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ⓘ Guglielmo di Ockham



Guglielmo di Ockham
                                     

ⓘ Guglielmo di Ockham

Nacque nel villaggio di Ockham, nel Surrey, intorno al 1288. Detto il Venerabilis Inceptor venerabile principiante, ma anche Doctor Invincibilis, entrò nellordine francescano in giovane età, studiò allUniversità di Oxford fra il 1307 e il 1318, intraprendendo linsegnamento, in seguito, nella medesima università.

Nel 1324 ad Avignone fu accusato di eresia dal Cancelliere delluniversità di Oxford, John Lutterell, che aveva estratto una lista di cinquantasei articoli dal Commento alle Sentenze ; il pontefice Giovanni XXII nominò una commissione dinchiesta composta da sei membri che esaminò cinquantuno sue enunciazioni teologiche.

Dopo un primo rapporto, giudicato non abbastanza severo, ne fu redatto un secondo nel quale 7 articoli furono condannati come eretici, 37 dichiarati falsi, 4 ritenuti ambigui o temerari o ridicoli, 3 non censurati.

Nonostante questo giudizio la condanna formale da parte di Papa Giovanni XXII, per motivi sconosciuti, non fu mai pronunciata.

Ad Avignone, dove soggiornò per quattro anni, conobbe Michele da Cesena, il ministro generale dellordine francescano, che condivideva con lui lidea che le comunità cristiane potessero avere in uso dei beni ma mai possederli, secondo la dottrina della povertà evangelica, unidea radicale contraria a quanto sosteneva il papato.

Di conseguenza, per evitare la "reprimenda" del papa, nel maggio 1328 Guglielmo si ritirò a Pisa, dove entrò al seguito dellimperatore Ludovico il Bavaro al cui fianco si era schierato nella controversia tra lImpero e il Papato.

Lì arrivò la scomunica da parte del papa, dopo la quale Guglielmo decise di seguire limperatore andando con lui a Monaco di Baviera, seguito anche da Michele da Cesena, con il quale continuò la polemica contro la Chiesa. Morto limperatore e il generale francescano, Guglielmo morì nel 1347

La lettera di Papa Clemente VI dell8 giugno 1349 che autorizza Il Ministro Generale dellOrdine dei Frati Minori eletto nel Capitolo di Verona del giugno 1348 in sostituzione di Michele da Cesena a concedere il perdono a "Guilelmus de Anglia" non si riferisce a Guglielmo di Occam, ma ad un suo compagno che restituì il sigillo dellOrdine e si sottomise allautorità papale.

                                     

1. Il pensiero

Guglielmo, nella disputa tra papa, imperatore e i nuovi poteri delle monarchie nazionali e delle città, che si ponevano spesso allo stesso livello dei poteri "universalistici" di papa e imperatore, si oppose sia alle tesi ierocratiche di Bonifacio VIII, sia a quelle della laicità dello Stato di Marsilio da Padova. Secondo lui autorità religiosa e civile dovevano essere nettamente separate perché finalizzate a scopi diversi, così come diversi erano i campi della fede e della ragione.

Occam è convinto dellindipendenza di fede e ragione e porta alle estreme conseguenze quella linea di pensiero che aveva già perseguito Duns Scoto; ovvero le verità di fede non sono per nulla evidenti e la ragione non le può indagare; solo la fede, dono gratuito di Dio, può illuminarle; ma se tra Dio ed il mondo non possiamo porre alcun legame, se non la pura volontà di Dio, ne consegue che lunica conoscenza è la conoscenza dellindividuo. Se la conoscenza non è universale ma dellindividuo, ne consegue:

  • crollano i sistemi aristotelici e tomisti;
  • la Scolastica volge davvero al tramonto: uno dei pilastri era infatti lindagine razionale della fede, istanza che Occam nega.
  • si negano i concetti di sostanza;
  • svolta nominalista nella disputa sugli universali;
  • la conoscenza è solo empirica;
  • non ha senso parlare di "potenza" e "atto" ;

Al suo nome si è ispirato Umberto Eco per il personaggio Guglielmo da Baskerville, protagonista del romanzo Il nome della rosa.

