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ⓘ Biblioteca Malatestiana



Biblioteca Malatestiana
                                     

ⓘ Biblioteca Malatestiana

La Biblioteca Malatestiana di Cesena è una biblioteca monastica di particolare importanza storica. Fondata alla metà del XV secolo, detiene due primati assoluti: è stata la prima biblioteca civica dItalia e dEuropa; è lunico esempio di biblioteca monastica umanistica giunta fino a noi perfettamente conservata nelledificio, negli arredi e nella dotazione libraria.

Nel 2005 lUNESCO ha riconosciuto limportanza culturale della Malatestiana inserendola, prima in Italia, nel Registro della Memoria del Mondo. Il 19 settembre 2008, Poste Italiane ha emesso un francobollo dedicato alla biblioteca, sulla serie tematica "Il patrimonio artistico e culturale italiano".

Oggi vi sono conservati quasi 250 000 volumi, di cui 287 incunaboli, circa 4 000 cinquecentine, 1 753 manoscritti che spaziano fra il XVI secolo e il XIX secolo e oltre 17 000 lettere e autografi; mentre nella sezione moderna della biblioteca sono presenti oltre centomila volumi.

Inoltre vi ha sede la Società di Studi Romagnoli, istituzione fondata nel 1949.

                                     

1. Storia

Intorno agli anni 40 del XV secolo i locali frati Francescani, disponendo di un numero di codici ormai superiore alla capacità della loro piccola biblioteca, chiesero a Domenico Malatesta, Signore di Cesena, i fondi per ledificazione per una nuova libraria. I lavori vennero affidati allarchitetto Matteo Nuti da Fano, discepolo di Leon Battista Alberti, ebbero inizio nel 1447 e già nel 1452 laula, ricavata nel braccio orientale del convento di San Francesco, un tempo adibito a dormitorio, poteva dirsi conclusa. Occorsero poi due anni per la sistemazione dei codici e la realizzazione del portale in noce di Agostino di Duccio; il 15 agosto 1454 il nuovo studium veniva aperto al pubblico.

La Biblioteca Malatestiana è la prima biblioteca civica dItalia, di proprietà cioè dellAmministrazione Comunale nonché visitabile da tutti i cittadini, ma la custodia fu affidata ai frati Francescani. Questa doppia responsabilità sulla biblioteca, sancita dalla presenza di una doppia chiave per accedervi, è ritenuta dagli studiosi uno degli aspetti che ha portato la Malatestiana al suo primato maggiore: quella di essere lunica biblioteca di tipo umanistico-conventuale al mondo ad aver mantenuto intatti struttura, arredo e codici fin dalla sua apertura, cioè per più di cinquecento anni.

Morto Malatesta Novello e terminata la signoria, la biblioteca poté vivere grazie alla lungimiranza del suo mecenate che la dotò di una rendita. Solo durante il periodo napoleonico, dal 1797 al 1814, lintero complesso fu trasformato in caserma e il patrimonio librario corse seriamente il rischio di essere smembrato.

Nel convento fu disposto il primo nucleo della biblioteca comunale le aule scolastiche del Liceo Ginnasio che nel 2008 furono trasferite nel Cubo, una nuova sede in condivisione con lIstituto Tecnico per Geometri. La lunga serie di trasformazioni edilizie cui il complesso fu sottoposto in seguito non fece che rafforzare la sua caratterizzazione in senso culturale che anche oggi rimane fortissima.

Dal 1983, al pian terreno è situata la sezione moderna della biblioteca comunale.

                                     

2. Struttura

Lesterno della Biblioteca Malatestiana è sacrificato tra gli edifici ottocenteschi che sostituirono le sale del convento, e solo dal Chiostro di San Francesco e dal cortile di Palazzo Ghini se ne possono ammirare rispettivamente il lato nord e il frontone, il tutto in una disarmante semplicità: in cotto, con frontone ornato da rosone e lapide dedicatoria, e lati i maggiori con finestrelle ad arco acuto e un delizioso cornicione in terra cotta.

Allinterno, salite le scale che conducono al primo piano e attraversati due corridoi, si accede al vestibolo che immette allAula del Nuti e che la divide con ladiacente Biblioteca Piana, con la splendida mazza da parata che papa Pio VI donò alla sua città natale.

