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ⓘ Alkaest



Alkaest
                                     

ⓘ Alkaest

Anche detto alkahest o alchaest, l Alkaest è, in alchimia, un solvente universale, che funge da medicina in grado di sconfiggere tutte le malattie.

Deriva dal tedesco al geest all geist, cioè "tutto spirito" o "spirito universale".

                                     

1. Storia

Il primo a menzionare l alchaest fu Paracelso, che potrebbe tuttavia averlo coniato anche da parole arabe, come القلية al-kali o al-qali, con cui si designavano le sostanze alcaline, capaci di neutralizzare gli acidi. Unaltra possibile etimologia al riguardo è dal latino alcali est "è un alcali".

La ricetta dell alchaest di Paracelso, che era interessato solo allaspetto terapeutico dei prodotti alchemici, non curandosi della trasmutazione dei metalli, poteva basarsi secondo alcuni su acqua regia, oppure su una soluzione di ossido di calcio o carbonato di potassio disciolto nellalcool.

Paracelso lo menziona in un piccolo trattato incompiuto, De viribus membrorum 1526-1527 circa, in cui descrivendo i farmaci per i vari organi del corpo umano, gli attribuisce la forza corrosiva del fegato:

In seguito l alkahest verrà considerato come il fuoco creatore di cui risulta composta la stessa pietra filosofale, sebbene a differenza di questultima, dalla natura fissa, esso resti volatile.

                                     

1.1. Storia Il dibattito sull alkahest dopo Paracelso

Fra i seguaci di Paracelso, Michael Toxites nel 1574 definì l alkahest come "mercurio preparato per il fegato", ripreso nel 1583 dal belga Gerard Dorn.

Fu poi soprattutto il medico e alchimista Jean Baptiste van Helmont a svilupparne il concetto, definendolo come lelisir in grado di guarire da ogni malattia, e facendolo derivare dal mercurio filosofico. Nei suoi scritti principali, in cui prestava attenzione anche alla trasmutazione dei metalli, e in generale alle tecniche per separare il puro dalle parti impure della natura, Van Helmont parlava del liquore alkahest come uno dei più grandi segreti di Paracelso, intendendolo esplicitamente come unacqua incorruttibile dal potere dissolvente, capace di ricondurre qualsiasi corpo alla sua materia prima.

Si trattava per Van Helmont di un mestruo universale, o un "acqua di fuoco", da concepire non come un sale corporeo, bensì come uno "spirito salino", che il calore non può addensare con levaporazione dellumidità, essendo la sua sostanza spirituale e volatile. Basandosi sulle descrizioni medievali del sal alkali, egli descrisse inoltre un processo di applicazione del suo alkahest allolio doliva, il cui risultato è stato identificato come glicerolo.

Contro gli sviluppi della scuola paracelsiana si scagliarono diverse figure legate ai concetti e alla nomenclatura tradizionale, tra cui lalchimista Ludovico Conti, il quale, nel Tractatus de liquore alkahest 1661, ne sottolineò i limiti di sostanza artificiale, al contrario dellorigine "naturale" del mercurio filosofico.

I due concetti, di mercurio e di alchaest, tesero tuttavia nel tempo a sovrapporsi, come già nella riflessione di Pierre Jan Fabre, che, nel Manuscriptum ad Fridericum 1653, ne indicò lidentità. Nella trattazione successiva a Fabre, i due termini sono ormai utilizzati come sinonimi.

Il termine alkaest ricorre anche in Johann Rudolph Glauber, membro del cenacolo magico della regina Cristina di Svezia, il quale tuttavia non volle mai svelarne il segreto. Secondo lalchimista Samuel Forberger esso consisteva in un fuoco "umido e secco", derivante dalla fissazione del nitro, capace di ridurre ogni composto in olio.

                                     

2. Problematiche

Un ipotetico problema riguardante l alkahest è la sua capacità di disciogliere ogni materia, per cui non potrebbe essere inserito in un contenitore perché dissolverebbe il contenitore stesso. Lalchimista Filalete specificò tuttavia che l alkahest dissolve solo i materiali composti scindendoli nelle loro parti costituenti, cioè nei loro elementi primi; un ipotetico contenitore fatto di un elemento puro, quale ad esempio il piombo, non subirebbe quindi la dissoluzione ad opera dell alkahest.

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