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ⓘ Principi di fede ebraica




Principi di fede ebraica
                                     

ⓘ Principi di fede ebraica

I principi di fede ebraica non esistono formalmente nellebraismo, come invece viene data una definizione in altre religioni monoteiste, per esempio nel cristianesimo.

Sebbene gli ebrei e i capi religiosi condividano un nucleo di principi monoteistici, e ci siano molti principi fondamentali citati nel Talmud per definire lEbraismo spesso per quello che lEbraismo non è, non sussiste una formulazione tradizionale di principi di fede che siano o debbano essere riconosciuti da tutti gli ebrei osservanti.

                                     

1. Cenni storici

Nel corso dei secoli sono apparse svariate formulazioni di credenze ebraiche, e si dibatte tuttora sul numero di principi di base che esistono. Rabbi Joseph Albo, per esempio, nel suo Sefer Ha-Ikkarim conta tre principi di fede, invece Maimonide ne elenca tredici. Mentre alcuni rabbini successivi hanno tentato di conciliare le differenze, sostenendo che i principi di Maimonide sono compresi nella lista molto più breve di Albo, le liste alternative fornite da altre autorità rabbiniche medievali sembrano indicare un certo livello di tolleranza per prospettive teologiche varianti.

I vari principi che sono stati enumerati nel corso dei secoli passati, acquisiscono importanza secondo quella impartita loro dalla fama ed erudizione dei rispettivi autori, dato che tali principi diverrebbero più autorevoli solo se promulgati da profezia diretta, che si ritiene conclusa verso il IV o V secolo a.e.v. Lautorità centrale nellEbraismo non è investita in una persona o gruppo specifici – sebbene il Sinedrio, la corte suprema ebraica, potrebbe adempiere al ruolo quando fosse ristabilito – ma negli scritti sacri dellEbraismo, le sue leggi e tradizioni. LEbraismo afferma lesistenza e lunicità di Dio e sottolinea il compimento di opere o comandamenti insieme alladesione ad un rigoroso sistema di credenze. In contrasto con le tradizioni come il Cristianesimo, che richiedono unidentificazione più esplicita di Dio, la fede nellEbraismo richiede di onorare Dio attraverso un continuo confronto con lidentità divina.

LEbraismo Ortodosso ha evidenziato una serie di principi fondamentali nei suoi programmi educativi, soprattutto la convinzione che esiste un Dio unico, onnisciente e trascendente, che ha creato luniverso e continua ad interessarsene. LEbraismo tradizionale sostiene che Dio ha stabilito unalleanza con gli ebrei sul Monte Sinai e ha rivelato loro le sue leggi e comandamenti, sotto la forma della Torah. Nellebraismo rabbinico, la Torah comprende sia quella scritta come ad esempio il Pentateuco ma generalmente tutto il Tanakh che una tradizione di legge orale, in gran parte codificata in successive scritture sacre, come ad esempio il Talmud ed il Midrash.

Tradizionalmente, la pratica e osservanza dellEbraismo si concentra sullo studio della Torah ed il rispetto di tali leggi e comandamenti. NellEbraismo normativo, la Torah e quindi la legge ebraica stessa è immutabile, ma linterpretazione della legge è più aperta. Lo studio e la comprensione della legge vengono considerati una mitzvah comandamento.

                                     

2.1. I concetti fondamentali Il monoteismo

LEbraismo si basa su un rigoroso monoteismo unitario e la credenza in un solo Dio indivisibile. La Shemà Israel, una della preghiere ebraiche più importanti, racchiude in se stessa la natura monoteistica dellEbraismo: "Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno".

"LEbraismo rigetta enfaticamente qualsiasi concetto di pluralità che riguardi Dio" esplicitamente refutando il politeismo, dualismo e trinitarianismo, che sono "incompatibili col monoteismo come inteso dallEbraismo". Lunità di Dio è affermata innumerevoli volte nella tradizione ebraica. È il secondo dei 13 principi di fede di Maimonide, e sempre Maimonide scrive in Yad, Yesode Ha-Torah 1.7, che "Questo Dio è Uno, non due o più di due, ma Uno lunità del Quale è differente da tutte le altre unità che esistono. Egli non è uno come genere, che contiene molte specie, è uno. Né è Egli uno come corpo, contenente parti e dimensioni, è uno. Ma la Sua è ununità della quale non esiste altra in nessun luogo".

Nella tradizione ebraica, concezioni dualistiche e trinitarie di Dio sono generalmente indicate come Shituf "associazione", vale a dire una credenza errata, ma non idolatra.

                                     

2.2. I concetti fondamentali Dio creatore delluniverso

Gli ebrei credono che Dio sia il creatore delluniverso. Tuttavia gli ebrei non credono in uninterpretazione letterale della narrativa creazionista della Genesi, e lEbraismo non sta in contraddizione tramite discussioni, quindi non ancora affrontate apertamente, col modello scientifico che pone letà delluniverso a circa 13.75 miliardi di anni. Il filosofo Norbert Samuelson scrive: ". la questione della data delluniverso non è mai stata un problema per la filosofia ebraica, anche perché tale filosofia. non ha mai considerato il significato letterale della Bibbia come il suo significato rivelato, vero." Il rabbino Marc D. Angel scrive che "esiste una riluttanza generale nella tradizione ebraica a speculare sugli aspetti metafisici della creazione":

