili, altrimenti dette proprietà positive, le quali soddisfano le seguenti condizioni o assiomi di partenza:

  • una proprietà maggiore soddisfatta da più elementi di una proprietà positiva è positiva se "lungo e rosso" è positiva, anche "lungo" lo è.
  • data una proprietà non vuota, o la proprietà stessa o la sua complementare è positiva ;
  • la proprietà vuota cioè non soddisfatta da nessun elemento non è una proprietà positiva ;
  • lintersezione di due proprietà positive è una proprietà positiva se "lungo" e "rosso" sono positive, anche "lungo e rosso" lo è;

Una volta stabilite queste condizioni, si può dare una definizione di Dio basata su di esse:

  • Dio è un essere che ha tutte le proprietà positive.

Si ottiene il primo seguente risultato:

  • Se il mondo è finito, allora Dio esiste ed è unico.

Infatti, in un mondo finito, tutte le proprietà sono un numero finito, quindi in particolare cè un numero finito di proprietà positive. Intersecando la prima con la seconda, poi la loro intersezione con la terza e così via, in un numero finito di passi arriviamo alla proprietà "T" uguale allintersezione di tutte le proprietà positive, che risulta ancora una proprietà positiva. Essendo positiva, "T" non è vuota, cioè esiste un elemento D che la soddisfa: tale elemento soddisfa tutte le proprietà positive per costruzione, cioè D è Dio. Dato che Dio esiste, non possiede la proprietà di non essere se stesso; la proprietà "non essere Dio" è non positiva, dunque "essere Dio" è positiva: perciò qualsiasi altro elemento E che possieda tutte le proprietà positive deve necessariamente coincidere con Dio. Largomento ontologico vero e proprio, esteso ad un numero qualsiasi anche infinito di proprietà positive, è il seguente:

  • Se "essere Dio" è una proprietà positiva, allora Dio esiste ed è unico.

Infatti, se un elemento soddisfa la proprietà di "essere Dio", per definizione di Dio soddisfa qualsiasi proprietà positiva, dunque soddisfa "T", cioè "T" è maggiore di "essere Dio" ; essendo la seconda positiva per ipotesi, anche "T" è positiva, dunque non vuota: esiste un elemento D che la soddisfa, cioè Dio esiste lunicità di Dio si ricava come sopra. Con la condizione sulle proprietà maggiori si ottiene anche che:

  • Le proprietà positive sono tutte e sole quelle possedute da Dio.

Dio possiede, infatti, ogni proprietà positiva per definizione. Viceversa, se una proprietà è posseduta da Dio, allora è maggiore o uguale alla proprietà positiva "essere Dio" soddisfatta da un unico elemento, dunque è positiva anchessa.

Il lavoro di Gödel vuole mostrare come viene ricavata lesistenza di Dio partendo, alternativamente, da due ipotesi più "deboli" la finitezza del mondo o la positività di essere Dio per giungere allinsieme di tutte le perfezioni possibili. E per Gödel non è logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le "proprietà positive", tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una palese contraddizione in termini.

La sua prova, riscoperta dieci anni dopo la sua morte, ha anche acceso un ampio dibattito circa la possibilità di un impiego delle tecniche di logica modale nella teologia razionale.

Tra le critiche nei suoi confronti invece, il matematico Piergiorgio Odifreddi, sostenendo che il Dio di Gödel sarebbe immanente e non trascendente, gli ha contestato come i cinque assiomi sarebbero molto vicini alla tesi da dimostrare, per cui "non è difficile dimostrare un risultato assumendolo quasi come ipotesi".

Roberto Magari ha sostenuto la fragilità in particolare dellassioma per cui se una proprietà non è positiva lo è la sua negazione e viceversa. Sostituendo questo assioma con uno più debole e plausibile, che si limiti cioè a proibire che una proprietà e la sua negazione siano entrambe positive, lasciando invece la possibilità che entrambe non siano positive, si lascia aperta la possibilità che non esistano enti necessariamente esistenti e quindi, in definitiva, il teorema finale si riduce allaffermazione" Dio può esistere, ma può anche non esistere”. È quindi necessario assumere il secondo assioma come lo ha enunciato Gödel, per quanto poco plausibile esso possa essere.

                                     

6. La prova ai giorni nostri

Le prove ontologiche sono tuttora oggetto di studio e di indagine. Il contributo centrale degli ultimi decenni è stato dato dal filosofo statunitense Alvin Plantinga che ha fornito una complessa ricostruzione dellargomento in termini modali. Tra gli altri, lo studioso Giacomo Samek Lodovici, in uno scritto dichiaratamente divulgativo, ha rivalutato la quinta via di San Tommaso dAquino, confutando le obiezioni che le erano state mosse da Kant e da altri, e mettendo in rilievo come, a suo modo di vedere, essa sia la dimostrazione di Dio più chiara ed efficace che mai sia stata proposta.

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