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ⓘ Archetipi (saggio)




                                     

ⓘ Archetipi (saggio)

Archetipi è unopera saggistica intrisa di filosofia, mistica e spiritualismo esoterico scritta da Elémire Zolla originariamente in lingua inglese e pubblicata nel 1981; tradotta successivamente in spagnolo nel 1983 e in giapponese nel 1985.

La traduzione italiana del 1988 è a cura di Grazia Marchianò per i tipi di Marsilio Editori e, come dice lei stessa in "Nota del traduttore": Alla mia traduzione del testo inglese, lautore ha apportato alcuni tagli e numerose aggiunte che ne fanno unopera per buona parte nuova.

Il libro è suddiviso in 5 sezioni, ognuna delle quali divisa a sua volta in capitoli specifici.

                                     

1.1. Argomenti trattati Gli archetipi

  • I numeri come archetipi
  • Quanti archetipi ci sono
  • Capire gli archetipi mediante similitudini
  • Che cosa fanno gli archetipi alluomo
  • La percezione emotiva degli archetipi

Tutto è Uno e Uno è tutto; ciò è ripetuto costantemente dal Mahābhārata allo studio dellalchimia sapienziale. Allorigine di tutto vi è lUno che si rispecchia, primaria emanazione che manifesta il mondo: le Upanishad ci dicono che fu in tal maniera che la Divinità riconobbe per la prima volta se stessa. Ogni individuo venuto allesistenza successivamente è parte relativa di questUno divino.

Si percepiscono e si fa esperienza, in primis emotiva, di quegli archetipi cui ci si trova ad esser affini, che maggiormente si "sentono": la cruda e povera realtà nulla può contro limmensità della potenza che sgorga dallArchetipo. Questo i più grandi poeti lhanno inteso, William Blake, Percy Bysshe Shelley, William Butler Yeats, Gialal al-Din Rumi e i creatori di Haiku giapponesi. In seguito lalchimia spirituale vissuta dagli gnostici sia antichi che rinascimentali cercano ancora una volta di spiegare tutto ciò.

Gli archetipi esistono prima dogni parola pronunziata; ogni nome cerca in parte di ritrovar e attingere da questorigine. Il nome rappresenta il potere più alto, chi domina i nomi comanda su tutto: nominare crea un valore, unessenza il potere di un genitore sul figlio è quello davergli dato "il nome". dare il nome a tutte le cose è il potere che Dio concede ad Adamo nel libro della Genesi; nella Cabala ebraica chi venisse a conoscenza dei nomi divini potrebbe dominare il mondo intero.

Limmagine dellarchetipo divien sinonimo della forma ideale; il significato è ciò che rende unitaria una qualsiasi cosa; gli archetipi sono schemi che unificano simbolicamente, partendo dalla carica energetica emotiva dellessere che li espone, che li fa apparire. vedi cap. La percezione emotiva degli archetipi

Similitudini archetipiche in natura son quelle della nube alta nel cielo, delle profonde distese acquee e delle sue vorticose cascate, i mulinelli creati dai fiumi durante il loro percorso tortuoso. Nel mondo antico per accedervi occorreva compiere un sacrificio rituale, in cui il sacrificato si lasciava immolare per amore: quando larchetipo appare ecco sciogliersi la distinzione tra il cosiddetto bene e il cosiddetto male.

Parlano degli archetipi I Ching, ma anche nella sua poesia John Keats, nella sua opera teatrale Jean Genet: non si può riconoscere larchetipo se non ci si libera dal comune linguaggio. occorre un poeta o un danzatore sacro. Lo sciamano giunge ad impersonare larchetipo e lo fa a costo della propria stessa vita fisica e mentale. vedi cap. Che cosa fanno gli archetipi alluomo

                                     

1.2. Argomenti trattati Politica archetipale

  • Papato e impero in lotta
  • Gli archetipi in politica. I due archetipi dellEuropa
  • Romolo fratricida
  • Il Graal
  • Augusto imperatore
  • Bisanzio e Mosca
  • Limpero francese
  • Larchetipo dellapocalissi
  • Lecumene ed i suoi miti
  • Gli archetipi politici sono degenerazioni
  • Numa
  • Il popolo romùleo
  • Bisanzio. Limperatore cristiano e limperatore filosofo
  • Il sacro romano impero
  • Roma cattolica
  • LInghilterra
  • Limperatore cristiano

Il 1° archetipo politico della storia europea è lo stato nato dallassassinio di un fratello, limpero romano si fonda sul sangue versato di Remo da parte del fratello Romolo; il 2° è quello dellecumene creata per "volontà divina" sacro romano impero, stato pontificio. il re e limperatore laico affiancato e contrapposto al papa. Questa legge parte dalla caduta di Troia cantata dal sommo poeta Omero nellIliade e giunge fino alla conferenza di Jalta che prepara la conclusione della seconda guerra mondiale.

