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ⓘ Homo oeconomicus



                                     

ⓘ Homo oeconomicus

Homo oeconomicus è un concetto fondamentale della teoria economica classica: si tratta, in generale, di un uomo le cui principali caratteristiche sono la razionalità e linteresse esclusivo per la cura dei suoi propri interessi individuali.

                                     

1. Il modello

L’ homo oeconomicus il termine richiama quello di Homo sapiens cerca sempre di ottenere il massimo benessere vantaggio per sé stesso, a partire dalle informazioni a sua disposizione, siano esse naturali o istituzionali, e dalla sua personale capacità di raggiungere certi obiettivi. Il modello è stato formalizzato in alcune scienze sociali, particolarmente nelleconomia.

L’ homo oeconomicus è visto come "razionale" nel senso che egli persegue come obiettivo la massimizzazione del suo proprio benessere definita da una certa funzione matematica detta funzione di utilità. In altre parole, questi individui perseguono un certo numero di obiettivi cercando di realizzarli nella maniera più ampia possibile e con i costi minori. Si noti che questa specifica definizione di "razionalità" non ha niente a che vedere con il senso che il termine ha di solito nelluso comune, oltre che nella filosofia e nelletica; rispetto alla definizione data, infatti, non ha nessunimportanza se lindividuo stia cercando di acquistare, ad esempio, qualcosa di completamente inutile, purché lo desideri e lo fissi come suo obiettivo: acquistare pane o spazzatura sono due obiettivi perfettamente identici per la teoria economica, e luomo viene detto razionale se, acquistando ad esempio degli escrementi di topo in bottiglia, riesce a comprarne la massima quantità al prezzo migliore. Chiaramente, affinché lobiettivo possa essere conseguito nel migliore dei modi, è necessario che luomo sappia quali sono e saranno in futuro le sue più urgenti esigenze, in modo da poter calcolare esattamente la migliore decisione da prendere in ordine allacquisto di un certo paniere di beni e servizi. In generale, le scienze sociali considerano questa unipotesi non realistica, da prendere con le molle. Il termine è spesso utilizzato in senso dispregiativo nella letteratura accademica, in particolare dai sociologi, molti dei quali preferiscono spiegazioni strutturali alle azioni degli individui piuttosto che quella strettamente razionale.

In particolare, la razionalità attribuita all’ homo oeconomicus consiste nel fatto che egli:

  • ha certe preferenze ad esempio, preferisce le mele alle pere che è in grado di disporre in sequenza: quindi, se preferisce le mele alle pere le pere alle banane, egli preferirà senza fallo le mele alle banane proprietà transitiva.
  • è in grado di analizzare e prevedere nel modo migliore la situazione e i fatti del mondo circostante, al fine di operare la scelta più corretta in ordine a detta massimizzazione
  • è capace di massimizzare la sua soddisfazione utilizzando al meglio le sue risorse: egli tenderà a massimizzare la sua utilità e non il suo profitto.

La nozione di utilità è sovente associata in economia a quella di benessere. Ne consegue che la somma delle utilità degli individui di una determinata società viene considerata come benessere sociale.

Attribuendo a tutti gli agenti economici queste caratteristiche razionali, in un mercato interamente libero, si possono costruire dei modelli economici che massimizzano lutilità di ciascuno, ovvero conformi alla subipotesi dellefficienza del mercato

                                     

2. Critica

L’ homo oeconomicus basa le sue scelte sulla valutazione della sua personale "funzione dutilità". Egli è inoltre amorale, in quanto ignora qualsiasi valore sociale, o vi aderisce solo se vi intravede il proprio tornaconto. Alcuni ritengono che una tale ipotesi circa gli uomini sia non solo irrealistica, ma anche immorale.

Lorigine storica di questa impostazione metodologica e filosofica della teoria economica è da attribuire a Léon Walras.

