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ⓘ Santuario di Nostra Signora di Montallegro



Santuario di Nostra Signora di Montallegro
                                     

ⓘ Santuario di Nostra Signora di Montallegro

Il santuario basilica di Nostra Signora di Montallegro è un luogo di culto cattolico situato nella frazione di Montallegro nel comune di Rapallo, nella città metropolitana di Genova. Ledificio è posto su un colle a circa 612 m s.l.m.

Considerato tra i principali santuari mariani del territorio metropolitano genovese e della Liguria, fu edificato dalla popolazione rapallese tra il 1557 e il 1558, assieme allannesso ricovero per pellegrini, dopo lapparizione della Vergine Maria il 2 luglio 1557 al contadino Giovanni Chichizola. Lattuale facciata marmorea è risalente al rifacimento compiuto dallarchitetto milanese Luigi Rovelli nel corso del 1896, ed inaugurata con solenne cerimonia il 21 giugno di quellanno.

La Madonna di Montallegro è la patrona della Città di Rapallo dal 1739, anno in cui venne eletta come santa protettrice della comunità rapallese, del suo capitaneato e delle parrocchie di Santa Margherita Ligure. Tale riconoscimento è riprodotto sullo stemma comunale che riporta, dal 28 novembre 1948, una lettera "M" posta al centro dei due grifoni sorreggenti la corona reale.

Assieme alla Madonna dellOrto - apparsa a Chiavari il 2 luglio 1610 - è compatrona della diocesi di Chiavari, questultima eretta con bolla papale di Leone XIII il 3 dicembre 1892. Linno religioso di Nostra Signora di Montallegro, intitolato Splende in alto, è stato composto e musicato dal maestro e sacerdote Giovanni Battista Campodonico.

                                     

1.1. Storia Lapparizione mariana

Secondo la tradizione locale la Vergine apparve nel primo pomeriggio di venerdì 2 luglio 1557 al contadino Giovanni Chichizola, originario di San Giacomo di Canevale, frazione del comune fontanino di Coreglia Ligure, di ritorno dal mercato ortofrutticolo di Genova. Giunto nellentroterra rapallese, nelle proprietà boschive della famiglia di fazione ghibellina Della Torre, allaltezza del monte Letho conosciuto dai locali come "monte di morte" o "della morte" a causa delle numerose scorribande dei briganti, luomo - affaticato dal lungo viaggio a piedi e stremato dal caldo - si addormentò nei pressi di uno sperone di roccia.

Allimprovviso, fu destato da un bagliore: al contadino apparve una "dama vestita dazzurro e bianco e dallaspetto grazioso e gentile", come testualmente riportò in seguito ai primi popolani e alle autorità civili e religiose accorsi sul monte. La donna pronunziò solo poche parole, che per la comunità cristiana rapallese risuonano ancora vive:

Per dar prova della "miracolosa apparizione", la Madonna lasciò in dono al contadino un quadretto di arte bizantina raffigurante la Dormitio Marie il Transito di Maria Santissima, da donare alla comunità rapallese. Dopo limprovvisa scomparsa della "Bella Signora", sulla stessa roccia in cui era avvenuta lapparizione cominciò inoltre a sgorgare acqua fresca e pura.

Ripresosi dalleccezionale evento religioso, il contadino di Canevale intraprese quindi il sentiero a ritroso per il borgo di Rapallo per annunciare agli abitanti il messaggio affidatogli dalla Vergine Maria, e quindi raccontarne laccaduto. Giunse nella cittadella cercando di attrarre lattenzione dei rapallesi, ma questi, provati dagli scontri tra le fazioni guelfe e ghibelline, inizialmente non considerarono le notizie le parole del contadino che figurò ai loro occhi come un "visionario" o un "esaltato". Il Chichizola, sconsolato e provato dalla situazione di sfiducia, chiese allora di poter conferire con il locale parroco, lunica autorità religiosa che avrebbe potuto credergli.

