Топ-100
Indietro

ⓘ Teodicea




Teodicea
                                     

ⓘ Teodicea

La teodicea è una branca della teologia che studia il rapporto tra la giustizia di Dio e la presenza nel mondo del male; per tale motivo, è anche indicata come teologia naturale e, nel XIX secolo limitatamente alla cultura francese, come teologia razionale.

                                     

1. Origine del termine

Il termine "teodicea" fu coniato dal filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz, che lo usò come titolo dellopera Essais de Théodicée sur la bonté de Dieu, la liberté de lhomme et lorigine du mal Saggi di teodicea sulla bontà di Dio, la libertà delluomo e lorigine del male, redatta nel 1705 ma pubblicata, senza lindicazione dellautore, ad Amsterdam nel 1710. Il suo significato etimologico deriva dai lemmi greci théos dio e díke giustizia, ovvero "dottrina della giustizia di Dio". Leibniz, tuttavia, utilizza il termine "teodicea" come significato generale per indicare la dottrina sulla "giustificazione di Dio per il male presente nel creato". Il filosofo tedesco intraprese questi saggi dopo la lettura critica del Dictionnaire historique et critique Dizionario storico e critico del filosofo francese Pierre Bayle 1647-1706, pubblicato a Rotterdam nel 1697. Nella sua opera, Leibniz attribuisce il male del mondo alla libertà offerta da Dio alle sue creature, dimostrando, a suo dire, come la prescienza divina sia conciliabile con la libertà umana.

                                     

2. La concezione del male nella cultura babilonese

È nel II millennio a.C. che appare limportante opera religiosa e mitologica babilonese Enûma Eliš, nella quale il dio Marduk, grazie al dio della giustizia An, guardiano delle leggi divine, viene messo sul trono. Emerge quindi l ilūtu, lessenza degli dei che si accompagna a ellu la loro luminosità, il loro splendore. Marduk, divinità della famiglia Hammurabi, prende il posto del dio Enlil e, nel racconto epico-religioso, corrisponde alla vittoria dellordine-bene-luce sul caos-male-oscurità. Dal dio Ea, su indicazione di Marduk, verrà creato il primo uomo, affinché questi possa servire gli dei con le sue offerte rituali. Da notare che luomo viene plasmato con le ossa ed il sangue di Kingu. In questo racconto religioso, il bene emerge da un indistinto primordiale di bene-male e che il male sia tra i più antichi esseri e che "lOrigine delle cose sia talmente al di là del bene e del male da generare ad un tempo il principio tardivo dellordine, Marduk, le figure tardive del mostruoso e che essa debba essere distrutta e superata in quanto origine cieca."

                                     

3.1. La teodicea nella cultura ebraica Il libro di Giobbe

Giobbe è un uomo devoto a Dio, un uomo giusto, che non ha mai fatto male a nessuno. Improvvisamente, delle catastrofi sconvolgono la vita di Giobbe: egli perde tutti i suoi beni materiali, i suoi figli vengono uccisi, il suo corpo si ricopre di piaghe. Per Giobbe, queste disgrazie sono ancora più dolorose, proprio perché rendono indecifrabile la legge divina: nascono così le sue domande, prima fra tutte la seguente, rivolta a Dio: "È forse bene per te opprimermi, disprezzare l’opera delle tue mani e favorire i progetti dei malvagi?". Tale domanda è solo una della lunga serie di quesiti che nascono dalla considerazione dellesistenza del male nel mondo: comè compatibile lesistenza di Dio e la sua bontà intrinseca con il male nel mondo, sia esso fisico, metafisico o morale?

                                     

3.2. La teodicea nella cultura ebraica Giustizia retributiva

Tra gli amici accorsi al capezzale dove Giobbe si trovava, il primo a intervenire è Elifaz. Per tentare di "giustificare" quanto è appena accaduto, lamico rievoca un principio teologico della religione ebraica, la giustizia retributiva: come il benessere e la felicità sono il premio che Dio assegna ai giusti, così la sofferenza è la punizione inflitta agli ingiusti e questo avviene non nellaldilà, ma nella vita terrena. Dunque, sostiene Elifaz, la sofferenza di Giobbe è il segno che egli ha peccato, per cui Dio lo sta punendo. Quindi viene anticipata una tendenza classica della teodicea: il male fisico è la conseguenza del male morale, ossia la punizione che Dio manda agli uomini per i loro peccati.

