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ⓘ Iconografia di Gesù



Iconografia di Gesù
                                     

ⓘ Iconografia di Gesù

L iconografia di Gesù, cioè il modo di rappresentare la figura di Cristo nellarte sacra, ha raggiunto una forma stabile e ben definita dopo i primi secoli del Cristianesimo.

                                     

1.1. Storia Le più antiche raffigurazioni cristiane

I Vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento non descrivono laspetto fisico di Gesù: per gli ebrei la raffigurazione di Dio era proibita, sotto pena di castigo. Per i pagani le immagini di divinità erano adorate come divinità esse stesse.

Ma col passare del tempo si è sentito necessario avere una raffigurazione del Cristo.

Dal II al IV secolo le testimonianze scritte lo descrivono in maniera contrastante. In particolare nel III secolo Gesù viene ritratto in ambienti gnostici e sincretisti assieme ad altri filosofi.

Nei primi secoli del cristianesimo non si hanno rappresentazioni dirette di Gesù, ma piuttosto simboli o immagini allegoriche, come il pesce il cui nome greco ichthys è lacronimo delle parole: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore, il Buon Pastore con al collo una pecorella, il Basileus, il Maestro lo stesso Orfeo derivato dalla tradizione classica.

Con la progressiva secolarizzazione del culto cristiano nuova religione dellimpero si diffondono rappresentazioni dirette di Gesù.

Alcuni Padri, soprattutto quelli greci, dichiararono che limmagine di Gesù doveva essere brutta, poiché in Isaia il Figlio dellUomo è un vile servo. Il Salmista diceva invece 45.2 che era bello, di aspetto più bello di tutti i figli degli uomini. Ma la sua bellezza doveva essere divina, e non umana. Dunque san Giustino negò a Gesù di avere un bellaspetto. Clemente Alessandrino lo descrive con un viso deforme. Eusebio di Cesarea lo dipinge deforme di corpo. Per i padri latini invece egli era bello e piacevole.

Nel periodo tardo antico, con la secolarizzazione del culto cristiano e il distacco dalla tradizione ebraica, si diffondono rappresentazioni dirette di Gesù, raffigurato come giovane imberbe fino al VI secolo; entro il IV secolo compare anche il Gesù barbuto e con i capelli lunghi, che diventerà la sua raffigurazione canonica. Le due rappresentazioni coesistono fino al VI secolo.

Successivamente il Gesù imberbe scompare dalloriente mentre appare ancora talvolta nellarte carolingia e romanica. Laffermarsi dellimmagine barbuta venne influenzata dallaffermarsi di immagini ritenute autentiche, come il Mandylion di Edessa/Costantinopoli, che alcuni identificano con la Sindone, o come lAcheropita di Roma documentata dallVIII secolo. In età bizantina liconografia di Gesù viene codificata rigorosamente, anche a seguito della disputa sulliconoclastia.

Da allora in poi Gesù adulto viene costantemente raffigurato con i capelli lunghi e la barba uneccezione degna di nota è il Giudizio universale di Michelangelo nella Cappella Sistina.

Se al principio ci furono problemi etici sulla rappresentazione del volto di Cristo, più tardi prevalsero le esigenze estetiche dei vari popoli, nei quali Gesù venne rappresentato con caratteri etnici variabili.

                                     

1.2. Storia Letà bizantina

Letà bizantina vede la fissazione delliconografia cristiana: nellAlto Medioevo la tradizione bizantina avrà una fortissima autorità anche in Occidente. La principale raffigurazione bizantina di Gesù è quella del Cristo Pantocratore, cioè "sovrano di tutto", che lo mostra in abiti regali e atteggiamento maestoso e severo.

Unaltra raffigurazione è la cosiddetta imago pietatis, che raffigura Gesù morto in posizione eretta, visibile dalla vita in su fuori dal sepolcro, gli occhi chiusi le mani incrociate sul ventre. La somiglianza di questa singolare posizione con quella della Sindone ha portato alcuni a supporre che questa raffigurazione sia stata direttamente ispirata da essa, il che ne rafforzerebbe lidentificazione col Mandylion, ma anche la possibilità che limmagine della sindone sia ispirata proprio a queste raffigurazioni.

Tra lVIII e il IX secolo si diffonde in Oriente la dottrina iconoclasta, i cui sostenitori affermano che non è lecito raffigurare Cristo. Tale posizione viene infine respinta come eretica: il II Concilio di Nicea 787 afferma che si possono e si debbono esporre le immagini dipinte, a mosaico o simili, del nostro Signore e Dio ". Nel frattempo, però, molte immagini sacre sono state distrutte. La disputa sulliconoclastia ha come effetto anche quello di portare a una rigida codificazione della pittura di icone e su parete.

                                     

1.3. Storia Tardo Medioevo e Rinascimento

A partire da Giotto liconografia occidentale inizia a distaccarsi dai canoni di quella orientale, in direzione soprattutto di un maggiore realismo anche con la scoperta della prospettiva e dinamismo, in contrasto con la staticità delle figure bizantine. Giorgio Vasari afferma che Giotto "tradusse la pittura dal greco al latino".

Ma la più forte rottura fra Oriente e Occidente ha luogo nel Rinascimento. In questepoca la figura di Gesù si laicizza e diventa il prototipo delluomo perfetto. Tale visione ha il suo massimo esponente in Michelangelo, che però si concentrò anche sulla rappresentazione di Cristo morto nelle pietà. Da notare che il mezzo espressivo prediletto era la scultura su marmo, cioè una forma darte non tradizionale per la figurazione cristiana, più legata alla pittura.