                                     

2.1. Struttura Aula del Nuti

Composta di ununica sala a forma rettangolare, la sua architettura e luso per la quale fu pensata fungeva da studium preludono al Rinascimento italiano. Domenico Malatesta assegnò allarchitetto Matteo Nuti il compito di progettare un edificio adeguato alla conservazione delle opere dello studium. È questa sala la parte principale dellinsieme architettonico che diede fama alla Malatestiana.

Celebrato come Dedalus alter nellepigrafe che si legge accanto nella porta dingresso, questi pose il sigillo del proprio nome:

Sul timpano del portale campeggia lelefante, emblema dei Malatesta:

pare avere valore di motteggio verso i nemici Da Polenta, signori di Ravenna, zona infestata dalle zanzare.

Mentre ai lati dellarchitrave e sui capitelli delle lesene sono raffigurati i simboli araldici della grata, delle tre teste e della scacchiera.

La porta in legno scuro è opera di Cristoforo da San Giovanni in Persiceto e reca la data del 15 agosto 1454, giorno solenne e festoso per la città che celebrava intorno a quei giorni unimportante "fiera dagosto".

Gli intagli, di gusto gotico, ripetono motivi a rosette e simboli elicoidali, disposti in modo da evocare la scacchiera malatestiana. Laraldica dei Malatesta è riprodotta anche allinterno, sui capitelli delle colonne della sala e sui 58 plutei 29 per parte, imponenti banchi di legno di pino in cui si conservano i codici.

Allideazione di questo spazio armonioso e luminoso non sembra estraneo lartefice del Tempio Malatestiano di Rimini, Leon Battista Alberti, per tutta una serie di rapporti geometrici e proporzionali riscontrabili nella pianta e nellalzato delledificio, che fanno riferimento alla nuova cultura prospettica rinascimentale codificata nel De re aedificatoria, celebre trattato dello stesso Alberti. Innovativa per quei tempi è infatti la pianta a tre navate, tutte e tre con copertura a volte: a botte quella centrale e a crociera quelle laterali, un poco più larghe e basse. La luce, distribuendosi dalle finestrelle, due per campata, si ripartisce nelle navate laterali, mentre la navata centrale, scandita da venti eleganti colonne con capitelli a scudi e a foglie pendule, è illuminata dal grande occhio di fondo. Per questo schema simile alla basilica, Nuti si ispirò alla biblioteca del convento domenicano di San Marco, a Firenze, progettata da Michelozzo 1444. Tuttavia, luso della volta a botte nella biblioteca fiorentina pare non far parte del concetto originale di Michelozzo, ma essere piuttosto unaggiunta successiva al terremoto del 1457 e ispirata proprio alla Biblioteca Malatestiana.

Lungo le due navate laterali, le meglio illuminate, sono disposti i 58 banchi, 29 per fila. La navata centrale, quella stretta e rialzata, funge invece da corridoio. Si tratta di una soluzione razionale che avrebbe fatto scuola nelle biblioteche monastiche dellItalia settentrionale.

Le epigrafi del pavimento rinnovano la memoria del donatore:

Anche il colore riveste un ruolo preciso: il bianco fede delle colonne mediane, il rosso carità del pavimento in cotto e delle semicolonne e il verde speranza dellintonaco, riportato alla luce dai restauri del 1920, rimandano ai colori degli stemmi malatestiani.

Come le altre biblioteche monastiche del periodo, la Malatestiana venne collocata al primo piano per proteggere i codici da eventuali danni dovuti ad inondazioni. La luce penetra dallesterno entrando da finestre ad arco acuto, che viste dallinterno presentano invece un arco ribassato.



                                     

2.2. Struttura Larchitettura della Malatestiana come modello

La soluzione a tre navate con volta adottata a Cesena per la Malatestiana e a Firenze per la Biblioteca di San Marco divenne un modello per la successiva costruzione di rinomate biblioteche monastiche italiane, come la biblioteca del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano 1469, distrutta dai bombardamenti del 1943, la biblioteca di San Domenico a Perugia 1474, la Libraria della chiesa di Santa Maria Incoronata a Milano 1487 e la biblioteca nel monastero benedettino di San Giovanni a Parma 1523. Il successo di questa forma continuò fino al momento in cui levoluzione dei canoni rinascimentali impose, nei primi decenni del Cinquecento, una soluzione che privilegiasse lunità dello spazio, con conseguente rinuncia alla ripartizione in navate Biblioteca Laurenziana di Michelangelo a Firenze.