La reazione di Giobbe, tuttavia, è esattamente in direzione opposta alle parole dellamico, il cui atteggiamento insincero sarà condannato da Dio alla fine del libro:

Ciò dimostra che, effettivamente, il principio della giustizia retributiva limitato esclusivamente alla vita terrena non è valido.



                                     

3.3. La teodicea nella cultura ebraica La sofferenza degli innocenti

Le parole di Giobbe risultano comprensibili alla luce di quanto detto: egli, mentre è in preda ad atroci dolori, si sente dire proprio dallamico che tale sofferenza "se lè meritata"; Giobbe, invece, sa di essere innocente, infatti egli è il simbolo della sofferenza innocente. Invano gli amici si ostineranno nel ricercare un peccato nella vita di Giobbe che possa giustificare quanto è accaduto. Non cè una risposta unilaterale di fronte alla sofferenza degli innocenti: ognuno può assumere diverse posizioni, ma è possibile ricondurle o quantomeno confrontarle a quattro possibili reazioni.

                                     

3.4. La teodicea nella cultura ebraica Le possibili reazioni

È un dato di fatto che nel mondo molti innocenti soffrono e molti malvagi prosperano. Essenzialmente, si può reagire in quattro modi diversi:

  • Si possono chiudere gli occhi, fingere dignorarlo ed attenersi al principio di giustizia retributiva originale cioè non esteso alla vita ultraterrena. È quello che fanno gli amici di Giobbe, sostenendo Elifaz. Tale atteggiamento insincero sarà condannato da Dio alla fine del libro, perché dimostra che essi non sono pronti a vivere fino in fondo la loro fede, non osano "metterla alla prova" e farle sopportare il contrasto dellesperienza.
  • Si può interpretare questo fatto come prova che Dio non esiste: la distribuzione nel mondo della felicità e della sofferenza non è operata da una giustizia divina, ma è casuale, insensata, oppure corrisponde a logiche costituite nella natura e nella società umana concetto ben rappresentato da Dostoevskij con la figura di Ivan ne I fratelli Karamazov. È questo un punto di vista ateo.
  • Infine, si può optare per una teologia diversa, estendendo la giustizia retributiva alla vita ultraterrena oppure invocando lincommensurabilità della sapienza di Dio e limperscrutabilità del suo volere il Deus absconditus di 45, 15, presente sia nella teologia negativa che nella teologia dialettica di Karl Barth.
  • Si può concepire una divinità indifferente deus otiosus alle vicende umane, che si chiude nella sua perfezione. Questa era una prospettiva autorevole nel mondo greco antico: il primo motore immobile di Aristotele e gli dei di Epicuro ne sono un classico esempio. Invece nel libro di Giobbe una simile posizione è, come la seconda, inammissibile, in quanto il monoteismo ebraico ma anche cristiano e islamico si fonda sulla figura di un Dio creatore del mondo che se ne prende cura.

Nessuna di queste vie è aperta per Giobbe. Egli, infatti, non può dimenticare le atroci sofferenze che ha patito, ma è fermamente convinto dellesistenza di Dio, del suo amore per gli uomini e della sua giustizia. Giobbe, quindi, chiama in causa Dio:



                                     

3.5. La teodicea nella cultura ebraica La sofferenza come prova

Il solo fra gli amici di Giobbe in grado di dire qualcosa di nuovo è Elihu, il più giovane di essi. La sua posizione è diversa, perché dissocia la sofferenza dalla colpa: Jahvè fa soffrire gli uomini per spingerli verso la salvezza. La sofferenza è una prova a cui Dio sottopone luomo con fine salvifico. Il discorso di Elihu si distacca, quindi, sia da Giobbe che dagli altri tre amici, sostenitori di Elifaz.

È dal discorso di Elihu che nasce la teodicea, poiché il giovane amico di Giobbe tenta di giustificare la "condotta" di Dio. Come Elihu, tutti i filosofi ed i teologi della teodicea cercheranno di dare una spiegazione razionale alla presenza del male nel mondo.