                                     

1.1. Il pensiero Etica e teologia

Centro del pensiero di Occam è il volontarismo, la concezione secondo cui Dio non avrebbe creato il mondo per "intelletto e volontà" come direbbe Tommaso dAquino, ma per sola volontà e dunque in modo arbitrario, secondo la sua imperscrutabile volontà, senza né regole né leggi, che ne limiterebbero, secondo Occam, la libertà dazione.

Ne consegue che anche lessere umano è del tutto libero, e solo questa libertà può fondare la moralità delluomo, i cui meriti o demeriti non possono in alcun modo influenzare la libertà di Dio. La salvezza delluomo non è quindi frutto della predestinazione, né delle opere delluomo; è soltanto la volontà di Dio che determina, in modo del tutto inconoscibile, il destino del singolo essere umano. Questa posizione di Occam, che riprende e porta alle estreme conseguenze la concezione volontaristica già propria di Duns Scoto, anticipa per alcuni aspetti la riforma protestante di Martin Lutero; conseguenza del pensiero di Occam, infatti, è la negazione del ruolo di mediazione fra Dio e luomo che la Chiesa si è attribuita.

Il papa è fallibile e non può attribuirsi alcun potere, né temporale, né spirituale, giacché la sola possibilità per luomo di salvarsi deriva dalla grazia divina. Nel Dialogus sostenne come limperatore fosse superiore alle leggi, ma sottoposto al proprio popolo, il quale, nel caso in cui egli non rispettasse il principio dellequità naturale era autorizzato a disubbidirgli. La delega che il popolo dava allimperatore nellesercitare il potere era quindi vincolata al suo buon operato e non assoluta.

Con Marsilio da Padova queste tesi furono tra i fondamenti del potere statale inteso in senso moderno.

                                     

1.2. Il pensiero Il rasoio di Occam

Sulla base di questa premesse, Occam applica il tradizionale principio medievale di semplicità della natura per eliminare tutto ciò che contrasta col volontarismo: vanno quindi superati, perché superflui e astratti, concetti come "essenza" e "legge naturale". Si tratta dellapplicazione del principio economico delleliminazione dei concetti superflui per spiegare una realtà intesa volontaristicamente: è mediante questo procedimento, sinteticamente definito il rasoio di Occam, che lintelletto umano può e deve liberarsi di tutte quelle astrazioni che erano state ideate dalla scolastica medievale.

Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora, ma anche sebbene non reperibile in tale forma negli scritti di Occam entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem, sono le massime che costituiscono lespressione lapidaria del cosiddetto rasoio di Occam che riassume, semplificando il concetto al massimo, il principio del valore della spiegazione più semplice, che infine si riduce al primato dellindividuo, come unica realtà su cui poggia tutto il sistema della conoscenza.



                                     

1.3. Il pensiero Disputa sugli universali

Coerente con la conclusione soprariportata entia non sunt multiplicanda è anche la sua posizione nella disputa sugli universali, allinterno della quale è considerato il più importante esponente piuttosto del terminismo che del concettualismo e del nominalismo, dottrina contrapposta al tomismo e allo scotismo.

Applicando la dottrina della suppositio, secondo cui i termini hanno lunico scopo di indicare qualcosa di reale, ma esterno e differente da loro essi cioè sono segni del tutto convenzionali, che stanno in luogo delle cose, Occam conclude che luniversale altro non è che un termine, e quindi la sua unica realtà è nella condivisione universale nelluso di quel certo termine anziché altri ovvero post-rem.

I termini possono essere quindi categorematici, cioè esprimere predicati come uomo e animale, o sincategorematici, cioè utili per svolgere connessioni ad esempio ogni e ciascuno; oppure assoluti, o connotativi; essi in ogni caso sono intentiones, cioè atti intenzionali della coscienza con cui essa adopera un segno per indicare una determinata cosa di cui è accertata lesistenza. Ne consegue la falsità di tutti quei termini che stanno a indicare cose inesistenti; la logica terministica di Occam assume quindi il ruolo, in quanto logica formale, di assicurare la validità delle proposizioni, ma solo la conoscenza empirica potrà poi verificare le stesse alla prova dei fatti e assicurare il collegamento fra i nomi e la realtà cui essi fanno segni.

