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ⓘ Revisionismo



                                     

ⓘ Revisionismo

Il revisionismo è una linea di pensiero o di condotta di chi sostiene la necessità di correggere opinioni e tesi correnti o dominanti in campo ideologico, politico o storico ritenute scorrette.

                                     

1. Esempi di revisionismi

Diversi sono gli esempi di revisionismo:

  • nellambito della prassi marxista sono qualificati con questo nome i movimenti riformisti della fine del XIX secolo o, nel secondo dopoguerra, chi non si conformava alla leadership dellURSS come i fuoriusciti dal PCI dopo la rivolta ungherese; il PCC accusò di "revisionismo moderno" il PCUS kruscioviano.
  • nellambito della storiografia, coloro che reinterpretano eventi opponendosi a teorie consolidate
  • In Italia sono oggetto di revisionismo storiografico il dibattito circa la rivoluzione napoletana del 1799 e sulle insorgenze antigiacobine, sulle interpretazioni del Risorgimento, sul Brigantaggio postunitario e soprattutto sul fascismo;
  • in Israele sono considerate revisioniste le tesi della Nuova storiografia israeliana per la quale, per esempio, è totalmente non documentata la tesi dominante in Israele secondo cui centinaia di migliaia di Palestinesi avrebbero abbandonato le loro terre le loro case nel 1948-49 spinti dalle esortazioni e dalle disposizioni date in tal senso dagli alti comandi arabi Gran Mufti di Gerusalemme Amīn al-Husaynī e Alto Comitato Arabo in Palestina;
  • in politica estera, il revisionismo indica la volontà a rivedere trattati internazionali come avvenne ad esempio nel caso della Germania nei confronti dei trattati di pace e delle clausole dei risarcimenti dopo la Prima guerra mondiale nel 1919-1920.
  • per il revisionismo dellOlocausto, noto anche come negazionismo, lo sterminio premeditato e volontario degli Ebrei non sarebbe avvenuto in quanto sarebbe invece "uninvenzione delle potenze alleate per giustificare la debellatio della Germania nel 1945 e la nascita dello Stato di Israele nel 1947". Queste tesi sono contigue e spesso si sovrappongono fra loro e con altre che discutono i problemi della genesi della seconda guerra mondiale e sulle dimensioni, modalità e sullintenzionalità dellOlocausto, causando non pochi problemi di ordine etico, legale, politico e metodologico al dibattito nella comunità scientifica
                                     

2. Revisionismo della prassi marxista

La parola Revisionismo è utilizzata per indicare una revisione radicale delle idee di Karl Marx e di Friedrich Engels in materia di lotta di classe e di dittatura del proletariato.

In questo senso revisionisti sono i movimenti europei socialisti che, in opposizione al movimento comunista, hanno auspicato sin dal XIX secolo la trasformazione in senso socialista dello Stato borghese nel rispetto delle libertà politiche e nellaccettazione del metodo democratico. Per questa ragione storicamente in campo politico revisionismo è sinonimo di socialismo riformista. Ma esistette pure un revisionismo di sinistra identificabile nel sindacalismo rivoluzionario.

In seguito alla trasformazione marxista-leninista dei movimenti comunisti, revisionismo è diventata anche laccusa che i partiti comunisti, che fino a tutti gli anni settanta del 1900 si ispiravano alle direttive di Mosca, rivolgevano non solo alla Socialdemocrazia europea ma anche a tutti quei partiti comunisti che non riconoscevano il primato le direttive del PCUS.

Accuse di revisionismo furono, ad esempio, portate dai sostenitori della politica staliniana al maresciallo Tito per la sua re-interpretazione del comunismo nel suo paese lallora Jugoslavia e poi a Nikita Khruščёv per il ripudio del principio marxista-leninista della inevitabilità della guerra e perlaccettazione della coesistenza pacifica.

Il governo della Repubblica Popolare Cinese nel 1976, con la scomparsa del leader Mao Tse-tung, indicò come revisionisti i partiti comunisti italiano e sovietico, respingendo i rispettivi telegrammi di cordoglio.

                                     

3. Revisionismo storiografico

La storia - in quanto scienza umana - quando vede applicato il metodo scientifico alla propria materia è intimamente revisionista.

Luso politico che continuamente viene fatto delle vicende storiche, tuttavia, impone spesso obtorto collo coloriture di fazione alle tesi revisioniste, che per questo spesso non vengono dibattute per il loro intrinseco valore scientifico, ma solo per le ricadute politiche che esse possono avere, in particolare quando queste coincidano con una critica delle basi storico-mitiche di un potere politico costituito. Un esempio di revisionismo storico in tal senso può essere considerato lo smascheramento della cosiddetta "Donazione di Costantino" ad opera del filologo Lorenzo Valla.