Moshe ben Maimon scrive che "per virtù dellesistenza del Creatore ogni cosa esiste" e sostiene nella sua Guida dei Perplessi 2:13 che "il tempo stesso fa parte della creazione" e che quindi, "quando Dio viene descritto come esistente prima della creazione delluniverso, la nozione di tempo non deve essere intesa nel suo senso normale." Il filosofo del XV secolo Joseph Albo asseriva similmente nel suo Sefer ha-Ikkarim che ci sono due tipi di tempo: "Il tempo misurato, che dipende dal moto, e il tempo nellastratto": questultimo non ha origine ed è "lo spazio infinito del tempo prima che luniverso fosse creato". Albo sosteneva che "sebbene sia difficile concepire Dio come esistente in tale durata, è anche difficile immaginare Dio fuori dello spazio". Altri scrittori ebrei sono giunti ad una conclusione differente, come per esempio lo studioso del XIII secolo Bahya ben Asher, e lo studioso del XVI secolo Moses Almosnino, come anche linsegnante chassidico del XVIII secolo Nachman di Breslov, che espresse lidea - simile a quella espressa dallo scrittore neoplatonico Boezio - che Dio "vive nelleterno presente" e trascende o è al di sopra del tempo.



                                     

2.3. I concetti fondamentali Natura di Dio

La credenza ebraica è che Dio sia eterno, "senza inizio e senza fine", un principio affermato in numerosi passi biblici. I rabbini insegnavano un concetto "letteralmente. davvero semplice" delleternità di Dio: che "Dio è eterno, ma non è dato alluomo di esplorare il significato completo di questa idea" e così "non ci si può, quindi, aspettare di trovare nella letteratura rabbinica qualcosa di simile ad un esame dettagliato di cosa si intenda per leternità divina". Una famosa dichiarazione nella Mishnah sui tentativi di "squarciare il velo", asserisce: "Chi riflette su del concetto tradizionale ebraico di Dio ha esercitato una forte influenza su molti rabbini conservatori e riformatori, portando molti a smettere di credere in un Dio personale." Lindagine della National Survey of Youth & Religion del 2002-2003 e 2007-2008, indica che circa un terzo dei giovani ebrei americani crede "non in un Dio personale, ma in una forza cosmica vitale impersonale".

                                     

2.4. I concetti fondamentali La preghiera

LEbraismo ha spesso enfatizzato un monoteismo rigoroso e l"esclusività della divinità" e la preghiera diretta a Dio; riferimenti ad angeli o altri intermediari non sono in genere considerati nella liturgia ebraica o nei libri di preghiera siddur. Il quinto principio di Maimonide afferma che "il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, è il solo a cui è giusto pregare e che non è giusto pregare ad altri che a Lui", e questo è spesso interpretato come una dichiarazione che "non si può pregare nessun altro o nessunaltra cosa. Questo principio insegna che Dio è Dio ed è lunico che si può servire e lodare. non è quindi corretto servire angeli, stelle o altri elementi o renderli intermediari per avvicinarci a Dio".

Tuttavia, la letteratura talmudica fornisce alcune prove di preghiera ebraica ad angeli e altri intermediari a partire dal I secolo dellera volgare e.v., ed esistono diversi esempi di preghiera post-talmudica, tra cui un noto piyyut inno liturgico intitolato "Custodi della Misericordia" recitato prima e dopo Rosh haShanah nelle Selichot preghiere penitenziali ebraiche.

                                     

2.5. I concetti fondamentali Il messia

LEbraismo riconosce un aldilà, ma non ha un modo unico o sistemico di pensare alla vita dopo la morte. LEbraismo pone la sua enfasi principale su Olam HaZeh questo mondo, piuttosto che Olam Ha-Ba il mondo a venire, e "le speculazioni sul Mondo a Venire sono marginali nellEbraismo tradizionale". Nel Pirkei Avot Etica dei Padri, si dice che "unora di penitenza e di buone azioni in questo mondo sono meglio di tutta la vita del mondo a venire; ma unora di serenità spirituale nel mondo a venire è meglio di tutta la vita di questo mondo", che riflette sia la concezione dellimportanza della vita sulla Terra che quella del ristoro spirituale concesso ai giusti nel mondo a venire.

Gli ebrei respingono lidea che Gesù di Nazaret sia il Messia e asserisce che il Messia non è ancora giunto. Nel corso di tutta la storia ebraica ci sono stati un certo numero di falsi messia, tra cui in particolare Simon Bar Kokheba e Sabbatai Zevi, i cui seguaci erano conosciuti come sabbatiani.

Il dodicesimo dei 13 principi di fede maimonidei afferma: "Credo con fede assoluta nella venuta del messia mashiach e, anche se dovesse tardare, pur tuttavia attendo ogni giorno la sua venuta." Gli ebrei ortodossi ritengono che un futuro messia ebreo il Mashiach, "lunto" sarà un re che governerà il popolo ebraico in modo indipendente e secondo la legge ebraica. In una visione tradizionale, il Messia veniva inteso come discendente umano di Re Davide cioè, della Stirpe di Davide.

LEbraismo liberale e quello Riformato non credono nellarrivo di un messia umano che riunisca letteralmente gli ebrei nella Terra dIsraele e causi la risurrezione fisica dei morti. Gli ebrei riformati invece si concentrano su unetà futura - il Mondo a venire - nel quale si realizzi un mondo perfezionato di giustizia e di misericordia.