                                     

2.3. Struttura Biblioteca Piana

Nel salone che si apre di fronte alla Malatestiana si conserva la Biblioteca Piana, già di Papa Pio VII Chiaramonti 1800-1823. Assegnata in uso ai Benedettini del monastero di Santa Maria del Monte per espressa volontà del papa e di proprietà della famiglia Chiaramonti, nel 1941 è stata venduta dagli eredi Chiaramonti allo Stato italiano, ed è attualmente in deposito presso la biblioteca Malatestiana.

Ricca di oltre cinquemila volumi a stampa dei secoli dal XV al XIX e di un centinaio di manoscritti, comprende, fra i codici più preziosi, un Evangelario datato 1104, un manoscritto giuridico del XIII secolo contenente il Decretum Gratiani, un Messale romano databile agli inizi del Quattrocento con una splendida Crocefissione miniata.

Tra gli incunaboli si può ricordare un esemplare della Cosmographia di Tolomeo, che riporta la data falsa 1462 in realtà stampato nel 1477 o nel 1482, con tavole colorate i cui disegni sono stati attribuiti a Taddeo Crivelli.

                                     

3. La raccolta malatestiana

Voluta da un unico mecenate, Novello Malatesta 1418-1465, e realizzata in breve tempo, la raccolta ha un carattere largamente sistematico oggi diremmo "enciclopedico" perché destinata non al personale interesse del committente, ma agli studi di una comunità monastica. Domenico Malatesta dichiarò il suo ruolo di promotore facendo apporre sulla prima pagina di ogni codice il proprio stemma, riccamente ornato alla maniera antica, le iniziali "M" e "N" dipinte in oro, o in altri colori, entro un campo rettangolare a foglia doro.

I testi della collezione malatestiana comprendono autori classici, Padri della Chiesa e opere greche in traduzione, con particolare predilezione per gli storici e per le scoperte degli umanisti contemporanei. La collezione è ispirata al modello umanistico anche nello stile di scrittura, quasi tutta effettuata in littera antiqua, anche se sono presenti codici in scrittura gotica o semigotica.

Di alcuni degli amanuensi che lavorarono per Novello Malatesta ci è stato tramandato il nome:

  • Frate Francesco di Bartolomeo da Figline, che fu anche il primo custode della biblioteca.
  • Jacopo della Pergola, al quale Domenico Malatesta affidò la trascrizione di opere di grande impegno, come lo splendito De civitate Dei di SantAgostino D.IX.1,
  • Jean dEpinal, che copiò almeno trentuno codici,

Tra i copisti malatestiani che per il loro lavoro si servirono generalmente dellumanistica, ricordiamo Andrea Catriello da Genova, che sottoscrisse uno dei codici da lui copiati il 20 novembre 1465.

I manoscritti commissionati o acquistati da Novello Malatesta circa 150 esemplari integravano un preesistente fondo conventuale, costituito già nel XIV secolo, ma ricco di codici ancora più antichi, come le Etymologiae di Isidoro di Siviglia S.XXI.5, del IX secolo.

La prima donazione esterna giunse dal riminese Giovanni di Marco, medico di Domenico Malatesta e come lui appassionato collezionista di codici. Si aggiunsero alla raccolta malatestiana testi di medicina e di scienze, ma anche di letteratura e filosofia.

Quattordici codici greci, acquistati molto probabilmente dal Malatesta a Costantinopoli, sette ebraici e altri donatigli, più qualche codice aggiunto nei secoli successivi completarono la raccolta, che ammonta a 343 manoscritti.

I volumi sono tuttora collocati nei loro banchi, che avevano una duplice funzione:

  • deposito, infatti dopo la lettura venivano riposti nella scansia sottostante. Qui i codici, di solito cinque per pluteo e suddivisi per materia, erano appoggiati orizzontalmente ed erano fissati ai banchi con catenelle di ferro battuto. Questa consuetudine era dovuta a esigenze di sicurezza.
  • leggìo, in quanto i libri venivano posti sul piano reclinato,

Il Signore di Cesena, che intuiva nella biblioteca il simbolo imperituro della propria fama presso i posteri, volle, con una decisione e unintuizione assolutamente originali, che la biblioteca fosse dotata di una rendita di 200 ducati allanno per le acquisizioni e fosse affidata anche alle cure e allattenzione della comunità cesenate, sottolineandone così la vocazione pubblica. Le nuove acquisizioni furono dedicate soprattutto ad opere di autori cesenati, o stampate nella città. Ciò significa che la biblioteca si qualificò subito come luogo della memoria e delle glorie cittadine.