Ed effettivamente il parroco parve dare credito alle parole del contadino che fu ascoltato e interrogato anche dalle autorità civili della locale podesteria e assieme ad un gruppo di fedeli si recarono presso il presunto luogo dellapparizione dove, di fatto, poterono constatare la presenza del citato quadretto bizantino, vicino allimprovvisa e sgorgante fonte dacqua. Oramai in prossimità della sera, il curato decise di trasportare questa effigie mariana a Rapallo e in un luogo più sicuro, allinterno della basilica dei Santi Gervasio e Protasio. Il mattino seguente, però, la tavoletta fu ritrovata sul monte Letho. Nuovamente il parroco, seguito dal clero e dai reggenti del popolo e autorità si recarono sul luogo dellevento e con cerimonia più solenne e religiosa si trasportò licona nel borgo rapallese, dove fu rinchiusa in un armadietto della parrocchiale. Grande stupore destò, il giorno successivo, la nuova scomparsa del quadretto e il ritrovamento dello stesso sul monte ove, oramai acclamata dalla popolazione e "ufficializzata" dal clero rapallese, limmagine mariana voleva essere conservata e venerata.

Così scrisse in uno dei due verbali redatti il 6 agosto 1558 dal vicario dellarcidiocesi di Genova monsignor Egidio Falceta, questultimo incaricato dallarcivescovo Gerolamo Sauli nei necessari approfondimenti e indagini del caso:

                                     

1.2. Storia Le fasi di edificazione del santuario

Con la diffusione del culto religioso verso la Madonna di Montallegro e licona bizantina si rese ben presto necessaria la costruzione di un adeguato luogo di preghiera e di ricovero per i sempre più numerosi flussi di pellegrini. E fu proprio un ospizio per i viandanti e per il clero a sorgere ancor prima di una chiesa vera e propria, anche se già tra il 1557 e il 1558 fu edificato dagli abitanti un piccolo tempio per la conservazione e lesposizione del quadretto.

I lavori per la costruzione di un nuovo luogo di culto furono avviati nel breve, con il supporto e la manodopera degli stessi rapallesi, diretti dal maestro comacino Tommasino Lagomaggiore, che con non poca fatica per il trasporto dei materiali sul colle completarono la prima versione architettonica del santuario - a navata unica - nel 1559. Parallelamente ci si adoperò nella realizzazione della mulattiera in ciottoli tra la località di San Bartolomeo di Borzoli e il monte Letho, un percorso boschivo in salita lungo circa 4 km.

Al nuovo santuario fu unito con bolla papale di Gregorio XIII del 1572 il soppresso monastero di Valle Christi, ubicato nella frazione rapallese di San Massimo, mentre alla parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio fu affidata definitivamente la gestione del tempio con decreto arcivescovile di monsignor Antonio Maria Sauli dell8 marzo 1589, nonostante la richiesta presentata dalla vicina comunità parrocchiale frazionale di San Maurizio di Monti.

Nel corso della visita apostolica nel 1582 del vescovo di Novara, monsignor Francesco Bossi, si prescrissero alcune modifiche alla chiesa, sollecitate dallo stesso vescovo novarese. Nei lavori si adeguò allampliamento dellaltare, collocando sullo stesso una pietra sacra, più grande, e una maggiore copertura a protezione dalla polvere. Tuttavia, il primo e più sostanzioso ampliamento del santuario venne realizzato nel corso del 1640 che permise, inoltre, la collocazione dei nuovi altari laterali. Il tempio assunse così le sue attuali dimensioni: 25 metri di lunghezza, 11 di larghezza e 12 di altezza.

Nel 1772 fu ampliata la vicina foresteria, mentre al 1867 risale il rinnovamento artistico degli interni della chiesa, sotto la direzione del maestro Descalzo di Chiavari, con laggiunta di nuovi stucchi, lesene e capitelli ad opera dellarchitetto svizzero Pietro Delucchi. Al pittore rapallese Francesco Boero si deve invece la realizzazione dei quattro affreschi nella volta riproducenti gli eventi principali legati al quadretto bizantino, mentre il genovese Nicolò Barabino fu lartefice del grande affresco nel catino dellabside raffigurante l Apparizione di Nostra Signora di Montallegro al Chichizola.