                                     

3. Le scritture sacre

La Bibbia ebraica o Tanakh è il canone scritturale ebraico e la fonte centrale della Legge giudaica. La parola è un acronimo formato dalle lettere ebraiche iniziali "TKN" delle tre suddivisioni tradizionali della Bibbia: La T orah "Insegnamento", noto anche come i Cinque Libri di Mosè o Pentateuco, i N eviim "Profeti" e i K etuvim "Scritti". Il Tanakh contiene 24 libri in tutto; la sua versione più autorevole è il Testo masoretico. Tradizionalmente, si afferma che il testo del Tanakh sia stato consolidato dal Concilio di Jamnia nel 70 e.v., sebbene ciò sia incerto. NellEbraismo, il termine "Torah" si riferisce non soltanto ai Cinque Libri di Mosè, ma anche a tutte le Scritture ebraiche linsieme del Tanakh le istruzioni etiche e morali dei rabbini la Torah Orale.

Oltre al Tanakh, esistono altre due tradizioni testuali nellEbraismo: la Mishnah trattati che esplicano la Legge ebraica e il Talmud commentario della Mishnah e Torah. Entrambi sono codifiche e redazioni della tradizione orale ebraica le opere più importanti dellEbraismo rabbinico.

Il Talmud si compone del Talmud babilonese prodotto a Babilonia verso il 600 e.v. e del Talmud di Gerusalemme prodotto in Terra dIsraele verso il 400 e.v. Il Talmud babilonese è il più esteso dei due ed è considerato il più importante. Il Talmud è una riproposta della Torah mediante "profonda analisi e argomentazione" con "dialogo prolungato e dibattito" tra saggi rabbinici. Il Talmud consiste della Mishnah codice legale e della Ghemara aramaico: "imparare", che è lanalisi e il commento della prima. Rabbi Adin Steinsaltz scrive che "Se la Bibbia è la pietra angolare dellEbraismo, il Talmud ne è il pilastro centrale. Nessunaltra opera ha avuto una simile influenza sulla teoria e la pratica della vita ebraica, plasmandola" e sostiene:

                                     

3.1. Le scritture sacre La parola di Mosè

Gli ebrei ortodossi e conservatori ritengono che le profezie di Mosè siano vere; egli è ritenuto il capo di tutti i profeti, anche di quelli che sono venuti prima e dopo di lui. Questa convinzione è stata espressa da Maimonide, il quale ha scritto che "Mosè era superiore a tutti i profeti, sia che lo abbiano preceduto o sorti successivamente. Mosè raggiunse il livello umano più alto possibile. Ebbe una percezione di Dio ad un livello che ha superato ogni essere umano che sia mai esistito. Dio ha parlato a tutti gli altri profeti per mezzo di un intermediario. Solo Mosè non ne ebbe bisogno; questo è ciò che la Torah intende quando Dio dice "da bocca a bocca, parlerò con lui". Il grande filosofo ebreo Filone dAlessandria definisce questo tipo di profezia come livello straordinariamente elevato di comprensione filosofica, raggiunto da Mosè e che gli ha permesso di scrivere le Torah tramite una sua propria deduzione razionale della legge naturale. Maimonide, nei suoi Commentario alla Mishnah prefazione al capitolo "Chelek", trattato Sanhedrin e Mishneh Torah nelle Leggi delle fondamenta della Torah, cap. 7, descrive un simile concetto di profezia, e dal momento che una voce che non ha avuto origine da un corpo non può esistere, la conoscenza di Mosè si basò sulle sue alte concezioni filosofiche. Tuttavia, ciò non implica che il testo della Torah debba essere inteso letteralmente, come asserisce il Caraismo. La tradizione rabbinica sostiene che Dio trasmise non solo le parole della Torah, ma anche il significato della Torah. Dio diede le regole su come le leggi dovevano essere comprese ed applicate, e queste sono state tramandate da una tradizione orale. Tale legge orale è stata tramandata di generazione in generazione e, infine, messa per iscritto quasi 2000 anni dopo, nella Mishnah e i due Talmud.

Per gli ebrei riformati, la profetizzazione di Mosè non è il più alto grado di profezia; piuttosto essa è stata la prima di una lunga catena di rivelazioni progressive in cui luomo ha gradualmente cominciato a capire sempre meglio la volontà di Dio. Come tali, i riformati sostengono, le leggi di Mosè non sono più vincolanti ed è la generazione attuale che deve valutare ciò che Dio vuole. Questo principio è rifiutato dalla maggior parte degli ebrei ricostruzionisti, ma per un motivo diverso: la maggior parte sostiene infatti che Dio non è un essere con volontà – affermano quindi che nessuna volontà può essere rivelata.

                                     

3.2. Le scritture sacre La Torah

La Torah è composta da 5 libri chiamati in italiano Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Essi raccontano la Storia degli Ebrei e contengono anche i comandamenti che gli ebrei devono osservare.

LEbraismo rabbinico sostiene che la Torah esistente tuttora sia la stessa che fu data a Mosè da Dio sul Monte Sinai. Maimonide spiega: "Non sappiamo esattamente come la Torah sia stata trasmessa a Mosè. Ma quando fu trasmessa, Mosè lha semplicemente scritta come un segretario scrive sotto dettatura. Talmud, Trattato Berachoth 55a. Allo stesso modo, la liturgia dei "Giorni di timore reverenziale" le grandi feste ebraiche, cioè Rosh haShanah e Yom Kippur afferma che preghiera, pentimento e zedaqah espiano il peccato.