                                     

3.6. La teodicea nella cultura ebraica Conclusione del libro

Alla fine del libro, Dio si manifesterà a Giobbe con la magnificenza di unepifania tra le nubi, una vera e propria teofania. Lo annichilirà mostrandogli la sterminata potenza della creazione e lo rimprovererà per aver preteso di capire cose troppo più grandi di lui. Jahvè, però, riconoscerà a Giobbe la sua vera fede e per questo lo premierà.

Un vero e proprio lieto fine, indubbiamente. Ma Dio non spiega esattamente a Giobbe il perché di tutta la sofferenza che gli ha inflitto: il perché è, quindi, il problema allorigine della teodicea. Lintero libro di Giobbe, in senso lato, rappresenta una domanda esistenziale che si pone luomo quando è afflitto dal dolore senza cause razionali: perché il male?

                                     

4.1. La teodicea nella cultura cristiana La teodicea agostiniana

Un protagonista della teodicea è Agostino dIppona, che tra il IV e il V secolo elaborò le basi della teodicea cristiana. La domanda di fondo che si pone il filosofo, da cui scaturiscono tutte le altre affermazioni, è: quid est malum? Agostino distingue il male in tre categorie:

  • male morale - il peccato
  • male ontologico - la creaturalità
  • male fisico - il dolore

Dopo aver esaminato il male, Agostino fa una scelta drastica: non nega la presenza del male nel mondo, ma ne nega lessenza.

                                     

4.2. La teodicea nella cultura cristiana Il male come non-essere

Questo è lesordio dellopera di Agostino, De natura boni La natura del bene che concepisce il male come non-essere: il male non ha una realtà sua propria, ma è solo la mancanza, lassenza del bene. Luomo, infatti, percepisce il male come la diminuzione o il corrompersi del bene. Il concetto stesso di male coincide con il non-essere, proprio in quanto di per sé non esiste, ma esiste solo se relazionato con il bene.

Agostino affronta, in seguito, il problema del male relativo alle nature corruttibili: non esistendo il male in sé, una natura corruttibile può essere malvagia? La risposta è no, perché una natura corruttibile, in quanto tale, può essere soggetta a una diminuzione o ad un aumento del bene, quindi solo ad una corruzione, che corrisponde al concetto agostiniano di male.

                                     

4.3. La teodicea nella cultura cristiana Confutazione del manicheismo

Le affermazioni poste allinizio dellopera di Agostino sopracitata, De natura boni, costituiscono la confutazione del manicheismo, che Agostino conosceva in modo approfondito, essendo stato, per un certo periodo di tempo, un manicheo. Secondo i manichei, il bene e il male o meglio, la Luce le Tenebre sono entrambi reali in quanto derivano dallazione di due potenze divine distinte e contrapposte, luna buona laltra malvagia, che si contendono il dominio del mondo. Negando la presenza del male fra le cose terrene, Agostino elimina il presupposto di fondo del dualismo manicheo: se il male non è qualcosa di altro dal bene, ma solo una sua interna limitazione, allora non è necessario ricondurlo a una divinità altra dalla divinità del bene. Bisognerà ammettere, invece, che esiste un Dio unico e onnipotente, il solo principio del bene. Tutte le cose terrene, essendo state create da lui, sono dei beni; ma in quanto hanno una natura diversa dalla sua, sono dei beni limitati, cioè corruttibili: il male è la manifestazione della loro corruttibilità.

Secondo Agostino, il carattere limitato e corruttibile dei beni terreni non è un difetto della creazione divina, ma un segno della sua perfezione. Quel carattere genera, infatti, una varietà di beni e una gradazione tra di essi, rendendo il mondo più ricco e completo. Le limitazioni ai beni terreni quelle che noi chiamiamo mali sono, quindi, come tinte scure nel quadro della Creazione: contribuiscono anchesse alla sua armonia dinsieme. Secondo il neoplatonismo, che ha avuto una notevole influenza sul pensiero agostiniano, il male viene dalla materia, perché questa è lultima emanazione divina, quindi anche la più lontana dalla fonte dellUno. Infatti, già nel Timeo di Platone la materia era presentata come lelemento che si oppone, con una "resistenza passiva", allazione benefica del demiurgo. Ma per SantAgostino la materia è buona in quanto è creata da Dio, pertanto non può essere il principio del male.