Nel 1882 larchitetto milanese Luigi Rovelli fu il progettista del nuovo altare maggiore, donato dal zoagliese Gianbattista Merello, che fu inglobato assieme alla preesistente ancona, e lo stesso Rovelli realizzò la nuova facciata in stile gotico lombardo completata il 21 giugno 1896 e lattiguo campanile cuspidato alto 30 m nel 1907 e che nel 1946 fu munito delle otto campane. Negli stessi anni fu eseguita la nuova e più ampia scalinata daccesso al piazzale del santuario, poi rivista nel 1982.

Altri lavori di rilevanza architettonica sono stati poi portati a termine nel corso del XX secolo. Tra essi il completamento della strada carrozzabile nel 1932 che in circa 11 km, ricalcando un già accennato percorso per Coreglia Ligure e quindi per la val Fontanabuona attraverso il passo della Crocetta passante per la frazione di San Maurizio di Monti, permette di raggiungere il sito con mezzi motorizzati; la realizzazione delle nuove vetrate policrome 1937-1938; la posa delle quattordici stazioni in ceramica della Via Crucis, nel 1941, lungo il sentiero per il monte Rosa; la nuova casa del Pellegrino nel 1948; le porte in bronzo 1957 e la nuova pavimentazione in ardesia del piazzale tra il 1992 e il 1994.

Dal 20 dicembre 2009 un ascensore a cremagliera collega la sede stradale con il soprastante piazzale del santuario, eliminando, di fatto, le barriere architettoniche presenti che rendevano difficoltoso il raggiungimento delledificio religioso.

                                     

1.3. Storia Altre note storiche

La devozione popolare verso la Madonna di Montallegro fu ben presto tramutata da uno spirito religioso ad un riconoscimento ufficiale e civile della comunità rapallese. Furono ben quindici le adunanze che la Magnifica Comunità di Rapallo convocò nei vari siti religiosi appartenenti alla giurisdizione del capitaneato omonimo, fatta eccezione dei centri di Santa Margherita centro, Portofino e il quartiere di Oltremonte zona della media val Fontanabuona.

Complessivamente 1.922 capi famiglia dei territori parrocchiali di Rapallo, Santa Maria del Campo, San Massimo, San Pietro di Novella, SantAndrea di Foggia, San Martino di Noceto, San Quirico dAssereto, San Maurizio di Monti, San Michele di Pagana, San Giacomo di Corte, San Siro, Zoagli, SantAmbrogio della Costa e Semorile votarono - con soli 6 voti contro - lelezione di Nostra Signora di Montallegro quale protettrice della città e del capitaneato. Ai voti favorevoli si aggiunse il formale assenso del clero rapallese e delle comunità religiose dei monasteri e conventi di SantAgostino, di San Francesco dAssisi, di Santa Chiara di Montefalco e dei frati cappuccini di Santa Margherita Ligure.

Così i componenti della Magnifica Comunità di Rapallo affermarono tale scelta:

Lesito delle riunioni rapallesi furono quindi trasmesse alla conoscenza dellarcivescovo di Genova, frate Nicolò Maria De Franchi, e alla Sacra Congregazione dei Riti di Roma nel corso dei primi mesi del 1739. E il 14 giugno dello stesso anno da Roma arrivò lufficializzazione del patronato con lesposizione del decreto presso la parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio e, in copia, sulla porta principale del santuario.

Ora patrona della comunità rapallese e dei borghi assoggettati al capitaneato, il 27 luglio 1767 licona bizantina fu incoronata "Regina", aggiungendo alla sommità del quadretto un serto doro, con solenne cerimonia religiosa e civile da parte del delegato del Capitolo di San Pietro in Roma, monsignor Andrea Doria. In occasione dellevento il pontefice Clemente XIII concesse ai pellegrini recanti al santuario - che fu aggregato alla romana basilica di Santa Maria Maggiore - lindulgenza plenaria.



                                     

1.4. Storia Visitatori del santuario

Tra le personalità religiose che visitarono il santuario - eretto in Basilica minore con decreto papale del 5 agosto 1942 da Pio XII - sono documentate le presenze del cardinale genovese Stefano Durazzo il 26 maggio 1638, di san Francesco di Sales nel 1591, di Brigida Morello nel 1639, di san Leonardo da Porto Maurizio, di santAntonio Maria Gianelli, di san Francesco Maria da Camporosso, dellarcivescovo di Genova Tommaso Reggio nel 1845, di santAgostino Roscelli, di san Giovanni Bosco, del cardinale Andrea Carlo Ferrari nel 1907, e dellallora cardinale Giuseppe Roncalli - futuro papa Giovanni XXIII - che celebrò la Santa Messa Pontificale il 2 ottobre del 1922.