Economisti del calibro di Thorstein Veblen, John Maynard Keynes, Herbert Simon, e molti della scuola austriaca, criticano l’ homo oeconomicus come vero protagonista dei fenomeni macroeconomici e delle previsioni economiche. Essi attribuiscono un ruolo determinante allincertezza nelle decisioni economiche, mettendo così in ombra lidea di un uomo in grado ad ogni istante di calcolare freddamente lottimizzazione della funzione di utilità a partire dalle circostanze. Essi sostengono infatti che la conoscenza perfetta non è realizzabile, da cui consegue che ogni attività economica implica un certo rischio.

Gli studi empirici di Amos Tversky mettono in questione laffermazione circa la razionalità degli investitori. Nel 1995, Tversky ha dimostrato la tendenza degli investitori a compiere scelte non rischiose in caso di guadagno, e scelte rischiose in caso di perdita. Gli investitori si sono rivelati poco aperti al rischio in caso di piccole perdite, ma indifferenti nei confronti di una piccola probabilità di una grossa perdita. Ciò viola la razionalità economica così come solitamente intesa. Ulteriori ricerche sullargomento, che hanno portato alla luce altre deviazioni degli attori economici dalla razionalità economica convenzionale, sono stati effettuati nellambito dellemergente disciplina chiamata economia comportamentale. Con i risultati di Tversky concorda, tra gli altri, lo studio del professor Britan Knutson delluniversità di Standford, il quale mostra che la razionalità degli investitori scivola speso verso lemotività, quando si tratta di prendere delle decisioni finanziarie. Bourdieu indica così che certe teorie economiche riposano su delle ipotesi comportamentali ad esempio di consumo certamente raffinate e razionali, ma che la gente fonda il suo comportamento sulle "piccole abitudini" legate al proprio passato o allambiente circostante. Non tutte le persone gestiscono e razionalizzano il proprio budget come fa leconomista; quindi, quando leconomista parla di homo oeconomicus come di un universale, non fa altro che proiettare su altri un comportamento che è proprio soltanto a una piccola parte degli uomini.

                                     

3. Risposte

Gli economisti tendono a non essere daccordo con queste critiche, sostenendo che può essere interessante analizzare le conseguenze dellegoismo soltanto nellambito di uno studio sui comportamenti altruistici o sociali: in altre parole, legoismo non è un problema economico. Altri sostengono che bisognerebbe valutare le conseguenze di una così gretta avidità anche se solo una piccola percentuale ne fosse coinvolta. Ad ogni modo, gli economisti sostengono che la teoria resta in piedi anche se soltanto una piccola parte degli attori si comporta da homo oeconomicus. In tal senso, il modello di homo oeconomicus viene considerato semplicemente come una prima tappa di un cammino verso la costruzione di un modello più sofisticato.

Tuttavia, altri sostengono che l’ homo oeconomicus sia unapprossimazione ragionevole per il comportamento allinterno del mercato, perché la natura umana è naturalmente, oltre che socialmente allinterno di un mercato portata allindividualismo. Non solo le regole interne del mercato spingono gli individui al calcolo dei costi e dei benefici, ma esse ricompensano, e dunque attraggono, i più individualisti. Può essere difficile applicare valori sociali in quanto opposti allinteresse personale in un mercato estremamente competitivo; ad esempio, unazienda che rifiuti di inquinare potrebbe fallire per lincapacità di competere.

Alla diffusa critica che gli uomini in carne ed ossa non hanno accesso gratuito allinformazione infinita, né hanno la capacità di elaborare istantaneamente le informazioni a disposizione, alcuni sostenitori del modello di homo oeconomicus hanno risposto elaborando modelli di livello superiore più realistici, contemplanti luso di una" razionalità limitata” e linserimento dellinvidia come fattore influenzante il comportamento.

Gli economisti più raffinati sono in genere abbastanza coscienti della limitatezza del modello di homo oeconomicus. In teoria, un più affidabile modello di homo oeconomicus potrebbe essere costruito proprio tenendo conto delle critiche che gli sono state rivolte.

Nota: lutilizzo della forma latina homo oeconomicus è certamente di vecchia data; Persky 1995 lo fa risalire a Pareto 1906, ma sostiene che potrebbe essere precedente.

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