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ⓘ San Chiaffredo



Chiaffredo di Saluzzo
                                     

ⓘ Chiaffredo di Saluzzo

La tradizione lo considera un membro della Legione Tebea, ma invece di essere martirizzato con questa legione di Agaunum nellattuale Svizzera, fuggì in Piemonte e fu martirizzato lì. Egli tuttavia, non è menzionato esplicitamente nel Martirologio Romano, che include San Maurizio e la Legione Tebea nel suo complesso, senza nominare specificatamente Chiaffredo.

                                     

1. Culto

A causa della sua presunta appartenenza alla legione tebea, egli è venerato dalla Chiesa copta.

Il culto di questo santo nacque in un contesto affatto particolare. Pare infatti, come narra unantica leggenda, che allinizio del sec. XIV, nellallora sperduta località di Crissolo oggi in provincia di Cuneo, svariate volte una persona cadde da un dirupo senza riportare alcun danno fisico. La cosa destò stupore tra i testimoni dellaccaduto, facendoli gridare al miracolo. Il casuale rinvenimento operato da un contadino, arando il terreno ai piedi del dirupo, di un sarcofago contenente i resti di un corpo umano, fece supporre alla popolazione locale che si trattasse di un santo per la cui intercessione si era salvato da più incidenti il loro compaesano, tutto ciò si disse in seguito a rivelazione divina. Nel dialetto locale a questo misterioso personaggio fu attribuito il nome di" San Ciafrè” e sulla sua tomba sorse il celebre santuario di Crissolo.

Su questultimo le prime notizie certe risalgono al 1387, quando da Avignone un" Breve” dellantipapa Clemente VII concedette indulgenze a chi avesse fatto visita a tale chiesa ed avesse offerto il proprio contributo per le necessarie riparazioni. La leggenda tramandata da Guglielmo Baldesano verso la fine del XVI secolo, narrò di un certo Teofredo o Chiaffredo o Jafredo, questi i nomi con cui ancora oggi viene talvolta indicato, soldato della famosa legione tebea di stanza in Gallia, fuggito poi in Piemonte per non sacrificare agli idoli e martirizzato a Crissolo nel 270 circa, sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano. La leggenda non ha evidentemente alcun fondamento storico, poiché è infatti ben poco probabile che un legionario del III secolo portasse un nome di così chiara impronta germanica. Pare inoltre che il sepolcreto di Crissolo, del quale faceva parte il sarcofago di Chiaffredo, fosse riservato esclusivamente a pagani.

Nel 1902 uno studioso avanzò lazzardata ipotesi che Chiaffredo fosse da identificarsi con Teofredo, abate del monastero di Calmiliac presso Puy-en-Velay, ucciso dai Saraceni nellVIII secolo e venerato anche in Piemonte. Se però si prende per buona questa identificazione, resterebbe inspiegata la presenza di due corpi del santo a Puy ed a Crissolo. Il corpo di San Chiaffredo fu trasferito prima nel castello di Revello nel 1593, poi nel duomo di Saluzzo nel 1642. Il vescovo di Saluzzo monsignor Tornabuoni, in occasione del sinodo del 1516, estese allintera diocesi il culto del santo, eleggendolo quale celeste patrono insieme con laltro celebre soldato tebeo San Costanzo. Le statue dei due martiri svettano infatti ai lati dellaltar maggiore della cattedrale saluzzese.

Il presupposto che San Chiaffredo abbia militato nella Legione Tebea gli ha simbolicamente conferito la nazionalità egiziana, fattore che ha contribuito alla diffusione del suo culto anche presso la Chiesa Copta, che venera dunque tanto San Maurizio quanto tutti quei suoi leggendari compagni il cui ricordo è tramandato in un qualche piccolo santuario dEuropa.

Liconografia relativa a San Chiaffredo è solita presentarlo con tutti gli attributi tipici dei soldati tebei: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto.

Lassenza di una citazione esplicita di San Chiaffredo sul Martyrologium Romanum, come daltronde di gran parte dei martiri pseudo-tebei, è giustificata dalla volontà di evitare uneccessiva proliferazione di santi storicamente incerti, preferendo dunque così comprendere tutti i presunti compagni di San Maurizio nella celebrazione del 22 settembre e riservando alla Chiese locali la facoltà di inserire nei calendari diocesani le loro festività proprie nelle date tradizionali.

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