LEbraismo rifiuta la credenza del "peccato originale". Sia lEbraismo antico che quello moderno insegnano che ogni persona è responsabile delle proprie azioni. Tuttavia, lesistenza di una qualche "innata peccaminosità in ogni essere umano è stata discussa" sia in fonti bibliche Genesi 8.21, Salmi 51.5 e post-bibliche. Alcune fonti apocrife e pseudepigrafiche esprimono pessimismo sulla natura umana "Un granello di mal seme fu seminato nel cuore di Adamo dallinizio" e il Talmud Avodah Zarah 22b presenta un passaggio inusuale che Edward Kessler descrive come segue: "il Serpente ha sedotto Eva in paradiso e lha impregnata di abiezione spirituale e fisica, che è stata tramandata da una generazione allaltra", ma la rivelazione del Sinai e il dono della Torah ha purificato Israele. Kessler afferma inoltre: "Anche se è evidente che la fede in una qualche forma di peccato originale esisteva nellEbraismo, non divenne insegnamento tradizionale, né fissato dogmaticamente", ma è rimasto ai suoi margini.

                                     

3.3. Le scritture sacre Ricompensa e punizione

Il punto di vista ebraico dominante è che Dio premierà coloro che osservano i Suoi comandamenti e punirà coloro che li trasgrediscono intenzionalmente. Esempi di premi e punizioni sono descritti in tutta la Bibbia e in tutta la letteratura rabbinica classica cfr. Libero arbitrio. La comprensione comune di questo principio è accettato dalla maggioranza degli ebrei Ortodossi e Conservatori e da molti Riformati, ma è generalmente respinta dai Ricostruzionisti.

La Bibbia contiene riferimenti a Sheol, letteralmente "tenebre", come la destinazione comune dei morti, che può essere paragonato allAde o agli Inferi delle religioni antiche. Nella tradizione posteriore il termine viene interpretato sia come Inferno o come espressione letteraria della morte o della tomba in generale.

Secondo certi passi aggadici del Talmud, Dio giudica chi ha osservato i suoi comandamenti e chi non li ha osservati e in quale misura. Coloro che non "passano lesame", vanno in un luogo di purificazione per "imparare la lezione". Non vi è, di solito, dannazione eterna. La maggioranza delle anime vanno in tale luogo di espiazione per un periodo limitato di tempo meno di un anno. Alcune categorie vengono citate come non aventi "alcun ruolo nel mondo a venire", ma questo sembra significare annientamento, piuttosto che uneternità di tormenti.

Filosofi razionalisti, come Maimonide per esempio, credevano che Dio in realtà non concedesse premi e punizioni in quanto tali. In questa prospettiva, si trattava di credenze necessarie alle masse per mantenere una società strutturata e incoraggiare losservanza dellEbraismo. Tuttavia, una volta che uno imparava la Torah correttamente, allora poteva poi imparare le verità superiori. Secondo questa concezione, la natura della ricompensa è che se una persona ha perfezionato il suo intelletto al massimo grado, allora la parte del suo intelletto che si collega a Dio - con lintelletto agente - verrebbe immortalata e godrebbe della "Gloria della Presenza" per tutta leternità. La punizione sarebbe semplicemente che ciò non accadrebbe; nessuna parte del proprio intelletto verrebbe immortalata con Dio cfr. "La Divina Provvidenza nel pensiero ebraico".

La Cabala ebraica la tradizione mistica dellEbraismo contiene ulteriori elaborazioni, anche se alcuni ebrei non le considerino autorevoli. Ad esempio, la Cabala ammette la possibilità di reincarnazione, cosa che è generalmente respinta dai teologi ebrei non mistici e dai filosofi. Si crede inoltre in una triplice anima, il cui livello più basso nefesh o vita animale si dissolve negli elementi, lo strato intermedio ruach o intelletto va al Gan Eden Paradiso, mentre il livello più alto neshamah o spirito cerca lunione con Dio.

Molti ebrei considerano "Tiqqun Olam" o riparazione/perfezionamento del mondo come un motivo fondamentale per la creazione del mondo da parte di Dio. Pertanto, il concetto di "vita dopo la morte", nella visione ebraica, non è incoraggiata come unico fattore motivante nella pratica dellEbraismo. Infatti si ritiene che uno possa raggiungere la vicinanza a Dio anche in questo mondo, mediante la perfezione morale e spirituale.



                                     

3.4. Le scritture sacre Israele eletto per uno scopo

Dio scelse il popolo ebraico per unalleanza unica e speciale; la descrizione di questo patto è la Torah stessa. Contrariamente alla credenza popolare, gli ebrei non si limitano a dire che "Dio ha scelto gli ebrei". Questa affermazione, di per sé, non esiste in nessuna parte del Tanakh la Bibbia ebraica. Tale diritto potrebbe implicare che Dio ama solo il popolo ebraico, che solo gli ebrei possono essere vicini a Dio, e che solo gli ebrei possono avere una ricompensa celeste. La vera affermazione fatta è che gli ebrei furono scelti per una missione specifica, un dovere: per essere una luce alle nazioni, e avere un patto con Dio come descritto nella Torah. LEbraismo ricostruzionista respinge anche questa variante di elezione, di popolo eletto, come moralmente superata.