Romolo e Remo sono figli del dio Marte e di Rea Silvia, una vestale consacrata: la loro nascita è del tutto simile a quella di Mosè, Ciro di Persia, Sargon. Abbandonati vengono allevati e nutriti da una lupa che amorevolmente li allatta. Lupe si chiamavano le prostitute errabonde. i tre insulti coatti della plebe denotano Romolo e Remo: figli di puttana, bastardi e vagabondi pag. 83

I due sono, così come deve essere, luno lopposto dellaltro: Remo per spregio osa oltrepassare il confine della futura città di Roma appena tracciato da Romolo, e per tale colpa viene ucciso. I primi cittadini furono banditi e vagabondi, delinquenti dogni sorta e risma giunti da chissà dove: la storia doccidente qui viene fondata una volta per tutte, la violenza e lomicidio saranno la legge consueta della storia europea. vedi cap. Romolo fratricida

Antitesi sacerdotale di Romolo sarà la figura di Numa Pompilio, pitagorico e sciamano. Chi ha avuto più proseliti, il guerriero assassino Romolo o il mistico sacerdote Numa? Ma il mio eterno di Romolo viene riproposto rinnovato e più forte che mai durante il I secolo a.C., durante il trapasso tra repubblica romana e neonato impero, tra gli anni di Giulio Cesare e quelli di Augusto, il primo imperatore.

Ottaviano sconfigge Marco Antonio nella battaglia di Azio, fa assassinare il figlioletto di Cesare e Cleopatra e diviene unico erede, fondatore della dinastia giulio-claudia. Ma oltre ad essere imperatore ad Augusto va anche il titolo di "pontifex maximo": i suoi successori cercarono con alterne vicende di realizzare al massimo grado possibile questo doppio mito, imperiale e pontificale.

Primo imperatore a fregiarsi del titolo di "cristiano" fu Costantino, non a caso soprannominato "il Grande": ma la sua vicenda assomiglia moltissimo a quella di Ashoka, sovrano dellimpero Maurya che riuscì per pochissimi anni a riunificare limmenso territorio costituito dal continente indiano per merito della fede buddhista. Ed il primissimo cristianesimo ha daltra parte varie affinità col buddhismo. Il Concilio di Nicea, presieduto dallo stesso imperatore, decreta quelli che saranno per i secoli futuri i dogmi cristiani: il pagano Costantino ne diventa difensore, il braccio armato della Chiesa cattolica. vedi cap. Limperatore cristiano

Con la deposizione di Romolo Augusto, ultimo sovrano dellImpero romano dOccidente, da parte di Odoacre re dei Goti una nuova svolta avviene: da allora in poi fu il papa cattolico ad assumere per sé il titolo di "Sommo Pontefice" e a cercar di dettar legge perfino allimperatore disapprovato in ciò già da Tertulliano. Da allora tra i due sinstaurò una sfida, su chi dovesse aver la prerogativa di giudicare: a chi spetta il tribunale? Limperatore romano si dice discendente da Venere? Il papa ribatte: e io direttamente da San Pietro. Una leggenda si sostituisce ad unaltra leggenda.

Nel frattempo irrompe il pericolo deglinfedeli maomettani e Carlo Magno viene incoronato dal papa e unto con "lolio santo".

