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ⓘ Giordano Bruno (film)



Giordano Bruno (film)
                                     

ⓘ Giordano Bruno (film)

Il film racconta gli ultimi anni della vita del filosofo nolano Giordano Bruno, dal 1592 fino alluccisione nel 1600.

Inizia a Venezia con una processione commemorativa della battaglia di Lepanto da cui Giordano Bruno prende spunto per condannare luso della violenza da parte della religione. Giovanni Francesco Mocenigo, che lo ospita per imparare da lui i segreti dellarte della memoria e della magia, è spaventato da questo personaggio spregiudicato e, dietro consiglio del suo confessore, lo denuncia allInquisizione veneziana.

Rivestito labito domenicano, Giordano Bruno affronta gli interrogatori: il processo veneziano sembra doversi chiudere in tempi brevi, anche perché Bruno, di fronte al pericolo di una possibile estradizione al SantUffizio di Roma, sembra disposto ad abiurare, per riottenere la libertà e poter "ritornare a pensare", come egli stesso confida in cella a fra Celestino da Verona, un frate cappuccino suo compagno di carcere. La sua mossa, però, non ottiene leffetto sperato: nonostante la renitenza del Patriarca di Venezia Lorenzo Priuli, il Senato di Venezia, per ragioni di convenienza politica, decide di accogliere la richiesta di estradizione avanzata dal SantUffizio. Il processo, pertanto, ricomincia. Di fronte agli inquisitori romani, che gli imputano varie affermazioni eretiche, il Bruno nega recisamente ogni addebito, e afferma di essersi sempre e solo interessato di filosofia, mai di teologia: sottoposto a tortura, non ammette nessuna delle eresie che gli vengono imputate e si limita a rispondere: "Parlerò solo con Clemente VIII". La sua condotta processuale fa emergere tra i giudici romani divergenze sul trattamento da riservargli: se il cardinal Giulio Antonio Santori è senzaltro a favore della linea dura, e vuole in tempi brevi un giudizio netto di condanna che conduca il Bruno sul rogo, il cardinale Bellarmino propende per una condotta processuale più morbida, che tenga conto della statura intellettuale e culturale dellimputato e lo induca allabiura e alla riconciliazione con la Chiesa cattolica. Di fronte a questa spaccatura, papa Clemente VIII si rivela indeciso, anche se sembra più propenso ad appoggiare la moderazione di Bellamino. Con lui, il Bruno ha un lungo colloquio, che però non sblocca la situazione.

Nel frattempo, la sua posizione processuale si aggrava: contro di lui vengono mosse nuove accuse proprio da quel Celestino da Verona che era stato suo compagno di carcere a Venezia e che ora si trova anchegli incarcerato e inquisito a Roma. Alla fine, i giudici gli chiedono di abiurare otto proposizioni da loro giudicate eretiche, le stesse che egli si era detto disposto ad abiurare a Venezia, e gli concedono il termine di quaranta giorni per rilfettere. Scaduto questo tempo, il Bruno si ripresenta davanti a loro: richiesto di che cosa abbia da dire in merito alla proposta del SantUffizio, egli ammette solo la colpa di aver commesso lingenuità di "chiedere a chi ha il potere di riformare il potere". La sua risposta definitiva è chiara: sul piano delle idee, egli non ha nulla da abiurare o da rinnegare; gli unici suoi errori sono da ricercarsi sul piano operativo, in quanto Bruno, per far passare le sue idee, ha usato i sistemi sbagliati. È una presa di posizione che conduce inesorabilmente alla condanna.

Il giorno 8 febbraio del 1600, in casa del cardinal Madruzzi, si dà solennemente lettura della sentenza, che decreta per il Bruno la scomunica, la degradazione dagli ordini sacri maggiori e minori e la consegna al braccio secolare: mentre la sentenza viene letta, il Bruno, guardando in faccia uno ad uno i suoi giudici, dice loro sommessamente: "Tenete più paura voi". Segue lultimo atto: allalba del 17 febbraio 1600, "con la lingua in giova", ossia chiusa in una morsa che gli impedisce di parlare, Giordano Bruno viene condotto a Campo de Fiori e lì viene bruciato.

                                     

1. Produzione

Il film è il ritratto a tutto tondo di una vittima del potere, in una società che considerava ancora eretica e blasfema lipotesi di una distinzione fra fede e scienza. Da ricordare un intenso e indimenticabile Gian Maria Volonté, e una ricostruzione visiva di Venezia ricalcata sui chiaroscuri dei grandi pittori del Cinquecento, valorizzata dalla fotografia di Vittorio Storaro e dalle musiche di Ennio Morricone.

Girato da Giuliano Montaldo subito dopo Sacco e Vanzetti, il film cerca di conciliare la sua valenza ideologica con le esigenze della spettacolarità. Giordano Bruno appare nel film come un uomo di bellaspetto, mentre dalle fonti biografiche e autobiografiche sappiamo che il filosofo nolano era di bassa statura e aveva un aspetto misero.

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