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ⓘ Siti di interesse nazionale



                                     

ⓘ Siti di interesse nazionale

I siti di interesse nazionale, o SIN, rappresentano delle aree contaminate molto estese classificate come pericolose dallo Stato Italiano e che necessitano di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo e/o delle acque superficiali e sotterranee per evitare danni ambientali e sanitari.

I siti individuati dal Ministero dellambiente e della tutela del territorio erano 57 28 dei quali interessano la fascia costiera sparsi in tutta Italia, ridotti a 39 ad inizio 2013. Le bonifiche dei siti declassificati sono diventate di competenza delle regioni.

                                     

1. Definizione

I SIN sono stati definiti dal decreto legislativo 22/97 decreto Ronchi e nel decreto ministeriale 471/99 e ripresi dal decreto 152/2006 che stabilisce che essi sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dellimpatto sullambiente circostante in termini sanitari ed ecologici nonché di pregiudizio per i beni culturali e ambientali.

I siti contaminati nazionali sono aree nelle quali, in seguito ad attività umane svolte o in corso, è stata accertata unalterazione delle caratteristiche qualitative dei terreni, delle acque superficiali e sotterranee e nello specifico comprendono:

  • aree che sono state oggetto in passato di incidenti con rilascio di inquinanti chimici;
  • aree industriali in corso di riconversione;
  • aree industriali in attività;
  • porti;
  • siti interessati da attività produttive ed estrattive di amianto;
  • ex miniere, cave, discariche non conformi alla legislazione, discariche abusive.
  • aree industriali dismesse;

In tali siti lesposizione alle sostanze contaminanti può venire da esposizione professionale, emissioni industriali e da suoli e falde contaminate.

                                     

2. Mappa dei siti

I SIN in Italia erano originariamente 57 perimetrati dal 1998 in poi sulla base di diverse leggi, ultima delle quali il Decreto Legislativo n. 152 del 2006 e includono oltre 300 comuni.

Tutte le Regioni italiane hanno almeno un SIN; infatti 7 dei 58 SIN originari sono in Lombardia, seguono con 6 la Campania, con 5 il Piemonte e la Toscana, con 4 la Puglia e la Sicilia, con 3 la Liguria, con 2 il Trentino-Alto Adige, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, lEmilia-Romagna, le Marche, il Lazio, lAbruzzo, la Sardegna e la Basilicata ed infine con 1 la Valle dAosta, lUmbria, il Molise e la Calabria.

Comunque le Regioni con la maggiore area contaminata sono:

  • Sardegna con 445.000 ettari;
  • Campania con 345.000 ettari.

Tra i SIN ci sono:

Abruzzo

  • Fiume Saline e Alento;

Basilicata

  • il sito Val Basento
  • il sito Area Ex Liquichimica di Tito Zona Industriale

Calabria

  • larea industriale di Crotone;

Campania

  • il bacino del fiume Sarno;
  • il sito di Bagnoli;

Emilia-Romagna

  • il distretto delle ceramiche di Sassuolo MO - Scandiano RE;
  • Fidenza PR;

Friuli Venezia-Giulia

  • larea industriale di Trieste - Muggia;

Lombardia

  • il sito Brescia-Caffaro;
  • larea dellex-Fibronit di Broni;
  • il sito Milano-Bovisa;
  • il sito Mantova - Laghi - Polo petrolchimico;

Piemonte

  • il sito Serravalle Scrivia AL
  • il sito Basse di Stura di Torino;
  • le cave di amianto di Balangero, Corio e Coassolo Torinese TO;

Puglia

  • le ex discariche Pariti I e II Manfredonia;
  • larea industriale di Taranto;
  • larea dellex-Fibronit di Bari;

Sardegna

  • l’arsenale de La Maddalena;
  • larea industriale di Porto Torres;
  • il polo metallurgico di Portoscuso;

Toscana

  • lex-discarica delle Strillaie Grosseto;
  • larea industriale di Piombino LI;

Trentino Alto-Adige

  • lex fabbrica SLOI di Trento produzione di piombo tetraetile;

Veneto

  • larea industriale di Porto Marghera VE;

A tali aree vanno sommate altri siti contaminati di competenza regionale, denominati SIR o siti di interesse regionale, che sono molto più numerosi dei SIN.