Rabbi Immanuel Jakobovits, ex Rabbino Capo della Gran Bretagna, descrive la visione tradizionale ebraica su questo tema: "Sì, io credo nel concetto del popolo eletto come affermato dallEbraismo nelle sue Sacre Scritture, nelle sue preghiere e nella sua tradizione millenaria. In verità, io credo che ogni popolo – e di fatto, in maniera più limitata, ogni individuo – sia eletto o destinato a qualche scopo speciale per realizzare i disegni della Provvidenza. Però, alcuni compiono la loro missione e altri no. Forse i greci furono scelti per i loro contributi unici allarte e alla filosofia, i romani per i loro servizi innovativi in materia di diritto e di governo, gli inglesi per portare la regolamentazione parlamentare nel mondo, e gli americani per introdurre la democrazia in una società pluralistica. Gli ebrei furono scelti da Dio per essere riservati a Me come i pionieri della religione e della morale: ciò fu ed è il loro scopo nazionale."

                                     

4. La liturgia

Sebbene in una certa misura incorporate nella Liturgia e utilizzate per scopi di istruzione, queste formulazioni dei principi cardine dellEbraismo hanno limportanza a loro impartita dai rispettivi autori e dalla loro fama sapienziale. Nessuna di esse ha acquisito un carattere autorevole analogo a quello dato dal Cristianesimo alle sue tre grandi formule di fede il simbolo degli apostoli, il simbolo niceno-costantinopolitano e il simbolo atanasiano, o il Kalimat As-Shahadat dei mussulmani. Nessuno dei molti sommari prodotti dalle penne di filosofi ebrei e rabbini è stato investito di importanza paragonabile e/o equiparabile.

                                     

5. La conversione allebraismo

A differenza di molte altre religioni, lEbraismo non ha fatto forti tentativi di convertire i non-ebrei, anche se la conversione formale è permessa. La rettitudine, secondo la fede ebraica, non è limitata soltanto a coloro che hanno accettato la religione ebraica. E i giusti tra le nazioni che osservano le sette leggi fondamentali del Patto con Noè Leggi noachiche e la sua discendenza, sono riconosciuti a condividere la felicità dellaldilà. Questa interpretazione della condizione dei non-ebrei ha reso inutile lo sviluppo di un atteggiamento missionario. Inoltre, le norme per la ricezione dei proseliti, sviluppate nel corso del tempo, dimostrano il carattere eminentemente pratico, cioè non-confessionale dellEbraismo. Il rispetto di alcuni riti - limmersione nel mikveh bagno rituale, il brit milà circoncisione rituale, e laccettazione delle mitzvot comandamenti della Torah come vincolanti - è la prova della fede dellaspirante convertito. I proseliti sono istruiti sui principali punti della Legge ebraica, mentre la professione di fede richiesta si limita al riconoscimento dellunità di Dio e il rifiuto dellidolatria. Judah ha-Levi Kuzari 1.115 pone lintera questione in modo sorprendente quando dice:

Per la preparazione del convertito, quindi, non viene impiegato nessun altro metodo di insegnamento se non quello richiesto per colui che è nato ebreo. Lo scopo dellinsegnamento è di trasmettere una conoscenza della Halakhah Legge ebraica, obbedienza ala quale si manifesta con laccettazione dei principi religiosi basilari, vale a dire, lesistenza di Dio e la missione di Israele come popolo dellAlleanza.

                                     

5.1. La conversione allebraismo I principi di fede le mitzvot

La controversia se la pratica dei precetti mitzvot nellEbraismo sia intrinsecamente connessa ai principi di fede ebraici, è stata dibattuta da molti studiosi. Moses Mendelssohn, nella sua Gerusalemme, ha difeso il carattere non dogmatico della pratica dellEbraismo. Piuttosto, egli ha affermato, le credenze dellEbraismo, anche se rivelate da Dio nella Bibbia, si compongono di verità universali applicabili a tutta lumanità. Rabbi Leopold Löw, insieme ad altri, ha sostenuto una tesi opposta e ha ritenuto che la teoria mendelssohniana sia stata portata oltre i suoi confini interpretativi legittimi. Alla base dellosservanza della Legge sta sicuramente il riconoscimento di alcuni principi fondamentali, Löw asserisce, che culminano nella fede in Dio e nella Rivelazione, e similmente nella dottrina della giustizia divina.

Il primo a tentare di formulare principi ebraici di fede fu Filone dAlessandria, che enumerò cinque articoli: Dio è e regna; Dio è uno; il mondo è stato creato da Dio; la Creazione è una; e la provvidenza divina governa la Creazione.

                                     

5.2. La conversione allebraismo Fede nella Legge Orale

Molti rabbini furono coinvolti in controversie con ebrei e non-ebrei, e dovettero fortificare la loro fede contro gli attacchi della filosofia contemporanea, nonché contro lo sviluppo dominante del Cristianesimo. La Mishnah Trattato Sanhedrin xi. 1 esclude dal Mondo a venire gli Epicurei e coloro che negano la fede nella risurrezione o lorigine divina della Torah. Rabbi Akiva considerava eretici anche chi leggeva i Sefarim Hetsonim - certi scritti estranei che non erano canonizzati - oltre a quei soggetti che guarivano mediante formule magiche esoteriche. Abba Saul designava come sospetteo di infedeltà coloro che pronunciavano il nome ineffabile di Dio. Implicitamente, la dottrina opposta poteva essere considerata come ortodossa. Daltra parte, Akiva stesso dichiara che il comandamento di amare il prossimo è il principio fondamentale della Torah, mentre il rabbino Ben Asa assegna questa distinzione al versetto biblico: "Questo è il libro delle generazioni delluomo".