Dopo aver trattato sulla materia informe cioè amorfa, il filosofo analizza la materia che possiede una forma: comè legato il concetto di forma a quello di materia? la capacità di ricevere forme è un bene? Agostino risponde a entrambe le domande attraverso una serie di rapide deduzioni logiche, che implicano la definizione stessa di materia ne definisce i rapporti con le forme.



                                     

4.4. La teodicea nella cultura cristiana Il male morale

Se tutte le cose del mondo sono beni provenienti da Dio, come si fa a desiderare il male? Agostino risponde rievocando il concetto di male morale, che si identifica con il peccato: ma, allora, perché sono possibili la colpa ed il peccato? Per il santo, essi sono possibili perché ci sono differenze tra i beni terreni, alcuni sono migliori di altri, ma soprattutto perché i beni terreni sono limitati cioè soggetti alla decadenza e alla corruzione e in quanto tali inferiori al Bene supremo, Dio. Il male morale consiste, quindi, nellanteporre i beni inferiori ai beni superiori, ovvero nel rivolgere la volontà verso i beni terreni, distogliendola dal Bene supremo. Rinunciare ai beni migliori: è questo, per Agostino, il peccato.

Arrivato a questo punto, Agostino conferisce una nuova chiave di lettura al testo biblico della Genesi, in particolare allepisodio del "frutto proibito": se è vero quanto detto prima, anche lalbero proibito è, di per sé, buono? Sì, è la salda risposta di Agostino: il male, infatti, lha commesso luomo nel cogliere la mela dallalbero, non Dio nel piantare lalbero. È luomo che, peccando di superbia, ha anteposto ciò che era inferiore lalbero proibito a ciò che era superiore.

Il peccato delluomo nel cogliere la "mela proibita", quindi, ha diverse sfaccettature:

  • È un peccato di superbia, perché luomo, tentato da Satana sotto forma di serpente, si è lasciato convincere che mangiando la mela sarebbe diventato come Dio, se non perfino superiore. Il diavolo, ovviamente, agisce in direzione opposta a quella di Dio: illude luomo di poter raggiungere la perfezione assoluta solo con lausilio dei beni inferiori, cioè lo induce nel preferire i beni inferiori a quelli superiori, in modo da farlo cadere nel peccato.
  • È un peccato che sovverte lordine della creazione, proprio perché antepone i beni materiali inferiori ai beni divini superiori.
  • È innanzitutto un peccato di disubbidienza, perché trasgredisce il comando del Creatore, che era stato imposto per aiutare luomo a discernere le cose migliori da quelle inferiori.

Continuando la lettura di Agostino, il santo precisa quanto detto rapportandolo allanima razionale concetto platonico, definendone la natura in rapporto alla divinità. In seguito, esplicita la differenza che intercorre tra lapparente malvagità della natura e latto che compie luomo, che costituisce il vero male. Ciò costituisce il fulcro dellopera agostiniana, nonché il superamento della vecchia concezione di peccato associata alla natura malvagia: il male sta nel cattivo uso dei beni divini; un uso proibito e punito da Dio, perché anteponendo il peggio al meglio sovverte lordine della creazione.

                                     

4.5. La teodicea nella cultura cristiana La punizione: strumento di redenzione

Per SantAgostino, la punizione divina ristabilisce lordine della creazione, ovvero lordine imposto da Dio. Inoltre, infliggendo ai peccatori la pena della sofferenza, li mette in condizione di apprezzare la differenza tra il bene e il male e così di redimersi.

È opportuno precisare che linterpretazione di questo passo, che è posto come dischiusura del fulcro dellopera, è stata oggetto di discussione fino alletà moderna. Tuttavia, è opinione comune tra i filosofi sia credenti che atei che tale passo costituisce lestensione del principio di giustizia retributiva originale invocato da Elifaz nel libro di Giobbe alla vita ultraterrena: Agostino plasma il principio di giustizia retributiva cristiano, secondo quanto afferma la dottrina ufficiale. I malvagi e i rei, che hanno peccato contro Dio e contro il prossimo, saranno puniti nellInferno, mentre coloro che hanno vissuto rettamente e virtuosamente la propria vita, dedicandosi al bene e anelando alla santità, saranno ricompensati in Paradiso. È da precisare che Agostino non condanna indiscriminatamente tutti i peccatori nonostante definisca lumanità massa damnationis: infatti, luomo ha uno strumento per redimersi e quindi per scontare il male: la conversione. Nella vita quotidiana, Dio richiama luomo attraverso la punizione, che diventa essa stessa un mezzo per redimersi.