Nelle giornate del 1 e del 2 luglio 2007, in occasione del 450º anniversario dellapparizione mariana di Montallegro, il santuario ha ricevuto inoltre la visita del Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e dellarcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, questultimo presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Le due visite possono considerarsi storiche poiché è la prima volta nella storia documentata del santuario che un cardinale di Stato e un presidente della CEI salgono sul colle rapallese per far visita alledificio religioso.

Altra cerimonia storica si è svolta il 28 luglio 2008 quando, per la prima volta, al santuario è stato celebrato un matrimonio con rito ortodosso.

                                     

1.5. Storia I presunti miracoli attribuiti alla Vergine

La credenza locale, tramandata per via orale, vuole che numerosi fatti storici accaduti a Rapallo siano legati a "interventi miracolistici" della Madonna di Montallegro. Tra i miracoli citati maggiormente vi è quello della liberazione del borgo rapallese dalla peste nel XVII secolo e dal colera nel corso dellOttocento.

La peste aveva invaso il territorio del Tigullio e della Repubblica di Genova scatenando morte nellintero continente europeo. Nella regione ligure furono calcolate in circa 100.000 le vittime accertate, gran parte delle quali a Genova, capitale marittima e commerciale dellepoca. Secondo fonti locali nel borgo di Rapallo non si registrò nessun decesso a causa della peste: questa circostanza fu vista dagli abitanti del luogo come primo miracolo della Vergine Maria verso la città. La parte laica della città ha, per contro, sempre sottolineato come parte del merito dello scampato pericolo andasse riconosciuta allallora podestà il quale, isolando di fatto con un super cordone sanitario il borgo marinaro dal resto della regione, salvò in qualche modo la cittadina dallepidemia. Ad ogni modo, il consiglio comunale decise il 29 maggio del 1657 di salire al santuario in processione, voto fatto dalla comunità che ancora ogni anno viene adempiuto dalle autorità comunali, e donando alla Madonna una tavola argentea.

Durante lepidemia del colera del 1835 il consiglio comunale, presieduto dal sindaco Francesco Maria Pino Della Cella, simpegnò nuovamente con la "protettrice della città" chiedendo ad essa la liberazione dal morbo in cambio di una nuova tavola in argento da donare al santuario a mo di ringraziamento e lo stanziamento di 5.000 lire piemontesi per il rifacimento della facciata dello stesso. Scampato il pericolo, la mattina del 23 maggio 1836 le autorità comunali, del clero e singoli cittadini - che una stima del notaio rapallese Michele Norero indicò in 5.000 persone - presso il santuario di Montallegro sciolsero il voto fatto lanno prima e donarono alla chiesa una riproduzione argentea del borgo di Rapallo su disegno del pittore Tomaso Castello. Lanno successivo, il 16 marzo, lo stesso consiglio cittadino fece dono di una seconda tavoletta dargento riproducente lo stemma civico e il quadretto bizantino portato poi in processione, il 5 luglio, nellormai annuale appuntamento dello scioglimento del voto da parte del Comune.

Altri racconti paesani tramandano ancora il salvataggio di Rapallo da parte della Vergine durante il bombardamento degli Alleati del 28 luglio 1944. Fino a quel momento la città era stata relativamente risparmiata dal conflitto mondiale - rispetto a località vicine come Recco e Zoagli, pressoché rase al suolo per il bombardamento dei locali ponti ferroviari - anche se alcune bombe caddero a ridosso della basilica dei Santi Gervasio e Protasio, demolendo lala orientale della struttura e facendo perire due persone.