                                     

2.1. Mappa dei siti Estensione dei SIN

Attualmente i SIN interessano:

  • 1600 km² di aree terrestri erano 5500.
  • 1300 km² di aree marine, lagunari e lacustri erano 1800;
                                     

3. Contaminanti principali

I contaminanti maggiormente presenti allinterno dei SIN sono:

  • solventi organo clorurati e policlorobifenili.
  • gli idrocarburi policiclici aromatici;
  • metalli pesanti;
  • le diossine;
                                     

4. Procedure amministrative ed operative

Le procedure di bonifica dei siti contaminati sono disciplinate dal D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – Parte IV – Titolo V e dalla L.R. 9 luglio 1998 n. 27 e s. m. i.

Diversamente dagli altri siti contaminati, per i SIN tutti gli interventi ed i relativi documenti progettuali, dalle indagini di caratterizzazione alla bonifica, sono valutati ed approvati dal Ministero dellAmbiente, individuato dalla norma come Amministrazione competente in questo tipo di procedimenti.

La procedura di bonifica si sviluppa nelle seguenti fasi:

  • progetto preliminare di bonifica;
  • progetto definitivo di bonifica;
  • piano di caratterizzazione delle aree da bonificare;

I suddetti step vengono approvati dal Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare sentita la Conferenza di Servizi, e lapprovazione del progetto sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, ivi compresi, tra laltro, quelli relativi alla realizzazione e allesercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie alla loro attuazione. Lautorizzazione costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori. Se il progetto prevede la realizzazione di opere sottoposte a procedura di valutazione di impatto ambientale, lapprovazione del progetto di bonifica comprende anche tale valutazione. art. 152 co. 6-7 D.Lgs. n.152/06

  • certificazione finale di conformità.
  • esecuzione dei lavori;


                                     

4.1. Procedure amministrative ed operative Piano di caratterizzazione

Il primo passo del procedimento amministrativo è la redazione del piano di caratterizzazione che deve essere redatto dal proprietario del sito inquinato secondo le indicazioni dellAllegato 2 alla parte quarta del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.

Il PdS deve descrivere dettagliatamente il sito e tutte le attività che si sono svolte o che ancora si svolgono; individua le correlazioni tra le attività svolte e tipo, localizzazione ed estensione della possibile contaminazione; descrive le caratteristiche delle componenti ambientali sia allinterno del sito che nellarea da questo influenzata; descrive le condizioni necessarie alla protezione ambientale e alla tutela della salute pubblica; presenta un piano delle indagini per definire tipo, grado ed estensione dellinquinamento.

                                     

4.2. Procedure amministrative ed operative Caratterizzazione dei siti contaminati

La caratterizzazione rappresenta le indagini condotte in un sito contaminato o ritenuto potenzialmente tale, il cui scopo principale è quello di definire lassetto geologico e idrogeologico, verificare la presenza o meno di contaminazione nei suoli e nelle acque e sviluppare un modello concettuale del sito.

                                     

4.3. Procedure amministrative ed operative Criteri di bonifica

Per bonifica si intende linsieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento le sostanze inquinanti o ridurre le concentrazioni delle sostanze inquinanti presenti nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque superficiali o nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori di concentrazione limite accettabili stabiliti dal D.M. 471/99.

Se per motivi tecnici o di insostenibilità economica le attività intraprese non permettono di raggiungere concentrazioni inferiori ai limiti normativi, è possibile andare in deroga, a patto di dimostrare con adeguata Analisi di Rischio che le concentrazioni residue non comportano rischi per la salute e per lambiente e di adottare precauzioni permanenti.

In questo caso si parla di bonifica con misure di prescrizione.

I criteri per la selezione e lesecuzione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, di messa in sicurezza operativa o permanente, nonché per lindividuazione delle migliori tecniche di intervento a costi sostenibili B.A.T. N.E.E.C. - Best Available Technology Not Entailing Excessive Costs ai sensi delle normative comunitarie sono riportati nellAllegato 3 alla parte quarta del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152



                                     

5. Normativa

  • Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 - art. 252 bis: Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale ;
  • Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 - art 17 co. 14: Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio ;
  • Legge 8 luglio 1986 n. 349 - art. 7: Istituzione del Ministero dellambiente e norme in materia di danno ambientale ;
  • Decreto Ministeriale 11 gennaio 2013 Allegato 1: Approvazione dellelenco dei siti che non soddisfano i requisiti di cui ai commi 2 e 2-bis dellart. 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e che non sono più ricompresi tra i siti di bonifica di interesse nazionale ;
  • Decreto Ministeriale 25 ottobre 1999, n.471 - art. 15: Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dellarticolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni.
  • Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 - art. 252: Norme in materia ambientale ;
  • Decreto Ministeriale 18 settembre 2001, n. 468 -art. 3: Regolamento Recante: Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale ;
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