                                     

4.6. La teodicea nella cultura cristiana Le conseguenze della teodicea agostiniana

La teodicea proposta da SantAgostino costituisce uno spartiacque nella storia della teodicea e, in generale, nel problema del male: o il male coincide con il non-essere quindi non esiste in sé oppure il male è il timore del male, ovvero ha una natura diversa ed opposta a quella del bene quindi esiste in sé. Il filosofo cristiano elabora la sua teodicea proprio tenendo conto della domanda di partenza che cosè il male? e opta per la prima soluzione, oggi nota come "teoria della non-sostanzialità del male". Tale teoria fu oggetto di discussione dal Medio Evo fino alletà moderna, in particolare fino al filosofo Immanuel Kant, che ne costituisce il "superamento". È da precisare che Kant non esclude a priori la possibilità che il male coincida con il non essere.

                                     

4.7. La teodicea nella cultura cristiana Lantiteodicea

Lantiteodicea è una corrente filosofica che si delineò fin dallinizio come opposta alla teodicea ufficiale: lantiteodicea ha il medesimo obiettivo della teodicea. Tuttavia, rispetto a questultima, presenta una visione "laica" della realtà. Lesponente di spicco dellantiteodicea è il filosofo Pierre Bayle 1647 - 1706, che alla fine del XVII secolo pubblicò il Dizionario storico-critico, la sua opera più interessante riguardo al problema del male. Bayle parte proprio dalla frase di Agostino per avviare la sua opera: il santo aveva elaborato una teodicea basandosi sulla non-sostanzialità del male, Bayle si pone come obiettivo quello di realizzare una teodicea che si basi sulla seconda opzione, ovvero sulla sostanzialità del male. La frase di Agostino assilla la mente del filosofo, che sinterroga continuamente su cosa sia il male, sulla sua esistenza e sul grande interrogativo del libro di Giobbe.

                                     

4.8. La teodicea nella cultura cristiana Levidenza del male

Bayle era fermamente convinto dellimpossibilità per la teologia razionale di pervenire a verità universali. Il problema del male era, in questo senso, lesempio più chiaro: come si può stabilire lorigine del male se si è incerti persino su cosa esso sia? Bayle, per rispondere alla domanda quid est malum?, prende la seconda via indicata da SantAgostino: afferma lesistenza del male, elaborando la teoria della sostanzialità del male. Bayle ribadisce, seguendo Agostino, che il male metafisico coincide con il non-essere e che il male morale è frutto del libero arbitrio, senza il quale luomo è incapace di compiere opere buone. Tuttavia, lesperienza mostra, in modo evidente, la consistenza del male nella sofferenza degli uomini: Bayle si distacca da SantAgostino sulla questione del male fisico.

Fin dalle prime pagine del Dizionario, Bayle espone il suo pensiero sulla teodicea, sottolineando il suo distacco dalla teodicea agostiniana. Al passo citato, segue lesposizione di una visione prettamente laica della realtà, che evidenzia le prove empiriche dellesistenza del male.

Stando così le cose, come si conciliano la realtà del male e la bontà divina? Bayle sinterroga, per rispondere alla domanda, sulla validità del manicheismo e dapprincipio accoglie le ragioni dei manichei, secondo i quali la realtà del male si può spiegare solo con lazione di una divinità malvagia. Successivamente, ritorna sui suoi passi, ripudia il manicheismo confermandone lerrore metodologico già evidenziato da Agostino e tenta di dare una nuova spiegazione allesistenza del male.

