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ⓘ Cesare Pagnini




Cesare Pagnini
                                     

ⓘ Cesare Pagnini

Nel mese di settembre del 1943 Trieste viene occupata dalle truppe germaniche e nasce il" Litorale Adriatico” direttamente annesso al III Reich. Il nome di Pagnini, che viene considerato anche uomo di fiducia degli armatori Cosulich, viene suggerito come podestà. Insediato nella carica dal Supremo Commissario germanico, ha al suo fianco come vice podestà Guido Cosulich, direttore generale del Lloyd Triestino e come prefetto Bruno Coceani. Nelle intenzioni sue e della borghesia industriale triestina, si tratta di mantenere un presidio di italianità nelle istituzioni locali. Di fatto, Pagnini si trova a governare la città in uno dei periodi più travagliati della sua storia e cerca di accompagnarla nello sfaldamento della compagine statuale italiana e nel progressivo collasso del III Reich, dinanzi alle sempre più evidenti pretese annessionistiche da parte della Jugoslavia di Tito. Per affiancare e sostituire le forze italiane ritiratesi con l’occupazione nazista e per offrire un rifugio ai giovani triestini destinati all’ arruolamento nelle file tedesche o ai campi di lavoro crea la" Guardia Civica”, un corpo armato alle dipendenze del Municipio che doveva ricevere sempre il benestare dellAmministrazione occupatrice germanica ispirato ad analoghe istituzioni militari operanti nel Risorgimento italiano ma che giurò fedeltà al III° Reich. Nel frattempo mantiene stretti rapporti con il vescovo mons. Antonio Santin e avvia contatti con il C.L.N., soprattutto con il colonnello Antonio Fonda Savio, genero di Italo Svevo che conosce attraverso le sue frequentazioni familiari, e con Carlo Schiffrer, l’amico di gioventù che aveva aiutato nella stesura della tesi di laurea sulle origini dell’irredentismo triestino.

Nell’agosto 1944 interviene, assieme al vescovo Santin, in favore della liberazione dello scrittore Giani Stuparich, dell’anziana madre di origine ebraica e della moglie, arrestati e detenuti nella Risiera di San Sabba. Il 30 aprile 1945, scoppiata l’insurrezione cittadina contro gli occupatori,quella dellUnità Operaia ebbe inizio il 28 aprile 1945- leggasi il telegramma della IVa Armata Jugoslava mentre l’esercito alleato è in marcia di avvicinamento e l’esercito jugoslavo si trova già alle porte di Trieste, Pagnini viene destituito dal C.L.N. Poco dopo viene arrestato dalla Guardia del Popolo e destinato alle carceri di via Tigor, con la richiesta di condanna a morte. Preso in consegna dagli anglo americani, rimane detenuto e viene sottoposto a processo dinanzi alla Corte Straordinaria d’Assise istituita dal Governo Militare Alleato, con l’accusa di collaborazionismo con il governo fascista repubblicano e con il tedesco invasore, per aver favorito i disegni politici del nemico. Nel corso del processo intervengono in suo favore, tra gli altri, il vescovo Santin, il comandante del corpo volontari per la libertà Fonda Savio, esponenti del C.L.N. e del movimento partigiano come Ercole Miani e l’avv. Toncic. Tutte le testimonianze degli avversari politici sono concordi nell’ affermare l’infondatezza dell’accusa di collaborazionismo e nel definirlo elemento sicuro e fidato, sicché lo stesso Procuratore Generale Ettore Colonna ne chiede l’assoluzione, che giunge con sentenza assolutoria del 27 novembre 1945. L’anno successivo Pagnini viene sottoposto a giudizio dinanzi alla Commissione di Epurazione delle Libere Professioni, che con ordine del 7 febbraio 1947 ne propone la sospensione per tre anni perché colpevole di essersi dimostrato un fervente sostenitore del fascismo e di aver collaborato con il governo fascista repubblicano e con il tedesco invasore. In seconda istanza, invece, la Commissione territoriale d’appello il 5 novembre 1947 fa cadere gli addebiti di collaborazionismo e riduce la sospensione dall ’attività professionale ad un anno, giudicando Pagnini comunque come un sostenitore fervente del fascismo.