Quando gli aerei si avvicinarono nuovamente alla città, la paura di un nuovo pesante bombardamento scatenò il panico generale tra la popolazione. Iniziò loffensiva aerea e grappoli di bombe furono sganciate dalla formazione ma, invece delle spaventose detonazioni, i rapallesi udirono un rumore sordo e videro colonne dacqua alzarsi dal mare: tutti i bombardieri avevano sbagliato mira, a causa di una semplice folata di vento improvvisa. Alcune bombe caddero pure tra le case del borgo, ma non esplosero. Levento richiamò subito tra i fedeli la figura della Madonna di Montallegro che, nuovamente e secondo la tradizione religiosa, intervenne a salvare la città.

                                     

2.1. Descrizione La chiesa

Linterno del santuario, rinnovato ed ampliato principalmente nel 1640, si presenta ad unica navata con quattro altare laterali, più il maggiore dove è conservato ed esposto alla venerazione dei fedeli il quadretto bizantino, collocato definitivamente nel 1743 in un barocco padiglione dargento donato dal nobile Tomaso Noce.

Nel primo altare della parte destra è presente la tela della Visitazione di Giovanni Battista Carlone; al secondo altare il crocifisso in marmo bianco di Francesco Schiaffino. Nel secondo altare della parte sinistra è conservato il dipinto dell Annunciazione della scuola del Carlone e al primo altare la Pietà di Luca Cambiaso.

Le affrescature le decorazioni pittoriche della volta e del catino dellabside sono state eseguite, rispettivamente, dai pittori Francesco Boero di Rapallo - con la raffigurazione, in quattro parti, degli avvenimenti storici e "miracolistici" legati alla figura dellicona bizantina - e del genovese Nicolò Barabino che sopra laltare maggiore opera ottocentesca di Luigi Rovelli rappresentò la scena dellapparizione mariana al contadino Giovanni Chichizola.

Lorgano, del 1907, è stato costruito dalla ditta Inzoli di Crema.

Il campanile è dotato di 8 campane In DO3, fuse dalla premiata fonderia Capanni di Castelnovo ne Monti Re nel 1946.



                                     

2.2. Descrizione La cappella di San Giuseppe e la penitenzieria

Limprovvisa fonte dacqua sgorgante dalla roccia è conservata, nella sua originale posizione, presso la cappella di San Giuseppe. Tale spazio religioso è stato ricavato sul lato sinistro del santuario, inaugurato il 19 marzo 1966 con solenne cerimonia. Allinterno sono presenti quadri, fotografie ed ex voto donati dalle persone che si dicono "miracolosamente" guarite dalla Madonna di Montallegro.

La penitenzieria venne eretta nel 1788, ricavata nellala destra del santuario, ed intitolata a santOlcese Ursicino e ai santi Gervasio e Protasio. Le pareti del locale sono tappezzate dagli ex voto e dalle lapidi e iscrizioni poste dopo le visite cardinalizie e delle altre personalità di rilievo.

                                     

2.3. Descrizione Il quadretto bizantino

Il quadretto bizantino conservato nel santuario raffigura il transito in cielo della Vergine. Nellicona, dipinta su una tavoletta in legno di pioppo cm 18x15, è rappresentata la Santissima Trinità e lanima della Madonna che sale al cielo al momento della morte. Secondo il credo cristiano, tale icona è conservata presso il santuario per volere della stessa Madonna.

Attorno a tale quadretto si sono moltiplicate nel tempo diverse leggende popolari riguardanti misteriose sparizioni e riapparizioni dello stesso. Oltre liniziale evento del 1557, un altro episodio curioso si verificò nel 1574. Una nave proveniente dalla Repubblica di Ragusa, guidata dal capitano Nicola de Allegretis, venne colta da tempesta lungo le coste delle Cinque Terre. Il capitano si appellò allora a Dio, facendo voto di recarsi al più vicino santuario qualora fosse scampato allimminente tragedia.

La nave riuscì ad approdare lungo le coste di Rapallo, con lintero equipaggio sano e salvo; secondo la promessa fatta, tutto il gruppo si recò quindi al locale santuario di Montallegro per ringraziare la Madonna. Arrivati al tempio i membri dellequipaggio riconobbero sullaltare il quadretto bizantino che, secondo le loro testimonianze, scomparve dalla loro chiesa anni prima. Ne conseguì linevitabile accusa di furto ai rapallesi e limmediata richiesta di restituzione dellicona che, dopo la sentenza favorevole del tribunale della Repubblica di Genova, dovette essere consegnata nelle mani del capitano.