La definizione di Hillel il Vecchio nella sua intervista con un aspirante alla conversione Talmud, Trattato Shabbat 31a, afferma la regola doro come articolo fondamentale della fede. Un insegnante del III secolo, il rabbino Simlai, traccia lo sviluppo di principi religiosi ebraici da Mosè con i 613 mitzvot di proibizione e di ingiunzione; poi Davide, il quale, in base a questo rabbino, ne enumera undici; e Isaia, con sei; e Michea, con tre; poi Abacuc che con semplicità e accortezza riassume la fede religiosa in una singola frase: "Il pio vive nella sua fede". Siccome la legge ebraica prescrive che si deve preferire la morte ad un atto di idolatria, allincesto, allimpudicizia, o allomicidio, è evidente inferenza che i rispettivi principi positivi sono ritenuti articoli fondamentali dellEbraismo.

                                     

5.3. La conversione allebraismo Fede durante lera medievale

La formazione dettagliata di articoli di fede non incontrò il favore dellEbraismo prima dellera medievale, quando gli ebrei furono costretti a difendere la propria fede da inquisizioni, dispute e polemiche sia islamiche che cristiane. La necessità di difendere la loro religione contro gli attacchi di altre filosofie indusse molti leader ebrei a definire e formulare le proprie credenze. Saadya Gaon, col suo Emunot ve-Deot, espose i principi fondamentali dellEbraismo elencandoli così:

Yehuda Ha-Levi ha cercato, con lopera Kuzari, di determinare i fondamenti dellEbraismo su unaltra base. Respinge tutti gli appelli alla ragione speculativa, ripudiando il metodo del Motekallamin. I miracoli le tradizioni sono, nel loro carattere naturale, sia lorigine che la prova della vera fede. In questa prospettiva, la ragione speculativa è considerata fallibile per limpossibilità intrinseca di obiettività nelle analisi che abbiano implicazioni morali.

                                     

5.4. La conversione allebraismo I 13 principi di fede di Maimonide

Rabbi Moshe ben Maimon, meglio noto come Maimonide o "Il Rambam" 1135-1204 e.v., visse in unepoca quando sia il Cristianesimo che lIslam stavano sviluppando le rispettive teologie in maniera dinamica. Agli studiosi ebrei veniva spesso richiesto di dimostrare la loro fede a controparti di altre religioni. I 13 principi di fede del Rambam furono formulati nel suo commentario della Mishnah trattato Sanhedrin, cap. 10. Fu uno dei molti sforzi da parte di teologi ebrei del Medioevo per creare un tale elenco. Al tempo di Maimonide, i centri di cultura e di diritto ebraici erano dispersi geograficamente e lEbraismo non aveva più una autorità centralizzata che potesse dare unapprovazione ufficiale ai suoi principi di fede.

I 13 principi di Maimonide furono controversi quando proposti per la prima volta, provocando la critica dei teologi ebrei Hasdai Crescas e Joseph Albo, disapprovando il fatto che riducessero al minimo laccettazione di tutta la Torah. I 13 principi furono quindi successivamente ignorati da gran parte della comunità ebraica per alcuni secoli. Nel corso del tempo, due repliche poetiche di questi principi Ani Maamin e Yigdal divennero canonizzate nel libro di preghiere "Siddur". Alla fine, i 13 principi di fede maimonidei diventarono, e sono tuttora, la professione di fede più ampiamente accettata.

Da rilevare che Maimonide, nellelencare detti principi, incluse il seguente avvertimento: "Non esiste differenza tra. chiunque neghi anche tali versetti in tal modo nega Dio e mostra disprezzo per i suoi insegnamenti più di qualsiasi altro scettico, perché egli ritiene che la Torah possa essere divisa in parti essenziali e non essenziali." Lunicità dei 13 principi fondamentali era che anche un rifiuto per ignoranza poneva la persona fuori dallEbraismo, mentre il rifiuto del resto della Torah doveva essere un atto cosciente per definire la persona come non credente. Altri, come il rabbino Giuseppe Albo e il Raavad, criticarono la lista di Maimonide come contenente elementi che, sebbene veri, a loro parere non ponevano chi li respingeva per ignoranza nella categoria di eretici. Molti altri criticavano qualsiasi formulazione di questo tipo come riduttiva ai minimi termini laccettazione di tutta la Torah cfr. supra. Comunque, come già affermato, né Maimonide né i suoi contemporanei vedevano questi principi come onnicomprensivi della fede ebraica, ma piuttosto come le basi teologiche fondamentali per laccettazione dellEbraismo.

                                     

5.5. La conversione allebraismo I principi di fede dopo Maimonide

I successori di Maimonide, dal XIII al XV secolo - Nahmanide, Abba Mari ben Moses, Simon ben Zemah Duran, Joseph Albo, Isaac Arama e Joseph Jaabez - ridussero i suoi 13 articoli a tre credenze centrali: Fede in Dio; nella Creazione o rivelazione; e nella Provvidenza o retribuzione.

Altri, come Crescas e David ben Samuel Estella, proposero sette articoli fondamentali, con particolare attenzione al libero arbitrio. Daltra parte, David ben Yom-Tob ibn Bilia, nel suo Yesodot ha-Maskil "Fondamenti dellUomo Pensante", aggiunge ai 13 di Maimonide, i suoi personali 13 - numero che scelse anche un contemporaneo di Albo; mentre Jedaiah Penini, nellultimo capitolo della sua opera Behinat ha-Dat, elencò non meno di 35 principi cardinali.