Allapplicazione rigorosa della logica terministica e dellempirismo consegue la critica di Occam ai concetti di causa e sostanza, elementi basilari della metafisica tradizionale. Anche in questo caso si tratta di termini apparentemente universali, che però stanno in luogo di realtà inesistenti: empiricamente infatti lente consiste di molteplici qualità, ma non è nulla di diverso dalle qualità stesse; non esiste un sostrato, una sostanza, al di fuori di ciò che di quellente si può predicare. Ugualmente, seppure empiricamente ci sembra che una certa successione di fatti ci permetta di concludere lesistenza di una causa distinta dai suoi effetti, in realtà non cè alcuna certezza che questa causa sia unica e universale.

                                     

1.4. Il pensiero La gnoseologia

Nella sua teoria della conoscenza Occam sostiene, ispirandosi a Giovanni Duns Scoto, che si possa parlare di due forme di conoscenza: intuitiva e astrattiva.

La prima può essere:

  • sensibile: perché si rifà allesperienza sensibile;
  • imperfetta: perché si può rifare ad una realtà del passato; la conoscenza intuitiva imperfetta deriva comunque da una esperienza;
  • perfetta: perché si rifà allesperienza, la quale ha sempre per oggetto una realtà attuale e presente;
  • intellettuale: perché lintelletto per formare unopinione sugli oggetti della conoscenza sensibile ha anche bisogno dellintuizione.

La seconda non vuole definire lesistenza o meno di una cosa, poiché essa si limita a dirci come una cosa sia. Inoltre questo tipo di conoscenza deriva dalla conoscenza intuitiva, visto che è impossibile avere una conoscenza astratta di qualcosa se prima non se ne abbia avuta lintuizione.

La realtà, pertanto, secondo Occam, viene conosciuta empiricamente, attraverso la conoscenza intuitiva immediata, mentre gli universali vengono conosciuti attraverso la conoscenza astratta ovvero attraverso la rappresentazione che di essi fa la mente, ma non hanno esistenza reale. Per la sua scarsa fiducia nella ragione umana, e per lesaltazione della conoscenza sensibile, egli si presenta come principale esponente della crisi del pensiero scolastico medievale, caratterizzato, invece, da una grande fiducia nella capacità delluomo di comprendere la realtà mediante luso della facoltà razionale.

                                     

1.5. Il pensiero Il pensiero politico

Il Venerabilis Inceptor viae modernae "venerato iniziatore del nuovo modo di fare filosofia e teologia" ha esteso le proprie concezioni anche alla politica, suo ultimo campo di ricerca. Il suo pensiero era basato su tre grandi principi applicabili sia alla filosofia e alletica, sia alla teologia ed allecclesiologia:

  • contingenza: la situazione come punto di partenza di qualsiasi analisi, giudizio e opzione politici, in luogo di un ordine metafisico prestabilito con il quale misurare la realtà;
  • individualità: non in senso metafisico, bensì intesa come laffermarsi in campo politico dellindividuo imperatore, re o principe con una propria creatività e volontà politiche e sociali, si prospetta lautonomia dell"homo politicus" dall"homo christianus".
  • immediatezza: eliminare le istanze intermedie inutili, se diritto esiste che esso venga rispettato senza ingerenze e che venga garantito da una teoria del potere temporale confacente;

Nel Breviloquium de principatu tyrannico Breve discorso sul governo tirannico, "tyrannicus" è riferito al principato papale irrispettoso dei diritti dellimperatore, i cui poteri sono stati concessi da Dio e non semplicemente permessi. Più precisamente Occam individua due modalità di concessione dei poteri temporali allimpero:

  • per consenso libero e spontaneo dei popoli, in forza dellequità naturale e della potestas constituendi principem ;
  • attraverso la guerra giusta in caso di difesa, di ingiustizia o di crimine, trasformandosi da tirannico in giusto.

Con questo è garantita lautonomia del potere temporale nei confronti di quello spirituale. Sul piano biblico viene più volte ricordato da Occam il fatto che né Gesù, né gli apostoli hanno mai accusato Erode, Ponzio Pilato o Nerone di usurpazione di giurisdizione: Cristo non è venuto per abolire o diminuire i potenti del suo tempo, pur essendo egli stesso re cfr. Gv 18.36.