A causa del fatto che analogamente al revisionismo anche alcune correnti di pensiero che negano in tutto o in parte lolocausto ebraico durante la seconda guerra mondiale "revisionano" in qualche maniera una visione del passato, queste vengono definite "revisionismo dellolocausto". Tale corrente viene però definita "negazionismo dellolocausto" dai detrattori, ma in realtà bisogna considerare che qualunque revisionismo nega in qualche modo qualcosa introducendo nuove informazioni e spesso sostituendole a quelle considerate sbagliate, riduttive o di parte.

Secondo diversi critici il negazionismo avrebbe forti affinità con la cosiddetta "teoria o sindrome del complotto".



                                     

4. Negazionismo dellolocausto

Il revisionismo sullOlocausto è un ambito che tende ad assumere caratteristiche scientifiche o antiscientifiche che spesso si confondono e si sovrappongono fra di loro. In genere il revisionismo scientifico tende ad analizzare le fonti le modalità della persecuzione antiebraica tedesca, senza argomenti preconcetti. Il revisionismo antiscientifico o parascientifico invece parte dal presupposto che lo sterminio di milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale non sia mai avvenuto o sia avvenuto in proporzioni enormemente minori a quanto conclamato e pertanto viene definito più propriamente negazionismo.

Principale argomento del negazionismo sull olocausto:

  • Sullolocausto, il negazionismo sostiene, con varie argomentazioni, che esso non sarebbe mai avvenuto, pur accettando che una persecuzione vi sia stata, ma sostanzialmente quasi "indolore" fin quando la Germania, devastata dalla guerra, non ha potuto più assicurare cibo e assistenza sanitaria agli internati nei ghetti e nei lager, che avrebbero quindi iniziato a morire in gran copia, ma sempre in un numero molto inferiore ai 4 o 6 milioni comunemente accettati dalla storiografia ufficiale.

Il "padre del negazionismo" è considerato Paul Rassinier. Il punto focale del movimento revisionista è costituito dallInstitute for Historical Review, dal periodico di tale istituto e dal congresso annuale tenuto e popolato da studiosi tra i quali il direttore dellistituto Mark Weber, David Irving, Robert Faurisson, Ernst Zündel, Germar Rudolf e David Cole.

Le posizioni scientifiche revisioniste sullOlocausto invece dividono gli studiosi in due gruppi, chiamati essenzialmente "intenzionalisti" e "funzionalisti"

                                     

5. Altri esempi di negazionismi "e loro rapporto col revisionismo storiografico

Altri esempi di negazionismi si hanno nei casi di persecuzioni e stermini contro popolazioni minoritarie o sconfitte e ci sono aspri dibattiti sulle cifre le modalità di persecuzione, come ad esempio nei seguenti casi:

  • Armeni durante la grande guerra da parte dei turchi ottomani e dei curdi
  • Tibetani dopo loccupazione cinese nel 1953 da parte dei cinesi popolari
  • Desaparecidos argentini durante la dittatura militare del 1976-1983 da parte dei sostenitori della dittatura militare
  • Italiani dIstria e Dalmazia nel 1943-1947 da parte degli iugoslavi e dagli ambienti della sinistra italiana
  • Montagnard in Vietnam dopo la riunificazione del Paese da parte dei vietcong
  • Tedeschi dei territori passati alla Polonia e dei Sudeti nel 1945 da parte di polacchi e boemi

In Turchia, in particolar modo, la legge proibisce di parlare di "genocidio armeno" e punisce come diffusione di notizie false e tendenziose il dibattito e la denuncia circa luccisione di un numero di armeni oscillante fra i 700.000 e il milione e mezzo fra 1915 e 1917.

In Italia il dibattito attorno alle cosiddette "foibe" cavità carsiche nelle quali venivano precipitati i prigionieri dei partigiani iugoslavi, vivi o morti vede tuttora la negazione da parte di alcune parti politiche e degli ambienti allogeni sloveni, ossia leliminazione sistematica di 6-12 000 italiani in Istria e Dalmazia, con lo scopo di decapitare la comunità giuliano-dalmata e fiaccare la sua volontà di resistenza allinvasione iugoslava, oppure costringerla come è avvenuto allemigrazione in massa. Secondo gli ambienti negazionisti, nelle "foibe" sarebbero stati celati i cadaveri di alcune centinaia di "criminali fascisti" e "collaborazionisti" italiani e slavi.

In Germania, il recente annuncio da parte del governo di Berlino di voler dedicare un museo ai cittadini tedeschi espulsi da Slesia, Pomerania e Prussia e dai Sudeti, ha provocato vivaci proteste da parte del governo polacco.

È importante notare che tali negazionismi si configurano come "storia ufficiale". Il revisionismo storiografico, di conseguenza, risulta essere la loro antitesi, una costante insidia alla sopravvivenza di questi costrutti.

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