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ⓘ Canne al vento




Canne al vento
                                     

ⓘ Canne al vento

Canne al vento è un romanzo di Grazia Deledda. Uscito a puntate su LIllustrazione Italiana, dal 12 gennaio al 27 aprile 1913, dopo qualche mese fu pubblicato in volume, presso leditore Treves di Milano. Il titolo dellopera più famosa della scrittrice sarda allude al tema profondo della fragilità umana e del dolore dellesistenza; in questa direzione mobilita le riflessioni le fantasie di un eroe protagonista, come un primitivo, un semplice, assai simile al pastore errante dellAsia leopardiano o a uno degli umili manzoniani. Il rapporto di similitudine tra la condizione delle canne e la vita degli uomini, celebrato nel titolo del romanzo, proviene da unopera del 1903: Uomini siamo, Elias, uomini fragili come canne, pensaci bene. Al di sopra di noi cè una forza che non possiamo vincere.

                                     

1. Lopera

Sullo sfondo della Baronie, vengono esposte le tematiche della povertà, dellonore e della profonda superstizione. La Sardegna rurale del primo Novecento descritta in Canne al Vento ripropone ancora oggi quel nodo insolubile tra una civiltà in apparenza statica e immobile sulle sue millenarie usanze e unisola che avanza a grandi passi sulla via di un progresso, ieri agricolo oggi industriale e tecnologico insieme.

Mentre gli artisti del tempo della Deledda dibattevano sugli aspetti più complessi di quel progresso, e cioè di quella modernità nella quale potevano cogliere lessenza unitaria delluomo comunque e dovunque, e non solo nella civiltà occidentale, la Deledda assai più sensibile e avvertita sul piano culturale coglieva il senso profondo e sconvolgente del mutamento. La sua proiezione mitica della comunità isolana ne era una reinvenzione simbolica in termini estetici e antropologici.

Non è una storia fine a se stessa, né rinchiusa nei confini della Sardegna. Quel che vale per la Sardegna vale anche per il resto dItalia di allora, e non solo: lo testimonia la grande e lunga fortuna di Canne al vento in tutto il mondo.

Ecco perché la sua opera poté interessare lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, autore di Mare e Sardegna, che divenne suo traduttore. D. H. Lawrence fu attratto dal suo modo di scrivere, denso di emozioni e suggestioni primordiali, in cui fluiva una energia insolita che induceva nel lettore un nuovo desiderio di natura e autenticità. Desiderio più comprensibile oggi di quanto non lo fosse allora, quando i problemi dei costi sociali e umani, gli oneri dei rischi ambientali del progresso e della modernità non erano venuti in primo piano.

                                     

2. Trama

In un villaggio sardo, Galtellì, non lontano dalla foce del Cedrino, sulla costa tirrenica della Sardegna, vive la nobile famiglia Pintor: padre, madre e quattro figlie. Il padre, Don Zame, rappresentato come rosso e violento come il diavolo, è un uomo superbo e orgoglioso, ma anche prepotente e soprattutto geloso dellonore della famiglia ne protegge il prestigio e la nobile reputazione nel paese. Le donne, dedite ai lavori domestici, restano a casa. A questa condizione femminile si ribella solo Lia, la terza delle sue figlie, la quale, trasgredendo le regole imposte dal genitore, fugge sulla penisola per prender parte alla festa della vita ". Approda a Civitavecchia. Qui si sposa e ha un figlio. Don Zame sembra impazzire per lo scandalo - Unombra di morte gravò sulla casa: mai nel paese era accaduto uno scandalo eguale; mai una fanciulla nobile e beneducata come Lia era fuggita così. - Il padre, mentre tenta di inseguire la figlia, viene trovato misteriosamente morto sul ponte alluscita dal paese. Il fatto criminoso resterà avvolto in una sorta di mistero: disgrazia o delitto? Questo è lantefatto del romanzo che nella realtà narrativa viene rivelato con anacronie, nel corso della narrazione, la quale in verità comincia nel momento in cui viene annunciato larrivo di Giacinto, il figlio di Lia rimasto orfano di entrambi i genitori, in casa Pintor.

Quando il romanzo ha inizio, le dame Pintor: Ruth, Ester e Noemi, assistono rassegnate al declino della loro giovinezza, abitano in una casa oramai cadente e sono rimaste proprietarie di un unico, piccolo podere appena sufficiente per il loro sostentamento. La vita delle Pintor scorre in una mestizia malinconica nella quale sfuma il loro orgoglio, che ha guizzi soprattutto in Noemi e meno nelle altre due più anziane, provate dalla rinuncia e dallaggravarsi della miseria. Invano sono protette dalla dedizione del servo Efix Efisio è un nome molto diffuso nel sud della Sardegna e si chiama così uno dei santi patroni della città di Cagliari, legato a loro, come il carnefice alla vittima, da un forte senso di colpa. Egli sogna, con pazienza e devozione, il rifiorire della casa e della casata. Una speranza si accende con larrivo di Giacinto. Intorno vagano i personaggi minori, membri della comunità e del gruppo, solidali e partecipi con la loro primitiva saggezza: le giovani coetanee di Giacinto, i coetanei delle Pintor, di Efix. Le reazioni allarrivo di Giacinto sono minutamente descritte nei vari meccanismi di accettazione e rifiuto, finché lamore finisce per ristabilire un nuovo equilibrio, che ciascun membro della comunità paga con la propria esperienza e in misura adeguata al proprio ruolo.

Le pagine memorabili del romanzo che restano impresse nellanimo del lettore sono numerose: Efix e il suo mondo interiore, le sue riflessioni le fantasie, gli interni della casa, il paesaggio, i santuari le feste, la iniziazione difficile di Giacinto, lamore di Noemi e quello di Grixenda per lui, quello riconoscente delle dame per Efix che si conclude nello splendido attittidu della fine, quando donna Ester parla come in una nenia funebre al servo morto, lo apostrofa ne veste il cadavere leggero, sola nella grande casa allietata dalle nozze di Noemi col cugino don Pedru.

Il narratore deleddiano adotta via via, in soggettiva, il punto di vista di altri protagonisti, come Noemi e Giacinto, ma soprattutto Efix. Il narratore distingue tra il dialogo cui affida il materiale narrativo oggettivo, spazio-temporale, e il piano soggettivo della percezione del mondo che viene rappresentato attraverso le immaginazioni le fantasie del protagonista maschile