Da tenere presente, che recenti ricerche dArchivio hanno dimostrato che il Comune di Trieste retto dall avv. Cesare Pagnini, pagò regolarmente laffitto ai legittimi proprietari per tenere a disposizione degli occupatori tedeschi la famigerata Risiera di San Sabba, unico campo di stermino con forno crematorio in Italia.

                                     

1. Lattività di storico e scrittore

Sin da ragazzo Pagnini comincia ad interessarsi della storia triestina avviando ricerche e studi sul folklore e sulla cultura risorgimentale. Durante il soggiorno a Vittorio Veneto, grazie all’amicizia con il sindaco Francesco Troyer, fondatore del Museo del Cenedese, si era già appassionato alla figura di Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart originario di Ceneda, e nel 1918 pubblica un suo primo profilo biografico sulla rivista" Umana” diretta da Silvio Benco. Nel corso degli anni 30 e 40 Pagnini prosegue intensamente gli studi sul Risorgimento e sull’Irredentismo, dedicando particolare attenzione alla figura e all’opera di Domenico Rossetti De Scander, protagonista della Restaurazione e fautore dell’autonomia e dei privilegi del porto franco nel contesto della monarchia asburgica. Nel 1942 organizza le grandi celebrazioni per il centenario della morte di Domenico Rossetti, facendovi intervenire Arturo Farinelli e promuovendo la pubblicazione di due cospicui volumi di saggi e di documenti rossettiani. Abbandonata la professione a causa della condanna, Pagnini lavora dal 1947 al 1948 a Udine come direttore amministrativo del quotidiano" Il Messaggero Veneto”. Dal 1958 si dedica esclusivamente agli studi, in particolare sulla storia del giornalismo triestino, tema al quale dedica un’importante monografia 1959, sulla biografia di Da Ponte, che lo porta ad una prima edizione critica dell’autobiografia presso Rizzoli, nel 1960 e sulla figura di Antonio de Giuliani, del quale pubblica gli scritti inediti presso Scheiwiller, 1969. L’eco internazionale delle sue ricerche si rivela nell’ edizione e nella traduzione tedesca degli atti del processo criminale per l’uccisione di J. J. Winckelmann Akademie Verlag, 1965 e nei riconoscimenti ricevuti nella Repubblica Democratica Tedesca: gli vengono conferiti il diploma d’onore dell’università di Halle-Wittenberg e la medaglia Winckelmann da parte del Sindaco di Stendal nel 1965.

                                     

2. Opere

  • Giovanni Scaramangà di Altomonte ", Società di Minerva, Trieste, 1960.
  • "Appunti sulla vita e lopera di Domenico Rossetti" in D. Rossetti, Scritti inediti, pubblicati dal Comune di Trieste nel primo centenario della morte ", col. I, IDEA, Udine, 1944, pp. 31–88.
  • I nostri Caduti nella presente guerra ", Società Alpina delle Giulie, Trieste, 1942.
  • Storia e storie delloccupazione tedesca ", La Stampa Commerciale, Milano, 1959.
  • D. Rossetti, "Epistolario", prefazione e note di C. Pagnini, in D. Rossetti, Scritti inediti, pubblicati dal Comune di Trieste nel primo centenario della morte ", vol. II, IDEA, Udine, 1944.
  • Lorenzo da Ponte e il contributo di Trieste alla propaganda italiana in America ", Tipografia Coana, Parenzo, 1934.
  • B. Coceani - C. Pagnini, Guida sentimentale di Trieste ", Libreria Universitas, Trieste, 1968.
  • Giornali e periodici di Trieste 1781-1946 ", Associazione della Stampa Giuliana, 1946.
  • L. da Ponte, Memorie ", a cura di C. Pagnini, Rizzoli, Milano, 1960.
  • "La stampa triestina del 1848" in La Venezia Giulia e la Dalmazia della rivoluzione nazionale del 1848-49 ", vol. II, Del Bianco, Udine, 1949, pp. 131–202.