                                     

4.9. La teodicea nella cultura cristiana La sofferenza come punizione

Dinanzi a queste domande, secondo Bayle, lunica risposta della teodicea cristiana è quella che interpreta la sofferenza come punizione che Dio infligge agli uomini per i loro peccati. Bayle rappresenta la sua risposta in un dialogo immaginario tra Melisso, un filosofo della scuola eleatica che interpreta il ruolo di portavoce della teodicea cristiana, e Zoroastro, il mitico precursore del dualismo manicheo, portavoce del pensiero dellautore del "Dizionario".

Una risposta "bella e solida", concede ironicamente Bayle, che però non regge allurto delle obiezioni di Zoroastro, il quale osserva che fra gli attributi divini vè anche lonniscienza. Dio sapeva che luomo avrebbe fatto un cattivo uso del libero arbitrio o, quantomeno, era conscio della possibilità che accadesse, quindi:

Questa considerazione, obietterà Leibniz, spiana la strada allateismo più che alla vera fede.

In definitiva, con Bayle ci si trova davanti alla smentita dellesistenza di Dio sulla base dun nuovo concetto di Bene: quello preventivo.

                                     

4.10. La teodicea nella cultura cristiana Lesempio della buona madre

In unaltra voce del "Dizionario", il concetto dellinconciliabilità dellonniscienza divina con il libero arbitrio viene ribadito con un esempio che fece scandalo.

La questione si pone, dunque, in questi termini: la teodicea cristiana fa derivare la sofferenza umana dalla giustizia divina, e separa in un certo senso la giustizia dalla bontà divina. La bontà starebbe nel dono del libero arbitrio, la giustizia nel punire il cattivo uso che gli uomini ne hanno fatto. Ma, secondo Zoroastro/Bayle, non può essere così: infatti, basta notare che fra gli attributi divini vi sono anche lonnipotenza e lonniscienza. Dio, quindi, sapeva che luomo avrebbe peccato e che per questo avrebbe dovuto punirlo e quindi farlo soffrire. Dio aveva il potere dimpedire che questo accadesse, ma non lha impedito: perché? Per non togliere alluomo il dono del libero arbitrio?

La conclusione di Bayle, di fronte a tali domande, è limpossibilità di risalire per via razionale allidea di un Dio unico, che sia insieme il creatore e il benefattore delluomo. Leibniz osserverà che tale conclusione non è compatibile con il Cristianesimo, ma è più consona allateismo, di cui Bayle fu accusato proprio da coloro che professavano il suo stesso credo religioso, ovvero gli Ugonotti.

                                     
  • La teodicea agostiniana, che prende il nome dal filosofo e teologo Agostino di Ippona IV - V secolo è una teodicea cristiana concepita per rispondere
  • La teodicea ireneana è una teodicea cristiana concepita per rispondere al problema del male e come tale, essa è concepita per dimostrare l esistenza di
  • Con il titolo moderno di Teodicea babilonese si indica, a partire da Wilfred G. Lambert che lo ha utilizzato nel 1960, un testo redatto in lingua accadica
  • della teodicea su members.aon.at. indice e prologo della edizione italiana del libro: La bontà di Dio e il male del mondo: il problema della teodicea EffeElle
  • sollevato nei confronti delle teodicee è che, se una teodicea fosse vera, vanificherebbe del tutto la moralità. Se una teodicea fosse vera, allora tutti gli
  • moderno, ma anche semplicemente come anteriore ad esso Ancor prima, la teodicea poneva la questione dell origine del male negli stessi termini, ontologici
  • La colonna e il fondamento della Verità. Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere Столп и утверждение истины, Stolp i utverždenie istiny è l opera
  • con la ragione e con la scienza, l esistenza e il significato del male teodicea il rapporto tra la fede cristiana e le altre religioni. Giuseppe Ruggieri
  • occupò soprattutto di Filosofia del Linguaggio, Filosofia del Diritto e Teodicea Oltre all importanza di Aristotele, altri riferimenti critici del suo
  • dell umanità garantito da Dio era stata espressa da Leibniz nella suoi Saggi di teodicea del 1710: Concezione ribadita nel 1714 con i Principi della natura e della
  • dell invecchiamento precoce il libro tratta della sofferenza umana, Dio e teodicea Ha scritto inoltre numerose opere di teologia e commentari biblici. Conquering

Anche gli utenti hanno cercato:

teodicea autore, teodicea eschilo, teodicea virgilio,

...
...
...