Isaac Abrabanel, nel suo Rosh Amanah, assunse la stessa posizione in merito al credo di Maimonide. Mentre difendeva Maimonide contro Hasdai e Albo, egli rifiutava però di accettare articoli dogmagtici nellEbraismo, criticando qualsiasi formulazione che minimizzasse laccettazione di tutti i 613 mitzvot.

                                     

5.6. La conversione allebraismo Linfluenza dellilluminismo

Verso la fine del XVIII secolo, lEuropa fu travolta da un gruppo di movimenti intellettuali, sociali e politici, conosciuti nel loro complesso come Illuminismo. Questi movimenti promuovevano il libero pensiero e la ricerca scientifica, permettendo alle persone di mettere in discussione dogmi religiosi precedentemente incrollabili. Come per il Cristianesimo, anche lEbraismo sviluppò numerose risposte a questo fenomeno senza precedenti. Una di queste Haskalah vedeva lIlluminismo come positivo, mentre unaltra lo considerava come negativo. LIlluminismo significava uguaglianza e libertà per molti ebrei in molti paesi, per cui si riteneva che dovesse essere accolto con grande favore. Lo studio scientifico dei testi religiosi permetteva alle persone di esaminare la storia dellEbraismo. Alcuni ebrei ritenevano che lEbraismo dovesse accettare il pensiero laico moderno e cambiare in base a queste nuove idee. Altri, invece, reputavano che la natura divina dellEbraismo precludesse la modifica di qualsiasi credenza fondamentale.

I gruppi che accettano uninfluenza esterna nella pratica dellEbraismo sono conosciuti come conservatori e riformati. Gli ebrei che non hanno accettato nessun cambiamento fondamentale allEbraismo rabbinico sono conosciuti come ortodossi.

                                     

5.7. La conversione allebraismo Teologia dellOlocausto

A causa dellenormità dellOlocausto, molti hanno riesaminato i concetti teologici classici sulla bontà di Dio le sue azioni nel mondo. Altri mettono in discussione se si possa ancora aver fede dopo lOlocausto. Alcune risposte teologiche a queste domande sono esplorate nella Teologia dellOlocausto.

                                     

6.1. Principi di fede nellEbraismo moderno Principi dellEbraismo Ortodosso

LEbraismo ortodosso si considera essere in diretta continuità con lEbraismo rabbinico storico. Pertanto, come già esposto cfr. supra, accetta la speculazione filosofica le dichiarazioni dogmatiche solo nella misura in cui esistono allinterno della Torah orale e scritta, e siano con essa compatibili. Nella pratica, gli ortodossi pongono estrema importanza sullosservanza dei comandamenti. Il dogma viene considerato limplicito puntello della pratica dei mitzvot.

In base a questo, non esiste unaffermazione ufficiale di principi confessionali. Piuttosto, tutte le formulazioni fatte da passati autorevoli studiosi della Torah sono considerate possedere una possibile validità. Tuttavia, i 13 principi di Maimonide hanno una certa priorità su altre formulazioni: spesso vengono pubblicati nei libri di preghiera e in molte congregazioni un inno Yigdal che li incorpora, è cantato il venerdì notte

                                     

6.2. Principi di fede nellEbraismo moderno Principi dellEbraismo Conservatore

LEbraismo conservatore si è sviluppato in Europa e negli Stati Uniti alla fine del 1800, quando gli ebrei reagirono ai cambiamenti introdotti dallIlluminismo e dallemancipazione. Per molti versi fu una reazione a quelli che venivano considerati come gli eccessi del movimento di riforma. Per gran parte della storia del movimento, lEbraismo conservatore deliberatamente evitò di pubblicare spiegazioni sistematiche di teologia e di fede; ciò era un tentativo consapevole di tenere insieme unampia coalizione. Tale preoccupazione scomparve quando lala sinistra del movimento si venne a staccare nel 1968 per formare il movimento ricostruzionista, e dopo che la destra si staccò nel 1985 per formare l Unione dellEbraismo Tradizionale.

Nel 1988, il Consiglio Direttivo dellEbraismo Conservatore ha finalmente rilasciato una dichiarazione ufficiale di fede: "Emet Ve-Emunah: Dichiarazione dei Principi dellEbraismo Conservatore". La dichiarazione asseriva che un ebreo deve affermare certe credenze. Tuttavia, il rabbinato conservatore rilevava inoltre che la comunità ebraica non ha mai sviluppato alcun catechismo obbligatorio. Quindi "Emet Ve-Emunah" afferma la fede in Dio e nella rivelazione divina della Torah agli ebrei, ma afferma anche la legittimità di interpretazioni multiple di questi temi. Lateismo, i concetti trinitari di Dio, e il politeismo sono tutti ricusati. Anche tutte le forme di relativismo, di letteralismo e di fondamentalismo sono respinte. I conservatori sostengono che la Legge ebraica è ancora valida e indispensabile, ma rispetto alla visione ortodossa, intrattengono anche una visione più aperta e flessibile di come legge si è sviluppata o si debba sviluppare.