Non si può concludere con certezza che questo entrare in difesa dei diritti altrui - diritti garantiti dallamore indiscriminato di Dio per tutti gli uomini e tutte le creature, e dalle leggi assiomatiche della libertà, della povertà e della semplicità evangeliche - costituisca il fondamento francescano su cui poggiano le teorie occamiste. Senzaltro esse motivano, però, la sua lotta contro le teorie di una papale "plenitudo potestatis": anche la famosa allegoria sole-papa/luna-imperatore viene contraddetta dal Nostro, il quale, pur ammettendo la contrapposizione maggiore/minore, non concede ai curialisti, difensori della pienezza del potere papale, largomento secondo il quale la luna avrebbe origine dal sole.

  • Diritti dellImpero

AllImpero viene riconosciuta piena autonomia nel campo temporale e Occam lo difende a "penna tratta" dallingerenza del potere spirituale. Alla "plenitudo potestatis" dei curialisti di Avignone viene contrapposta la legge della libertà evangelica, la quale sola basta a legittimare il potere imperiale. Dio stesso già nellAT cfr. Gen 14.22-23, 2 Cron 36.22-23 rispetta i diritti di re e faraoni diritto di proprietà e autorità legittima e concede aiuti e benefici anche agli infedeli cfr. Gen 3.16: validità e liceità del matrimonio fra infedeli. Centrale nellargomentazione occamista è la teoria della concessione per diritto divino e per estensione a tutto il genere umano del dominio comune cfr. Gen 1.27-29 sulle cose inanimate, le piante e gli animali. Questo dominio "in communi" garantisce il diritto alla sopravvivenza e ad una vita dignitosa e può essere ristretto solo in caso di necessità. A questo dominio, a loro volta, sono ancorate due "potestates", o diritti fondamentali:

  • potestas appropriandi res temporales tam rationales, diritto al possesso delle cose;
  • potestas instituendi rectores iurisdictionem habendi, diritto di istituire governanti godenti di giurisdizione.

Vi sono però anche altre concessioni divine quali la vita, la salute, la moglie, i figli e luso della ragione. Come premesso questi diritti sono divini e conferiti a tutti gli uomini, fedeli o infedeli, e quindi inalienabili, "sine necessitate". La clausola di necessità si riferisce sempre a gravi crimini o alla tirannia. Luomo può dunque far uso dei beni temporali a proprio vantaggio e istituire "rectores" che lo governino in base al retto uso della ragione. Su questa concezione del diritto imperiale si fonda la pari dignità dellimpero nei confronti della Chiesa e la loro complementarità nella gestione e salvaguardia, allinterno di unautonomia funzionale, del bene comune temporale e spirituale, scopo di entrambe le istituzioni. Occam non abbraccia però la teoria di un Marsilio da Padova sulla suddivisione dei poteri, bensì vede un impero autosufficiente, ma in relazione con la Chiesa. La Chiesa, quindi, gode unicamente di un diritto casuale non regolare dingerenza per esempio per richiedere da parte dei fedeli il proprio sostentamento; limpero dal canto suo potrà vigilare anche qui però solo per diritto casuale a che la Chiesa svolga la propria missione di salvezza.

  • Il "rasoio politico" di Occam

Lormai famoso rasoio di Occam "Non sunt moltiplicanda entia sine necessitate" non lo troviamo in questa formulazione nei suoi scritti, bensì nella seguente "Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora" si fa inutilmente con molte cose ciò che si può fare con poche cose, più precisa se dalla pura speculazione ci rivolgiamo anche alle sue applicazioni ecclesiologiche o politiche. Occam parte da un profondo rispetto del "dominium in communi" concesso da Dio a tutti gli uomini, dal quale procedono le "potestates" e gli altri diritti di cui sopra. Costruendo le proprie teorie politiche su questa base non ritiene possibile unestensione del potere papale a detrimento di quanto Dio ha concesso agli uomini. Estensione significa moltiplicazione dei privilegi e delle eccezioni, delle leggi e delle istanze intermediarie tra Dio e gli uomini, in modo da poter interferire maggiormente negli affari imperiali. Occam preferisce ai molti i pochi diritti della Chiesa in campo politico e accusa apertamente il papa e i curialisti di quattro eresie:

  • prima eresia: uguagliare il potere petrino a quello divino, permettendo al papa di intromettersi ordinariamente nella gestione dellimpero;
  • seconda eresia: affermare che il papa può comandare quanto Dio chiese ad Abramo Gen 22.2 consegue dalla prima;
  • terza eresia: conferire al papa il potere di istituire nuovi sacramenti;
  • quarta eresia: concedere al papa il diritto di privare i re dei loro regni.