Fin dal 1461 il consiglio comunale fece eseguire ogni due mesi un rigoroso controllo dei libri collocati nei plutei. Nel 1466, dopo la morte di Domenico Malatesta, il comune ottenne addirittura una bolla di scomunica per chiunque portasse via i codici senza previa autorizzazione.

La raccolta era quindi sorvegliata due volte:

  • dai monaci del convento di San Francesco che la ospitava ne garantiva luso;
  • dal Comune, che vegliava sulla sua integrità e il suo rispetto. Anche la nomina del custode-bibliotecario spettava, secondo la volontà di Domenico Malatesta, al consiglio comunale.

In questo modo la storia della Biblioteca Malatestiana e della sua prodigiosa conservazione fino ai tempi odierni, che rappresenta ancora oggi un motivo di orgoglio per Cesena, è anche la storia di un simbolo sentito come proprio e amato con eccezionale fedeltà dai cesenati.



                                     

3.1. La raccolta malatestiana I corali del cardinale Bessarione

Il cardinale Bessarione fu uno dei personaggi più importanti e influenti della Chiesa del XV secolo e il massimo rappresentante di quella tendenza conciliare che voleva riunita la chiesa occidentale latina a quella orientale greca. Tra il 1450 e il 1455 trascorse un periodo a Bologna, come legato papale per quella città e per la Romagna, che coincide con quello della commissione dei corali.

Il ciclo comprendeva diciotto volumi, e la sua destinazione doveva essere il convento dei Francescani Osservanti di Costantinopoli, ma la caduta della città in mano turca nel 1453 fece cambiare tale sede e fu scelto il Convento dellOsservanza di Cesena, dove essi rimasero fino ai primi anni dellOttocento.

In seguito alle vicende legate alloccupazione napoleonica e alla soppressione degli ordini religiosi 1797-1810, la maggior parte dei corali andò dispersa e soltanto sette furono collocati nella biblioteca comunale di Cesena che allora si andava costituendo. Un recente acquisto sul mercato antiquario internazionale ha consentito di recuperare uno dei corali dispersi: si tratta di uno splendido antifonario, contrassegnato nella carta incipitaria dello stemma del Bessarione.

                                     

3.2. La raccolta malatestiana I corali della cattedrale

I sette corali, sei Graduali e un Kyriale, vennero commissionati dal Vescovo Giovanni Venturelli da Amelia e dai canonici del Duomo di Cesena e realizzati dal copista Enrico di Amsterdam tra il 1480 e il 1495.

Tra i miniatori che hanno decorato questi corali, si ricordano il canonico Savinus Faventinus e Frater Hieronimus. Secondo la testimonianza dellerudito settecentesco Giovan Battista Braschi, essi venivano esposti alla pubblica devozione e ammirazione nel giorno della festa di San Giovanni Battista, patrono di Cesena, che si celebra il 24 giugno. Non a caso quindi, uno dei fogli più noti di questi splenditi volumi è il 75v del corale C, che contiene la raffigurazione della nascita del santo.

                                     

4. La Malatestiana patrimonio culturale

Il programma memoria del mondo, avviato dallUNESCO nel 1992, si propone di stabilire, a somiglianza di quanto avviene per il Patrimonio culturale e naturale dellUmanità, una lista di beni documentari caratterizzati dalla loro unicità e del loro rilievo per la storia dellumanità. LUNESCO ha inserito nel registro della Memoria del Mondo, nel giugno del 2005, la Biblioteca Malatestiana di Cesena con la seguente motivazione:

La Biblioteca Malatestiana è il primo bene culturale italiano a conseguire tale riconoscimento.

                                     

5. Cronotassi dei custodi e direttori

I "custodi-bibliotecari" avevano la doppia funzione di custodire il tesoro della Biblioteca e di registrare e controllare i prestiti. Ecco riportato lelenco, non completo, dei "custodi-bibliotecari":

  • Dino Bazzocchi 1915-1921
  • Daniela Savoia?-2012
  • Augusto Campana 1963-1963
  • Raimondo Zazzeri seconda metà del XIX secolo
  • Augusto Campana 1926-anni trenta
  • John Cooke prima metà del XIX secolo
  • Michelangelo Tonti 1652-1671
  • Francesco di Bartolomeo da Figline 1461-1472?
  • Giuseppe Maria Muccioli 1780-1784
  • Elisabetta Bovero 2015- in carica
  • Manlio Torquato Dazzi 1921-1926
  • Monica Esposito 2012-2015
  • Frate Paolino 1529-1570
  • Renato Serra 1909-1915
  • Franceschino di Marco da Cesena 1485-1489
                                     

6. La moderna Biblioteca Malatestiana

Nella sezione moderna della Biblioteca Malatestiana sono presenti oltre centomila volumi. È questo il grande patrimonio ad "accesso diretto" della Biblioteca Malatestiana, cioè linsieme dei libri che possono essere presi in prestito gratuito da chiunque, purché si sia registrato alla biblioteca.