Le rappresentazioni di Gesù più diffuse nellambito della Riforma protestante hanno di solito un carattere didascalico, mentre prevalgono in ambito cattolico, dopo il concilio di Trento, le rappresentazioni classicheggianti e patetiche al tempo stesso. Grande fortuna avranno ad esempio le raffigurazioni di Guido Reni di Cristo coronato di spine. Del resto, liconografia della Crocifissione è, per mole della produzione e qualità, argomento che merita una trattazione separata.



                                     

2. Aspetto fisico di Gesù

Non si conosce con certezza laspetto fisico di Gesù. Né i Vangeli, né gli altri scritti del Nuovo Testamento, né altri documenti depoca lo descrivono, neppure sommariamente. Solo nella lettera di Publio Lentulo supposto predecessore di Ponzio Pilato vi è una descrizione del suo profilo fisico, ma tale lettera è generalmente ritenuta un falso medievale.

Secondo quanti ritengono che la Sindone di Torino sia lautentico lenzuolo funebre di Gesù, il suo aspetto sarebbe fedelmente riportato nella particolareggiata immagine umana impressa sul telo: essa ci mostra un uomo muscoloso, di statura medio-alta, con i capelli lunghi e la barba. Questa è anche limmagine con cui Gesù viene tradizionalmente rappresentato.

Alcuni studiosi sostengono tuttavia che, in base alle usanze ebraiche dellepoca, Gesù non poteva portare i capelli lunghi. A supporto di questa tesi si cita un passo di san Paolo Prima Lettera ai Corinzi 11.7-16 che definisce "indecoroso" lasciarsi crescere i capelli. Inoltre, poiché Giuda lo baciò per farlo riconoscere, si presume che Gesù fosse una persona come tante altre, senza caratteristiche fisiche di spicco. Daltra parte, si deve tener conto della tradizione del nazireato, in cui si faceva voto di lasciarsi crescere i capelli, e delle usanze ebraiche relative al comandamento che ingiungeva: "Non taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, né spunterai gli orli della tua barba." Levitico 19:27. Da notare comunque che la tradizione dei "capelli lunghi" viene tuttora osservata con luso dei "payot" da parte di alcuni uomini e ragazzi delle comunità religiose ebraiche ortodosse, secondo la succitata interpretazione dellingiunzione biblica contro la rasatura degli "angoli" in tondo della propria testa.

                                     

3.1. Canoni di raffigurazione Gesù adulto

La raffigurazione canonica di Gesù adulto lo mostra con i capelli lunghi e la barba, di solito castani, talvolta biondi. I capelli sono sciolti o legati a coda di cavallo. In genere indossa una veste lunga fino ai piedi la "tunica senza cuciture" citata in Giovanni 19.23-24 e a volte un mantello; fanno eccezione le raffigurazioni del suo battesimo e dei diversi momenti della Passione, in cui è spogliato, con solo uno straccio che gli copre i fianchi, e quelle della Resurrezione, in cui è di solito avvolto in un lenzuolo bianco drappeggiato in modo da lasciare visibile la piaga del costato. Propria di Gesù inoltre è laureola nella quale è inscritta una croce.

                                     

3.2. Canoni di raffigurazione Gesù bambino

Sono frequenti nellarte sacra anche le rappresentazioni di Gesù bambino; è diffusissima soprattutto la figura della Madonna col Bambino. In genere è raffigurato neonato avvolto in fasce vedi Luca 2.7;2.12, oppure in età di due-tre anni in piedi o seduto sulle ginocchia di Maria, o ancora durante lallattamento Madonna del latte. Limmagine chiamata Gesù Bambino di Praga invece lo ritrae in piedi e vestito con abiti regali. Anche alcuni santi, in particolare san Giuseppe e santAntonio di Padova, sono di solito raffigurati con Gesù bambino in braccio.

                                     

3.3. Canoni di raffigurazione Raffigurazioni particolari

Tra i vari momenti della vita di Gesù, i più rappresentati sono la Crocefissione, la Resurrezione e la deposizione dalla croce: questultima si esprime nelle forme della Pietà Gesù morto tra le braccia di Maria e del Compianto sul Cristo morto.

Altre raffigurazioni dellarte occidentale sono quella del "Sacro Cuore", dove il Cuore di Gesù è visibile sul petto, e quella della Divina Misericordia, in cui due fasci di luce, uno rosso e uno bianco, si irradiano dal petto di Gesù a simboleggiare il Sangue e lacqua fluiti dal Suo costato cfr. Giovanni 19.34.

Nellarte orientale, invece, la raffigurazione più frequente è quella del Cristo Pantocratore "signore di tutte le cose", che Lo ritrae seduto in trono con vesti regali. Questa immagine compare soprattutto nelle icone e nei mosaici che ornano le chiese.

                                     

3.4. Canoni di raffigurazione Il presepe

Il presepe è la ricostruzione scenografica della natività di Cristo. Vi appaiono vari personaggi, tra i quali irrinunciabili sono Gesù bambino nella mangiatoia, Maria, Giuseppe, lasino e il bue, collocati entro una capanna. Soprattutto a Napoli vi è unimportante tradizione presepistica che risale almeno al Settecento.

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