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ⓘ Teofrasto



Teofrasto
                                     

ⓘ Teofrasto

Teofrasto è stato un filosofo e botanico greco antico. Fu discepolo di Aristotele a cui succedette come scolarca nella direzione del Liceo nel 322 a.C.

                                     

1. Biografia

Il suo nome era in realtà "Tirtamo", ma fu Aristotele stesso a chiamarlo Teofrasto per la grazia e la soavità del suo eloquio. Secondo alcune fonti, era figlio di Melanta, un tintore, e Argiope. Si dice, inoltre, che avesse un figlio di nome Cercione.

In patria fu allievo di Leucippo, un suo concittadino; in seguito di Platone e di Aristotele.

Quando Aristotele si trasferì a Calcide, divenne, durante la 114ª olimpiade, la guida della scuola; fu anche maestro del poeta comico Menandro e del filosofo Epicuro. Inoltre si pensa sia stato mentore di un filosofo chiamato Pompilo. Laffetto e la stima fra i due fu tanto grande che Aristotele, nel suo testamento, affidò a lui i suoi figli, la sua biblioteca le sue opere originali, e lo designò come suo successore alla guida del Liceo, a scapito di altri filosofi illustri quali Eudemo di Rodi e Aristosseno.

Teofrasto fu a capo della scuola peripatetica per 35 anni, fino alla sua morte nel 287 a.C. Sotto la sua guida la scuola conobbe un grande sviluppo, tanto che arrivò a contare circa 2000 studenti. Anche il poeta comico Menandro fu tra i suoi discepoli.

Tanta era la sua fama presso gli ateniesi che, quando venne accusato di empietà da Agnonide, mancò poco che laccusa ricadesse su questultimo: a causa di tale incriminazione, dovette comunque lasciare la città di Atene per poco tempo, nonostante lottima reputazione di cui godeva.

Morì alletà di ottantacinque anni, poco dopo aver terminato i suoi ultimi lavori.

Alla sua morte, gli ateniesi decretarono il lutto cittadino.

                                     

2. Opere

Sembra che lattività di Teofrasto si sia estesa a tutti i campi della conoscenza contemporanea. I suoi scritti, probabilmente, trattavano in maniera leggermente differente i temi che anche Aristotele aveva trattato; di certo erano più dettagliati. I suoi scritti ammontavano a 223, secondo il catalogo trasmesso da Diogene Laerzio.

                                     

2.1. Opere Trattati botanici

Tra le sue opere rivestono grande importanza i due ampi trattati botanici. Nel primo, Historia Plantarum Περὶ Φυτῶν Ιστορίας, classifica le piante secondo il loro portamento, distinguendo, in ognuno di questi gruppi, specie, varietà e forme e cita anche alcune famiglie di piante: in questopera sono nominate circa 455 piante e Teofrasto classifica e descrive le varietà di alberi, piante di particolari regioni, arbusti, piante erbacee e cereali; nellultimo dei nove libri si concentra sui succhi e sulle proprietà medicinali delle erbe.

Nel De causis plantarum Περὶ φυτικῶν αἰτιῶν, Teofrasto si rivolge alla fisiologia: nei libri I-II si sofferma sulla generazione, il germogliamento e la fruttificazione, oltre che sugli effetti del clima. Nei libri III-IV studia la coltivazione e lagricoltura, mentre nei libri V-VI discute malattie e altre cause di morte delle piante, viene spiegato che la vegetazione dipende da cause esterne e si enunciano anche varie tecniche di coltivazione.



                                     

2.2. Opere Della pietà

Il trattato Della pietà, scritto da Teofrasto probabilmente nel 316-315 a.C., è una delle più importanti opere sulla pietà e sulla giustizia per tutti i viventi che la Grecia antica ci abbia tramandato. In questopera, Teofrasto si appella al concetto di "giustizia" per riferirsi al rapporto tra luomo e gli animali: egli condanna i sacrifici cruenti ed il consumo di carne, affermando che uccidere animali è ingiusto, perché li priva della vita. Teofrasto si fa quindi sostenitore del vegetarianismo, scrivendo ad esempio:

Sotto tale aspetto, Teofrasto si discosta nettamente dal suo maestro Aristotele, che nell Etica affermava la radicale differenza tra uomini e animali, tanto da escludere la possibilità di una giustizia verso questi ultimi. Le tesi di Teofrasto verranno poi riprese da Porfirio nellopera Astinenza dagli animali, e già molto prima da Stratone di Lampsaco.

                                     

2.3. Opere I Caratteri

Un discorso a parte meritano i suoi Caratteri. Lopera è una breve, ma incisiva e dettagliata descrizione di alcuni modelli morali, e costituisce un vivo ritratto della vita del suo tempo. Alcuni studiosi ritengono lopera uno scritto unico; altri sostengono che si tratti di testi scritti in periodi diversi e riuniti sotto uno stesso titolo solo dopo la morte dellautore; altri ancora pensano che facesse parte di unopera sistematica di dimensioni maggiori, anche se lo stile non sembra avvalorare questultima tesi.