La nave ripartì da lì a poco dal golfo, con lorgoglio del capitano per aver ritrovato lantica reliquia, ma a poche miglia da Rapallo la scoperta: il quadretto era scomparso dalla cabina e sulla nave non vi era traccia del reperto. Limbarcazione fece allora ritorno verso la costa rapallese e, saliti nuovamente a Montallegro, i marinai poterono ammirare, con stupore, che il quadretto si trovava al suo posto sullaltare maggiore, così come lo trovarono nella prima visita. Ovviamente si tratta di una leggenda di sapore popolare-religioso tramandata oralmente nei secoli: tuttavia al santuario un ex voto, deposto da un tale Nicola de Allegretis è veramente conservato come ex voto raguseo.

Da quella data il quadretto non ha lasciato più il luogo sacro, così come richiesto dalla Madonna. Eccezion fatta, comè ovvio, per le processioni in occasione delle festività patronali dei primi tre giorni di luglio. In occasione del 450º anniversario dellapparizione mariana - nel 2007 - licona bizantina ha lasciato il santuario per recarsi, per la prima volta nella storia del santuario, nelle parrocchie della diocesi di Chiavari facenti parte dellantico capitaneato di Rapallo 1608-1797.

Fu a partire dal 1688 che grazie allopera dello scultore Antonio Floradi di Piacenza la venerata immagine venne incisa nel rame e quindi riproducibile nelle stampe che ne susseguirono. E proprio in tale anno lo storico rapallese Antonio Molfino, con laumentare della devozione popolare di questa icona, che assieme alla raffigurazione classica dellapparizione mariana venne poi ripresa in molte decorazioni pittoriche delle case del centro di Rapallo, citò in un suo scritto:

                                     

2.4. Descrizione Gli ex voto

Allinterno del santuario e degli altri spazi annessi numerosa è la presenza degli ex voto, delle testimonianze scritte o semplici disegni donati per presunte grazie ricevute dalla Vergine apparsa sul colle di Montallegro. Il primo fu donato al santuario nel 1571 dal capitano rapallese Agostino Canevale per essersi salvato nella celebre Battaglia di Lepanto contro i Turchi; di tale donazione non rimane però traccia in quanto rubato dai soldati francesi durante la napoleonica dominazione di fine Settecento e inizio Ottocento.

Al 1574 risale lex voto del capitano Nicolò de Allegretis - una piastra dargento avente le dimensioni di 43 x 39 cm denominato e conosciuto come "lex voto del raguseo" - che proprio in viaggio da Ragusa, in Dalmazia, colpito da un fortunale trovò rifugio nel golfo rapallese. Così reca liscrizione:

Il primo voto della comunità rapallese fu donato al santuario nel 1657 primo centenario dellapparizione per aver salvato la città dalla furia della peste. La piastra argentea 56.8 x 51.7 cm raffigura una Rapallo della seconda metà del XVIII secolo, dal molo di Langano la zona portuale alla torre dei Da Vigo, con una buona rappresentazione delle antiche case del borgo storico lungo la marina, la porta delle Saline e il medievale ponte sul torrente San Francesco. Oltre a ritrarre il vecchio percorso del torrente Boate deviato poi verso la foce nella prima metà dellOttocento, da questa lamina si può notare lantica e pressoché originaria struttura del cinquecentesco castello sul mare e del santuario stesso facendo dellopera, oltreché ad un valore religioso, unimportante testimonianza visiva della "Rapallo seicentesca".

Il secondo riconoscimento fu conferito dalla Repubblica di Genova e dalla popolazione di Rapallo il 2 luglio 1747 dopo gli scontri genovesi contro gli austro-sardi nella guerra di successione austriaca. La lamina dargento sbalzato opera dellincisore genovese Luxardi e avente le dimensioni di 53.9 x 38.7 cm rappresenta un settecentesco borgo rapallese, con un preciso dettaglio della città compresa tra la foce del San Francesco e il monastero delle Clarisse.