Il tentativo teocratico di uniformare la chiesa procede a passo spedito. Lidillio tra Impero e Papato allepoca della Dinastia ottoniana durò poco; si sviluppa ad un tratto il mito del Santo Graal. Contemporaneamente lo Stato della Chiesa combatte con tutte le armi a propria disposizione la tradizione bizantina, entrata oramai nellalveo della Chiesa ortodossa

                                     

1.3. Argomenti trattati Poesia archetipale

  • La poesia come esperienza di archetipi
  • Gli archetipi e la poesia: il silenzio come matrice
  • Poesia e simmetria
  • Lestetica come cosmogonia
  • Poesia, sincronismo e suggestione
  • La poesia, il paesaggio interiore ed il mito
  • La triade interiore

Ogni cosa sperimentata tramite i sensi è intrisa dun suo "genio della lampada" o spirito archetipale. La poesia vive di archetipi, i quali trovano il loro punto di partenza dallo Zero, numero mistico per eccellenza, equivalente al silenzio precedente ogni parola sia espressa a voce che scritta: il maiuscolo Silenzio, reso significante, vien così a designar lUnità dellEssere. Pertanto la poesia più arcaica è essenzialmente cosmogonica, parla e pensa dellinizio oltre-fisico di tutte le cose in filosofia si chiama ontologia

Dal primordiale Silenzio sgorga poi Logos-il verbo, dallUnità ogni molteplicità, dal grande Nulla ogni essere: questa forma silente del mondo si traduce in Sacra Poesia ed è per questo che linizio dogni letteratura nazionale è eminentemente poetico. Dai testi sapienziali dellantica India risulta che lUno è in perenne "condizione d estasi" e la poesia è lunico ragionamento che può in parte spiegarlo: essa è in ultima analisi il silenzio che parla, il vuoto che genera il cosmo pag. 119 Allinterno della chiesa ortodossa si medita sull icona dedicata a "S. Giovanni del Silenzio": lautore del vangelo che afferma Allinizio fu il Verbo si preme lindice sulle labbra a mo di sta zitto, conserva ciò che sai gelosamente in segreto e non dire!

Ogni cosmogonia è in definitiva un trattato poetico, e viceversa; e dal silenzio divino scaturisce il 1° suono vibrante il quale, ritmicamente in sé perfetto, darà una forma parzialmente compiuta alla totalità delle cose visibili. Il pensiero hinduista definisce la poesia come uneco linguistico atto a tramandare parte della realtà; Maimonide separa la piena rivelazione da ciò che sè successivamente potuto interpretare nel linguaggio, rimane pertanto sempre una parte segreta e nascosta, occulta ai più, non sperimentabile comunemente. Per Dostoevskij Cristo tornato nel mondo rimarrà inesorabilmente muto vedi la parabola de Il grande inquisitore. Per Pavel Florensky infine tutti i suoni archetipali sassociano ad altrettanti colori. vedi cap. Lestetica come cosmogonia

Il ragionamento poetico, a differenza daltri, unisce e non divide; lunificazione dun oggetto col proprio archetipo è tipico della mente infantile, a detta di Melanie Klein. e il bambino è come poeta che costantemente sogna bellezza e verità: Il poeta. sta sul confine tra la veglia e il sogno ed è perciò esente dalle paure, dai terrori che il loro sfiorarsi. produce pag. 124 Le ossessioni di Edgar Allan Poe terrorizzano perché non sincronizzano le due realtà, esteriore ed interiore, lasciandole invece separate ma vicine. La sincronicità le simmetrie fra mondi paralleli è stata ben studiata da Carl Gustav Jung.

Ma poesia è anche intimamente interconnessa a religione e profezia; quando la contemplazione si fa universale, lenigma del mondo divien mito cosmogonico. La parola poetica produce dallinterno di se stessa suggestioni altamente significative, provenienti direttamente dal cuore. In ambito prosastico, altissimo maestro di suggestioni fu Henry James. vedi cap. Poesia, sincronismo e suggestione

Son stati i romantici inglesi a chiarir la natura poetica come esperimento archetipale: Samuel Taylor Coleridge e William Wordsworth, assieme ai già citati Shelley e Keats, tra gli scrittori Thomas Hardy e Joseph Conrad. fino a giungere a Emily Bronte, Charles Baudelaire e Dylan Thomas. Il poeta, dominato interamente dallarchetipo, vive come in stato di transe vedi Trance psicologia) o ebetudine poetica ; status ove anche le mute pietre gli parlano rivelandogli qualcosa dessenziale.



                                     

1.4. Argomenti trattati La visione della rosa

  • La commedia e il sogno selvaggio
  • La visione della rosa
  • La tragedia e il sacrificio
  • Centri di trasmutazione e di risanamento