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ⓘ Pietro Calcagno




                                     

ⓘ Pietro Calcagno

Di umili origini inizia a lavorare molto giovane come garzone di un panettiere. A Torino nel 1881 partecipa allo sciopero dei fornai subendo il primo arresto. In contatto con Andrea Costa aderisce inizialmente al Socialismo. A causa del boicottaggio subito dai proprietari dei forni è costretto a trasferirsi a Roma dove aderisce allAnarchismo e diventa uno dei più influenti agitatori operai della capitale. Nel 1889 è tra i principali organizzatori delle manifestazioni operaie e si mette in luce come "oratore affascinante e persuasivo" nei comizi, tanto da guadagnarsi un arresto e la condanna a venti mesi di reclusione. Nel 1891, dopo il congresso di Capolago dirige lagitazione dei disoccupati romani, molto numerosi a seguito della crisi edilizia, e imprime al movimento unimpronta radicale in aperta polemica coi socialisti. Tra i protagonisti dellorganizzazione della manifestazione del Primo Maggio del 1891, viene arrestato dopo gli scontri avvenuti in piazza Santa Croce di Gerusalemme nel corso del comizio di Amilcare Cipriani. Viene condannato a un anno e mezzo di carcere a cui segue linvio al domicilio coatto dove contrae la tbc. Negli anni successivi alterna arresti e linvio al domicilio coatto a Varallo Sesia. Da qui, nel maggio 1899 riesce a fuggire in Francia e poi negli Stati Uniti dAmerica. Calcagno ha successivamente ricostruito il periodo di confino a Varallo nel libro Verso lesilio 1905. A Tampa gli viene affidata la direzione della sezione italiana del periodico La Voce dello schiavo/La Voz del esclavo. Nonostante laggravarsi della malattia dispiega "unattività straordinaria, scrivendo e facendo conferenze", che prosegue poi a Barre Vermont. Alla fine del 1901 rientra in Italia, confidando nellamnistia. Viene invece arrestato e inviato a Ventotene per terminare il periodo di domicilio coatto non ancora scontato. Sul suo caso si sviluppa unintensa campagna di stampa condotta da giornali anarchici, socialisti e repubblicani e vengono presentate diverse interpellanze parlamentari. I repubblicani lo candidano alla Camera dei deputati in due collegi milanesi, sollevando "la più grave censura" degli anarchici, ma non viene eletto. Ne seguono dure polemiche tra repubblicani e socialisti che in uno dei due collegi avevano contrapposto a Calcagno Filippo Turati. Dopo la ripresa della campagna per la scarcerazione in cui intervengono, tra gli altri Enrico Leone e Leonida Bissolati, Calcagno, ormai in gravi condizioni di salute, viene finalmente scarcerato. Nonostante la malattia continua a tenere conferenze pubbliche. Si spegne infine il 7 maggio 1906 al sanatorio Umberto di Roma.

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