Altra raffigurazione della costa rapallese, del periodo ottocentesco, è visibile dalla terza lamina dargento che lamministrazione civica donò alla Madonna di Montallegro dopo la presunta liberazione dal colera. Leffigie 62 x 45 cm, oltre ad un panorama della cittadina dal porto di Langano, riporta pure la nuova strada carrozzabile per Santa Margherita Ligure che nel 1823 fu costruita dopo la deviazione del torrente Boate.

Tra i voti conservati anche quello della regina Margherita di Savoia donato al santuario il 30 gennaio 1905, per commemorare il marito defunto re Umberto di Savoia, ucciso a Monza nel 1900 da un anarchico.

Accanto alla chiesa, in un locale dove le suore vendono oggetti religiosi e libri, è appeso al soffitto un coccodrillo impagliato lungo tre metri. Si tratterebbe dello strano omaggio di un comandante rapallese reduce dallAmazzonia, che qui lo portò quasi tre secoli addietro.

                                     

2.5. Descrizione La cassa argentea

La prima cassa argentea venne costruita da un orefice genovese su commissione dei "massari" della basilica dei Santi Gervasio e Protasio nel 1698. Era costituita da una fedele riproduzione del quadretto bizantino, su un piedistallo, circondata dalle immagini di Nostra Signora del Rosario, dei santi Gervasio e Protasio, san Biagio e santErasmo. Per lopera vennero impiegate più di 350 once dargento per una spesa complessiva di 1.750 lire genovesi.

Il 22 marzo 1779 si aggiunse alla cassa licona della Vergine, circondata da angeli sorreggenti la corona soprastante la riproduzione della rupe miracolosa, mentre nel 1782 prese posto sullarca anche lo stemma comunale, sempre in argento.

Durante loccupazione austriaca di Rapallo nel 1799 che qui costituì un governo provvisorio locale larca argentea venne prelevata dal santuario con lintento di fonderne loro e largento in forza allImpero austriaco. I rapallesi, tuttavia, riuscirono a riscattare lintera arca con una spesa di 4.126 lire, cancellandone però lo stemma comunale per disposizioni di un apposito decreto austriaco.

Fu restaurata ulteriormente nel 1838 con la ricopertura in argento dei nuovi componenti, salvaguardando con magistrale cura gli elementi realizzati in precedenza. Il costo fu notevole, 20.097 lire piemontesi, ma grazie allimpegno dei sei sestieri cittadini furono reperiti facilmente e velocemente i soldi necessari.

La corona doro indossata dalla Vergine, del 1844, è il dono delle maestre del pizzo e del tombolo rapallese; il valore delloggetto fu stimato in 1.400 lire piemontesi.



                                     

3.1. Le festività patronali Le "Feste di luglio"

Le feste dedicate alla patrona - a Rapallo conosciute come "feste di luglio" - si svolgono in tre giorni, l1, il 2 e il 3 luglio, giorni nei quali i sei sestieri cittadini danno vita a spettacoli pirotecnici notturni. Ogni anno, a rotazione, viene scelto un sestiere cui affidare il compito di rendere onore alla Madonna, specie nel celebre "Panegirico di mezzogiorno".

La mattina del 1º luglio, alle 8 in punto, i due sestieri estratti a sorte con colpi fragorosi detti reciammi nel gergo locale, i "richiami", effettuati da mortaretti liguri, salutano la "messa in cassa" ossia quando la statua doro e argento di Nostra Signora di Montallegro viene posta sullarca argentea e quindi esposta ai fedeli e alle autorità allinterno della basilica dei Santi Gervasio e Protasio. Allo stesso tempo, dalle stabilite postazioni sul lungomare i restanti quattro sestieri salutano con ventun colpi di mascoli per rendere il loro "saluto".

Di sera, dopo i vari saluti dei sestieri detti sparatine, i fuochi dartificio illuminano lo specchio acqueo rapallese. In attesa dello spettacolo pirotecnico che nelle tre sere vede la partecipazione di due sestieri per volta vengono posizionati in mare i lumini o i cosiddetti lumetti rapallini piccoli oggetti cilindrici in carta resistente contenenti un lumino di cera acceso.