                                     

6.3. Principi di fede nellEbraismo moderno Principi dellEbraismo Riformato

LEbraismo riformato, e in particolare quello nordamericano, ha avuto una serie di piattaforme confessionali ufficiali ma, in contrasto con lEbraismo rabbinico, respinge lidea che gli ebrei debbano avere specifiche credenze. La prima piattaforma riformata è stata la Dichiarazione dei Principi "La piattaforma Pittsburgh" del 1885 - la dichiarazione adottata da una riunione di rabbini riformati degli Stati Uniti del 16-19 novembre 1885.

La piattaforma successiva – The Guiding Principles of Reform Judaism "The Columbus Platform" – fu pubblicata dalla Central Conference of American Rabbis CCAR nel 1937.

La CCAR ha riscritto i suoi principi nel 1976 con il suo Reform Judaism: A Centenary Perspective e riscritto ancora nel 1999 con una "Dichiarazione dei Principi per la Riforma dellEbraismo" Mentre le bozze originali della Dichiarazione del 1999 chiedeva agli ebrei riformati di prendere in considerazione alcune pratiche tradizionali su base volontaria, in seguito la maggior parte di tali suggerimenti vennero rimossi. La versione finale è pertanto simile alla dichiarazione del 1976.

Secondo la CCAR, lautonomia personale ha sempre la precedenza su queste piattaforme; i laici non sono costretti ad accettare tutte, o anche solo qualcuna delle credenze indicate in queste piattaforme. il Presidente della Central Conference of American Rabbis CCAR, Rabbi Simeon J. Maslin ha scritto un opuscolo sullEbraismo riformato, dal titolo What We Believe.What We Do. "Cosa crediamo. Cosa facciamo.". In esso si afferma che "se qualcuno dovesse tentare di rispondere a queste due domande autorevolmente a nome di tutti gli ebrei riformati, tali risposte sarebbero false. Perché? Perché uno dei principi guida dellEbraismo Riformato è lautonomia dellindividuo. Lebreo riformato ha il diritto di decidere se o meno associarsi a questa particolare credenza o a quella particolare pratica." LEbraismo riformato afferma "il principio fondamentale del Liberalismo: che lindividuo prenda in considerazione questo corpo di mitzvot e minhagim in uno spirito di libertà e di scelta. Tradizionalmente Israele iniziò con Harut, il comandamento inciso sulle Tavole, che poi divenne Libertà. Lebreo riformato inizia con herut ebr. חרות, lett. libertà, la libertà di decidere quale sarà la Harut - incisa sulle Tavole personali della propria vita."

                                     

6.4. Principi di fede nellEbraismo moderno Principi dellEbraismo Ricostruzionista

LEbraismo ricostruzionista è una denominazione americana che ha una teologia naturalista; questa teologia è una variante del naturalismo di John Dewey. Il naturalismo di Dewey combinava convinzioni atee con terminologia religiosa per costruire una filosofia religiosamente soddisfacente per coloro che avevano perso la fede nella religione tradizionale. Il Ricostruzionismo nega che Dio sia personale o soprannaturale. Piuttosto, afferma che Dio sia la somma di tutti quei processi naturali che permettono alluomo di diventare autosufficiente e realizzato. Rabbi Mordecai Kaplan ha scritto che "credere in Dio significa dare per scontato che è destino delluomo elevarsi al di sopra del bruto ed eliminare tutte le forme di violenza e di sfruttamento da parte della società umana."

La maggior parte degli ebrei ricostruzionisti respinge il teismo, e invece si definiscono religiosi naturalisti. Questi punti di vista sono stati criticati per il fatto che sono in realtà ateisti, e che sono stati resi accettabili agli ebrei cambiandone il termine. Una minoranza significativa di ricostruzionisti hanno rifiutato di accettare la teologia di Kaplan, e invece affermano una visione teistica di Dio.

Come per lEbraismo riformato, quello ricostruzionista sostiene che lautonomia personale ha precedenza sulla Legge e la teologia ebraiche. Non chiede che i suoi aderenti intrattengano particolari credenze, né chiede che la Halakhah sia accettata come normativa. Nel 1986, lAssociazione Rabbinica Riconstruzionista RRA e la Federazione delle Congregazioni Ricostruzioniste FRC hanno approvato una "Piattaforma del Ricostruzionismo" ufficiale in 2 pagine. Non è una dichiarazione obbligatoria di principi, ma piuttosto un consenso di credenze attuali. I punti principali della piattaforma sono:

  • Tutte le idee classiche di Dio sono respinte. Dio viene ridefinito come la somma delle potenze o processi naturali, che permette alluomo di ottenere lautosufficienza e il miglioramento morale.
  • La Torah non è stata ispirata da Dio, ma proviene solo dallo sviluppo sociale e storico del popolo ebraico.
  • I laici, e non solo i rabbini, possono prendere decisioni.
  • LEbraismo è il risultato di un naturale sviluppo umano. Non esiste un cosiddetto intervento divino.
  • Lidea che Dio abbia scelto il popolo ebraico per un qualsiasi scopo, in qualsiasi modo, è "moralmente insostenibile", perché chiunque abbia tali credenze "implica la superiorità della comunità eletta e il rifiuto delle altre". Questo punto specifico pone gli ebrei ricostruzionisti in contrasto con tutti gli altri ebrei, siccome sembra accusare tutti gli altri ebrei di essere razzisti. Ebrei al di fuori del movimento ricostruzionista rifiutano strenuamente questa accusa.
  • LEbraismo è una civiltà religiosa in evoluzione.
  • Sionismo e aliyah immigrazione in Israele sono incoraggiati.