Inoltre, alla fine di ottobre 2009 sono state inaugurate due nuovi locali: uno dedicato a internet e uno per lo studio e la ricerca universitaria.

I due nuovi locali sono collocati al piano terreno dove un tempo si trovava larchivio storico della biblioteca; nella prima sala sono a disposizione otto postazioni web utilizzabili gratuitamente da tutti, mentre nella sala accanto si trovano altre due postazioni internet che sono utilizzate per la consultazione di riviste elettroniche alle quali lAteneo di Bologna è abbonato.

Nelle due sale sono raccolti oltre duemila libri specialisti desame, utilizzabili dagli studenti universitari delle facoltà cesenati.



                                     

6.1. La moderna Biblioteca Malatestiana Biblioteca Moderna

La maggior parte dei libri si trovano allinterno della Biblioteca Moderna, che raccoglie più di 66.000 volumi editi dopo il 1830.

Nel 1983 fu adottato lo "scaffale aperto" che permette così un rapporto più diretto tra libri e lettori.

                                     

6.2. La moderna Biblioteca Malatestiana Mediateca

La mediateca è nata dalla fusione delle raccolte di audiovisivi della biblioteca e del Centro Culturale S. Biagio avvenuta nel dicembre 2013. Sono disponibili circa 11.000 titoli tra film in DVD-Video e Blu-ray Disc, documentari, spettacoli e animazione, corredati inoltre da una selezione di repertori sul cinema e una selezione di volumi dedicati al cinema e alla musica. È disponibile anche un’ampia raccolta di graphic novel circa 1.200 volumi, periodici, videogiochi per le principali piattaforme e giochi da tavolo.

                                     

6.3. La moderna Biblioteca Malatestiana Biblioteca dei Ragazzi

Nella Biblioteca dei Ragazzi sono custoditi quasi 34.000 testi destinati ai lettori da 0 a 16 anni. La Biblioteca dei Ragazzi è nata nel 1976, e, nel 1982, trovò sede allinterno dei locali nel Chiostro di San Francesco. Fin dalle sue origini la Biblioteca dei Ragazzi è stata organizzata a "scaffale aperto": allora costituì una delle prime esperienze in questa direzione. Lo "scaffale aperto" prevede che i libri siano direttamente a portata di mano e non chiusi al pubblico, ordinati sugli scaffali secondo un sistema di classificazione nella Malatestiana la Classificazione decimale Dewey che consente di disporre i volumi secondo la disciplina o classe di appartenenza.

                                     

7. Fondi della Malatestiana

Tanti sono stati negli anni i personaggi legati a Cesena che hanno donato le opere delle loro librerie personali alla Malatestiana. Fra questi cè Renato Serra, direttore della Biblioteca dal 1909 al 1915, che ha lasciato a Cesena larchivio dei suoi manoscritti e delle sue opere a partire dal 1935.

A questo occorre aggiungere i fondi donati da cesenati come Cavallotti, Bufalini, Urbinati, Trovanelli, Finali, Allocatelli, Fabbri e Rambelli. Tra i Fondi della Malatestiana si segnala la biblioteca del giornalista e storico Alfredo Comandini, composta di oltre 14.000 volumi, 13.000 opuscoli, 4.000 stampe, 1.800 fotografie, 4.000 cartoline, 1.600 periodici, 1.193 annate di 397 quotidiani, e centinaia di medaglie, monete, disegni, manoscritti e cimeli vari.

Degno di nota anche il Fondo Nori, donato dalla famiglia nel 1986. Comprende 31 manoscritti, un incunabolo e 329 cinquecentine, 4.354 volumi dal XVII al XX secolo e un centinaio di periodici.

Un altro fondo importante è il Fondo Zavatti, che raccoglie documenti, carte varie e riviste che documentano lattività di architetto e i vari progetti di ristrutturazione della Biblioteca Malatestiana.

Completano il patrimonio della Malatestiana diversi archivi fra cui quello della "Società miniere sulfuree di Romagna" e quello fotografico con lastre e fotografie di fine Ottocento e inizi Novecento.

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