Il giorno seguente, anniversario dellapparizione, a mezzogiorno il sestiere di turno organizza il cosiddetto "Panegirico". Sulla pedonale del lungomare Vittorio Veneto si posizionano un gran numero di mortaretti che giunti allaltezza del monumento a Cristoforo Colombo, nella zona del Lido verso la foce del torrente Boate, un gran fragore a Rapallo è detto u ramadan accompagna lo spettacolo finale.

Particolarmente suggestiva è la serata conclusiva del festeggiamenti, il 3 luglio, quando una lunga processione composta dai portatori di Cristi e dallarca argentea con la Madonna di Montallegro attraversa il centro cittadino e il lungomare. Di particolare resa spettacolare è infine lo scenografico "incendio" del castello sul mare, ovviamente simulato e dal valore prettamente simbolico, per il quale si utilizzano fumogeni rossi e fuochi che si aprono a cascata sul mare.

                                     

3.2. Le festività patronali I mascoli

Luso dei mascoli o mortaretti liguri, ovvero cannoncini riempiti con polvere da sparo, è documentato dal 1619. Nel Tigullio e nel Golfo Paradiso sono "sopravvissuti" solo nelle zone prossime a Rapallo e a Recco a causa delle forti limitazioni imposte dalle forze dellordine.

Il mascolo non è equiparabile e non è equiparato ad un comune fuoco artificiale: il suo funzionamento è intrinsecamente più sicuro anche se meno spettacolare. Il mortaretto, infatti, non si solleva dal suolo e non lancia nulla verso lalto se non un piccolo tappo di segatura, produce un semplice colpo a terra e viene acceso secondo tecniche e rituali vecchi di 400 anni.

Il mortaretto ligure è dunque il vero "cuore antico" delle manifestazioni pirotecniche di questa zona del levante genovese: ove la pirotecnica commerciale vive nel rispetto dellantica pirotecnica culturale e popolare.

                                     

4.1. Laccesso al santuario Strada

Il santuario è raggiungibile dal centro di Rapallo dalla carrozzabile che nel 1932 fu completata per un percorso stradale di circa 10 km. Il percorso iniziale, che parte dal quartiere popolare di via Betti, ricalca la strada provinciale 58 della Crocetta che costeggiando il torrente San Francesco, e superando labitato frazionario di San Maurizio di Monti, collega la costa fino al bivio del passo della Crocetta e proseguendo lungo la strada panoramica fino al piazzale del santuario.

                                     

4.2. Laccesso al santuario Mulattiere

Altre e storici accessi al santuario sono assicurati fin dai tempi antichi dalle varie mulattiere che permettono di raggiungere il sito da Rapallo, incamminandosi lungo la cosiddetta "salita del Pellegrino" presso la chiesetta di San Bartolomeo di Borzoli, e dalle località di Uscio, Cicagna, Zoagli e Chiavari utilizzando i passi e valichi lungo la dorsale rapallese.

Lungo la mulattiera che sale per il monte Rosa 694 m sono collocate le quattordici stazioni della Via Crucis, benedette il 3 maggio 1942 da monsignor Amedeo Casabona, vescovo di Chiavari.

La strada che porta alla "Casa del Pellegrino", molto più agevole della prima, permette di raggiungere la costa chiavarese, addentrandosi lungo il bosco e la fitta vegetazione. Nel percorso pedonale si snodano le edicole dei quindici misteri del Rosario, pannelli in bronzo creati dallo scultore rapallese Italo Primi, inaugurati e benedetti tra il 1957 e il 1958.

                                     

4.3. Laccesso al santuario Mezzi di trasporto

Oltre ad un apposito servizio di trasporto pubblico autobus dal capolinea di Rapallo, vi è la possibilità di salire al santuario con la funivia inaugurata nel 1934, aperta quasi tutto lanno e restaurata negli anni duemila con i più moderni sistemi di sicurezza. La corsa dura allincirca 7-8 minuti e durante il tragitto pregevole è la panoramica vista che spazia sul golfo di Rapallo e delle insenature di Santa Margherita Ligure e Portofino.

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Pino - logical board game which is based on tactics and strategy. In general this is a remix of chess, checkers and corners. The game develops imagination, concentration, teaches how to solve tasks, plan their own actions and of course to think logically. It does not matter how much pieces you have, the main thing is how they are placement!

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