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ⓘ Dinar



Dinar
                                     

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Il valore della moneta sarebbe, in base al quantitativo doro contenuto, equivalente a 159.298925 €, se assumiamo il valore delloro a 22k a US$ 1411 per oncia. Nonostante questo, la grande scarsezza doro dellEtà Media farebbe aumentare notevolmente il suo valore in termini di potere dacquisto.

                                     

1. Dīnār storico

Secondo le disposizioni islamiche il dīnār doveva pesare esattamente 4.25 grammi doro a 22 k, con un titolo aureo cioè pari a 0.917. Sulla scorta del valore del dīnār, il dirham argenteo doveva essere di 2.97 grammi di argento puro. Una leggenda del tutto desunta di fondamento vuole che il Califfo ʿUmar ibn al-Khattāb reg. 634-644 d.C. avesse stabilito unesatta relazione fra le due monete, con un rapporto di 7:10, per cui cioè 7 dīnār dovevano essere equivalenti a 10 dirham. Ibn Khaldun, che scriveva in periodo hafside, riporta nella sua Muqaddima "Introduzione" al suo libro Kitāb al-ʿibar la tradizione che vuole come riferimento il mithqāl, fissando per esso il peso di 20 carati qīrāt siriani, ognuno dei quali equivaleva a 0.2125 grammi, semplificando il valore assai più complesso da calcolare del qīrāt detà preislamica.

La realtà è che, per tutta la prima epoca califfale, la Umma islamica non batteva monete e ci si contentava per gli scambi economici di usare le monete coniate dai Bizantini e dai Sasanidi oltre alle monete a suo tempo coniate dagli Himyariti, i neo-Sabei cioè, che reggevano le contrade meridionali della Penisola Arabica. Si ricorreva anche alla polvere doro alcune miniere erano presenti in Arabia, controllate dalla tribù dei B. Tamīm ma, in linea di massima, le spettanze per lesercito e i funzionari statali, così come le imposte versate dai sudditi "protetti" dhimmi o dagli stessi musulmani con il pagamento dellimposta coranica della zakat, erano pagate in beni di natura. Il "senno di poi" degli storici islamici che scrissero le loro opere solo a partire dal II secolo del calendario islamico fece loro parlare - ma del tutto inappropriatamente - di dīnār e dirham, nel senso di far loro equiparare le cifre da essi indicate al valore che al momento della redazione della loro opera storica avevano tali monete.

Il vero artefice della monetazione islamica fu il califfo omayyade ʿAbd al-Malik ibn Marwān che dette un formidabile impulso alla riforma della sua amministrazione, ordinando tra laltro il conio duna moneta "nazionale". Come riferimento, non a caso, fu presa la moneta aurea bizantina del δηνάριον lat. denarius, diventato equivalente del νόμισμα χρυσοῦν denarius aureus, e quella argentea persiana-sasanide della drahm. Una moneta di rame di minor conto, il fals, non fu altro che ladattamento del bizantino follis. Nel 691, dalla zecca parola che deriva dallarabo dār al-sikka, "sede del conio" califfale, uscì la prima moneta che non altro che un adattamento della moneta bizantina del basileus Eraclio, cui era stato eliminato il braccio corto della croce di S. Giovanni Battista, spacciando la figura così risultante di un uomo che impugnava unapparente asta, come quella del califfo stesso che impugnava una lancia, aggiungendovi poche scritte epigrafiche in arabo. Cinque anni dopo il califfo impose che la moneta fosse totalmente epigrafica, secondo un modello che sarà reiterato nel mondo islamico nei secoli a venire, facendo comparire il solo tawhīd attestazione di fede in Dio e nella missione profetica di Muhammad, il nome del califfo al momento al potere e lanno dellEgira in cui il conio era avvenuto talora anche il nome della città in cui la moneta era stata battuta.

Il valore del dīnār rimase identico fino al X secolo, malgrado oscillazioni dipendenti dalla situazione economica delle singole aree islamiche.

In Africa del Nord e in al-Andalus fu battuto anche il mezzo dīnār e il terzo di dīnār e in queste stesse aree, specie sotto la dominazione dei Fatimidi, a dimostrazione duna crisi delloro, si crearono e usarono monete vitree, mentre i loro predecessori Aghlabidi avevano coniato il quarto di dīnār rubʿ, introdotto anche in Sicilia, in cui però esso fu chiamato tarì lett. "fresco".

                                     

2. Stato Islamico

Nel novembre 2014 lo Stato Islamico SI ha annunciato su Internet la restaurazione del classico dīnār nei territori sotto il controllo del "Califfato" da esso proclamato in parti dellIraq occidentale e della Siria orientale. Da notare però che il classico dīnār era in oro, mentre la moneta argentea era il dirham, di forma e peso differenti dalle immagini mostrate sul Web e che, alla prima decade di dicembre del 2014, nessuna moneta dellautoproclamato "Califfato" è mai stata verificata e saggiata concretamente.

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