Se il rasoio taglia i poteri papali, rinforza quelli imperiali garantendone lautonomia nei confronti dellarbitrio papale. Occorre dunque correlare di eccezioni il contestatissimo versetto di Mt 16.19 Quodcumque ligaveris super terram, etc. ; infatti questo enunciato, pur essendo stato proferito "generaliter", non possiamo in alcun modo intenderlo "generaliter sine omni exceptione". Le eccezioni o limitazioni al potere papale nei confronti dellImpero sono perlomeno tre, tre nuove incisioni apportate alla "plenitudo potestatis":

  • le libertà concesse ai mortali da Dio e dalla natura cfr. Lc 11.46 e Mt 23.4, eccezione derogabile solo in caso di necessità urgente e utilità manifesta;
  • il "modus nimis onerosus et gravis in ordinando", affinché non risulti impossibile ai sudditi del papa, ciò che era loro possibile nella libertà evangelica.
  • il diritto legittimo dei re, degli imperatori e di altri cfr. Mt 22.21 e Gv 18.36;

Quel "modus nimis onerosus et gravis in ordinando" è la formulazione che troviamo nel Breviloquium de principatu tyrannico e che meglio esprime ciò che qui abbiamo definito "rasoio politico di Occam": rispettare il diritto prestabilito da Dio, limitare il proprio potere allo stretto necessario, trovare le modalità giuste per esprimere il potere legittimo. Si ribadisce comunque il diritto-dovere allobiezione ed alla critica, quando diritti e libertà di terzi vengono calpestati con le parole del Salmo 23, "proiciamus a nobis iugum ipsorum".



                                     

2. Opere

Ledizione di riferimento delle opere filosofiche 7 volumi e teologiche 10 volumi è William of Ockham: Opera philosophica et theologica, a cura di Gedeon Gál et alii, St. Bonaventure, New York, The Saint Bonaventure University Press, 1967–88.

Le opere politiche, tranne il Dialogus, sono state edite in 4 volumi da H. S. Offler et alii, William of Ockham, Manchester, Manchester University Press, voll. 1–3"; Oxford, Oxford University Press, vol. 4, 1940-97. Di seguito sono indicate le opere principali tra parentesi la data di composizione, quando è nota.

                                     

2.1. Opere Filosofia

  • Summa aurea super artem veterem Aristotelis, 1321-24
  • Expositio in librum in librum Perihermenias Aristotelis
  • Expositio in librum Praedicamentorum Aristotelis
  • Expositio in librum Porphyrii de Praedicabilibus
  • Summa logicae c. 1323
  • Expositio super libros Elenchorum
  • Quaestione in libros Physicorum Aristotelis prima del 1324
  • Tractatus de praedestinatione et de prescientia dei respectu futurorum contingentium
  • Brevis summa libri Physicorum 1322-23
  • Expositio in libros Physicorum Aristotelis 1322-24
  • Summula philosophiae naturalis 1319-21
                                     

2.2. Opere Politica

  • Opus nonaginta dierum 1332-34
  • Tractatus contra Johannem 1337-38
  • Breviloquium 1341-42
  • Octo quaestiones de potestate papae 1340-41
  • Epistola ad fratres minores 1334
  • De imperatorum et pontificum potestate 1346-47
  • Consultatio de causa matrimoniali 1341-42
  • Dialogus prima del 1335
                                     

2.3. Opere Scritti di dubbia autenticità

  • Tractatus minor logicae 1340-47
  • Elementarium logicae 1340-47
                                     

2.4. Opere Scritti non autentici

  • Quaestio de relatione
  • Tractatus de principiis theologiae
  • Tractatus de praedicamentis
  • Centiloquium
                                     

2.5. Opere Riferimenti

Il supercomputer Occam del Centro di Competenza sul Calcolo scientifico C3S dellUniversità degli Studi di Torino prende il nome dal principio di problem-solving descritto da Guglielmo di Occam.

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