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ⓘ Scomunica ai comunisti



Scomunica ai comunisti
                                     

ⓘ Scomunica ai comunisti

La scomunica ai comunisti è il nome con cui è conosciuto a livello popolare un decreto della Congregazione del SantUffizio pubblicato il 1º luglio 1949. Approvato da Papa Pio XII, il decreto dichiarava illecita, a detta della Congregazione, liscrizione al Partito Comunista Italiano, nonché ogni forma di appoggio ad esso. La Congregazione dichiarava inoltre che coloro che professavano la dottrina comunista erano da ritenere apostati, quindi incorrevano nella scomunica.

                                     

1. Contesto storico

Secondo Giuseppe Ruggieri, il decreto non è di facile interpretazione, essendo stati secretati gli atti relativi, e non essendo note né le motivazioni né le fasi della preparazione. La Chiesa cattolica fin da prima del decreto condannava il comunismo; la novità giuridica e il senso storico del decreto consistevano nella condanna ulteriore di chi si iscriveva al partito o collaborava con esso, anche non condividendone lideologia. Infatti a quei tempi, anche per venire incontro alle esigenze di alcuni cattolici vicini o aderenti ad esso, il Partito Comunista Italiano non richiedeva ladesione allideologia del materialismo dialettico, ma solo una generica adesione al programma del partito. Sempre secondo Ruggieri, il decreto comporta comunque che il comunismo viene configurato come apostasia della fede cattolica e non come semplice movimento sovversivo.

                                     

2. I manifestini del 1949

Nelle parrocchie dItalia il decreto del SantUffizio venne reso pubblico attraverso la stampa e laffissione di manifesti Un esempio di questi manifesti è il seguente:

I manifestini ebbero leffetto di divulgare il contenuto del decreto a tutti i fedeli, ma va notato che i manifestini non avevano sempre lo stesso contenuto, e che talvolta omettevano dettagli significativi. In particolare, spesso era omessa la specificazione che gli atti dovevano essere compiuti consapevolmente e liberamente ; la presenza di questi avverbi rendeva lapplicazione del decreto in particolare, la liceità dellammissione ai Sacramenti dipendente dalla valutazione del sacerdote. In tal senso si esprimerà nel 1961 il cardinale Lercaro:

Inoltre, mentre il decreto non menziona esplicitamente il voto elettorale al PCI, fra gli atti da considerare illeciti, alcuni manifestini diocesani ad esempio, quello di Piacenza si esprimono esplicitamente in tal senso, anticipando così il Dubium di cui si tratta nella prossima sezione.

                                     

3. Il "dubbio" del 1959

La stessa congregazione del SantUffizio pubblicò dieci anni più tardi, il 4 aprile 1959, un decreto confermato da Giovanni XXIII Dubium, con lo scopo di chiarire il senso e la portata del precedente decreto, aggiornandolo alle mutate condizioni politiche. Anche questo breve testo è scritto in latino; questa è una sua traduzione integrale:

                                     

4. Aspetti giuridici e arco temporale di validità

Non si tratta, formalmente, di una scomunica data dalla Santa Sede di propria iniziativa, ma della dichiarazione ufficiale che i cristiani che professano, difendono e propagano la dottrina comunista si trovano ipso facto in situazione di scomunica, perché aderendo ad una filosofia materialistica e anticristiana sono diventati apostati.

Taluni ritengono che tale dichiarazione, modificata in alcune sue parti nel 1966 durante il pontificato di Paolo VI, sia di fatto decaduta tacitamente con il Concilio Vaticano II, sebbene non vi sia al riguardo alcuna nota ufficiale della Santa Sede e sebbene il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes condanni le dottrine atee e materialiste.

                                     

5. Reazioni e conseguenze

Il decreto scatenò fortissime polemiche con i comunisti italiani, con i laici in generale e con alcuni movimenti cattolici che si erano avvicinati al PCI. Anche negli ambienti diplomatici vaticani furono espresse perplessità, quanto meno sulle modalità dellemanazione del decreto senza nessuna preparazione precedente. Anche molte cancellerie internazionali si dimostrarono perplesse.

A detta di Giuseppe Ruggieri, sul piano pastorale in molti casi il decreto ebbe conseguenze disastrose, al punto che una dichiarazione del SantUffizio dell11 agosto 1949 precisava che il matrimonio non era da considerarsi incluso fra i Sacramenti che non potevano essere somministrati.

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