Più che di ritratti si tratta di caricature delle figure morali, come lo spilorcio, il diffidente, ladulatore e lo sfacciato, solitamente possedute da manie che suscitano lilarità e talvolta un senso di fastidio. Lautore descrive le caratteristiche della tipica vita ateniese della fine del IV secolo. Ogni tipo di figura morale viene focalizzata con una breve introduzione del difetto seguita da una elencazione degli atteggiamenti caratteristici. Attraverso unosservazione empirica della vita riprende, in maniera sempre più dettagliata, gli schemi dei vizi e delle virtù già studiati da Platone e ripresi e approfonditi da Aristotele.

Lopera ebbe fortuna anche in epoche successive, fu ad esempio di riferimento per molti drammaturghi nel tratteggiare i personaggi e "tipi umani" delle loro commedie come per Menandro, ne Il misantropo; il testo giunto sino a noi mostra evidenti segni di alterazioni, interpolazioni e rimaneggiamenti.

I Caratteri si compongono di 30 capitoli, preceduti da un proemio:

  • XIV. La storditaggine
  • XXII. La tirchieria
  • VIII. Il raccontar fandonie
  • XXI. La vanagloria
  • XXIX. La propensione per i furfanti
  • XX. La sgradevolezza
  • XII. Linopportunità
  • IX. La spudoratezza
  • XXIII. La millanteria
  • XIX. La repellenza
  • IV. La zotichezza
  • XXV. La codardia
  • XXVII. La goliardia tardiva
  • XXVI. Il conservatorismo
  • V. La cerimoniosità
  • XVIII. La diffidenza
  • XVII. La scontentezza
  • XIII. Lo strafare
  • VI. La dissennatezza
  • XXIV. La superbia
  • XV. La villania
  • X. La spilorceria
  • VII. La loquacità
  • III. Il ciarlare
  • XXVIII. La maldicenza
  • II. Ladulazione
  • XVI. La superstizione
  • XI. La scurrilità
  • I. La simulazione
  • XXX. Lavarizia
                                     

2.4. Opere Le proposizioni proslettiche

Teofrasto ha avuto una parte importante nello sviluppo della logica classica. La sua funzione gli ordinava la propagazione dellinsegnamento del maestro. Nellesporlo però, egli non ha mancato di apportarvi parecchie novità, come la sua teoria delle proposizioni proslettiche, un certo sviluppo della quantificazione. Nellanalisi che fa della proposizione universale egli reca unidea interessante: la proposizione "A è predicato universalmente di B" può infatti essere espressa, in forma più esplicita, così: "ciò di cui B è predicato universalmente, di ciò A è anche predicato universalmente". In effetti in questa nuova formula vediamo che i due termini A e B, anziché essere tra loro in rapporto di predicato a soggetto, sono posti ora sullo stesso piano e trattati entrambi come attributi, predicabili di uno stesso soggetto. Questa analisi della proposizione, i cui due termini determinati sono parimenti considerati attributi, induce a tener conto del caso in cui il loro comune soggetto non sia quantificato nella stessa maniera nel suo rapporto con ciascuno dei propri attributi. Teofrasto ha infatti osservato che in certi casi due proposizioni contraddittorie potrebbero essere contemporaneamente vere se non prendessimo la precauzione di precisare la portata che in esse ha il predicato con una specificazione. Per esempio, se supponiamo che Fania sia dotto in geometria ma ignorante di medicina, sarà altrettanto vero dire che egli possiede e non possiede la scienza. Per evitare la contraddizione, bisogna determinare il predicato mediante quello che chiameremmo un "quantificatore", cosa che permetterà di dire contemporaneamente e veritieramente: "Fania possiede qualche scienza, Fania non possiede ogni scienza".



                                     

2.5. Opere Opere frammentarie

Lopera De sensu parla dei sensi e di argomenti di fisica: tuttavia, ce ne sono arrivate solo parti, sugli odori, sulla fatica, sulle vertigini, sul sudore, sullo svenimento, sulla paralisi e sul miele. Inoltre si pensa che il trattato De igne facesse anche parte dellopera.

Dellopera Opinioni dei fisici Περὶ αἰσθήσεων ci sono pervenuti solo dei frammenti, su vari argomenti: retorica, religione, spiritualità, logica. Da ciò traspare il pensiero di Teofrasto, innovativo rispetto a quello aristotelico e in parte precursore di correnti filosofiche successive. Particolare è la sua visione sulla logica: per Teofrasto questultima è uno strumento della filosofia, non una parte di essa.

Egli fu il primo a fare un accenno alla piroelettricità, notando, nel 314 a.C. che la tormalina si carica elettricamente quando viene riscaldata.

Alcuni brevi frammenti di opere scientifiche sono stati raccolti nelle edizioni di J. G. Schneider 1818-21 e F. Wimmer 1842-62 e negli Analecta Theophrastea di Usener.

Tramite Aulo Gellio sappiamo che scrisse sullAmicizia; Davanti alla stessa domanda posta a Chilone, su come si dovesse comportare luomo saggio di fronte ad un amico che avesse agito contro la legge, Teofrasto avrebbe risposto che si sarebbe dovuto aver riguardo allentità della colpa attribuibile per legge allamico, essendo moralmente accettabile supportare questo se la colpa fosse lieve.

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